Castel del Rio

Sport 16 Marzo 2019

Calcio Seconda categoria, il gol del portiere Andrea Zaccherini: «Da 90 metri, merito del vento»

Un portiere in gol: è questa la notizia di giornata nel girone N di Seconda categoria. Il protagonista della prodezza balistica in questione è Andrea Zaccherini, estremo difensore del Castel del Rio che ha sfruttato la giornata particolarmente ventosa per segnare, direttamente da un rinvio, il gol del momentaneo vantaggio della sua squadra, impegnata nel match interno contro il Real Fusignano, sfida poi conclusa sull’1-1. «E’ stata una rete molto fortuita – ammette Zaccherini -. Tirava tanto vento, la gara era ai limiti. E’ stato un rinvio normalissimo: il vento ha sospinto il pallone verso l’area avversaria e, dopo un rimbalzo, ha beffato sia difensore che portiere avversario».

Qual è stata la tua prima reazione?

«Non me ne sono reso conto subito. A dire il vero, non ho nemmeno festeggiato: credo davvero sia stato un colpo di fortuna aiutato dal vento».

Ti era mai capitato anche solo di sfiorare una rete, magari nel finale di una partita in cui la tua squadra era in svantaggio?

«Assolutamente no. Ogni tanto vado in area avversaria a saltare sulle palle inattive quando stiamo perdendo negli ultimi minuti, ma non sono mai nemmeno andato vicino a prendere la palla. Fare gol poi da 90 metri… non ci avrei neanche pensato».

Purtroppo il tuo gol non è stato sufficiente per vincere. Questo pareggio vi allontana dai play-off.

«La nostra stagione è partita male: non abbiamo trovato subito la quadratura con il nuovo mister e gli ultimi arrivi, tanto da totalizzare un solo punto nelle prime 5 partite. Per raggiungere i play-off ci mancano proprio quei punti persi all’inizio. Ci proveremo fino alla fine, vogliamo accorciare il gap con le 4 davanti. Disputare i play-off sarebbe un bel premio per questo gruppo giovane».

Per la cronaca domani il Castel del Rio sfiderà in trasferta i ravennati del Godo. (an.cas.)

L”articolo completo su «sabato sera» del 14 marzo.

Nella foto: Andrea Zaccherini

Calcio Seconda categoria, il gol del portiere Andrea Zaccherini: «Da 90 metri, merito del vento»
Cronaca 15 Marzo 2019

I volontari dell'Enduro Motor Valley hanno liberato il sentiero di Monte Fune da alberi e tronchi crollati

Un altro intervento da segnalare per i volontari dell”Enduro Motor Valley. Nei giorni scorsi il gruppo ha portato a termine un lavoro di disostruzione del sentiero che da Monte Fune, nel comune di Castel Del Rio, conduce fino oltre il confine con la Toscana. Il sentiero era infatti chiuso da tempo per via di vari alberi crollati nel bosco, ma soprattutto per via di enormi castagni di un castagneto abbandonato da anni.

La sezione alidosiana dell”associazione ha perciò organizzato una missione per renderlo nuovamente percorribile, secondo le modalità descritte dal veterano dell”Emv, Riccardo Quercia: «“Già raggiungere la zona operativa con tutta l’attrezzatura è davvero impegnativo. Per di più sapevamo che ci saremmo trovati davanti a dei veri e propri muri di tronchi crollati sul sentiero. Cinquant”anni fa questi problemi non esistevano, queste zone erano curate dagli abitanti di Monte Fune dove addirittura c’era un bar alimentari presso il quale alla sera ci si trovava a giocare a carte. Ora le case sono disabitate, molte sono crollate, noi cerchiamo di mantenere almeno i sentieri più importanti».

Il racconto è portato avanti da un altro volontario, William Berti:  «Temevamo di non riuscire con un solo intervento a ripristinare il sentiero quindi abbiamo lavorato a testa bassa senza fermarci per diverse ore.  È sicuramente uno degli interventi più impegnativi a cui io abbia partecipato, con anche porzioni di sentiero franate da ripristinare, ma la zona è di una bellezza unica e mantenerla fruibile è fondamentale».

Nell”intervento, precisano i volontari, si è rivelata molto utile la moto Beta messa a disposizione del gruppo da Trioschi, che è stata utilizzata da Roberto Russo, coordinatore di tutta l”operazione.

I volontari dell'Enduro Motor Valley hanno liberato il sentiero di Monte Fune da alberi e tronchi crollati
Cronaca 8 Febbraio 2019

Prosegue tra le polemiche la pulizia dell'alveo del Santerno. Il sopralluogo Arpae: «Accertata la regolarità dei lavori»

Non si placano le proteste riguardanti i lavori di pulizia dell’alveo del fiume Santerno, cominciati a inizio gennaio a pochi metri dal ponte Alidosi e di cui ci siamo occupati sul sabato sera del 17 gennaio scorso. L’intervento, autorizzato da Arpae, riguarda quasi 50 ettari di terreno, per una lunghezza di 18,5 chilometri, da Castel del Rio a Codrignano. Oltre alle lettere arrivate anche alla nostra redazione (pubblicate su «sabato sera» del 7 febbraio), nei giorni scorsi le segnalazioni inviate da Giacomo Bugané di Geolab, onlus da che da vent’anni svolge attività di educazione ambientale sul Santerno, così come da numerosi privati cittadini, hanno indotto la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio a intervenire sulla vicenda, sollecitando gli enti presenti alla conferenza di servizi che ha dato il via libera ai lavori di verificare, per quanto di competenza, «l’ottemperanza alle indicazioni contenute nel verbale conclusivo della conferenza medesima». Questo quanto si legge nella lettera di risposta indirizzata il 28 gennaio scorso a Bugané, al Comune di Castel del Rio e per conoscenza ad Arpae.

Gli enti preposti ai controlli, per la verità, si erano già attivati nelle scorse settimane, dopo l’allarme lanciato dalle Guardie ambientali metropolitane, Claudio Nicolini e Luisa Cottifogli, che hanno filmato la ditta incaricata mentre procedeva all’estirpazione di un pioppo con le intere radici e all’abbattimento a tappeto della vegetazione presente nell’alveo del fiume. L’ultimo aggiornamento che ci giunge da Arpae è che «i lavori di taglio da parte della ditta stanno proseguendo – spiega la dirigente Patrizia Vitali, che ha firmato l’atto di concessione -. Contestualmente proseguono gli accertamenti, che si concluderanno solo a fine lavori. Il 22 gennaio scorso è stato effettuato un sopralluogo guidato da Arpae e dall’Autorità idraulica, con la partecipazione dei carabinieri forestali, polizia provinciale, guardie ecologiche e naturalmente della direzione lavori, in cui è stata accertata la regolarità dei lavori, sono state date indicazioni alla ditta per migliorare le modalità di intervento (tipologia di piante da tagliare e/o da preservare, modalità di ripristino dei luoghi dopo l’intervento, ecc…) e sono state condivise con gli organi di controllo i principi e le caratteristiche generali del progetto».

In prospettiva, i lavori interesseranno anche un tratto di 7 chilometri e mezzo all’interno del Parco regionale della Vena del Gesso romagnola e del sito Natura 2000, da Borgo Tossignano a Codrignano, area sottoposta a tutela. Anche in questo caso è stato rilasciato regolare nulla osta, con prescrizioni inerenti la salvaguardia delle specie protette. Qui, dettaglia la concessione rilasciata da Arpae, è consentito un taglio del 30% degli esemplari pericolanti o a rischio caduta o specie esotiche, il rispetto delle specie autoctone e il taglio a raso di tutta la vegetazione arborea compresa nell’alveo di magra del Santerno. In prima battuta Arpae aveva addirittura proposto «un taglio percentualmente più importante, tale da garantire maggiore sicurezza idraulica ai territori rivieraschi fortemente esposti al rischio di esondazione e indicati nella pianificazione di bacino come aree a rischio elevato». Anche in questo caso, abbiamo cercato di capire se e come si concilia l’esigenza di salvaguardare un territorio protetto alla necessità di messa in sicurezza dal rischio inondazioni. «Interventi di questo tipo – ci spiega Gabriele Cassani, dell’Ente di gestione parchi e biodiversità – sono regolamentati da norme specifiche. Le norme di salvaguardia del Parco regionale della Vena del Gesso sono dettate da specifica legge regionale. Il tratto in questione coincide anche con un Sito di importanza comunitaria (Sic), sottoposto anche a tutele che discendono da direttive dell’Unione europea». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 7 febbraio

Prosegue tra le polemiche la pulizia dell'alveo del Santerno. Il sopralluogo Arpae: «Accertata la regolarità dei lavori»
Cronaca 16 Gennaio 2019

Scattati i controlli dopo le segnalazioni sul taglio degli alberi lungo l'argine del Santerno a Castel del Rio

Si parla spesso dell’importanza della manutenzione delle sponde dei fiumi per prevenire le inondazioni e ridurre così il rischio idrico. Opere necessarie, ma che richiedono controlli puntuali, per evitare che un”azione fondamentale di tutela del territorio possa trasformarsi in corso d’opera in un disboscamento indiscriminato. Questa volta a finire sotto la lente di ingrandimento, su segnalazione dei coniugi Claudio Nicolini e Luisa Cottifogli, volontari delle Guardie ambientali metropolitane, sono stati i lavori di pulizia delle sponde del fiume Santerno, autorizzati dall’Arpae il 27 novembre e avviati sotto il ponte Alidosi la scorsa settimana.

L’intervento riguarda circa 49,94 ettari, da Castel del Rio a Codrignano, per un totale di 18,5 chilometri. In base all’atto firmato dall’Arpae, il primo tratto di 11 chilometri, da Castel del Rio fino al confine con il parco regionale Vena del gesso romagnola, prevede la «manutenzione straordinaria della vegetazione spondale al fine di riduzione del trasporto verso valle, contenimento robinia e ringiovanimento formazioni forestali». Qui è stato autorizzato «il taglio a scelta» lungo le sponde, pari al 40% della massa, riguardante alberi «maturi, pericolanti vetusti, inclinati o specie alloctone comela robinia».

Poi ci sono altri 7,5 chilometri, in questo caso all’interno del Parco regionale della Vena del gesso romagnola, sottoposto a misure specifiche di conservazione. Qui la concessione, che ha ottenuto anche il nulla osta del Parco, ha per scopo «l’aumento della naturalità e della sicurezza idraulica dei popolamenti arborei» ed è autorizzato«il taglio fitosanitario nei confronti di esemplari pericolanti o a rischio caduta o specie esotiche; il rispetto delle specie autoctone che fanno parte degli habitat individuati; una intensità di taglio al massimo del 30% su tutta la sponda boscata facente parte dell’area demaniale una volta l’anno dall’11 agosto al 19 febbraio; il taglio selettivo di tutta la vegetazione arborea qualora presente compresa entro l’alveo dimagra (ovvero la zona in cui scorre l’acqua durante i periodi di magra, ndr), con asportazione massima del 30% degli esemplari suscettibili di creare rischio idraulico».

La ditta esecutrice dei lavori, che ha ottenuto regolare concessione valida fino al 28 febbraio (e per la quale è previsto un canone di poco più di 5.200 euro per il 2018-19) è la Fluvial forest, con sede a Codogno, nel lodigiano, che si occupa di commercio all’ingrosso di legname, semilavorati in legno e legno artificiale. L’istanza presentata in prima battuta dalla società comprendeva anche «il taglio e prelievo della vegetazione arborea e arbustiva» lungo il Santerno fino a Mordano, per un totale di 93 ettari, ma per l’ultimo tratto, di 8 chilometri, non è stata concessa l’autorizzazione, si legge sui documenti, «perché in conflitto con il programma di manutenzione già progettato e approvato» dalla Regione Emilia Romagna.

«Venerdì 4 gennaio – riassume Luisa Cottifogli – Claudio ha scoperto per caso che nei pressi del ponte Alidosi si stava apprestando un cantiere. La ditta ha iniziato i lavori la mattina di lunedì 7 gennaio senza transennare e tabellare il cantiere e senza informare i cittadini e i frontalieri, come previsto dalla regolare concessione. L’unico frontaliero al quale è stata chiesta un’autorizzazione al transito è il contadino padrone del campo sul quale i mezzi potevano anche depositare il legname. Dal ponte Alidosi lunedì scorso ho assistito alle prime operazioni svolte dagli operai con motosega ed escavatore, senza la presenza sul luogo di un tecnico e senza una precedente selezione e segnalazione degli esemplari da abbattere, senza alcun rappresentante di Arpae o dell’amministrazione comunale. Gli operai erano privi di caschetto e protezione antitaglio, sul cantiere nessuna transennatura o indicazione. I primi due pioppi sono stati estirpati con le intere radici, come barbabietole, dalla forza dell’escavatore. Poi è stata la volta dell’abbattimento dell’intero pioppeto, anche con l’utilizzo della benna dell’escavatore, fatta salva un’unica quercia secolare che il contadino aveva chiesto di risparmiare. Chiamati i carabinieri locali, questi hanno richiesto la documentazione dei lavori e segnalato ai corpi competenti la situazione, fermando il cantiere in attesa del piano esecutivo. I lavori, dopo una breve pausa, sono comunque proseguiti finché solo mercoledì 9 gennaio finalmente sono intervenuti il sindaco con un tecnico comunale, due autorità tecniche di Arpae e il tecnico forestale della ditta».

Il 10 gennaio la sponda del fiume era una desolata distesa di tronchi accatastati, solcata dalle impronte dei cingoli. «Mi chiedo – prosegue Cottifogli – se la gestione del patrimonio pubblico una volta tanto possa essere fatta al meglio, come ad esempio è successo a Imola dopo la grande pienadel 2014. Chi è questa ditta alla quale Arpae, un ente regionale, ha affidato la pulizia di parte di Santerno, Lamone, Montone, Ronco, Sillaro? Un’azienda fondata nel 2017 con 1.000 euro di capitale sociale versato? Almeno questi sono i dati che si evincono dalla visura camerale della ditta e da una semplice ricerca online fra le concessioni rilasciate da Arpae. Il mio profondo rammarico – conclude- è constatare una così scarsa sensibilità alla tutela del patrimonio ambientale da parte dell’ente preposto a salvaguardarlo».

Dal canto loro, i sindaci dei comuni interessati dai lavori sugli argini del Santerno assicurano attenzione, ribadendo però che le aree coinvolte sono demaniali  eche la responsabilità è dunque di Arpae e della Regione.  (lo.mi. re.co.)

Il servizio completo è su «sabato sera» in edicola il 17 gennaio

Nella foto la situazione sull”argine del Santerno a giovedì 10 gennaio

Scattati i controlli dopo le segnalazioni sul taglio degli alberi lungo l'argine del Santerno a Castel del Rio
Sport 12 Gennaio 2019

Escursione a «Monte Fune-Monte La Fine» con la guida Schiassi

Domani, domenica 13 gennaio, la guida Stefano Schiassi propone un’escursione a «Monte Fune-Monte La Fine». A cavallo tra le terre degli Alidosi e quelle di Toscana, lungo i sentieri che collegano l’antico nucleo di Monte Fune con la cima della montagna più alta dell’Appennino imolese con i suoi 993 metri da cui si gode di un ampio panorama verso Firenzuola e la Valle del Santerno. Il ritrovo è alle ore 9 a Castel del Rio, a fianco della Rocca Alidosiana. Il rientro è previsto nel pomeriggio, dopo un pranzo al sacco.

I partecipanti devono indossare abbigliamento adatto alla stagione e avere con sé zainetto, scarponi da trekking, giacca impermeabile, borraccia, guanti e cuffiotto, ghette, merenda o pranzo al sacco, documenti personali e un cambio pulito da lasciare in auto, oltre a ciaspole e bastoncini in caso di percorso innevato.

Per partecipare è necessario prenotarsi entro la giornata odierna (10 euro per gli adulti, 6 euro fino ai 13 anni), telefonando al 328-7414401, mail: stefano@liberamentenatura.com (re.spo.)

Nella foto: la chiesa di Monte Fune

Escursione a «Monte Fune-Monte La Fine» con la guida Schiassi
Sport 1 Dicembre 2018

Escursione a Castel del Rio e Monte Fune assieme al Cai di Imola

Domani, domenica 2 dicembre, il Cai di Imola organizza una bella escursione attorno a Castel del Rio. Il percorso parte da San Miniato e porta prima al paesino di Monte Fune, poi al borgo di Negheredole, passando per il Passo del Colonnello. Si scende alla chiesa di Sant’Andrea e di qui si torna sulla strada «Montanara» per finire di nuovo alla chiesa di San Miniato.

Non si tratta di una camminata difficile, il dislivello è di 500 metri e occorrono circa 5 ore per completarla. Come attrezzatura, sono richiesti scarpe da trekking, zaino e bastoncini. La partenza è alle ore 8 dal parcheggio della Bocciofila di Imola, in viale Saffi, con ritrovo alle ore 7.50.

Per informazioni, Ivan Valli (tel. 339-7368213). (Redazione sportiva)

Foto presa dalla pagina facebook del Cai di Imola

Escursione a Castel del Rio e Monte Fune assieme al Cai di Imola
Cultura e Spettacoli 4 Novembre 2018

La storia del Tabernacolo di Montefune di Castel del Rio e della Pala di Fiesole del Beato Angelico

In occasione di un’anteprima della presentazione del libro «Ipotesi di ricostruzione del Tabernacolo di Montefune e della Pala di Fiesole del Beato Angelico» di Emilio Prantoni, si è svolta, negli spazi della Sala Magnus, una conferenza dal titolo «Il Tabernacolo di Montefune di Castel del Rio, opera del Beato Angelico», i cui relatori sono stati lo stesso Emilio Prantoni e padre Vincenzo Caprara, Priore del convento di San Domenico a Fiesole.

La storia del Tabernacolo di Montefune è legata a quella del trittico di San Domenico a Fiesole, dipinto dal Beato Angelico, del quale faceva parte in origine. Il Tabernacolo aveva due angeli adoranti sui lati e un Hecce Homos ull’usciolo. Emilio Prantoni ha già ricostruito le vicende di questo tabernacolo, alienato dalla composizione originaria, del quale si erano perse le tracce.

L’ipotesi, solidamente dimostrata, era che il tabernacolo fosse stato portato nella chiesa di Montefune, frazione di Castel del Rio e che, successivamente smembrato, le sue parti superstiti siano finite nei musei del Louvre e dell’Ermitage.

La storia del Tabernacolo di Montefune e della Pala di Fiesole è descritta in due pubblicazioni di Bacchilega editore, scritte da Emilio Prantoni: «Il tabernacolo di Montefune del Beato Angelico – Vicende e peripezie di un”eccellenza artistica nella valle del Santerno» e «Ipotesi di ricostruzione del Tabernacolo di Montefune e della Pala di Fiesole del Beato Angelico».

Ricordiamo inoltre che martedì 13 novembre, per il ciclo di incontri «I martedì del Pio Suffragio», l’associazione culturale San Macario propone la conferenza dal titolo «Il ciborio del polittico del Beato Angelico». Il relatore sarà il professor Prantoni, che durante la serata, oltre a illustrare i tormentati percorsi dei vari frammenti del Tabernacolo e le curiose e complicate vicende di questa opera d’arte del Beato Angelico nella sua completezza, esporrà il modello del Tabernacolo, da poco ricostruito grazie al lavoro di artigiani locali, nelle condizioni e nelle proporzioni in cui si doveva trovare quando fu posto per la prima volta sotto la pala d’altare nel convento di San Domenico a Fiesole.

Il servizio completo è su «sabato sera» del 1° novembre

Nella foto Emilio Prantoni nell”anteprima di Castel del Rio illustra il suo lavoro

La storia del Tabernacolo di Montefune di Castel del Rio e della Pala di Fiesole del Beato Angelico
Cultura e Spettacoli 28 Ottobre 2018

Non è ottobre senza la Sagra dei Marroni di Castel del Rio. IL VIDEO

Ultima in ordine tempo, la Sagra dei Marroni di Castel del Rio ha caratterizzato il mese di ottobre in vallata e non solo.

Tanta gente ha potuto così gustare il tradizionale frutto alidosiano, magari sorseggiando un bel bicchiere di vino novello o assaggiando alcune specialità culinarie locali a base di marroni come il castagnaccio o le famose frittelle.

d.b.

Nella foto: veduta dall”alto della sagra

Non è ottobre senza la Sagra dei Marroni di Castel del Rio. IL VIDEO
Economia 24 Ottobre 2018

Marroni di Castel del Rio, contro la vespa cinese no al rastrellamento del sottobosco che uccide gli insetti amici

Il 2018 verrà ricordato per la castanicoltura locale come una buona annata, a parte qualche zona a macchia di leopardo a Firenzuola, penalizzata dalle grandinate, e una piccola recrudescenza della vespa cinese con 2 o 3 focolai tra Montefune e le Selve della Massa, a est di Castel del Rio, e Sestetto, a sud del comune alidosiano.

«La situazione – spiega il presidente del Consorzio castanicoltori di Castel del Rio, Giuliano Monti – è abbastanza circoscritta e inspiegabile, dato che gli insetti antagonisti della vespa sono presenti nell’ambiente. Probabilmente in quei castagneti sono state condotte delle pratiche non corrette. O sono stati fatti trattamenti chimici, tra l’altro vietatissimi, o si brucia e si rastrella via il sottobosco, cosa che comporta però anche l’uccisione degli insetti antagonisti. Pratiche che magari andavano bene cinquant’anni fa, ma che non sono più consone oggi. Ai castanicoltori lo abbiamo detto. In collaborazione con il Comune di Castel del Rio, lo scorso dicembre, è stata anche emessa una ordinanza per il “divieto di abbruciamento della parte apicale” (ovvero la parte fruttifera e vegetativa della pianta dove si installa l’antagonista della vespa cinese) dei rami di castagno, dal 1 luglio al 15 maggio, con l’obiettivo di salvaguardare la sopravvivenza del “Torymus sinensis”, che depone le uova all’interno delle galle, sull’apice vegetativo delle piante. Alcuni coltivatori tengono il castagneto come un campo da golf, rastrellano tutto, in continuazione, e in questo modo spazzano via la sostanza organica del castagneto, ricci, rami caduti, foglie, che invece andrebbero lasciati a terra, anche perché vanno a costituire il nutrimento del castagneto stesso. Invece c’è chi fa pulizia prima della raccolta, a settembre e addirittura anche a giugno. Dal punto di vista paesaggistico quei castagneti sono come giardini, ma dal punto di vista agronomico è uno sbaglio: non solo si va ad impoverire il castagneto, ma si uccide il torymus».  ( lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 18 ottobre

Marroni di Castel del Rio, contro la vespa cinese no al rastrellamento del sottobosco che uccide gli insetti amici
Economia 24 Ottobre 2018

Marroni di Castel del Rio, il 2018 buona annata per quantità e qualità. Anche il prezzo soddisfa i produttori

Dopo il minimo storico toccato nel 2017 a causa della siccità, quest’anno il raccolto e la qualità dei marroni nostrani tornano nella norma. «La produzione è buona – conferma Giuliano Monti, presidente del Consorzio castanicoltori di Castel del Rio che riunisce una sessantina di produttori – e la previsione è di arrivare a 5 mila quintali come nel 2016, a fronte dei circa 2 mila quintali del 2017. Quest’anno i marroni sono tanti e molto buoni. I primi che sono stati raccolti a inizio ottobre erano un po’ “cotti” per le alte temperature che abbiamo avuto a settembre, ma la richiesta dei consumatori è stata soddisfatta. La stagione naturale è la prima decade di ottobre e al momento circolano solo prodotti belli, anche se la pezzatura non è eccezionale».

Anche il prezzo è buono. «Le quotazioni all’ingrosso – elenca Monti – sono sui 5 euro al chilo per i marroni grossi di Castel del Rio, mentre al dettaglio il prezzo oscilla sui 7-7,5 euro al chilo per la pezzatura grossa e 5-6 euro al chilo per la pezzatura media. Va anche detto che all’inizio tutto il commercio riguarda prodotti freschi, mentre, ora questi sono destinati a essere conservati in acqua, cosa che fa scendere il prezzo. Mi aspetto quindi un assestamento fisiologico sui 4 euro al chilo all’ingrosso».

Non così bene, invece, al sud, dove le temperature molto alte hanno inciso sui risultati, a vantaggio della produzione del nord Italia. «Nelle zone di Roma, Viterbo e monte Amiata – conferma Monti – il prodotto è poco e di scarsa qualità».

Alla luce di tutto ciò, la concorrenza delle castagne non fa paura. «Al momento sono pochissime – aggiunge il presidente dei castanicoltori -. Costano meno, ma valgono anche meno qualitativamente: se il marrone arriva anche a 8 euro al chilo, le castagne sono sui 4-5 euro al chilo». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 18 ottobre

Marroni di Castel del Rio, il 2018 buona annata per quantità e qualità. Anche il prezzo soddisfa i produttori

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