Medicina

Cronaca 4 Aprile 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Libertà, che me faccio?

Sabato 4 aprile, Medicina «zona rossa». Ci hanno liberato, la notizia era nell’aria da giorni. Medicina non è più zona rossa, hanno tolto i posti di blocco dalle strade. Cosa cambia per me? Poco o nulla. Per altri, invece, il discorso è diverso, chi ha aziende o negozi fuori dal paese può tornare al lavoro (se le aziende o i negozi sono aperti). È rischioso? Certo, però si deve guardare avanti, e bisogna portare a casa uno stipendio. Mia moglie forse dovrà andare a Imola tutti i giorni, sono preoccupato per lei? Non più di tanto, sto aspettando con ansia il momento in cui rientrerà a casa, lunedì sera, per vendicarmi. Sto studiando con i bambini un percorso di sterilizzazione che prevede varie fasi della durata complessiva di almeno due ore, che terminerà con dieci minuti di corda e cinquanta flessioni, così da espellere le ultime tossine tramite sudore.

Cosa ricorderò di questo periodo? Le chat infinite, gran parte delle quali scadute di tono giorno dopo giorno, fino a rasentare volgarità inenarrabili. Il silenzio del centro storico e quell’uccellino che canta tutte le mattine non appena spunta il sole, non mi ero mai accorto di lui, mi mancherà quando il traffico ricomincerà a scorrere. Tutta la filmografia di Adam Sandler, alla quale sono stato costretto da mio figlio. L’attività fisica, non ne avevo mai fatta così tanta. Qualche sprazzo di umanità. Il brindisi con il mio sindaco, da finestra a finestra, quando il traguardo era ancora molto lontano (lo è ancora, per la verità). Mi restano anche un taglio di capelli inguardabile e delle piante grasse in sofferenza. Mi mancheranno quelli che ci hanno lasciato, ai quali dedico questo diario. Mi mancherete anche voi che avete letto, condiviso e commentato. Ora mi fermo. Ma forse torno, se succede qualcosa. That’s all folks. (Corrado Peli)

Scatto da Medicina

Medicina «zona rossa» contro il virus –  Libertà, che me faccio?
Cronaca 3 Aprile 2020

Coronavirus, stop alla «zona rossa» a Medicina capoluogo e Ganzanigo. Controlli però maggiori come a Piacenza e Rimini

Medicina capoluogo e la frazione di Ganzanigo non sono più «zona rossa», provvedimento preso lo scorso 16 marzo dalla Regione per cercare di arginare il focolaio di Coronavirus. A comunicarlo ufficialmente, dopo il video di ieri del presidente della Regione Bonaccini, l’ordinanza del Ministero della Salute. L’area sarà quindi equiparata alle province di Rimini e Piacenza e le restrizioni rimarranno in vigore in questa zona da domani, sabato 4 aprile, fino al prossimo 13 aprile. 

Resta confermato il divieto a tutte le persone di spostarsi con mezzi pubblici o privati in un comune diverso rispetto a quello in cui si trovano. Uniche eccezioni sono le comprovate esigenze lavorative, l’assoluta urgenza ed i motivi di salute. Saranno aperti farmacie e parafarmacie, negozi di generi alimentari, forni, ferramenta, lavanderie, rivenditori di mangimi animali, edicole, distributori di carburante, ottici e tabaccherie. Sarà consentita la vendita di prodotti di qualsiasi genere con la consegna al domicilio del cliente, anche tramite corriere; le attività agricole, di allevamento e di pesca, agroalimentari e relative filiere; le attività di produzione di beni alimentari; gli interventi urgenti degli artigiani (idraulici, elettricisti, meccanici, elettrauti, gommisti ecc.); bar, ristoranti, pizzerie, gelaterie, piadinerie, chioschi, kebab ecc. esclusivamente a domicilio ed, infine, tutti i codici ateco dell’allegato 1 del Dpcm del 22 marzo e le relative filiere presenti sul territorio previo comunicazione al Prefetto disponibile da domani.
 
Verrà mantenuto il servizio Bancomat e Postamat. E’ consentito inoltre alle banche di aprire i propri uffici al pubblico su appuntamento per servizi indifferibili e di comprovata necessità. Aperti anche gli uffici postali nelle mattine di martedì, giovedì e sabato. Riprende anche il servizio postale di portalettere. Studi professionali, patronati, associazioni di categoria e sindacati sono chiusi al pubblico: per garantire servizi indifferibili e di comprovata necessità è consentita l’apertura su appuntamento. Chiuse tutte le strutture ricettive. (da.be.)

Coronavirus, stop alla «zona rossa» a Medicina capoluogo e Ganzanigo. Controlli però maggiori come a Piacenza e Rimini
Cronaca 3 Aprile 2020

Coronavirus, in Emilia-Romagna prorogate al 13 aprile tutte le misure ulteriormente restrittive

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, d’intesa col presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ha firmato una nuova ordinanza che proroga fino al prossimo 13 aprile tutte le misure ulteriormente restrittive rispetto a quelle valide per l’intero territorio nazionale adottate fino ad ora nella nostra regione per contenere la diffusione del Coronavirus.

In particolare, vengono confermate le disposizioni che consentono solo l’attività di consegna a domicilio di cibo e pasti preparati, col fermo di quella da asporto, compresi i take-away. Negli esercizi polifunzionali possono proseguire solo le attività consentite (ad esempio giornali e tabacchi) ma non quelle di bar e ristorazione; così come sono consentite quelle di servizi alla casa (idraulici, elettricisti, etc.) e ai veicoli (gommisti, elettrauto, meccanici, carro attrezzi). Per quanto riguarda le strutture ricettive e gli alberghi, sono sospese le attività di accoglienza a fini turistici, mentre possono proseguire le attività collegate alla gestione dell’emergenza (ad esempio, pernottamento di medici e infermieri) con attività di ristorazione consentita solo per gli ospiti che vi soggiornano.

Invariate le disposizioni per supermercati, medie e grandi strutture di vendita con aperture, nei prefestivi, consentite solo a farmacie, parafarmacie, edicole, tabacchi e punti vendita generi alimentari, prodotti per l’igiene personale e la pulizia della casa e articoli di cartoleria. Sospese nei festivi, ad esclusione di farmacie e parafarmacie, tutte le attività di commercio al dettaglio e all’ingrosso, comprese le attività di vendita di prodotti alimentari, sia nell’ambito degli esercizi di vicinato che delle medie e grandi strutture di vendita, anche quelli ricompr

Nella foto: il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini

Coronavirus, in Emilia-Romagna prorogate al 13 aprile tutte le misure ulteriormente restrittive
Cronaca 3 Aprile 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Sapore di mare

Venerdì 3 aprile, Medicina «zona rossa». Come sta la vostra mascherina? Siete tra i fortunati che hanno potuta sostituirla? O tra quelli che la lavano? Ve lo domando perché la mia fa lo stesso odore che sale dalla darsena di Marina di Ravenna quando ci sono 40 gradi e si è verificata una moria di pesci. Eppure, sarò uscito una decina di volte, poco più, e ancora non sputacchio, ho tutti i denti. Chissà… 

Ho fatto due passi sotto ai portici, i vari cartelli che annunciano la chiusura per Coronavirus si stanno lacerando, comincia ad essere tanto il tempo trascorso in questa situazione. È stato caldo, poi freddo, è tornato il caldo e c’è stata un’altra ondata di gelo. È piovuto ed è caduto pure qualche timido fiocco di neve. È passato anche l’1 aprile, appena una manciata di scherzi, c’è ormai poca voglia di ridere. Girava questa foto con Conte che annunciava: siete liberi! «L’uomo che non stava in casa» l’ha guardata e ha sorriso: dovevi ordinarmi il contrario, se volevi farmi uno scherzo. Ma ormai, anche «L’uomo che non stava in casa» ha perso verve. 

Mi resta poco da scrivere ormai, non succede più nulla, è un letargo nel letargo. Ho chiesto ad amici e conoscenti di combinare qualcosa, così da darmi spunti, ma nulla. Soltanto un gruppo di amici ha tentato di farsi arrestare organizzando una partita a calcetto nel giardino di casa, con tanto di casacche e arbitro. I carabinieri sono andati e li hanno sciolti per assembramento. Per il resto è routine. (Corrado Peli)

Scatto da Medicina

Medicina «zona rossa» contro il virus – Sapore di mare
Cronaca 3 Aprile 2020

«Un salto in edicola» per conoscere «Il Graffio», in piena «zona rossa» a Medicina

Non lontano dal centro di Medicina, esiste un quartiere residenziale di relativa recente costruzione denominato Corte Argentesi, grazie alla particolare forma della piazzetta e alla via principale dell’agglomerato urbano, via Orlando Argentesi, che fu il primo sindaco democraticamente eletto a Medicina. L’edicola «Il graffio», gestita da Linda Pirazzini, è una delle attività che animano e offrono servizi agli abitanti del quartiere. Linda e il marito sono stati per lungo tempo gestori del pub ristorante «I 3 bicchieri» a Medicina, poi nel 2015 hanno deciso di cambiare vita e di dedicarsi all’edicola, che era stata acquistata già nel 2007 e data in gestione. «Non tornerei indietro – racconta Linda -, il lavoro in edicola è stancante perché si devono fare tante ore, ma comunque lo preferisco e poi è anche più compatibile con la nostra età, fare le 3 di notte tutte le sere non faceva più per noi».

Che cosa offre l’edicola ai suoi clienti?
«Bisogna tenere presente che abbiamo una clientela per lo più formata da anziani e giovani coppie con bambini, gli abitanti di Corte Argentesi. Non siamo un’edicola “di passaggio”, quindi, oltre ai quotidiani e ai giornali, abbiamo implementato la gamma dei servizi con il Punto Sisal, dove i clienti possono pagare le bollette, i bolli dell’auto, gli abbonamenti e tanto altro. Inoltre, prenotiamo i libri che ci vengono richiesti e, grazie a un fornitore, ogni mese predisponiamo un cestone con libri a pochi euro. Il guadagno è molto limitato, ma è una cosa che i clienti apprezzano molto. Infine, cosa di cui vado fiera, siamo un Bologna Point, cioè siamo autorizzati a vendere il merchandising ufficiale del Bologna Football Club: berrette, zainetti, palloni, cappellini. Ci tengo a sottolineare che non teniamo nessun tipo di Gratta e vinci o altro che induca a giocare o scommettere». (mo.or.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 2 aprile

«Un salto in edicola» per conoscere «Il Graffio», in piena «zona rossa» a Medicina
Cronaca 3 Aprile 2020

Un arcobaleno sopra il suo paese, l’immagine e l’augurio dell’artista medicinese Enrico Montalbani (3Ko)

Si chiama Enrico Montalbani, ha 45 anni e il suo lavoro è il teatro, ma la passione è il disegno. È sua l’immagine che accompagna la sottoscrizione #sostengoMedicina lanciata dal Comune per dare una mano a chi, da giorni, sta continuando a garantire i servizi essenziali, cibo e medicinali per gli anziani, chi è solo o in quarantena.

Meglio conosciuto come 3Ko (Triko) si definisce «un medicinese che abita a Bologna per questioni familiari e lavorative (collabora con La Baracca) ma ho ancora gli amici in paese, la banca è lì, conduco un laboratorio teatrale ogni lunedì per Medicina teatro». Quando ha saputo della sottoscrizione si è subito reso disponibile per dare una mano. «Io ho sempre abitato in via Sillaro quindi ho negli occhi quel profilo di Medicina, forse è un disegno po’ banale ma immediato, poi ho aggiunto l’arcobaleno perché ho una figlia di 6 anni, e speriamo che tutto finisca presto, ma dire che #andràtuttobene quando un mio amico ha perso suo padre e un altro è in ospedale era troppo difficile. Le immagini sono il mio mondo, ombre, luci, colori, poi le parole vengono da sole anche quando scrivo un testo per il teatro o per i fumetti».

Regista, attore, drammaturgo, scenografo, illustratore, disegna anche le locandine per il teatro. «In generale racconto storie, ma in teatro poi fai di tutto, diciamo che so fare male tante cose, che di questi tempi è quasi meglio…» conclude con una punta di ironia. (l.a.)

Per informazioni su come donare cliccate qui.

Nella foto: il disegno che accompagna la sottoscrizione #sostengoMedicina

Un arcobaleno sopra il suo paese, l’immagine e l’augurio dell’artista medicinese Enrico Montalbani (3Ko)
Cronaca 2 Aprile 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Segni di cedimento

Giovedì 2 aprile, Medicina «zona rossa». Ho fatto un sogno, partecipavo a un video aperitivo con Borrelli, Conte, Venturi e Speranza. Però Conte era Antonio, il mister dell’Inter, è già quello doveva suonarmi strano. Ma la cosa peggiore era che, ad un certo punto, loro quattro si passavano la bottiglia di vino da uno schermo all’altro. Erano assieme, era tutta una farsa, ci prendevano per il culo. Come lo sbarco sulla luna. Tutta una messa in scena per fare i loro comodi. Mi sono svegliato con il cuore in gola e il pigiama impregnato di sudore. Il cuore si è rimesso a posto e il pigiama l’ho steso sul termosifone, l’aveva messo nuovo appena ieri…

Poi arriva la notizia tanto attesa: l’ora d’aria con i figli. Mi affaccio sulla strada, un padre e una bambina camminano a passo svelto sotto il portico, la piccola ha la pelle color polpa di kiwi. Si fermano dietro una colonna, la testa dell’uomo fa capolino, controlla. Improvvisamente la coppia spunta da dietro una macchina, attraversano la strada con il passo del leopardo, strisciando furtivi verso casa. Chiudo la finestra, non tira una bella aria. Decido comunque di fare due passi, è freddo ma c’è un bel sole, sono le due del pomeriggio. Con mio figlio (la mascherina lo copre dalla gola fino all’attaccatura dei capelli) arriviamo al campo da basket di via Oberdan, cinquanta metri da casa. Ci sediamo sul marciapiede. Mio figlio comincia a correre nel campetto calciando il frutto secco caduto da un albero. Lo fermo, non si mai. Restiamo lì ancora un po’.

Non passa nessuno, un silenzio da cimitero, però sento finestre aprirsi e chiudersi, mi sento osservato. I giardini pubblici vuoti, la baracchina chiusa, quel campo da pallacanestro senza nemmeno un ragazzo a tentare una schiacciata. Poi lì dietro c’è la scuola elementare di mio figlio. Ad un certo punto mi accorgo che lui sta proprio guardando in quella direzione. Guarda l’edificio delle scuole elementari Vannini con occhio languido. Che bello. «Piccolo mio, ti manca la scuola, vero?» «No papà, torniamo alla base». (Corrado Peli)

Nelle foto: da sinistra la scuola elementare Vannini di Medicina, a destra via Oberdan

Medicina «zona rossa» contro il virus – Segni di cedimento
Cronaca 1 Aprile 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – L’esperimento

Mercoledì 1 aprile, Medicina «zona rossa». Mi sono sempre chiesto perché eri soprannominato “Lu Pesce”, ma non te l’ho mai domandato. Eri veramente un pezzo di Medicina, presente ovunque, volontario in tutte le iniziative. 53 anni sono troppo pochi. Ciao Aurelio.

Tornando a noi, sabato scorso era una bella giornata, i fornai aperti e la pescheria pure. Abito nella via centrale di Medicina, quasi davanti al municipio. Così ho deciso, poco prima di mezzogiorno, di affacciarmi per dieci minuti alla finestra e annotare qualsiasi cosa accadesse nella strada e nei palazzi attorno, ho riportato ogni evento in preciso ordine cronologico.

1 – Passa una Jeep dei carabinieri. 

2 – Una donna cammina lenta sotto il portico, al guinzaglio ha un piccolo cane (è un cane?). 

3 – Passa la macchina della polizia municipale.

4 – L’assessore Donatella Gherardi appende uno dei disegni dei bambini (arcobaleno) alla finestra del suo ufficio.

5 – Passa un’altra macchina dei carabinieri.

6 – Un elicottero della polizia volteggia basso sui tetti del centro storico. Che vuole?

7 – Lento, con placida sicumera, pedala «L’uomo che non stava in casa», ha una baguette nel cestello, alza la testa verso l’elicottero, si gira, mi guarda e sorride. 

8 – La donna con il cane (non è un cane, è un gatto, o forse un grosso ratto) torna indietro.

9 – Un uomo tenta di acquistare un pacchetto di sigarette alla macchinetta. Gli va male. Stringe i pugni, la vorrebbe colpire, ma si trattiene.

10 – Il professor Caprara, impeccabile in una giacca di tweed color oliva, si affaccia al balcone mentre sorseggia un Martini. Mi saluta, contraccambio.

11 – Ancora la donna con il guinzaglio, quella cosa che cammina assieme a lei ha la lingua a penzoloni.

12 – Si affaccia Adriano, il mio vicino, brindiamo a vino e birra.

13 – Da una finestra di via Libertà un ragazzo sbraita qualcosa contro la sua ex moglie e si rifugia in casa.

14 – Un fuoristrada della Guardia di finanza rallenta all’altezza del fornaio, controlla che la fila sia ordinata e distanziata.

15 – Dietro al fuoristrada c’è lui, ancora «L’uomo che non stava in casa», mi guarda: «vado in pescheria, ti faccio tenere qualcosa da parte?» Sorride. 

16 – Assisto a una scena singolare, il vicario dell’istituto comprensivo di Medicina, persona degna di stima, viene fermato per un controllo. Mentre un carabiniere verifica l’orario sullo scontrino della spesa, l’altro palpeggia il taglio di vitello dentro la busta della spesa. Vorrei intervenire dicendo che è una persona per bene, ma preferisco guardare e farmi due risate.

17 – Nel mentre, con un ghigno beffardo, ripassa «L’uomo che non stava in casa», ha un branzino che spunta dal cestello della bicicletta. Mi guarda: «vado in farmacia».

Un sabato mattina come un altro, nella zona rossa di Medicina. (Corrado Peli)

Nella foto: i tetti di Medicina

Medicina «zona rossa» contro il virus – L’esperimento
Cronaca 31 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Guardiamoci attorno

Martedì 31 marzo, Medicina «zona rossa». Mentre arrivano notizie incoraggianti sul fronte della malattia, ne arrivano di meno buone su quello economico. Ci sono famiglie in difficoltà e non potrebbe essere altrimenti. Accanto alla possibilità di aiutare tramite i canali ufficiali: Comune, Asp, Caritas… si muove sottotraccia una solidarietà della porta accanto. Perché non tutti sanno dove chiedere e non tutti hanno il coraggio di chiedere. Grazie alla segnalazione di una vicina di casa ho potuto lasciare qualcosa davanti alla porta di una di queste famiglie. I social network servono anche a questo, mi verrebbe da dire: soprattutto a questo. Non c’è da vergognarsi a chiedere una mano e ci sono tanti modi per donare.

Detto ciò, ultimamente non è che capitino grandi cose tra il mio tinello e il salotto. Ieri sera ho scambiato due chiacchiere con Carmine, detto Trip. Trip vive cento metri fuori dalla linea rossa, dal 10 marzo è chiuso in casa da solo. I genitori sono dentro la linea rossa, Silvia, la sua compagna, è ad Alfonsine con la famiglia. Suo fratello vive a Castel San Pietro. Venti giorni in casa da solo sono tanti da sopportare, alla faccia di Whatsapp, Meet e altre storie. Oltretutto, noi dentro la cupola siamo autosufficienti: fornai, pescheria, Conad, Coop, discount… fuori dalla cupola non resta molto, qualche negozio di ottima qualità ma non supermercati. E che si fa allora? Si va a Budrio? Si può andare fuori Comune per fare la spesa? A questo punto meglio la zona rossa di quella rosa, o Bordò, come la chiama Eugenio sul suo diario. Nel frattempo ho smesso di travasare le piante grasse perché ho notato segni di cedimento. La mia scrivania ha ricominciato a riempirsi di carta e polvere e mio padre continua ad andare in edicola, lui la sua parte la fa per tenere in piedi l’economia. (Corrado Peli)

Per aiutare il Comune di Medicina 
IBAN: IT20C0760102400000000298406 ?per bonifici dall’estero, codice Swift: BPPIITRRXXX?CAUSALE: Comune di Medicina Emergenza COVID19

Medicina «zona rossa» contro il virus – Guardiamoci attorno
Cronaca 30 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – La spesa, parte seconda

Lunedì 30 marzo, Medicina «zona rossa». Il sindaco ha concesso la riapertura delle edicole. Mio padre si è catapultato e ha comprato dieci giorni di arretrati di Repubblica. Oggi sono tornato a fare la spesa, l’ultima volta si poteva entrare in 25 alla volta, oggi in 15, c’era un po’ di fila. Una volta dentro, dall’altoparlante una voce molto dolce ha cominciato a ripetere: fate presto, non riempite le buste alla cassa, fatelo fuori dal supermercato. Fate presto, non riempite le buste alla cassa, fatelo fuori dal supermercato. Appena sostavo qualche secondo di troppo davanti a un prodotto venivo ammonito con lo sguardo. Fate presto, non riempite le buste alla cassa, fatelo fuori dal supermercato. Al terzo passaggio nello stesso corridoio un addetto mi ha fulminato. «Bisogna cercare di velocizzare», ha detto. Io l’ho guardato, ero un po’ smarrito: «cerco la farina numero 2». Lui ha sorriso. «Ti comprendo amico», ha detto, «chi cazzo la compra la farina 2?»

Fate presto, non riempite le buste alla cassa, fatelo fuori dal supermercato. Ho buttato l’occhio all’esterno, c’era una fila lunghissima, mi sono salite ansia e senso di colpa. Ho cominciato a frullare come una trottola: pasta, carne, birre, verdure, biscotti. Avanti e indietro. Ad un certo punto mi sono anche tolto la mascherina, come Pantani si toglieva il cappellino prima di scattare in salita. Ma la sudorazione saliva, e non era per la fatica, era perché non avevo ancora affrontato il mio grande avversario: lo scaffale dei prodotti per la casa. Mezz’ora più tardi lo stesso inserviente mi ha scovato fermo immobile davanti a un plotone di candeggine/sgrassatori/ammorbidenti e ammennicoli vari. «Problemi?». Io ero nella stessa posizione del Cristo che domina Rio de Janeiro, con in mano un foglio lungo quanto un rotolo di carta igienica. «Cif, ciof, amuchina, sciantecler, candeggi, sgrassa pure, superfici, bagni, sterilizza, uccide…» Poi non ricordo più nulla.

Mi sono ritrovato fuori dal supermercato, steso per terra, a prendere aria. L’inserviente aveva legato una bistecca surgelata a un manico di scopa e con quella mi colpiva sul volto, per risvegliarmi tenendosi a distanza di sicurezza. «Che è successo?» ho domandato. «È andato in tilt», ha risposto l’infermiere, «ha cominciato a rimbalzare avanti e indietro tra scansie, sembrava un robot aspirapolvere incastrato sotto a un tavolo». «E dopo?» «Le abbiamo preso il telefono e chiamato casa. Sua moglie voleva il Cif sgrassatore, era molto semplice. Ad ogni modo abbiamo completato la spesa, è già nel baule della sua automobile». «Grazie gentilissimi, allora rientro a casa». «Ci sarebbe da pagare». «Ah sì. Quanto?». «Sono solo 930 euro». (Corrado Peli)

Nella foto: un cartello appeso fuori da un negozio a Medicina

Medicina «zona rossa» contro il virus – La spesa, parte seconda

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