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Economia 22 Gennaio 2020

Sei dipendenti hanno rilevato l'Ar.pa di Ozzano, dando continuità all'azienda fondata dai fratelli Fantazzini

La notizia del passaggio di testimone dall’imprenditore e fondatore a sei dipendenti ha fatto il giro di giornali e webnews, uscendo dai confini regionali. Ma non è l’unica novità che riguarda la Ar.pa Lieviti e Affini Srl di Ozzano, la cui sede è ben visibile sulla via Emilia. In pentola, oltre ai prodotti diventati sinonimo di qualità e tradizione in quasi mezzo secolo di attività, bollono un nuovo prodotto e dei libri di ricette. Quando nel 2018 il fondatore Paolo Fantazzini, 78 anni, decise che era giunto il momento di appendere al chiodo il camice bianco dell’artigiano alimentare, in azienda si era temuta la cessione ad un gruppo straniero o a qualche concorrente, con il rischio che l’azienda venisse trasferita.

Ma la questione del delicato passaggio ha trovato una soluzione tra le mura di casa, anzi di fabbrica. Sei dipendenti sono subentrati al timone in Ar.pa. Tutti ozzanesi, eccetto Mohamed Ayari, 48 anni, che vive a Budrio. Cristian Lollini, 47 anni, e Carla Gherardi, 50, nominata presidente e amministratore delegato, insieme detengono il 51% delle quote aziendali. Il più giovane della cordata è Giuseppe Scarpelli, 35 anni. Poi ci sono Cristina Buriani, 50 anni, e Davide Gilli, 46. Paolo Fantazzini, fondatore dell’azienda, si è rivolto proprio a loro sei. «Ha avanzato una proposta a ciascuno di noi in privato, e insieme abbiamo ritenuto che fosse l’unica possibilità per dare continuità a una realtà sana» afferma Gilli.

Fantazzini è rimasto il punto di riferimento che in questi mesi ha guidato il gruppo nel passaggio di consegne. Bicarbonato, amido e difosfato disodico sono le materie prime che danno origine ai lieviti Ar.pa. Questi, assieme allo zucchero impalpabile formano i pezzi di punta dell’azienda, gli stessi con cui iniziarono l’attività nel 1972 i fondatori Paolo e Arcangelo Fantazzini, quest’ultimo deceduto nel 2009. Oggi la gamma dei prodotti si è ampliata. Oltre ai lieviti per dolci e salati, troviamo cacao in polvere, preparati per budini e panna cotta, zucchero a velo e vanigliato, noci e nocciole, fecola di patate, frutta candita, composti per cioccolata in tazza. (ti.fu.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 16 gennaio

Nella foto i sei dipendenti soci: da sinistra Cristina Buriani, Davide Gilli, Mohamed Ayari, Giuseppe Scarpelli, Cristian Lollini e Carla Gherardi

Sei dipendenti hanno rilevato l'Ar.pa di Ozzano, dando continuità all'azienda fondata dai fratelli Fantazzini
Economia 24 Settembre 2018

I francesi di Unigrains attraverso il Fondo agroalimentare italiano hanno acquisito il 35% di Agrimola

I «rumors» erano nell’aria già da un po’, ma solo nei giorni scorsi Agrimola ha ufficializzato l’ingresso nella propria compagine societaria del Fondo agroalimentare italiano I (Fai I), che ha acquisito il 35% delle quote. Azionista di maggioranza dell’azienda di via Di Vittorio a Casalfiumanese, che produce e commercializza castagne e semilavorati a base di frutta, resta Luca Sassi, attuale amministratore delegato.

«Fai I – spiega una nota congiunta – supporterà lo sviluppo dell’azienda attraverso l’espansione delle relazioni con i clienti esistenti, in particolare nel B2B (da impresa a impresa, Ndr) e a livello internazionale, attraverso l’innovazione e sviluppo di nuovi prodotti a valore aggiunto destinati ai produttori di confetture, yogurt, succhi e prodotti per l’infanzia, opportunità di crescita esterna per il consolidamento del settore della trasformazione della frutta in Italia e in Europa».

Il Fai I, lanciato quest’anno dal gruppo di investimento francese Unigrains e gestito dalla sua filiale italiana con sede a Milano, punta sulle Pmi agroalimentari italiane, con un fatturato compreso tra i 10 e i 150 milioni di euro. Il Fondo detiene quote di minoranza anche all’interno della società vicentina Trasporti Romagna, che fornisce soluzioni di logistica a temperatura controllata per l’agroalimentare, e l’astigiana Sfoglia Torino, specializzata in semilavorati di pasta sfoglia e prodotti da forno surgelati. (lo.mi.)

L’articolo completo è su «sabato sera» del 20 settembre

Nella foto lo stabilimento Agrimola a Casalfiumanese

I francesi di Unigrains attraverso il Fondo agroalimentare italiano hanno acquisito il 35% di Agrimola

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