#GeografiaDelleRelazioni – Per fare nuove amicizie in città giocare a basket è meglio dei social
Ci sono giorni in cui si fa fatica a mantenere uno spirito positivo, per ché i fatti che ci circondano sembra no sempre più tragici, inconcepibili e la strada davanti a noi non è solo in salita, ma sbarrata da ostacoli insormontabili. Ho scelto di trascorrere buona parte dell’estate lontana dai social, non tanto per non vedere le brutture del mondo, ma per tenermi alla larga da una narrazione distorta, manipolata e aggressiva della realtà che ci circonda. Questo mi ha dato più tempo per osservare la vita vera, quella fatta di persone, relazioni, quotidianità. I problemi ci sono, le difficoltà pure, ma ci sono anche tante realtà fatte di entusiasmo, coraggio, determinazione. La nostra bella città ha, come tutte le altre, pregi e difetti. Ci sono nata, cresciuta e ci vivo tutt’ora, ho avuto un’attività in proprio e ho cercato di organizzare eventi culturali, e ammetto che ci sono stati momenti in cui mi sono focalizzata più sulle mancanze che sui pregi. Ma di questi ultimi ne ha tanti, per esempio una numerosa rete di volontari in tanti settori che la rendono più viva, più umana. Sulla questione del volontariato ci sarebbe da scrivere un trattato e non è questa rubrica il contesto giusto. Tutta questa lunga premessa per parlarvi di una cosa in apparenza piccola, ma di grande significato. All’inizio dell’estate è stato realizzato un campo da basket all’aperto dal centro sociale La Tozzona, dimensioni regolamentari e utilizzo gratuito, che ha riscosso grande successo. Le persone di tutte le età si sono ritrovate a giocare insieme, sono nate nuove amicizie, si sono riscoperte quelle sfilacciate dal tempo, si sono fatti progetti per mantenere vive queste nuove relazioni: un piccolo torneo, una partita padri e figli, magari una serata in pizzeria per condividere i bei tempi o per iniziarne dei nuovi. Naturalmente tutto questo non influisce sul caro vita, sulla malasanità, sulla china pericolosa dove sta rotolando il futuro dei nostri figli. Però è un segnale incoraggiante, è il desiderio di avere una comunità attorno che possa regalarci un briciolo di serenità, senso di appartenenza e, perché no, anche un po’ di sicurezza.
Sabrina Grementieri
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