Posts by tag: allevamento

Cronaca 30 Gennaio 2020

La musica di Bach e Mozart al pollaio sociale di Toscanella per migliorare la produzione delle uova

Galline cullate dai brani di Johann Sebastian Bach e di Wolfgang Amadeus Mozart, per migliorare la produzione delle uova. Succederà presto anche alle circa settanta ospiti del pollaio sociale di Toscanella di Dozza, gestito dalla cooperativa sociale imolese Seacoop. «Molte sperimentazioni scientifiche hanno oramai attestato un miglioramento dei comportamenti e delle produzioni di alcuni animali (mucche e galline) e piante (bananeti e vigneti) in un ambiente in cui risuona la musica classica, in termini sia quantitativi che qualitativi» spiega Simona Landi, responsabile della comunicazione della cooperativa.

Già dieci anni fa, nel proprio blog, il fondatore (attualmente presidente onorario) del Wwf Fulco Pratesi pubblicava un intervento dal titolo più che mai eloquente: «Mozart fa bene non solo alle mucche». Sembra, infatti, che il compositore austriaco e il suo collega tedesco siano i due autori maggiormente apprezzati dagli animali e dalle piante «per la loro capacità di indurre rilassamento e benessere – aggiunge la Landi–. Negli animali in particolare portano a una diminuzione dei comportamenti aggressivi e, sia negli animali che nelle piante, a un miglioramento della produzione». Nel caso specifico delle galline, inoltre, «questo si traduce non soltanto in un maggior numero di uova – continua la responsabile comunicazione di Seacoop –, ma anche in maggiori dimensioni delle stesse». (lu.ba.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 30 gennaio

La musica di Bach e Mozart al pollaio sociale di Toscanella per migliorare la produzione delle uova
Economia 9 Giugno 2019

Riscopriamo il bovino di razza Romagnola e le proprietà nutritive e organolettiche della sua carne

La spesa delle famiglie italiane per l’acquisto di carne nel 2018 ha fatto registrare un aumento di oltre il 5%, il valore più alto degli ultimi sei anni. A rilevarlo (su dati Ismea) è l’Osservatorio permanente sul consumo carni. Un rinnovato appetito per la carne che ci dà l’occasione per ricordare il bovino di razza Romagnola. Un animale caratteristico dei nostri territori, riconoscibile per l’aspetto massiccio, il manto chiaro e le lunghe corna, che un tempo tirava l’aratro e i carri, che forniva la carne e il latte, ed anche il concime per campi, che veniva portato alle fiere con orgoglio e fierezza, addobbato a festa.

Era la vera ricchezza per gli agricoltori, che però negli anni Cinquanta gli preferirono i trattori, per poi riconvertirlo, non senza difficoltà, in fornitore di bistecche. Anzi, di ottime bistecche, tanto da ricevere nel 2006 il riconoscimento dell’Indicazione geografica protetta, meglio noto con l’acronimo Igp, un marchio attribuito dall’Unione europea che ne garantisce l’allevamento in un determinato territorio. «La composizione nutrizionale della carne bovina di razza Romagnola – afferma Sebastiana Failla, ricercatrice del Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria – la rende un alimento estremamente funzionale, un aspetto su cui occorre puntare per incentivarne i consumi e garantire una migliore redditività agli allevatori. L’analisi che abbiamo svolto su sei porzioni di carne provenienti da altrettanti allevamenti ha messo in evidenza le straordinarie qualità organolettiche di questa carne, più tenera della Chianina e della Maremmana e dalle caratteristiche uniche in tema di frazione lipidica e proteica. Oggi il concetto che deve essere messo al centro del dibattito non è la vendita di carne in sé, bensì la vendita di alimenti altamente funzionali. E la Romagnola ha tutte le carte in regola per rispondere a questi input commerciali».

Una carne, insomma, dalle indubbie qualità organolettiche, vanto della tradizione e della produzione zootecnica romagnola, però non sufficientemente valorizzata da un punto di vista commerciale. «La razza bovina Romagnola – sottolinea Claudio Bovo, direttore di Associazione regionale allevatori dell’Emilia Romagna – vive oggi un momento molto delicato e controverso, perché alle sue indubbie qualità, riconosciute soprattutto a livello scientifico, si contrappone purtroppo una scarsa valorizzazione commerciale che rischia di comprometterne l’esistenza. Negli ultimi dieci anni infatti sia le consistenze numeriche che gli allevamenti hanno registrato una drastica diminuzione e solamente da un paio d’anni si è registrata una stabilizzazione produttiva. Il rilancio della carne bovina di razza Romagnola è dunque una priorità perché lo è anche la salvaguardia della biodiversità, un tema che sarà sempre più centrale nei prossimi anni e rispetto al quale occorre adottare tutte le misure più efficaci di sviluppo».

Un rilancio della carne di razza Romagnola che passa anche dalla selezione genetica. Tema quest’ultimo che è stato al centro del convegno “La verità scientifica e il futuro della selezione”, organizzato dall’Araer in collaborazione con l’Associazione nazionale allevatori bovini italiani da carne che si è tenuto venerdì 7 giugno a Riolo Terme. (al. gi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 6 giugno

Riscopriamo il bovino di razza Romagnola e le proprietà nutritive e organolettiche della sua carne
Economia 17 Ottobre 2018

La bava di lumache? Ottima base per prodotti cosmetici: l'esperienza dell'azienda BioVilla

A Villa Fontana, nelle campagne medicinesi, c’è un’azienda agricola che ha fatto dell’elicicoltura per la cosmesi il proprio business di punta.

«Il progetto è nato nel 2013 – ci racconta Giovanni Verardo, il titolare di BioVilla -. Su un ettaro di terreno alleviamo chiocciole delle varietà Helix aspersa muller ed Helix aspersa maxima con il metodo Cherasco, seguendo cioè il ciclo naturale all’aperto e senza l’uso di mangimi. In questo modo otteniamo prodotti biologici destinati alla ristorazione e alla cosmesi. Dal 2015 siamo arrivati a pieno regime. Dopo un anno, abbiamo creato il marchio Dadisten, registrato a livello europeo, con cui vendiamo cosmetici a base di bava di lumaca. E’ un mercato di nicchia, che però offre tanti spunti. Siamo tra i pochi a produrre una linea che va dallo shampoo, alla crema per il corpo e per il viso, con una concentrazione di bava al 70 per cento».

Le proprietà di questo ingrediente naturale sono molteplici. «La bava di lumaca – prosegue – è ricca di allantoina, efficace contro l’acne e le irritazioni della pelle. Inoltre, ha proprietà elasticizzanti e anti-età». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”11 ottobre

Nella foto un prodotto a marchio Dadisten dell”azienda BioVilla

La bava di lumache? Ottima base per prodotti cosmetici: l'esperienza dell'azienda BioVilla
Economia 17 Ottobre 2018

Il regno delle lumache è a Imola in Pedagna: Enea Xheka racconta come è nata l'idea di allevarle

Da circa un anno nel quartiere Pedagna c’è… il regno delle lumache. Si chiama infatti così l’attività che Enea Xheka, trentaduenne di origine albanese, ha avviato su un terreno in via Punta, già di proprietà della Cesi e finito all’asta dopo l’entrata in liquidazione della cooperativa edile imolese.

Xheka non ama parlare di sé, anche se avrebbe molto da raccontare. «Sono arrivato in Italia e a Imola nel 1999 con un mio amico – riassume -. Avevo solo 13 anni ed ero clandestino. Fino a quando non sono diventato maggiorenne sono stato a Santa Caterina. Ho studiato all’Ecap per diventare elettricista e poi ho fatto qualsiasi tipo di lavoro». E’ stato anche dipendente proprio della Cesi, nel settore strade, fino a quando, nel 2014, la cooperativa edile non è entrata in liquidazione. «Non ci credo ancora che sia andata a finire così – dice – ci tenevo tanto a quella azienda. Ero fiero di dire “lavoro per la Cesi”. La gente, anche se ero albanese, mi guardava in un altro modo».

Xheka si è aggiudicato quel lotto, di poco più di 1,4 ettari, all’asta del 28 gennaio 2017, spuntandola tra altri quindici offerenti. «Il sogno mio e di mio fratello Martin, di due anni più piccolo – racconta – è sempre stato quello di lavorare la terra, anche se non ne sappiamo niente di agricoltura. Siamo nati in città, a Elbasan, a pochi chilometri da Tirana. Abbiamo comprato questo terreno senza sapere bene cosa farne. Volevamo fare qualcosa di innovativo e abbiamo cercato su Internet. All’inizio avevamo pensato alle erbe officinali per le case farmaceutiche. Poi, per caso, a tutti e due è venuta la stessa idea: perché non fare un allevamento di lumache?».

Partito da zero, Xheka ha cominciato a raccogliere informazioni, a visitare altri allevamenti e a partecipare agli incontri tenuti dall’Istituto internazionale di elicicoltura a Cherasco, in provincia di Cuneo, il più autorevole punto di riferimento in materia. Lì ha deciso di scegliere il metodo messo a punto proprio dall’Istituto ed è partito lo scorso aprile con circa 40 mila riproduttori della varietà Helix aspersa maxima, in 40 recinti da 45 metri per 3 metri e mezzo, ognuno diviso in due settori, uno per la riproduzione e uno per l’ingrasso delle lumache, che vengono alimentate solo con un misto di bietola, insalata amara, cavoli e frutta.

Niente mangime. «In questo modo – spiega – si riesce a fare un ciclo naturale biologico completo. Se segui alla lettera il disciplinare, che spiega tutto passo passo, anche una persona senza esperienza come me ce la può fare. Magari questo può dare speranza anche ad altri giovani. Il prossimo anno conto di arrivare a regime, anche se già quest’anno ho avuto i primi risultati. L’Istituto di Cherasco garantisce il ritiro completo del prodotto, ma non c’è un’esclusiva». L’obiettivo, infatti, è arrivare anche alla vendita diretta dal prossimo anno. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”11 ottobre

Il regno delle lumache è a Imola in Pedagna: Enea Xheka racconta come è nata l'idea di allevarle

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