L’Olio dei Colli di Bologna è finalmente Igp, l’extravergine delle nostre colline
L’Unione europea ha registrato la nuova Indicazione geografica protetta dell’Olio dei Colli di Bologna. La zona di produzione comprende le colline dell’area metropolitana di Bologna a sud della via Emilia, quindi anche le nostre vallate del Santerno e del Sillaro.
La rete che ha promosso l’iter con Palazzo di Varignana, Podere Pratale, Frantoio Valsanterno…
L’iter era iniziato nel 2021 su iniziativa della Rete Olio extra vergine di oliva Colli di Bologna, di cui fanno parte oggi anche l’Azienda agricola Bonazza, Agrivar, Palazzo di Varignana Food, l’Azienda agricola Assirelli, l’Azienda agricola Podere Pratale, il Frantoio Valsanterno, l’Azienda Agricola Cà Scarani, l’Azienda Agricola Torre, l’Azienda Agricola Sorella Terra, l’Azienda Agricola Nugareto, l’Azienda Agricola 1997 e la Società Agricola Copaps. Si tratta del terzo olio regionale a indicazione geografica dopo le Dop Brisighella e Colline di Romagna.
Il disciplinare
Il disciplinare prevede due modalità di produzione. Per l’olio monovarietale, almeno l’85% del prodotto deve provenire da un’unica varietà di olive (cultivar) tra Correggiolo, Frantoio, Nostrana di Brisighella, Ghiacciola e le varietà autoctone bolognesi Farneto, Montebudello, Montecapra, Montecalvo 2 e Oliveto. Nel caso del blend, invece, l’olio deve derivare dall’unione di due o più cultivar ammesse, che devono rappresentare almeno l’80% del totale.
A caratterizzare questa produzione contribuisce il particolare microclima dell’area, influenzato anche dalla presenza delle rocce evaporitiche gessose affioranti nel territorio riconosciuto dall’Unesco Patrimonio mondiale dell’Umanità nel 2023. Le escursioni termiche e le condizioni ambientali favoriscono le caratteristiche qualitative dell’olio, che presenta un’acidità libera contenuta entro lo 0,3% e un rapporto tra acido oleico e acido linoleico mai inferiore a 7. Dal punto di vista organolettico si distingue per un fruttato da medio a intenso, accompagnato da note equilibrate di amaro e piccante e da sentori di carciofo, erba, mandorla e pomodoro. Presenta inoltre un elevato contenuto di biofenoli e polifenoli.
L’effetto del clima che cambia
La coltivazione dell’olivo nel Bolognese ha origini molto antiche: le prime testimonianze risalgono all’età romana e documenti notarili e fonti storiche attestano la presenza di oliveti sulle colline attorno a Bologna già dall’VIII secolo. Dopo il progressivo declino dovuto alle gelate e alle difficoltà climatiche tra Seicento e Ottocento, dagli anni Novanta del Novecento l’olivicoltura bolognese ha conosciuto una nuova fase di crescita, sostenuta dagli studi scientifici del Cnr, dalla realizzazione di nuovi impianti e dai progetti di valorizzazione del territorio.
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