Cultura e Spettacoli

Cultura e Spettacoli 6 Dicembre 2019

Nel fine settimana la mostra benefica «L'arte per l'arte» al convento dell'Osservanza, in esposizione quadri e ceramiche

Due giorni all”insegna dell”arte all”ex convento dell”Osservanza di Imola. Domani 7 e domenica 8 dicembre, nella sala Gardi, si terrà infatti la mostra benefica «L’arte per l’arte», organizzata dal comitato RestaurOsservanza, nato un paio di anni fa per raccogliere fondi destinati al recupero del complesso conventuale. L”iniziativa prende le mosse da alcune donazioni: una cinquantina di acquerelli dell”artista Luciana Pifferi, alcuni con cornice, alcuni senza, donati dai due figli; una quarantina di quadri di varia fattura e tecnica donati dalle figlie di Gianfranco Gaddoni e una trentina di ceramiche artistiche faentine dipinte a mano arrivate dai fratelli Maiorana di Faenza.

Inoltre, si aggiungerà alle opere in esposizione anche un quadro del pittore imolese Tonino Dal Re che ha per soggetto uno dei temi preferiti dall”artista, i ciclisti. Anche in questo caso la donazione proviene dai figli. La mostra è aperta nella giornata di sabato dalle 10 alle 19.30 e domenica dalle 10 alle 21.30, con la possibilità pertanto di visitarla anche per i fedeli che parteciperanno alla messa festiva delle 20 nella chiesa dell”Osservanza. Per i visitatori ci sarà a disposizione un angolo dolcezza con tè, tisane e cioccolata in tazza. 

Oltre che ammirare le opere, infine, sarà possibile acquisirle con una donazione, ovviamente destinata ai restauri. Solo per il quadro di Tonino Dal Re, tuttavia, si farà un”asta con queste modalità: le offerte saranno presentate in busta chiusa e l”opera, scrive in una nota il comitato RestaurOsservanza, «sarà aggiudicata a chi mostrerà la maggiore sensibilità rispetto al sostenere le spese necessarie a ripristinare il convento». (r.c.)

Nella foto uno scorcio del primo chiostro dell”Osservanza, inaugurato a maggio dopo i restauri

Nel fine settimana la mostra benefica «L'arte per l'arte» al convento dell'Osservanza, in esposizione quadri e ceramiche
Cultura e Spettacoli 4 Dicembre 2019

Al via con l'anteprima del 7 dicembre l'edizione numero 44 della rassegna Filodrammatiche Cars

Con l’anteprima prevista per sabato 7 dicembre al teatro Ebe Stignani di Imola, parte la 44ª edizione della rassegna Filodrammatiche Cars. Teatro dialettale, e non solo, nella nuova edizione, che dal 25 gennaio 2020 proporrà cinque appuntamenti in programma al teatro Osservanza ed uno, quello previsto per il 28 marzo, dal titolo «La staso’ dal steli», che sarà messo in scena all’Ebe Stignani dalla compagnia «Casola Canina» che nel 2020 festeggia i 100 anni di attività. «Ripartiamo come sempre pieni di entusiasmo – spiega il presidente della Cars Raffaele Benni -, 44 anni possono anche non sembrare tanti, ma in realtà lo sono, e noi siamo molto felici di aver raggiunto un’età così importante. Quella del teatro dialettale sta diventando una realtà sempre più complicata, per mancanza di un ricambio generazionale e perché il dialetto, purtroppo, sta diventando una lingua morta, sempre meno utilizzata. Una volta gli anziani ci rimproveravano se lo utilizzavamo a sproposito, ad esempio a scuola, oggi invece è il contrario: per preservarlo c’è bisogno di qualcuno che lo insegni, come capita ad esempio all’Università Aperta. Comunque grazie alla grande passione e all’impegno delle varie compagnie filodrammatiche della zona siamo orgogliosi di presentare nuovamente un cartellone davvero importante, che siamo certi farà divertire moltissimo il nostro affezionato pubblico».

La prima serata, quella del 7 dicembre, rappresenta invece un appuntamento particolare. «Sarà una serata con l’incasso che andrà in beneficenza – spiega il tenore imolese Cesare Gollini, che ne sarà uno dei protagonisti-: offriremo uno spettacolo musicale, teatrale e di lettura di poesie. Per quanto riguarda la parte musicale, quella in particolare di mia competenza, avremo diversi cantanti di grande spessore, talenti che si esibiscono abitualmente nei più importanti teatri italiani, e un direttore d’orchestra, Lorenzo Bizzarri, che ha già lavorato all’arena di Verona. Un giovane di grande futuro che risponde sempre presente alla nostra chiamata, anche senza compensi in ballo, perché ne comprende appieno il valore. Sono certo che sarà una gran bella serata». 

Per la serata del 7 dicembre ingresso a offerta libera con prenotazione obbligatoria presso l’agenzia viaggi Santerno in via Galeati 5 (tel.0542/33200) o presso la cooperativa Nuova Terra (tel. 0542/41870). Per le altre serate ingresso 8 euro, prevendita all’agenzia Santerno. (r.c.)

Il programma della rassegna è su «sabato sera» del 28 novembre

Nella foto un momento della presentazione della rassegna

Al via con l'anteprima del 7 dicembre l'edizione numero 44 della rassegna Filodrammatiche Cars
Cultura e Spettacoli 4 Dicembre 2019

La storia di Lauro Marchetti, il curatore di origini imolesi del «Giardino di Ninfa», in provincia di Latina

C’è un luogo, in provincia di Latina, dove la storia e la fiaba, la natura e la magia si intrecciano fino a fondersi in un’armonia fuori dal tempo. E’ il «Giardino di Ninfa», uno dei parchi più belli e affascinanti d’Europa, al quale l’associazione imolese «Nel giardino, nella natura», dedica la conferenza prevista per domani giovedì 5 dicembre, alle 18, nella sala Bcc di via Emilia 212 a Imola. Il luogo ha antiche e nobili origini; è stato infatti per secoli e secoli proprietà della famiglia Caetani, che tra i suoi membri più noti annovera quel papa Bonifacio VIII, al secolo appunto Benedetto Caetani, al quale Dante, nella Divina Commedia, predisse la futura dannazione.

A saper di fiaba e di magia, tuttavia, non è solo il luogo. Basta infatti ascoltare la storia di Lauro Marchetti, il direttore e curatore del giardino, per scoprire una vicenda davvero unica, oltre che legata a filo doppio a Imola e alla Romagna. Imolesi erano infatti i genitori di Marchetti, Sante e Domenica Dall’Osso, il primo nato a Ca’ Miseria, a Ponticelli, la seconda della famiglia Dall’Osso, che veniva da Fontanelice e dal podere La Tardanza, nella zona del cimitero. Di queste origini Marchetti è fiero e, benchè la sua vita sia trascors ainteramente nel Lazio, lui rivela di sentirsi «Ibrido di nascita, ma completamente romagnolo. Conosco il dialetto e il mio accento, a 70 anni, è ancora lo stesso. Ho passato a Miseria, dove stavano i miei, tutte le estati della mia infanzia e le vacanze da scuola, ma ho frequentato soprattutto Fontanelice e la Tardanza, il fiume Santerno, il ponte di Gaggio. Ricordo i nonni, gli animali, i primia mori giovanili».

La residenza ufficiale, però, era in provincia di Latina e come la famiglia sia finita a vivere così lontana dal luogo d’origine è lo stesso Marchetti a raccontarlo: «Il duca Caetani chiese consiglio al conte imolese Pasolini Dall’Onda perchè aveva bisogno di una “persona onesta” per amministrare la sua tenuta agricola. Mio padre era un sindacalista, che curava gli interessi degli operai facendo il mediatore tra datori di lavoro e lavoratori. Era partito poverissimo a raccogliere sassi con il padre birocciaio, ma poi aveva acquisito grandi capacità amministrative, contabili e di dialogo. Era una persona rispettata da tutti, operai e imprenditori. Pasolini Dall’Onda fece il suo nome ai Caetani e il mio mondo cambiò completamente». (mi.ta.)

La storia completa è su «sabato sera» del 28 novembre

La storia di Lauro Marchetti, il curatore di origini imolesi del «Giardino di Ninfa», in provincia di Latina
Cultura e Spettacoli 1 Dicembre 2019

Intervista a Leo Gullotta: “L'Emilia Romagna è differente, per la vostra storia di lotte per il lavoro e rispetto degli altri, e si mangia benissimo'

Tre domande a Leo Gullotta, sul palco del Teatro Ebe Stignani di Imola con “Pensaci, Giacomino” di Luigi Pirandello fino a domani. Un”intervista nella quale per prima cosa gli abbiamo chiesto come mai ha deciso di scegliere questo testo. “Il fatto che cento anni fa aveva intuito il disfacimento di questa società. C”è la situazione femminile, la scuola, l”ipocrisia, gli anziani…”.

Poi qual è il segreto della longevità e dell”attualità di molti autori del passato. “Hanno saputo raccontare l”animo umano nelle sue controversie e in maniera straordinaria. Sapevano scrivere”.

Ma soprattutto come si è trovato a Imola? “In Emilia Romagna è sempre un piacere, questa regione è differente, per la storia vostra, il concetto di lotte per il lavoro, il rispetto degli altri, la dignità, il piacere di dialogare con le persone, e poi si mangia benissimo …”.

DI SEGUITO L”INTERVISTA A LEO GULLOTTA – IMMAGINI E SERVIZIO A CURA DI LUCA BALDUZZI

Intervista a Leo Gullotta: “L'Emilia Romagna è differente, per la vostra storia di lotte per il lavoro e rispetto degli altri, e si mangia benissimo'
Cultura e Spettacoli 30 Novembre 2019

Al Cassero per l'Erf l'attrice Vanessa Gravina e il pianista Stefano Giavazzi in «Enoch Arden»

Il melologo «Enoch Arden», su testo di Lord Alfred Tennyson e musiche di Richard Strauss, sarà al centro del secondo appuntamento di Erf@CasseroMusica che stasera, sabato 30 novembre alle 21, vedrà sul palco del teatro Cassero di Castel San Pietro l’attrice Vanessa Gravina quale voce recitante e Stefano Giavazzi al pianoforte. Pubblicato nel 1864, «Enoch Arden» è un poema narrativo scritto da Lord Alfred Tennyson, impressionato dalla legge per cui una persona, se scomparsa per un certo numero di anni, può essere dichiarata defunta.

La storia si apre con tre fanciulli, Enoch, Philipp ed Annie, che giocano insieme sulla spiaggia tra i relitti portati dal mare. Divenuti adolescenti, sia Enoch che Philipp s’innamorano di Annie, ma Annie preferisce Enoch a Philipp e ne accetta la proposta di matrimonio. Un giorno, però, Enoch s’imbarca per un lungo viaggio per mare, senza sapere quale sarà il suo destino. «Da questa incertezza, da questo mare e da questa attesa, nacque una bellissima storia che acquisì da subito uno schietto sapore di leggenda – si legge nelle note stampa allo spettacolo -. Sullo sfondo rimane sempre il mare, dal muggito inquietante e ossessivo, lo stesso mare dei relitti e del viaggio, che incarna la natura insondabile e ineluttabile del destino. Il poema di Lord Alfred Tennyson impressionò a sua volta la fantasia di Richard Strauss, che ne fece un melologo sofisticatissimo, in cui la musica accompagna e comment al’intera vicenda.

«Enoch Arden», consegnato ora alla storia sottoforma di musica e non soltanto di poesia, trovò forse proprio nel melologo il maggior merito della propria fama; venne interpretato da artisti quali Glenn Gould e Claude Rains e ora, da un’impressione all’altra, rivivrà nell’interpretazione di Vanessa Gravina e di Stefano Giavazzi». Vanessa Gravina ha lavorato sia al cinema che in televisione, partecipando a serie tv quali «La Piovra», «Incantesimo» e «CentoVetrine». Può vantare anche una vasta esperienza di alto livello nel teatro, dove ha recitato con registi come Giorgio Strehler e Liliana Cavani, interpretando celebri pièces di Ibsen e Pirandello. Negli ultimi anni ha partecipato a «La signorina Giulia» di August Strindberg sotto la regia di Armando Pugliese, «Vestire gli ignudi» di Luigi Pirandello per la regia di Walter Manfrè e «La bisbetica domata» di William Shakespeare.

A occuparsi della parte musicale sarà invece l’illustre pianista Stefano Giavazzi, professionista di chiara fama, che può vantare collaborazioni con alcune delle migliori orchestre. Ha ottenuto numerosi premi in concorsi pianistici. Tra i tanti spiccano il primo premio al Concorso Porrino di Cagliari, il 1° premio al Concorso Internazionale Dasinamov, il secondo premio al Concorso Rendano di Roma, il terzo premioa l Concorso Internazionale AMA Calabria e il terzo premio al Concorso Martha del Vecchio di Genova. (r.c.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 28 novembre

Al Cassero per l'Erf l'attrice Vanessa Gravina e il pianista Stefano Giavazzi in «Enoch Arden»
Cultura e Spettacoli 29 Novembre 2019

Proseguono i concerti dell'Accademia con l'esibizione del Quartetto Indaco su musiche di Beethoven

Eleonora Matsuno e Jamiang Santi al violino, Francesca Turcato alla viola e Cosimo Carovani al violoncello. Sono i musicisti che formano il Quartetto Indaco e che si esibiranno venerdì 29 novembre alle ore 20.45 nella sala Mariele Ventre di Palazzo Monsignani a Imola nell’ambito della stagione dei concerti dell’Accademia internazionale di Imola. L’esibizione, dedicata alle musiche di Beethoven nel preludio dei festeggiamenti per i 250 anni dalla nascita del compositore che avverranno nel 2020, è stata realizzata in collaborazione conl’Accademia Musicale Chigiana di Siena per la kermesse imolese degli eventi artistici del progetto speciale Chigimola 2019.

Il Quartetto Indaco nasce presso la Scuola di musica di Fiesole nel 2007 grazie all’impulso di Piero Farulli e Andrea Nannoni. Successivamente la formazione ha seguito masterclasses con diversi quartetti (Quartetto Artemis,Quartetto Brodsky, Quartetto Prometeo) e corsi di specializzazione tenuti da componenti dei maggiori quartetti del nostro tempo (Milan Skampa-Quartetto Smetana, Hatto Beyerle-Quartetto Alban Berg, Rainer Schmidt-Quartetto Hagen, Krzysztof Chorzelski-Quartetto Belcea). Nel 2017 il Quartetto Indaco ha conseguito il master in Musica da Camera presso la Musikhochschule di Hannover, sotto la guida di Oliver Wille (Quartetto Kuss). Ospite di rassegne, festival e istituzioni musicali di prestigio in Italia, il Quartetto si è anche esibito in Paesi europei come Germania, Svizzera, Irlanda, Lettonia, Svezia, e Olanda. Dal 2017 prende parte al Progetto Le Dimore del Quartetto in collaborazione con Adsi e Associazione Piero Farulli.

L’ingresso al concerto è previo ritiro obbligatorio dell’invito presso l’Accademia «Incontri con il maestro» (Rocca Sforzesca, entrata laterale, piazzale Giovanni dalle Bande Nere 12) dal lunedì al giovedì ore 9-19, venerdì ore 9-17. Contestualmente al ritiro dell’invito sarà possibile donare un’offerta libera destinata al recupero del Complesso Conventuale dell’Osservanza. (r.c.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 28 novembre

Proseguono i concerti dell'Accademia con l'esibizione del Quartetto Indaco su musiche di Beethoven
Cultura e Spettacoli 28 Novembre 2019

Castel San Pietro diventa la Città del Natale con tantissime iniziative a partire dal 1° dicembre

Dal Castèlanadèl alla «Città di Natale». Quest’anno, sul Sillaro, l’animazione natalizia dura tutto il tempo dell’attesa della più amata festività del nostro calendario. Così, dall’1 al 24 dicembre, Castel San Pietro Terme diventa una vera città del Natale con il centro storico allestito e animato per l’occorrenza. Quattro sono gli ingredienti principali di questo Natale castellano, la cui inaugurazione è prevista per domenica 1 dicembre con l’accensione delle luminarie e la grande parata di Natale: il giardino d’inverno, i concerti, i presepi e le mostre.

Cuore della manifestazione è il giardino allestito in piazza XX Settembre: un vero e proprio giardino invernale pensato per trascorrere il tempo all’aperto nel centro commerciale naturale castellano, arredato con l’immancabile albero di Natale ma anche arbusti sempreverdi, alberi e cespugli che poi saranno ripiantati nei parchi cittadini. Una scelta all’insegna dell’attenzione per l’ambiente, tema che caratterizzerà il Natale castellano anche nella ricca programmazione di animazione culturale per bambini protagonista nei fine settimana fino a Natale: nelle due casette in legno della piazza troveranno infatti spazio una «libreria fantastica» ricca di proposte per tutti i gusti e con letture per grandi e piccini, e il «laboratorio di Babbo Natale», che ricreando l’ambiente magico del noto personaggio ospiterà un calendario di attività pratiche all’insegna del riciclo e del riuso creativi, con laboratori per creare pupazzetti di Natale, biglietti di auguri, fumetti, fanzine indipendenti e tanto altro.

Sempre all’interno del giardino invernale ci sarà anche un maxigioco dedicato ai monumenti castellani e alla storia della citt àcon cui sarà possibile giocare liberamente come pedine umane. Questi gli orari di animazione delle casette di Natale: domeniche 1, 8, 15, 22, sabati 7, 14, 21, lunedì 23 dicembre dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 19; venerdì 6, 13, 20 dalle 16 alle 19; martedì 24 dicembre dalle 9 alle 12. Tipici della tradizione, castellana e non, saranno poi gli appuntamenti con la rappresentazione natalizia per antonomasia: i presepi. Accanto a quelli tradizionali nelle chiese di Santa Maria Maggiore, del convento dei Frati Cappuccini e del santuario del Santissimo Crocifisso, saranno allestiti presepi artistici e creativi in piazza Acquaderni, nella ex Stazione delle Corriere di piazza Martiri Partigiani, nella zona Ex Bios di via San Pietro, nel cortile accanto al santuario del Santissimo Crocifisso, al Giardino degli Angeli e presso il laghetto Mariver di Osteria Grande. (mi.mo.)

Il programma completo è su «sabato sera» del 28 novembre

Castel San Pietro diventa la Città del Natale con tantissime iniziative a partire dal 1° dicembre
Cultura e Spettacoli 28 Novembre 2019

La vita in «Una mano», lo spettacolo scritto e interpretato da Paolo Facchini raccontato da lui stesso

Paolo Facchini dice spesso che la sua vita è come un film. Una vita, in effetti, segnata da una rinascita. Prima c’erano solo il lavoro e i tanti viaggi su e giù per l’Italia come manager di un’azienda farmaceutica veterinaria. Poi, nel 1999, l’episodio che gli ha cambiato l’esistenza: un incidente in auto seguito da un coma lungo trentacinque giorni, «che dal 2 novembre si arriva a dicembre» dice. Da quel punto nulla è stato più come prima. Ecco perché ha deciso di mettere in scena la propria vita con uno spettacolo teatrale scritto da lui stesso, dal titolo «Una mano». Uno spettacolo di vita vera con un messaggio di positività nei confronti della stessa.

All’inizio, infatti, Paolo è solo sulla scena. Parla, racconta, a tratti spaventa il pubblico con la durezza delle sue parole, a tratti ci scherza. «Mi sono liberamente ispirato al dramma Sei personaggi in cerca di autore di Pirandello per la pluralità delle voci che pur sembrando diverse fanno parte di una storia unica – racconta Facchini -. Mi è sembrata la storia dell’associazione “Gli Amici di Luca”, che si occupa di risvegli dal coma e con cui ho iniziato le prime esperienze teatrali che mi hanno portato fino all’ambitissimo Leone d’argento per l’innovazione teatrale vinto a Venezia con il Pinocchio della compagnia Babilonia Teatri. Mosso da queste ispirazioni mi sono deciso a scrivere il mio spettacolo, per raccontare come ci si può costruire una vita nuova, sempre».

Lo spettacolo di Facchini è essenzialmente un monologo, ma grazie ai contributi video dei tanti personaggi intervistati diventa anche un album di storie positive di vita vera; protagoniste della scena non sono le disabilità dei personaggi ma la loro capacità di vivere una vita piena. «Mi piacerebbe metterlo in scena a Imola, la mia città, al teatro Ebe Stignani», auspica il regista-attore. (mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 21 novembre

Nella foto da sinistra: Ambra Lenini, don Massimo Martelli e Paolo Facchini

La vita in «Una mano», lo spettacolo scritto e interpretato da Paolo Facchini raccontato da lui stesso
Cultura e Spettacoli 27 Novembre 2019

La cantante imolese Giada Maragno sul palco con Anastacia nel musical «We will rock you»

«Essere sul palco con la tua star preferita, di cui sei da sempre fan sfegatata, non è cosa da tutti i giorni. Ed è quello che mi succederà con la partecipazione al musical «We will rock you» che nel tour olandese vede protagonista Anastacia». Giada Maragno, cantante imolese che da diversi anni sta lavorando in vari campi del mondo dello spettacolo per far diventare realtà il suo sogno di vivere di musica, sta vivendo un momento di grande eccitazione. Ha trascorso il mese di ottobre, infatti, a Roma per le prove italiane del musical basato sulle musiche dei Queen, prima di partire alla volta dei Paesi Bassi.

Ma andiamo per ordine. Quest’anno i Queen le stanno evidentemente portando fortuna, perché questa nuova avventura prende il via a maggio quando Giada è a Roma per le prove del tour estivo di Queen at the Opera, lo show concerto sinfonico basato sulle canzoni della band di Mercury, di cui era una delle vocisoliste. «In questa ripresa ho iniziato anche ad interpretare i brani con voce da soprano, oltre quelli pop – spiega la Maragno – e siamo partiti per un tour che ha toccato una ventina di date nel sud, per concludersi il 20 agosto sul palco dell’Ariston a Sanremo. Una grande emozione».

Torniamo al cast di «We will rock you» con Anastacia. Tu come ci entri?
«Mentre ero a Roma per le prove, ho saputo di un bando in cui cercavano una cover (nel gergo teatrale la sostituta, Nda) per la Killer Queen, uno dei ruoli protagonisti del musical che dal 2002 ha successo in tutto il mondo, scritto in collaborazione con Roger Taylor e Brian May, batterista e chitarrista dei Queen: il musical racconta di un pianeta nel futuro in cui sono stati banditi il rock e la musica dal vivo, per colpa della terribile Killer Queen. La resistenza è portata avanti da un gruppo di giovani, i Bohemians, che cerca di recuperare i brani musicali del passato. Lo spettacolo è allestito in diversi Paesi: in questo caso si tratta di una produzione della Peep Arrow, cioè Massimo Romeo Piparo, regista, autore ed uno dei produttori più famosi di musical, in collaborazione con la compagnia olandese Tec, per produrre lo spettacolo appunto in Olanda. E a ricoprire il ruolo della Killer Queen è stata chiamata proprio Anastacia».

Come sono andate le audizioni? E, se sei la sostituta, come fai ad essere sul palco con il tuo mito?
«L’audizione era al teatro Sistina. Quando mi sono presentata il primo giorno per quel ruolo specifico eravamo in quattro o cinque in tutto, perché richiedevano una competenza alta di inglese, lingua in cui ci hanno chiesto sia la prova di canto che di recitazione. Il secondo giorno c’ero solo io e ho cominciato a sperare per il meglio. Mi hanno fatto ricantare due brani, “Another one bites the dust” e “Killer Queen”. Dopo un mese dall’audizione mi hanno chiamata. Faccio parte dell’Ensemble cover, cioè di quelli che ballano e cantano nelle scene di gruppo dietro i protagonisti, quindi sono sempre in scena in tutte le settanta repliche che ci saranno da novembre a febbraio in giro per l’Olanda. Nel caso in cui la protagonista sia indisposta, ricoprirò il ruolo di Killer Queen, al posto quindi di Anastacia o della sua alternate Tia Architto: chiaramente la famosa star ci sarà nelle tappe principali, poi sarà sostituita da questa bravissima artista sudafricana che ho già conosciuto quando ho partecipato al musical Sister Act, dove Tia interpretava Delores, il ruolo che nel film era di Whoopi Goldberg. Quando mi ha vista mi ha riconosciuta ed ha detto di essere contenta di lavorare ancora con me». (fa.vi.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 21 novembre

La cantante imolese Giada Maragno sul palco con Anastacia nel musical «We will rock you»
Cultura e Spettacoli 23 Novembre 2019

La storia degli spaghetti al pomodoro e il mito delle origini nel libro che Massimo Montanari presenta al Baccanale

Pochi piatti della cucina italiana possono vantare la valenza identitaria degli spaghetti al pomodoro. Non a caso ad essi vengono spesso associate parole come tradizione, origini e, appunto, identità. Ma non sempre a proposito. O meglio: non sempre con la piena consapevolezza del significato da dare alle parole. Nel suo libro «Il mito delle origini. Breve storia degli spaghetti al pomodoro» (ed.Laterza), che sarà presentato nel corso del Baccanale oggi, sabato 23 novembre alle 17.30 nella sala della biblioteca comunale di Imola, Massimo Montanari, professore ordinario presso il Dipartimento di storia, culture e civiltà dell’Università di Bologna e tra i massimie sperti di storia dell’alimentazione, dedica il primo capitolo proprio alla questione dell’uso dei termini. Un primo capitolo dal titolo «Parole. Maneggiare con cura» in cui l’autore mette in chiaro cosa si intende per origini.

«Spesso si tende a equivocare– sottolinea Montanari – perché si dà al termine “origini” il significato di “spiegazione” e non solo di “inizio”, per cui le origini diventano non solo l’inizio, ma ciò che spiega le cose. Da qui nasce la retorica sul tema dell’origine che garantisce, che deve essere controllata e protetta, che dà a questo termine un significato che lo storico non riconosce. C’è un avvio, c’è un’origine, ma poi ci sono eventi, incontri, atteggiamenti che danno il via a processi e producono cambiamenti. Lo storico è interessato a questo».

Intendere le origini in questo modo pare una sorta di rifugio dai cambiamenti.
«Ma allo storico interessa più lo sviluppo che l’origine. Il senso della storia è come si sono evolute le cose e perché. Le vicende che ho raccontato nel mio libro servono a mostrare che senza cambiamenti, senza eventi, senza storia non succederebbe nulla. Parto dalle osservazioni di Marc Bloch, il maggiore storico del Novecento, che polemizza sull’idolo delle origini (lo chiama proprio così: idolo) usando l’esempio della ghianda che ha bisogno di incontrare un suolo adatto, e poi acqua, e poi nutrimenti per crescere e diventare una quercia. Ecco, la metafora della pianta va usata fino in fondo: nessun seme diventa un albero senza condizioni favorevoli. La storia insegna: sono gli incontri tra esperienze diverse che danno sapore alle vicende della vita».

Veniamo alla storia degli spaghetti al pomodoro: leggendo il libro si resta sorpresi dai processi che hanno portato nei secoli alla nascita di questo piatto. Innanzitutto, lei sfata un mito: la pasta non è stata fatta conoscere in Italia da Marco Polo di ritorno dalla Cina.
«È una leggenda, anzi una falsa notizia, perché la pasta era già conosciuta in Italia al tempo di Marco Polo. La prima area di diffusione è la Sicilia, dove si erano incrociate e incontrate varie tradizioni: quella greco-romana, che conosceva la pasta come uno dei tanti modi per usare la farina di grano con l’acqua, ma non come genere alimentare, poi quella proveniente dalla Persia e quella araba. Il nostro modo di usare la pasta risale al Medioevo e all’uso della pasta che si faceva nella cucina araba. Ed è solo nel Medioevo che la pasta diventa una vera categoria, un genere a sé stante». (mi.ta.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 21 novembre

Nelle foto: la copertina del libro, Massimo Montanari e un piatto di spaghetti al pomodoro, simbolo della gastronomia italiana

La storia degli spaghetti al pomodoro e il mito delle origini nel libro che Massimo Montanari presenta al Baccanale

Cerca

Seguici su Facebook

ABBONATI AL SABATO SERA

Font Resize
Contrast