#MOTORI&DINTORNI – Bomber Spaggiari, 200 Miglia e Ducati: l’eterno secondo che alla fine vince
Tempo di mostre, passerelle, musei e… opportunità. Ma di fronte al futuro incerto del nostro autodromo – poi ognuno ovviamente è libero di immaginare il sole oltre le nuvole – la storia ci ricorda che è appunto storia. Non bastano quattro foto, qualche fiammata di street art o cose del genere. Chiedere una hall of fame dell’Autodromo è troppo in un contesto come quello attuale, anche se non farebbe male qualche scatto per abbellire l’accesso al Museo Checco Costa. Subito lì a sinistra, magari un primo piano con Bruno Spaggiari, grandissimo pilota scomparso lo scorso 23 ottobre all’età di 93 anni. Spaggiari era la concretezza in persona, senza eccessi o sbavature e la ridondanza gli dava ai nervi, uno passato alla memoria per essersi classificato due volte secondo nelle prime 200 Miglia. Oggi passerebbe per il vincitore del trofeo Paperino, ma di fatto quelle 200 Miglia le ha vinte.
Se nel ’72 rimase senza benzina e vinse Paul Smart, nel 1973 Checco Costa aprì ad altre moto e questo permise a Jarno Saarinen di partecipare in sella alla Yamaha 350 (o 351…) vincendo entrambe le manche. Spaggiari, secondo e terzo in mezzo a fior di piloti nelle due gare, si meritò la piazza d’onore alla somma del cronometro e dei punteggi. Ma anche questa fu una vittoria: Saarinen, deceduto poco più di mese più tardi nel terribile incidente di Monza assieme a Renzo Pasoli, era una specie di dio metafisico e quella moto era davvero di un altro pianeta in quel contesto.
Ma la storia di Spaggiari è piena di queste cose, e di tante altre: come il titolo italiano del 1958, praticamente un mondiale, vinto con la clavicola rotta e tanta dedizione alla Ducati creando, alla fine della carriera, la Squadra Corse Spaggiari Ducati, capace di valorizzare piloti come Franco Uncini. che regalò alle 750 Supersport una splendida e iconica livrea gialla e consentì la valorizzazione di piloti come Franco Uncini. Poi si inventò altre professioni e mise su famiglia. Non è mai stato un tipo da passerella e non si vedeva spesso. Ma per il ducatista doc, Bruno Spaggiari rimarrà sempre un bomber; un po’ come Imola e il suo autodromo, quello che sembra arrivare secondo, alla fine vince sempre.
(nelle cuffie «Ho difeso il mio amore», Nomadi, 1968)
Massimiliano Regazzi
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