#ORIZZONTI – Le donne a casa con i figli, la scelta del Governo
La scorsa settimana la Commissione Bilancio della Camera ha bocciato il congedo parentale paritario, proposta di legge presentata dalle opposizioni (Pd, M5s, Avs, Italia Viva, Azione e +Europa). Una misura che avrebbe esteso da 10 giorni a 5 mesi retribuiti al 100% la durata del congedo di paternità obbligatorio, così come per le mamme, con la possibilità di usarlo nei 18 mesi successivi alla nascita del figlio o della figlia.
Una misura necessaria che ci avrebbe avvicinato almeno alla Spagna (4 mesi ciascuno al 100% per madri e padri) per non dire ai Paesi scandinavi (gli svedesi arrivano a 16 mesi pagati all’80%, equamente divisi tra i genitori, con possibilità di trasferirne parte al partner o a una persona vicina alla famiglia).
Motivo della bocciatura? Costa troppo secondo la Ragioneria dello Stato. Ma le coperture, se c’è la volontà politica, si trovano. È questione di priorità.
Troppo spesso alle donne viene chiesto di scegliere tra famiglia e carriera, mentre ai papà manca l’opportunità di crescere i (e assieme ai) propri figli. Il rendiconto di genere presentato dall’Inps (su dati 2024) lo conferma: siamo le più istruite, ma solo una donna su due lavora, poche a tempo indeterminato (36,7%) e con stipendi nettamente inferiori ai colleghi maschi (-25%). Inoltre, sempre l’Inps calcola un rapporto 5 a 1 tra i giorni che le mamme dedicano alla cura della famiglia rispetto ai papà. Rendere il congedo paritario servirebbe davvero, alle famiglie e alla società.
Giulia Giuffrida
Foto generata con AI.
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