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Cronaca 5 Febbraio 2020

Bancarotta Mercatone Uno, tutti assolti i sei imputati

Come riportato questa mattina dall’Ansa, sono stati tutti assolti, perché il fatto non sussiste, i sei imputati del processo in rito abbreviato per il crac Mercatone Uno, la cui sentenza era attesa per la giornata odierna. Il reato contestato era bancarotta fraudolenta per distrazione, ossia aver «spogliato» la struttura commerciale per 100 milioni di euro, attraverso una serie di sofisticate manovre finanziarie e societarie. A giudizio c”erano, oltre alle tre figlie del fondatore Romano Cenni, scomparso nel 2017, Elisabetta, Micaela e Susanna, anche l”ex amministratore Giovanni Beccari, l”ex consigliere Ilaro Ghiselli, e Gianluca Valentini, figlio di Luigi, altro fondatore. 

Un vero e proprio colpo di scena visto che, come raccontato sulle pagine di «sabato sera» del 30 gennaio scorso, il pubblico ministero Michele Martorelli chiese al gup Domenico Truppa la condanna per le tre figlie del fondatore Romano Cenni, ossia Elisabetta (2 anni e 8 mesi), Micaela e Susanna (chiesti per entrambe 4 anni e 4 mesi), ma anche per Giovanni Beccari (4 anni e 4 mesi), Ilaro Ghiselli (2 anni) e Gianluca Valentini (2 anni, 2 mesi e 20 giorni). (da.be.)

Nella foto: la sede della Mercatone Uno a Imola

Bancarotta Mercatone Uno, tutti assolti i sei imputati
Economia 6 Dicembre 2019

Mercatone Uno, la preoccupazione della Regione per la sede amministrativa di Imola

«Ci sono segnali positivi, ma preoccupa la situazione della sede amministrativa di Imola, esclusa dalle manifestazioni di interesse, sulla quale avremo tutti un”attenzione particolare». Queste le parole dell”assessore alle Attività produttive della Regione Emilia-Romagna Palma Costi, che nei giorni scorsi ha tenuto a Bologna un incontro di coordinamento sulla vertenza del Mercatone Uno. L”assessore motiva il cauto ottimismo con le «manifestazioni di interesse per tutti i punti vendita in Emilia-Romagna», assicurando la disponibilità della Regione e dei Comuni «a essere a fianco dei commissari per la verifica e l’insediamento dei nuovi acquirenti».

Come detto, tuttavia, la preoccupazione è legata in particolare alla sede di Imola, per la quale non è giunta alcuna manifestazione d”interesse, oltre che alla «sede logistica di San Giorgio di Piano, anch”essa esclusa dalla procedura», aggiunge la Costi. La riunione del tavolo di coordinamento regionale ha visto presente la Città metropolitana e i sindaci delle città sede dei punti vendita, sindacati e associazioni dei consumatori, al fine di «condividere quanto emerso in settimana dal tavolo nazionale e affrontare i problemi ancora aperti», come si legge nella nota inviata dalla Regione.

L”assessore precisa inoltre che occorre avere un aggiornamento sul numero effettivo dei lavoratori attualmente coinvolti sul territorio «per poter agire al meglio rispetto alle possibilità che verranno a crearsi con l’effettiva vendita o meno dei negozi». Infine, la Regione comunica l”invio di una lettera ai commissari del gruppo Mercatone Uno nella quale saranno formalizzate le indicazioni uscite dal tavolo regionale e la disponibilità delle istituzioni a collaborare per la soluzione della vertenza. (r.cr.)

Mercatone Uno, la preoccupazione della Regione per la sede amministrativa di Imola
Economia 18 Ottobre 2019

Crisi Mercatone Uno, torna in ballo l'ipotesi di lasciare il centro direzionale di Imola giudicato troppo oneroso

L’ipotesi di trasferire altrove gli uffici della sede imolese del gruppo Mercatone Uno ritorna in ballo. Lo farebbe supporre quanto affermato dai commissari straordinari Antonio Cattaneo, Giuseppe Farchione e Luca Gratteri, durante l’incontro al ministero dello Sviluppo economico (Mise) dello scorso 8 ottobre. «I commissari – ci aggiorna Stefano Biosa, della Filcams-Cgil di Bologna, presente all’incontro a Roma – hanno parlato della sede di Imola solo in termini di costi, oltre 1 milione all’anno, ma non di ricollocazione del personale. E questo ci lascia perplessi. Oggi in via Molino Rosso lavorano solo 12 persone su un unico piano, su un totale di una cinquantina di lavoratori effettivi a tempo indeterminato, che da quando l’ex proprietà Shernon Holding è fallita e i punti vendita sono stati chiusi, sono in cassa integrazione. I 12 addetti sono amministrativi che curano gli adempimenti e la contabilità al servizio della procedura di amministrazione straordinaria. Quanto detto fa quindi pensare che per i commissari quello non sia più strategico, forse perché, se l’azienda verrà acquisita a pezzi, non servirà più una sede amministrativa unica».

L’intenzione di trasferire gli uffici amministrativi nel bolognese era già stata annunciata ai sindacati nel luglio 2018, da parte dell’allora proprietà Shernon Holding. Poi però non se ne fece nulla. L’immobile, così come la grande biglia dedicata al ciclista Marco Pantani inaugurata nel 2005, restano di proprietà della società Cve, una delle tante controllate dalla famiglia del fondatore del gruppo Mercatone Uno, ma non tra quelle finite in amministrazione straordinaria. A tutt’oggi Cve è sotto sequestro preventivo, in relazione al procedimento penale in corso al tribunale di Bologna per bancarotta fraudolenta che vede coinvolti gli ex soci e le figlie del fondatore Cenni. Dunque, al momento, la vendita dell’immobile è fuori discussione. Lo scorso 8 ottobre, al Mise, i commissari straordinari hanno fatto il punto anche sul piano di cessione dei punti vendita del gruppo.

Il bando per la presentazione di proposte vincolanti di acquisto scade il 31 ottobre, data decisiva per capire le sorti del gruppo finito una prima volta in amministrazione straordinaria, venduto in parte al gruppo Cosmo (13 punti vendita) e in parte a Shernon Holding (55 punti vendita più il centro direzionale). Quest’ultima, dopo nemmeno un anno di gestione, è fallita lo scorso maggio e si è riaperta l’amministrazione straordinaria. «E’ stato comunicato – prosegue Biosa – che sono stati contattati 144 potenziali investitori, sia italiani che esteri. Di questi, 24 soggetti, del settore dell’arredamento ma non solo, hanno manifestato il loro interesse; il numero dovrebbe salire a 30 entro fine mese. Solo in 11, però, hanno finora già avuto accesso alle informazioni aziendali. Bisogna poi vedere se queste manifestazioni di interesse si tradurranno in vere e proprie proposte di acquisto, per cui, al momento, non c’è niente di definito». (lo. mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 17 ottobre

Crisi Mercatone Uno, torna in ballo l'ipotesi di lasciare il centro direzionale di Imola giudicato troppo oneroso
Cronaca 5 Luglio 2019

Dopo la sospensione della Tari, il Comune di Imola pensa ad altri aiuti per i lavoratori Mercatone Uno con i fondi regionali

L’Amministrazione di Imola invita a un colloquio entro il 15 luglio i lavoratori della Mercatone Uno-Shernon Holdings Srl rimasti senza retribuzione residenti nel territorio comunale. Dopo aver deciso la sospensione del pagamento della Tari per l’anno in corso e sgravi per il prossimo per chi non riceve lo stipendio in seguito al fallimento della Shernon Holdings, il Comune intende ora incontrare i diretti interessati per mettere a punto altre misure da adottare a loro favore utilizzando i fondi messi a disposizione dalla Regione con la delibera del 18 giugno “Misure a carattere straordinario e temporaneo a sostegno dei nuclei coinvolti in crisi aziendali”.

Si tratta, nel dettaglio, di risorse che ammontano a 150.000 euro per il 2019 e per il 2020, messe a disposizione dei Comuni perché le impieghino a favore di famiglie coinvolte in crisi aziendali, senza reddito e senza ammortizzatori sociali.Nel concreto, al colloquio che dovrà essere prenotato contattando l’assessorato allo Sviluppo Economico (piazza Gramsci 21), aperto dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 (tel. 0542-602146), i dipendenti saranno invitati a compilare un questionario che servirà all’Amministrazione per stabilire le misure da attivare in via transitoria, in attesa dell’attivazione degli ammortizzatori sociali, come ad esempio contributi per il pagamento dell’affitto e delle bollette, per acquisto di beni di prima necessità, spese mediche o agevolazioni tariffarie per i servizi comunali.

Va detto che l’attuale Giunta imolese, a guida 5Stelle, non è la prima ad avere attivato strumenti a sostegno del reddito dei nuclei in difficoltà. Le Amministrazioni precedenti, dall’inizio della crisi economica del 2008 e fino al 2017 compreso, avevano attivato ad esempio, tramite la concertazione con i sindacati legata ai bilanci di previsione, un fondo per la restituzione dell’addizionale Irpef e della tassa sui rifiuti, variabile di anno in anno per un massimo di 250.000 euro. In collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, poi, era stato avviato il progetto anticrisi che prevedeva agevolazioni tariffarie, incentivi al lavoro e altri strumenti per aiutare i nuclei meno abbienti. La singolarità dell”iniziativa della Giunta attuale consiste nel fatto che le misure sono riservate ad una categoria di lavoratori in difficoltà, quelli del Mercatone Uno che siano residenti a Imola. (r.cr.)

Dopo la sospensione della Tari, il Comune di Imola pensa ad altri aiuti per i lavoratori Mercatone Uno con i fondi regionali
Economia 14 Giugno 2019

Mercatone Uno, la Regione si è attivata con Inps, Comuni e banche, per gli imolesi concordati aiuti tra Comune e sindacati

A casa, senza lavoro, senza stipendi, senza ammortizzatori sociali. Un limbo per gli oltre 1800 lavoratori del gruppo Mercatone Uno, di cui circa 200 a Bologna e provincia, un’ottantina quelli del centro direzionale imolese. 

Al di là delle polemiche politiche, la situazione è complessa dal punto di vista giuridico e burocratico. Il 24 maggio il tribunale di Milano ha dichiarato il fallimento della società milanese Shernon Holding, che nell’agosto 2018 ha acquisito i 55 punti vendita più il centro direzionale imolese (altri 13 punti vendita erano andati al gruppo Cosmo), dalla procedura di amministrazione straordinaria. Procedura avviata per decreto del ministero dello Sviluppo economico nell’aprile 2015. Il Mise oggi guidato dal vicepremier Luigi Di Mario ha già aperto un tavolo di crisi, ma per consentire il rientro nella procedura di amministrazione straordinaria, passaggio formale necessario per attivare gli ammortizzatori sociali, occorreva il via libera del tribunale di Bologna, arrivato il 7 giugno.

Nel frattempo la Regione Emilia Romagna si è attivata per cercare di andare incontro ai lavoratori, rivolgendosi all”Inps per cercare di accelerare almeno la liquidazione dei Tfr, agli istituti di credito, per vedere la possibilità di sospendere eventuali rate di mutui e prestiti (come già attuato, ad esempio, da Intesa San Paolo, che sospenderà rate di mutui e prestiti personali per un periodo fino a 12 mesi), nonché ai tanti Comuni, di sua competenza, dove hanno sede i punti vendita coinvolti. L’assessore regionale alle Attività produttive, Palma Costi, ha convocato un incontro per oggi pomeriggio con i sindaci di tutti i Comuni interessati e le organizzazioni sindacali. 

Sul fronte imolese, i sindacati (Filcams-Cgil Imola, Fisascat-Cisl Area metropolitana di Bologna, Uiltucs Emilia Romagna e le strutture confederali territoriali di Cgil, Cisl e Uil) hanno siglato ieri un accordo con l’Amministrazione per una serie di agevolazioni che, ovviamente, riguardano solo i lavoratori residenti, cioè 28 secondo i dati in possesso dei sindacati. L’accordo prevede la sospensione della Tari 2019 ed un contributo compensativo per quelli che presenteranno una documentazione Isee inferiore o pari a 14.500 euro, chi non rientrerà in questi parametri, e non ha morosità pregresse, potrà chiedere una dilazione (fino a 6 mesi); per tutto questo sarà stanziato un fondo di diecimila euro che “sarà oggetto di delibera di Consiglio comunale entro la prima data utile”. Inoltre è prevista una riduzione delle rette scolastiche (refezione, nido, trasporto scolastico) sulla base dell’Isee e degli scaglioni di reddito tramite la presentazione di apposita domanda entro il 20 luglio. Comune e sindacati faranno una verifica dell’utilizzo del fondo e l’eventuale possibilità di una proroga per il 2020 se continuerà lo stato di crisi aziendale. (r.cr.)

Nella foto protesta dei lavoratori in via Molino Rosso a Imola sotto il centro direzionale Mercatone Uno lo scorso 30 maggio

Mercatone Uno, la Regione si è attivata con Inps, Comuni e banche, per gli imolesi concordati aiuti tra Comune e sindacati
Economia 27 Maggio 2019

Fallimento Shernon Holding, il comunicato integrale dei commissari straordinari del gruppo Mercatone Uno

Shernon Holding, intervengono i commissari straordinari. All”indomani della dichiarazione di fallimento della società che aveva acquisito meno di un anno fa i 55 punti vendita della Mercatone Uno, i commissari hanno emesso una nota per chiarire alcuni punti della vicenda riguardante la società (1.800 dipendenti in tutta Italia, tra cui poco meno di cento impiegati nel centro direzionale di Imola) e le circostanze che hanno portato alla dichiarazione di fallimento e della chiusura dei punti vendita del marchio.

Di seguito la nota integrale:«I Commissari Straordinari delle società del gruppo Mercatone Uno in amministrazione straordinaria, preso atto del provvedimento del Tribunale di Milano che ha disposto il fallimento di Shernon Holding, acquirente di 55 punti di vendita a marchio Mercatone Uno, stanno valutando, congiuntamente agli altri organi delle procedure coinvolte, le migliori soluzioni possibili per la salvaguardia occupazionale ed il ricorso agli ammortizzatori sociali previsti dalla vigente normativa in materia.

Nonostante le oltre 50 manifestazioni di interesse ricevute nel 2015, in apertura di Procedura, l’unico soggetto che ha proposto la continuità aziendale del core business di Mercatone Uno, a seguito di tre esperimenti di gara pubblica, è risultato Shernon Holding. La cessione dei punti di vendita a Shernon è stata quindi completata ad agosto 2018 dopo un lungo periodo di gestione commissariale in un contesto di mercato non favorevole ma che ha consentito, comunque, il sostanziale mantenimento della market share.

Contestualmente al processo di cessione dei complessi aziendali, i Commissari hanno avviato azioni legali nei confronti dei soggetti responsabili del dissesto, finalizzate anche al recupero di importanti attivi immobiliari, per un importo superiore a euro 350 milioni. Inoltre, a seguito della cessione dei rami d’azienda relativi ai punti di vendita, che hanno già generato un incasso di circa Euro 35 milioni, i Commissari hanno anche avviato il processo – tutt’ora in corso – di dismissione dei beni immobili delle società del gruppo, che ad oggi ammontano ad un valore complessivo di circa Euro 100 milioni, come da perizie depositate presso il MISE.

La gestione aziendale dei Commissari si è conclusa con un indebitamento prededucibile, accertato dal Tribunale di Bologna di circa euro 80 milioni. I Commissari evidenziano in ogni caso che, nonostante il fallimento di Shernon Holding, la consistenza patrimoniale del gruppo Mercatone Uno non è stata pregiudicata. (r.cr.)

Fallimento Shernon Holding, il comunicato integrale dei commissari straordinari del gruppo Mercatone Uno
Economia 6 Maggio 2019

Mercatone Uno, il 18 aprile hanno fatto sciopero anche molti impiegati del centro direzionale di Imola

«Tu pensi che il peggio sia passato, invece è andato a chiamare rinforzi». E’ l’amaro commento postato nei giorni scorsi sulla pagina Facebook dei lavoratori del gruppo Mercatone Uno, alla notizia della richiesta di concordato da parte di Shernon Holding, una delle due società che lo scorso agosto aveva acquisito la maggior parte dei punti vendita (55 su 68) allo scopo di rilanciarli. E invece, dopo appena otto mesi di gestione, a inizio aprile la società si è rivolta al tribunale di Milano per far fronte ancora alla crisi. L’11 aprile il tribunale ha concesso a Shernon Holding il concordato con riserva. La società ha ora tempo fino al 10 giugno per presentare una proposta definitiva e credibile di concordato preventivo o una domanda di omologa di accordi di ristrutturazione dei debiti.

Nel caso in cui il tribunale di Milano non dovesse approvare la richiesta di concordato, lavoratori e punti vendita tornerebbero di nuovo in capo all’amministrazione straordinaria subentrata alla famiglia Cenni nell’aprile 2015 con decreto del ministero dello Sviluppo economico, procedura concessa alle grandi imprese in stato di insolvenza. All’epoca si parlava di debiti per quasi mezzo miliardo di euro, a fronte però di un attivo valutato in 320 milioni. L’amministrazione straordinaria, vista l’impossibilità di recuperare in tempi brevi l’equilibrio finanziario e patrimoniale del complesso, ha poi optato per la cessione dell’attività aziendale, avvenuta lo scorso agosto dopo una serie di tentativi non andati a buon fine.

Circa la metà dei 95 impiegati del centro direzionale di via Molino Rosso, anche loro confluiti nella holding milanese (al contrario del punto vendita di Toscanella ancor oggi di proprietà della famiglia Cenni e non coinvolto in tutta questa vicenda), lo scorso 18 aprile per la prima volta nella storia quarantennale dell’azienda hanno scelto di aderire allo sciopero nazionale per esprimere la loro preoccupazione. Un passo che i sindacati non esitano a definire «un grande successo», a conferma che anche tra i dipendenti della torre la misura ormai è colma. Alcuni di loro sono scesi in strada con cartelli e bandiere assieme ai rappresentanti dei sindacati territoriali. Altri si sono uniti ai colleghi di tutta Italia che lo stesso giorno sono andati a manifestare a Roma, davanti alla sede del ministero dello Sviluppo economico, in occasione dell’incontro tra le tante parti coinvolte nella vicenda: i commissari straordinari incaricati dal ministero, i sindacati nazionali, le parti politiche, i rappresentanti delle società Shernon Holding e Cosmo che hanno acquisito l’ex Mercatone Uno.

Nell’occhio del ciclone, infatti, sono finiti non solo la «nuova» gestione Shernon, ma anche i commissari, che avrebbero accumulato in tre anni ulteriori perdite, e il ministero stesso, che, attraverso il comitato di sorveglianza appositamente nominato avrebbe dovuto vigilare sulla procedura. «Per i lavoratori – commentano Silvia Balestri (Fisascat-Cisl Area metropolitana bolognese), Liviana Giannotti (Filcams-Cgil Imola) e Paola Saja (Uiltucs) – la notizia dell’istanza di concordato preventivo inoltrata dall’azienda al tribunale di Milano è stata una doccia fredda. I lavoratori sono duramente provati da anni di ammortizzatori sociali, da una considerevole riduzione del personale (circa 1.800 dipendenti oggi all’attivo in Shernon Holding, Ndr), dai ritardi nel pagamento degli stipendi, come avvenuto a febbraio, e non possono più tollerare questa precarietà occupazionale perenne».

La situazione pare essere precipitata a fine ottobre, quando i fornitori hanno cominciato ad annullare le consegne ai punti vendita, a fronte dei mancati pagamenti da parte di Shernon Holding. E i negozi a poco a poco si sono svuotati. «Una vera batosta per il sistema economico che ruota attorno al gruppo Mercatone Uno, in particolare per dipendenti e fornitori, tra i quali figurano molte imprese venete» ha fatto sapere in un comunicato Confimi Industria Veneto, il cui presidente, William Beozzo, produce scaffalature metalliche a Tezze sul Brenta (Vicenza): «I fornitori si trovano a subire la riduzione dei loro crediti di fornitura nell’insolvenza originaria, che sarebbe stata limitata se si fosse proceduto con la vendita immediata dei negozi come si evince dalla prima relazione dei commissari. Dovranno pagare inoltre la falcidia dei loro crediti per le forniture fatte durante la gestione commissariale, che tra aprile 2015 e agosto 2018 ha generato una perdita di 265 milioni di euro e un’ulteriore riduzione sui crediti di fornitura per le consegne fatte a Shernon nel periodo tra agosto 2018 e aprile 2019, in seguito alla procedura concordataria presentata da questa». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 2 maggio

Nella foto: lavoratori “Mercatone Uno – Shernon Holding” in sciopero davanti al centro direzionale di via Molino Rosso lo scorso 18 aprile (Isolapress) 

Mercatone Uno, il 18 aprile hanno fatto sciopero anche molti impiegati del centro direzionale di Imola
Cronaca 12 Aprile 2019

Rischia di sparire la stanza dei cimeli di Luciano Pezzi nella torre Mercatone Uno

«C’è un filo rosso che lega Coppi, Gimondi e Pantani, a reggerlo è Luciano Pezzi, che tesse la sua tela di grande direttore sportivo con l’acume che aveva già in corsa e con la passione che gli proviene dal cuore. Verrebbe quasi voglia di dire che Luciano Pezzi i campioni li fa diventare leggenda, Re Mida di un ciclismo che ha percorso pedalando senza smettere mai».

Lo abbiamo raccontato nel 2009 in 128 pagine con il libro «La bicicletta sul Muro» (Bacchilega Editore), dedicato al ciclismo a Dozza. E sicuramente Luciano Pezzi e Romano Cenni di pagine, nella storia del ciclismo italiano e mondiale, ne hanno scritte molte di più. Nato nel 1921, Luciano Pezzi fu un ottimo ciclista professionista a partire dal 1948, a 27 anni: prima la bicicletta lo aveva riportato a casa dal fronte, l’8 settembre 1943, dopo essere stato partigiano al fianco di Arrigo Boldrini, il comandante Bulow.

Fu poi il miglior gregario al servizio di Fausto Coppi, che si fidava ciecamente di lui, ma comunque capace di vittorie individuali (Pezzi trionfò in una tappa al Tour de France nel 1955). Empatico com’era, il futuro da direttore sportivo era scritto nel suo destino: e così accompagnò Felice Gimondi nei suoi trionfi in maglia Salvarani negli anni Sessanta, poi insieme a Romano Cenni, da presidente del team professionistico Mercatone Uno, fu l’artefice della rinascita sportiva di Pantani. A fine 1995 Marco da Cesenatico era un talento di 25 anni, già sul podio al Giro, al Tour e al Mondiale, ma scendendo dal Colle Superga alla Milano-Torino venne centrato da un’auto contromano: gambe massacrate e un anno di stop. Nessuno era mai tornato competitivo con così tante ossa rotte in carriera, ma Pezzi e Cenni erano certi che quel romagnolo potesse ancora vincere. Nel 1998 Pantani vinse il Giro d’Italia e, due mesi dopo, il Tour de France. Pezzi se ne andò a giugno, tra un trionfo e l’altro. Lo stesso anno nacque la Fondazione Luciano Pezzi, su iniziativa del figlio Fausto (proprio così, come Coppi) per mettere a disposizione di tutti gli appassionati di ciclismo una serie di cimeli conservati da Luciano nel corso di una carriera lunga esattamente 50 anni, dal ’48 al ’98.

«Nel 2002, poco dopo l’inaugurazione della nuova torre direzionale Mercatone Uno in via Molino Rosso – ricorda oggi Fausto Pezzi -, Romano Cenni mi fece la proposta di allestire una stanza, al primo piano della torre, con i ricordi conservati da mio padre. Qualcosa che ricordasse la figura di Luciano, legato a lui da una profonda amicizia, e che ripercorresse anche l’attività di Cenni nel ciclismo con i team Germanvox, attivo negli anni Sessanta con Vito Taccone e Ole Ritter, e Mercatone Uno negli anni Novanta con Cipollini, Bartoli e tanti altri, oltre a Pantani». La collezione di cimeli fu così affidata a titolo di comodato d’uso temporaneo dalla Fondazione Luciano Pezzi a Mercatone Uno. Un accordo sancito da una scrittura privata.

Quel documento è ancora in mano a Fausto, ma non è stato ritenuto sufficiente per attribuire la proprietà alla Fondazione Pezzi. E non è bastato nemmeno disporre della disponibilità degli atleti stessi a testimoniare il fatto di aver effettivamente donato i propri oggetti o trofei proprio a Pezzi e alla Fondazione. Così, oggi, i ricordi di Luciano sono stati acclusi tra quelli che potrebbero essere messi all’asta per pagare i creditori. (ma.ma.)

Altri particolari nell”articolo completo su “sabato sera” dell”11 aprile 2019.

Nella foto: Luciano Pezzi, scomparso nel giugno 1998, con Marco Pantani

Rischia di sparire la stanza dei cimeli di Luciano Pezzi nella torre Mercatone Uno
Economia 24 Luglio 2018

Mercatone Uno: sede troppo onerosa, la nuova proprietà vuole trasferire gli uffici nel Bolognese

E’ solo questione di tempo, forse qualche mese, e la torre del Mercatone Uno, che si trova a Imola in via Molino Rosso, si svuoterà. Shernon Holding, la società che ha presentato un’offerta per acquisire 55 punti vendita, le attività della sede amministrativa imolese e il marchio Mercatone Uno, ha infatti già annunciato ai sindacati l’intenzione di trasferire gli uffici altrove.

«Per la proprietà quella sede è onerosa – spiega Silvia Balestri, sincacalista della Fisascat-Cisl Area metropolitana bolognese -. Trascorso un periodo iniziale di qualche mese, ci è stato detto che gli uffici saranno spostati nel bolognese. Forse a San Giorgio di Piano, dove c’è la sede di Mercatone Uno Logistics. Ci è stato spiegato che l’obiettivo non è disperdere la forza lavoro, ma mantenere il bacino delle professionalità che si vogliono confermare. Per questo hanno espresso l’intenzione di rimanere in un raggio di circa venti chilometri, per permettere agli impiegati di coniugare esigenze lavorative e familiari».

L’immobile, così come la grande biglia dedicata al ciclista Marco Pantani e inaugurata nel 2005, è di proprietà della società Cve, una delle tante controllate dalla famiglia Cenni, ma non tra quelle finite in amministrazione straordinaria. A tutt’oggi Cve è sottoposta a sequestro cautelare, a seguito dell’indagine per bancarotta fraudolenta avviata dalla guardia di finanza a inizio 2017.

In via Molino Rosso lavora ancora un centinaio di addetti, meno della metà di quelli presenti prima che il gruppo entrasse in crisi. Sono gli impiegati delle società Mercatone Uno Service, M. Estate e M. Uno Trading, tutte in amministrazione straordinaria dall’aprile 2015 assieme a Mercatone Uno Logistics e M. Business, che gestiva direttamente i punti vendita a insegna Mercatone Uno, ma non quello di Toscanella rimasto in capo alla famiglia del fondatore, Romano Cenni.

Nel corso delle ultime trattative, i sindacati nazionali e territoriali di categoria (Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil) hanno cercato di salvaguardare più posti di lavoro possibili, rispetto al migliaio di esuberi ipotizzato in un primo tempo. Su un totale di circa 2.800 lavoratori, 2.019 passeranno alla società Shernon Holding e 285 al gruppo Cosmo, che ha acquisito 13 punti vendita, destinati a cambiare insegna (diventeranno Globo) e tipologia merceologica: dai mobili all’abbigliamento.

Per il segretario nazionale della Fisascat-Cisl, Vincenzo Dell’Orefice «l’intesa raggiunta con Shernon ha consentito di coinvolgere il maggior numero dei lavoratori dipendenti dei negozi oggetto di passaggio, preservando, in molti punti vendita, gli originali livelli occupazionali. Anche nella sede di Imola è stato rivisitato al rialzo il numero dei profili amministrativi trasferiti» dalla vecchia alla nuova proprietà.

In dettaglio, a Imola si tratta di 22 impiegati in più per Mercatone Uno Service e 2 per M. Estate. L’organico indicato nell’accordo raggiunto con i sindacati lo scorso 29 giugno prevede un totale di 94 addetti. Inoltre si precisa che Shernon Holding «per gestire la fase transitoria di messa a regime del proprio “headquarter”, procederà all’assunzione con contratto di lavoro a tempo determinato di 22 lavoratori, in aggiunta ai rapporti di lavoro trasferiti»; questo «limitatamente ai soli lavoratori addetti alla sede di Imola dipendenti da Mercatone Uno Service o in distacco da M. Business, non ricompresi tra quelli rientranti nel perimetro di cessione». (lo.mi)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 19 luglio

Nella foto la torre del Mercatone Uno

Mercatone Uno: sede troppo onerosa, la nuova proprietà vuole trasferire gli uffici nel Bolognese
Economia 23 Maggio 2018

Mercatone Uno, 55 punti vendita, sede di Imola, marchio e logistica a Shernon Holding

Il gruppo Mercatone Uno sarà diviso tra la Shernon Holding, una società costituita da un gruppo di imprenditori del settore, e Cosmo, noto gruppo nazionale, operante con il marchio Globo. Questo il piano presentato ieri ai sindacati dai commissari straordinari (Stefano Coen, Ermanno Sgaravato, Vincenzo Tassinari) dopo l’autorizzazione del ministero dello Sviluppo economico. «L’incontro si è svolto in un clima costruttivo e responsabile, nella consapevolezza che, con il contributo di tutti, sarà possibile  il rilancio di Mercatone Uno» hanno commentato i commissari straordinari con una nota. 

Nel dettaglio Shernon Holding acquisirà 55 punti vendita, oltre al marchio, alla logistica e alla sede di Imola, la grande torre che svetta sull”A14 accanto alla biglia di Pantani, mentre Cosmo altri 13 punti di vendita. Quindi sono stati aggiudicati 68 punti vendita, sui 74 oggetto del bando di cessione. Oltre ai 59 punti vendita attivi anche 9 di quelli attualmente chiusi.

Un esito che consentirà «la continuità aziendale e la salvaguardia di oltre 2.000 posti di lavoro» rivendicano i commissari straordinari aggiungendo che «ciò consentirà al Gruppo di superare la grave crisi che ne aveva determinato l’insolvenza, scongiurando, così, il fallimento. Fatti due conti con i lavoratori presenti, però, significa che sono previsti un migliaio di esuberi

Ora saranno le procedure di consultazione sindacale che dovranno approvare il piano per la cessione dei compendi aziendali che a quel punto diverrà definitiva e si metterà la parola fine alla lunga e complessa procedura durata anni e svoltasi «in un contesto molto complesso, peraltro caratterizzata dalla negativa congiuntura economica dei consumi e del settore di riferimento» come hanno fatto notare gli stessi commissari straordinari.

Tutto questo non ha mai interessato lo storico negozio di Toscanella di Dozza, che fa parte delle società in capo alla famiglia Cenni. (r.c.) 

Nella foto la sede di Imola del gruppo Mercatone Uno

Mercatone Uno, 55 punti vendita, sede di Imola, marchio e logistica a Shernon Holding

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