Castel San Pietro Terme

Cronaca 26 aprile 2018

A Castello sta terminando la posa dei nuovi cassonetti per la differenziata. Dall'8 maggio servirà la tessera di Hera

Si sta concludendo in questi giorni la posa dei nuovi cassonetti per la raccolta differenziata a Castel San Pietro, sia nel capoluogo che nelle frazioni. Si tratta di 148 isole ecologiche di base e 884 contenitori. Ogni postazione è composta da un cassonetto per i rifiuti indifferenziati con calotta e foro laterale per inserire ad esempio piccoli oggetti oppure ombrelli vecchi che non entrerebbero nel riduttore con la leva, più contenitori per carta e cartone, plastica e lattine, sfalci e potature e una campana per il vetro. Inoltre, c’è un cassonetto a pedale per l’organico.

Fino a sabato 5 maggio informatori ambientali, Guardie ambientali metropolitane e Guardie ecologiche volontarie saranno presenti a rotazione presso le nuove postazioni per informare i cittadini sul corretto utilizzo dei cassonetti. Attualmente è possibile aprirli liberamente, ma a partire da martedì 8 maggio sarà necessario utilizzare la tessera fornita da Hera. Chi ne fosse ancora sprovvisto la può ritirare, insieme al kit per utilizzare i nuovi servizi (opuscolo informativo, bidoncino con i sacchetti per l’organico e sacchetti per l’indifferenziato), agli sportelli permanenti aperti in municipio (piazza XX Settembre 3) tutti i mercoledì dalle ore 9 alle 12 e al centro civico di Osteria Grande (via Broccoli 40), aperto tutti i martedì dalle 15 alle 18. 

r.c.

Nella foto: nuovi contenitori a Castel San Pietro

A Castello sta terminando la posa dei nuovi cassonetti per la differenziata. Dall'8 maggio servirà la tessera di Hera
Cronaca 24 aprile 2018

Novità a Castello per nidi comunali e famiglie: apertura ad agosto su prenotazione e sconto sulle rette

Per prima cosa l”apertura dei nidi comunali a partire già dal prossimo mese di agosto. Poi, uno sconto sulla retta degli asili comunali dal prossimo anno scolastico calcolato in base all”Isee con particolare attenzione alle fasce più basse. Dodici posti in più tra il nido Girotondo di via Di Vittorio a Castel San Pietro e il nodo Arcobaleno di via Serotti a Osteria Grande, per ridurre le liste d”attesa. Infine la realizzazione di una sala per la psicomotoria all”interno dell’edificio che ospita l’Arcobaleno a disposizione sia dei bambini che frequentano il nido sia la contigua scuola d”infanzia Grandi. 

Sono alcune delle novità che l’Amministrazione castellana ha intenzione di mettere in atto grazie anche ai 105 mila euro arrivati dal ministero dell”Istruzione, tramite la Regione, nell”ambito del decreto legislativo 65 del 2017 che fa parte del pacchetto della riforma della “buona scuola” approvata dal Governo Renzi. “Sono state individuate ulteriori azioni finalizzate al sostegno delle famiglie con figli che frequentano i nidi d”infanzia – precisa la vicesindaca e assessore alla Scuola Francesca Farolfi con una nota -, come rendere il servizio del nido comunale usufruibile anche nei periodi di sospensione estivi, ovvero nel mese di agosto, e arricchire l”offerta dei servizi per l”infanzia con l”attivazione di laboratori volti all”educazione alla genitorialità e a potenziare le attività formative e scolastiche dei bambini da 0 a 6 anni”. L”idea è aspettare la chiusura delle iscrizioni di quest”anno per calibrare il da farsi.

L”apertura dei nidi comunali ad agosto, invece, verrà attivata su prenotazione settimanale (con un numero minimo di iscritti) e a pagamento con la cooperativa Seacoop. “L”attivazione di tale servizio rappresenta una ulteriore azione volta a promuovere una maggiore conciliazione dei tempi di vita-lavoro dei genitori” sottolineano sempre dal Comune. 

Nel frattempo sabato 28 aprile ci sarà l’Open day di tutti i nidi castellani, comunali, paritari e privati convenzionati, del capoluogo e delle frazioni. Le famiglie potranno visitarli e scegliere quello che preferiscono per iscrivere i propri figli per il prossimo anno scolastico 2018-19. In particolare i bambini nati dall’1 gennaio 2016 al 31 marzo 2018. Le iscrizioni sono aperte fino all’8 maggio. (r.c)

Questo l’elenco:
– comunale Girotondo si trova in via Di Vittorio 28/a, Castel San Pietro
– comunale Arcobaleno, via Serotti 12, Osteria Grande- privato convenzionato La casa di Mamma Oca n. 6 (per bambini dai 12 ai 36 mesi), via Conventino 1531, Gallo Bolognese
– paritario convenzionato Don Luciano Sarti (per bambini dai 12 ai 36 mesi), via Palestro 38, Castel San Pietro
– privato convenzionato L’Arca di Noè (per bambini dai 12 ai 36 mesi),  via Tolara di Sopra 50 presso la facoltà di Veterinaria a Ozzano Emilia

Foto d”archivio

Novità a Castello per nidi comunali e famiglie: apertura ad agosto su prenotazione e sconto sulle rette
Cultura e Spettacoli 23 aprile 2018

Le danze orientali come sport, intervista alle campionesse Gaia Chillo e Giulia Guccini

A differenza di quanto si potrebbe pensare, la danza orientale non è un ballo esclusivamente singolo: per sei anni negli ultimi sette, cioè dal 2011 e fino allo scorso anno (ad eccezione del 2014), le castellane Gaia Chillo e Giulia Guccini si sono laureate campionesse italiane di Oriental dance duo della Fids, Federazione italiana danza sportiva.

Si tratta di una disciplina agonistica basata sui molteplici fondamenti delle diverse discipline orientali e premia la coreografia e la sincronizzazione della coppia. “Oriental dance è una disciplina culturale oltre che sportiva – spiega Chillo – che valuta non solo la bravura tecnica ma anche la contestualità di costumi ed accessori”. Per tre anni, dei sette di medaglie, le due hanno vinto il primo premio con coreografie e costumi ideati da loro stesse, così come anche l’anno scorso quando hanno trionfato con lo show oriental dance ispirato al film Memorie di una geisha.

Come nasce una così grande passione per la danza orientale?

«Entrambe balliamo da quando eravamo adolescenti, condividiamo la stessa passione anche perché siamo amiche fin dalla nascita – racconta Guccini –. Prima abbiamo imparato i balli latino-americani e poi ci siamo date al sincro moderno, disciplina coreografica. Per scherzo abbiamo seguito le nostre mamme, anche loro amiche, ad un corso di danza del ventre e dopo la diffidenza iniziale ci siamo appassionate. Così dal gioco siamo passate all’agonismo».

Cosa cambia fra ballare per gioco e ballare come una vera disciplina sportiva?

«Amiamo la danza a prescindere – precisa Chillo – ma ballare come disciplina aggiunge una sfida nella sfida: da un lato devi imparare alla perfezione le tecniche, i movimenti e il contesto, che nella danza orientale è oggetto di valutazione perché all’interno della stessa materia vi sono molteplici sfumature. Poi devi dare sfogo alla fantasia per realizzare la tua personalissima esibizione ed interpretazione di una cultura ricca e stimolante come quella orientale. Per ogni coreografia, da quando abbiamo iniziato a idearle da noi, va scelta la musica giusta, i movimenti e i passi indicati, l’abbigliamento più idoneo e gli eventuali accessori permessi a seconda del grado di esperienza della competizione. Avendo avuto entrambe una formazione di balli moderni, nelle nostre prime esibizioni, ad esempio, peccavamo di spettacolarità, mentre la danza orientale è una disciplina più composta e questa sua caratteristica fa parte dell’arte che è. Abbiamo dovuto trovare la giusta via di mezzo fra espressività e imperturbabilità».

Essere grandi amiche vi ha aiutato?

«Senza dubbio – concordano –. Caratterialmente siamo i due lati della stessa medaglia, ci compensiamo a vicenda, ci stimoliamo e ci diamo forza quando serve. Abbiamo raggiunto un tale livello di complicità che ci capiamo con uno sguardo, cosa che aiuta sia a ideare coreografie buone, sia ad improvvisare».

Quali difficoltà avete trovato nel vostro percorso?

«Provenendo dai balli moderni, nelle discipline orientali ci siamo scontrate con differenze importanti: ad esempio il tempo di ritmo e movimento non è strettamente cadenzato come in altri stili, dove a percussione corrisponde passo. Nel ballo orientale è tanto importante seguire il tempo quanto la melodia, in un certo senso devi lasciarti trasportare. Questo rende il sincro ancora più complesso ma anche emozionante, e non c’è cosa più bella di fare qualcosa che ti emoziona con qualcuno che ti emoziona – ammette Chillo –. È proprio perché si tratta di una disciplina emozionante che riesce ad emozionare lo spettatore».

Nella vita, oltre a ballare per passione, studiano e lavorano. Giulia, ventiquattrenne, è laureata in Scienze motorie e sta frequentando la magistrale per specializzarsi nell’ambito riabilitativo; inoltre è istruttrice in palestra ed insegnante di ginnastica. Gaia Chillo, venticinquenne, si sta invece preparando per fare l’insegnante della scuola dell’infanzia e lavora contemporaneamente in un asilo nido e un pub.

«Crescendo aumentano gli impegni – non nascondono le ballerine – e proprio recentemente si è sciolto il gruppo di danze orientali della scuola Ballando Ballando, nel quale eravamo ormai solo in cinque a continuare lo studio della disciplina. Come spesso accade, forse per colpa delle mode che cambiano, qualche anno fa eravamo molte di più a praticare danze orientali».

«Ma da esperta di scienze motorie voglio consigliare le danze orientali per i molteplici benefici che la danza del ventre può donare alla mobilità articolare e alla spina dorsale – aggiunge Guccini –. Non solo può migliorare fisicamente i piccoli dolori della schiena, ma dal punto di vista mentale, rilassa e dona una maggiore consapevolezza corpo-mente».

«Noi comunque non vogliamo assolutamente abbandonare la danza orientale, ma per quest’anno non gareggeremo – concludono –. Ci prendiamo un anno sabbatico e poi torneremo in pista per sport, passione, amicizia».

mi.mo

Nella foto: le due ballerine ai campionati italiani a Rimini nel 2013

Le danze orientali come sport, intervista alle campionesse Gaia Chillo e Giulia Guccini
Economia 22 aprile 2018

Il birrificio Claterna di Castel San Pietro recensito nella guida d'Italia 2019 di Slow Food

E’ stagione di importanti traguardi per il Birrificio Claterna. Dopo aver coronato il sogno di inaugurare uno stabilimento di proprietà sulle colline castellane, ora Pierpaolo Mirri e Alice Bucci si godono la soddisfazione di vedere la loro attività figurare tra le 597 aziende incluse nella Guida alle birre d’Italia 2019, l’autorevole pubblicazione biennale di Slow Food Editore che raccoglie il meglio del mondo brassicolo italiano.Nonostante fossero già comparsi nell’edizione 2017 come beer firm, questa è la loro prima volta in veste di birrificio vero e proprio. E la loro birra Nonno Gualtiero, la prima ad essere trasferita da Fabriano (dove la coppia noleggiava le apparecchiature per produrla) alla struttura di via Piana, è stata insignita del riconoscimento di Birra quotidiana, riconoscimento che si dà – spiega il sito di Slowine – a «quei prodotti che svettano sugli altri per la capacità del birrificio di valorizzare semplicità, equilibrio e piacevolezza», e che sono considerati i più «adatti a svolgere il ruolo di compagni di bevuta di ogni giorno».Ed è proprio la semplicità il fulcro della filosofia che sta dietro alla produzione del Birrificio Claterna.

«Per questa prima linea di bottiglie abbiamo puntato sulla “beveribilità”, ovvero quella caratteristica per cui, anche se ne bevi un litro, la voglia di bertene un’altra rimane, proprio perché è leggera e semplice», spiega Pierpaolo. «E’ bello aver ottenuto questo riconoscimento proprio con questa birra, una pils, che è così difficile da perfezionare e i cui eventuali difetti sono impossibili da nascondere a chi se ne intende. Per questo motivo l’approvazione di una giuria di esperti ci rende ancora più fieri del risultato raggiunto», aggiunge Alice.

Il percorso che li ha condotti fino a questo primo successo è stato lungo. Sia Pierpaolo che Alice, insieme da otto anni, si sono laureati in Scienze e Tecnologie alimentari, a Cesena. «Mentre frequentavamo i corsi – ricorda Pierpaolo – io sperimentavo creando birre con gli amici, ma senza grandi risultati. Poi, nel 2010, sono partito per la Finlandia con il programma Erasmus, dove ho lavorato per sette mesi nel birrificio del campus dell’università di agraria, presso Mustiala, frequentando contemporaneamente il corso da birraio di uno dei “guru” delle birre finlandesi, il professor Lassi Puupponen». L’esame finale era proprio la creazione di una birra artigianale. «Le birre migliori venivano poi vendute nel pub del campus».

Tornato a casa e laureatosi, Pierpaolo ha affinato ulteriormente le sue conoscenze della filiera produttiva brassicola (cioè relativa alla birra) presso la storica fabbrica di birra di Pedavena. Ed è allora che l’idea di produrre una propria birra artigianale ha iniziato a ronzare in testa alla coppia. «Avevamo la possibilità di riprendere in mano i terreni dell’azienda della mia famiglia, coltivandoli anche ad orzo – racconta Mirri -. Contemporaneamente siamo diventati soci del Consorzio italiano dell’orzo e della birra, una malteria consortile di Ancona, a cui tuttora affidiamo la fase della maltazione».

Nel 2014 l’esordio come beer firm. «Per produrre la nostra birra noleggiavamo l’impianto del birrificio agricolo Chiaraluce di Fabriano – spiega Alice -. Tre amici, Riccardo Trazzi, Giovanni Berti e Alessio Cavazza, che ci assistono tuttora, ci davano una mano ogni volta che potevano, così come i genitori di Pierpaolo, sempre presenti quando c’era da rimboccarsi le maniche».Così, piano piano, il sogno di costruire un proprio birrificio ha iniziato a prendere forma, fino all’inaugurazione del 30 settembre scorso. «Vedere e sentire l’apprezzamento e la partecipazione delle persone ci ha riempito di entusiasmo».

Il nuovo impianto ha legato ulteriormente il prodotto al territorio, unendo alla già avviata coltivazione dell’orzo la lavorazione fino alla bottiglia. D’altro canto, il filo rosso che collega il birrificio ai dintorni castellani si palesa nel nome stesso. «L’antica città di Claterna è un gioiello del nostro territorio», dice Alice. «Noi ci proponiamo di fare riscoprire il gusto autentico della birra, proprio come succede per Claterna, che sta lentamente tornando alla luce grazie a pazienti scavi archeologici», aggiunge Pierpaolo.

Per il momento, i due continuano a partecipare assiduamente a fiere, mercatini ed eventi per fare conoscere la loro birra e la loro storia, mentre un numero sempre maggiore di esercizi si interessa alla vendita dei loro prodotti: «Ci sono diversi locali che vendono birra Claterna tra Bologna e Forlì, ma anche nella provincia di Roma, e speriamo che con questo riconoscimento di Slow Food possano diventare ancora di più». (ri.ra.)

Nelle foto: Pierpaolo Mirri e Alice Bucci

Il birrificio Claterna di Castel San Pietro recensito nella guida d'Italia 2019 di Slow Food
Cultura e Spettacoli 20 aprile 2018

Anche quest'anno Castel San Pietro è una città Very Slow e… Very Wine

In tutto il mondo, Nuova Zelanda e Corea del Sud comprese tanto per dire, sono 241. Di queste, 84 sono in Italia, secondo i dati risalenti al novembre 2017. Sono le Città Slow, ovvero paesi che mettono al centro l’uomo e il proprio tempo, la salute, la genuinità dei prodotti e della buona cucina, le tradizioni artigiane, l’arte, i paesaggi, il rispetto delle tradizioni, dei riti religiosi e del quieto vivere. Tra di loro, si trova Castel San Pietro, che aderisce così ad un gruppo nato nel 1999 dall’intuizione di Paolo Saturnini, allora sindaco di Greve in Chianti, e accolta da Carlin Petrini, presidente di Slow Food, con l’obiettivo di allargare la filosofia di Slow Food alle comunità locali e al governo delle città, applicando i concetti dell’enogastronomia alla pratica del vivere quotidiano.

Per il tredicesimo anno, Castello festeggia così il suo obiettivo di vita con Very Slow Italy, la Fiera delle Città Slow che si terrà il 21 e 22 aprile, che per il quarto anno ospita anche Very Wine, manifestazione che vede al centro le cantine locali e i sapori della tradizione. «Prodotti ed imprese del territorio sono al centro di questa rassegna – commenta Tomas Cenni, assessore al Turismo -, che propone un programma molto ricco curato insieme al territorio: per Very Slow, infatti, tutto l’associazionismo del territorio a cominciare dalla Pro Loco si mette a disposizione, propone e si presenta».

Domani e domenica 22 aprile, con alcune anteprime nei giorni precedenti, Castello si animerà con le eccellenze enogastronomiche e artigianali delle Città slow e dei Consorzi dei prodotti tipici, con il Borgo dei Sapori con le specialità alimentari italiane, con i prodotti del territorio, con le cantine vinicole castellane, con degustazioni e con momenti di intrattenimento e spettacolo. «Quest’anno le degustazioni tenute dall’Accademia Internazionale Enogastronomi Sommeliers saranno in piazza XX Settembre e non in piazza Acquaderni – continua Cenni -, e avremo una novità per promuovere non solo il vino ma tutti i nostri prodotti come i salumi. Il modenese Daniele Reponi, de La prova del cuoco, metterà in valore il vino abbinandolo a prodotti del territorio nei suoi panini. In tutti i ristoranti, poi, gli avventori avranno un calice di benvenuto offerto dalle cantine».

Tra i tanti eventi si possono segnalare, in piazza XX Settembre, domani alle 10.30 l’inaugurazione ufficiale di Very Slow Italy, dalle 16.30 alle 23 La piazza del gusto con le cantine locali, le degustazioni dell’Aies in collaborazione con l’istituto Scappi e la Clai, i panini di Reponi, un punto informativo e degustativo dei mieli tipici italiani dalle 16 alle 20. Inoltre, in tutta la giornata di sabato, Il borgo dei sapori in centro ospiterà le specialità alimentari italiane e ci saranno gli stand delle Città slow. Per Very Wine, domenica dalle 15 alle 19.30 è previsto il tour delle cantine con visite gratuite alla scoperta della coltivazione della vite e della produzione di vino: navette gratuite partiranno ogni mezz’ora da piazza XX Settembre (informazioni allo 051/6954135).

Ci sarà poi spazio per l’arte, i laboratori, l’artigianato. «Le Terme propongono il laboratorio per ragazzi e bambini di Gianni Buonfiglioli dedicato alla creta (sabato dalle 14 alle 17 nello stand delle Terme in centro, Nda), che valorizza un’importante risorsa del territorio, che ha fatto muovere l’industria in passato – spiega Raimonda Raggi, presidente della Pro Loco castellana -. Portiamo sul tavolo le tradizioni di Castel San Pietro, come l’acqua. Così in centro ci saranno degustazioni a base di pane, che racconta Castello alla fine dell’Ottocento inizio del Novecento coi mulini che facevano capo alle acque castellane: pane con diciassette cereali, pane bianco, pane dedicato ai grani antichi, pane dedicato ai semi… Poi la biscotteria con l’uva passita di inizio Novecento, perché vogliamo sempre mettere in risalto le radici del nostro essere castellani».

Informazioni: 051/6954112 o www.cspietro.it

ste.f.

L”articolo e il programma completo su «sabato sera» del 19 aprile.

Anche quest'anno Castel San Pietro è una città Very Slow e… Very Wine
Cultura e Spettacoli 20 aprile 2018

Al Cassero si ride con «La solita truffa» di Dondarini e Dalfiume

Si ride domani sera alle 21 al teatro Cassero di Castel San Pietro con lo spettacolo «La solita truffa» di Marco Dondarini e Davide Dalfiume e con ospite Enrico Zambianchi, vincitore del festival Castello’s got talent 2017.

Il duo Dondarini-Dalfiume fa navigare il pubblico in un mare di risate, con un ritmo che conferma la tradizione delle grandi coppie comiche italiane, alternandosi nei ruoli di spalla e comico, cosa non usuale in un duo, proponendo situazioni e personaggi dei tempi di oggi, ironizzando sul costume e i comportamenti dell’uomo. Gli ospiti, poi, ben si amalgamano e interagiscono con i due attori.

Biglietto: intero 10 euro, ridotto 8. info e prenotazioni: 335/5610895.

r.c.

Nella foto: da sinistra Marco Dondarini, Enrico Zambianchi e Davide Dalfiume

Al Cassero si ride con «La solita truffa» di Dondarini e Dalfiume
Cronaca 20 aprile 2018

Restyling per la frazione di Varignana, al via i lavori per il nuovo parcheggio

L”Amministrazione comunale castellana ha deciso di mettere mano alla frazione di Varignana. Prossimo a partire, infatti, è il cantiere per la realizzazione del nuovo parcheggio da 38 posti auto adiacente il cimitero della frazione, un progetto strategico nelle corde della Giunta fin dal 2013. Dopo l’assegnazione dell’opera, da 211 mila euro (Iva esclusa), alla ditta salernitana Inverso costruzioni di Orria, la settimana scorsa è stata formalizzata la consegna del cantiere e i lavori per realizzare il parcheggio dovrebbero partire già nei prossimi giorni.

Il suo completamento è previsto entro il prossimo 8 agosto, in tempo quindi per la festa del patrono di Varignana del 10 agosto e sicuramente utile per le manifestazioni di settembre che, con centinaia di visitatori, danno avvio al Settembre castellano. Assieme ai lavori del parcheggio, verrà realizzato anche il collegamento pedonale con il cimitero stesso, mentre per il più atteso percorso che dovrebbe condurre fino al cuore del centro storico, all’altezza della chiesa di San Lorenzo, bisognerà aspettare. «Il terreno nel quale dovrà passare il collegamento pedonale è di proprietà della parrocchia, con la quale prenderemo contatto per la realizzazione dell’opera – spiega Stefano Trazzi, presidente del Consiglio comunale con delega alle Opere pubbliche e ai Progetti strategici, che aggiunge – il nuovo parcheggio è fondamentale per il più corposo progetto di riqualificazione complessiva del centro di Varignana».

Un altro tassello della riqualificazione della frazione è ad esempio quello delle ex scuole. Come anticipava la scorsa estate il sindaco castellano Fausto Tinti riguardo il vecchio immobile di piazza Nazario Sauro, in parte tuttora adibito a spazi pubblici tra cui sale per riunioni, mostre e seggio elettorale, «recuperare l’edificio avrebbe costi elevati». Da qui la scelta di vendere le ex scuole (il bando d’asta per l’alienazione è scaduto mercoledì 18 aprile) e l’idea di «acquistare la canonica di proprietà dell’Opera pia di padre Marella e trasferire lì le attività» diceva Tinti. E ancora, oltre ai lavori di Hera (leggi qui la news) già iniziati è in programma il rifacimento stradale di via Sant’Agostino, oggi bianca, con i lavori che dovrebbero svolgersi a cavallo dell’estate, prima o dopo la famosa corsa delle carriole di inizio settembre.  L’idea del Comune è quella di realizzare una pavimentazione «adatta ad un centro storico – spiega Stefano Trazzi –. Stiamo valutando un asfalto di tipo cromatico, realizzato con l’aggiunta di elementi di diverso colore per ottenere una soluzione che rimandi all’antico. Inoltre inizieremo, come già fatto nel centro del capoluogo, a regolamentare la sosta anche a Varignana, disegnando sei posteggi nella piazzetta San Lorenzo oggi formalmente priva di parcheggi, ma comunque già utilizzata per la sosta». 

In ogni caso, per la riqualificazione della frazione sui colli l’ente locale può beneficiare anche degli accordi siglati nell’ambito dell’approvazione del Psc–Rue avvenuta a dicembre 2015 con Palazzo di Varignana, gestito dalla Srl omonima che fa capo alla bolognese Crif Spa, leader nel settore dei software e dei sistemi informativi bancari e creditizi. I lavori di ampliamento dell’imponente e lussuoso centro congressi con spa e albergo quattro stelle, tra oneri e opere accessorie portano in dote anche 2 milioni di euro per il Comune, dei quali 500 mila euro di perequazione destinati proprio alla valorizzazione del borgo di Varignana.

mi.mo.

Nella foto: l”area accanto al cimitero dove sorgerà il nuovo parcheggio

Restyling per la frazione di Varignana, al via i lavori per il nuovo parcheggio
Cronaca 18 aprile 2018

Termosifoni accesi fino al 30 aprile a Castel San Pietro

Le norme prevedono che da domenica (15 aprile), nelle nostre zone, i termosifoni siano spenti. Le temperature più rigide della scorsa settimana, però, hanno convinto l’Amministrazione castellana ad emanare un’ordinanza per lo spegnimento posticipato. In sostanza si autorizza l’utilizzo degli impianti  di  riscaldamento sul territorio di Castel San Pietro fino a lunedì 30 aprile compreso. 

Come sempre in questi casi si dovrà limitare l’accensione ad una durata che non potrà superare la metà di quanto previsto in regime ordinario, ovvero non più di 7 ore al giorno.

Termosifoni accesi fino al 30 aprile a Castel San Pietro
Economia 17 aprile 2018

Cresce l'export italiano di bici, ma Maurizio Bombi di Cicli Cinzia ha dubbi sul futuro

Le biciclette italiane ripartono dall’artigianato. E’ quanto emerge dal rapporto Artibici 2018 realizzato da Confartigianato e presentato lo scorso mese a Milano all’interno di un evento dedicato alle due ruote a pedale chiamato, non a caso, The bicycle renaissance, il rinascimento della bicicletta.

Dal rapporto emerge che, con oltre un milione e settecentomila bici complete vendute, nel 2017 è l’Italia il primo Paese Ue per esportazioni davanti a Portogallo e Paesi Bassi. Un quadro positivo che però si fonda su realtà di piccole e medie dimensioni, con ben 2.062 imprese delle complessive 3.098 del settore bici.

Ben diversa è la condizione delle aziende italiane produttrici di biciclette, che nel tempo hanno chiuso i battenti o spostato la produzione all’estero per far fronte a costi inferiori e garantirsi la sopravvivenza all’interno del mercato: è il caso degli storici marchi Atala e Bianchi.

Una scelta ormai attuale che, spostandoci nella sfera locale del settore bici, l’azienda Cicli Cinzia di Osteria Grande non vuole invece nemmeno considerare, come spiega in maniera chiara Maurizio Bombi, proprietario, insieme al cugino Sergio Maccaferri, dell’azienda di famiglia di via Lombardia, che nel 2017 ha festeggiato i cinquant’anni di attività. “Siamo dell’idea che Cicli Cinzia produrrà finché potrà produrre qui, dove siamo nati – taglia corto convinto -. Il mercato dimostra che oggi un’azienda come la nostra non può sopravvivere se non abbassa il prezzo dei propri prodotti, inevitabilmente abbassando il costo della manodopera andando a produrre all’estero, oppure se non trova un’altra soluzione”.

Eppure oggi la bicicletta è un mezzo di trasporto di moda, sia come alleato della salute sia come mobilità alternativa…

“Vero, la bici è un prodotto che va. Al di là dei dati di vendita, lo dimostra ad esempio la grande attenzione nella realizzazione di nuove piste ciclabili. Ma i negozi vendono in larga parte brand americani, comunque made in China, a discapito dei marchi italiani, come noi ma anche come Torpado o Bottecchia, ormai ridotti ad una nicchia. Anche i grandi investimenti di un numero sempre più grande di città nei servizi di bike sharing dimostrano che è il tempo della bici. Servizi che, però, da un lato fanno concorrenza ai produttori e ai venditori e dall’altro sono anch’essi in mano ai colossi cinesi”.

Sempre per motivi di costi?

“Certamente. La manodopera cinese ha un costo decisamente più basso di quello di molti Paesi ed influisce sul prezzo del prodotto finito in una maniera che rasenta la concorrenza sleale (recentemente la Commissione europea ha aperto un’indagine sulla presunta concorrenza sleale delle e-bike cinesi proposte nel mercato europeo a prezzi più bassi di quelli di produzione, Ndr). Noi oggi cerchiamo di fare i cinesi in Italia, tenendo bassi i costi e marginalizzando il guadagno, ed al contempo cerchiamo una strada per far vivere la nostra azienda anziché farla semplicemente sopravvivere”.

Quali sono oggi i numeri di Cicli Cinzia?

“Siamo passati dalle oltre mille bici al giorno prodotte fino al 2005 alle 600 del 2016. L’anno scorso è terminato il nostro contratto con Decathlon, che ha optato per produrre altrove la bici a marchio B-Twin che per dieci anni abbiamo realizzato noi. Oggi quella bici è fatta in Portogallo, dove i costi di produzione sono di molto inferiori anche se si tratta sempre di un Paese europeo. E’ la globalizzazione che porta le aziende ad andare a produrre dove gli costa meno. Oggi Cicli Cinzia produce 230 biciclette finite al giorno e conta appena una trentina di dipendenti, mentre negli anni d’oro sono stati oltre cento. E purtroppo il futuro davanti a noi appare ancora più difficile; dal prossimo anno dovremo scendere ancora di personale. Un peccato, perché non ci manca la capacità ma soffriamo per i costi”.

L”intervista completa a Maurizio Bombi, che delinea il futuro ed anche qulche idea per la salvezza dell”azienda Cicli Cinzia, è su “sabato sera” del 12 aprile.

mi.mo.

Nelle foto: bici Cicli Cinzia e i titolari dell”azienda Maurizio Bombi e Sergio Maccaferri

Cresce l'export italiano di bici, ma Maurizio Bombi di Cicli Cinzia ha dubbi sul futuro
Cronaca 17 aprile 2018

Cercano di rubare capi di abbigliamento Decathlon da un tir, scoperti e arrestati

Si sono intrufolati nel rimorchio di un tir parcheggiato in un’area industriale di Castel San Pietro per rubare ma sono stati scoperti e arrestati. Si tratta di due uomini di origine serba di 32 e 42 anni, che risultano alloggiati presso un b&b di Medicina.

La vicenda è avvenuta qualche sera fa. A dare l”allarme alla centrale operativa del 112 è stato l”autista del camion. L”uomo ha sentito dei rumori provenire dal rimorchio, inizialmente ha pensato si trattasse di un animale, poi ha capito che erano due uomini e ha chiamato i carabinieri. I militari, giunti sul posto, hanno scoperto i ladruncoli ancora impegnati nella scelta del materiale da prendere tra le scatole contenute nel carico, ovvero dei capi di abbigliamento destinati alla nota azienda di articoli sportivi Decathlon che ha un deposito di logistica e stoccaggio a Castello.

I due sono stati arrestati per tentato furto aggravato in concorso. Ieri si è svolto il processo per direttissima presso il Tribunale di Bologna, i due sono stati condannati ma hanno beneficiato della sospensione condizionale della pena. (r.c.)

Foto d”archivio

Cercano di rubare capi di abbigliamento Decathlon da un tir, scoperti e arrestati

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