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Cronaca 21 Settembre 2018

Il pastore tedesco Clea vince “Un cane per amico', la coppa Lions Club assegnata a Birba, meticcia di 20 anni

La 18ª edizione di Un cane per amico, concorso per cani di razza e non, è stata come sempre una festa fra abbai e scodinzolii (dei cani), sorrisi e applausi (degli umani).

Al termine della sfilata dei 42 cani in concorso, l’assessore all’Agricoltura Anna Rita Muzzarelli ha consegnato i premi ai primi 10 classificati, affiancata dai bambini che componevano la giuria del concorso.

Vincitrice è risultata Clea, pastore tedesco di 18 mesi, che accompagnava Angelo, il suo padrone non vedente. Al secondo posto Winnie, golden retriever di 16 mesi, accompagnata da Luca e al terzo Tobia, golden retriever di 12 anni, accompagnato da Isabella.

La coppa del Lions Club di Castel San Pietro Terme è andata alla longeva Birba, meticcio femmina di ben 20 anni, accompagnata da Luca.

L’articolo completo è su «sabato sera» del 20 settembre

Nella foto la vincitrice Clea

Il pastore tedesco Clea vince “Un cane per amico', la coppa Lions Club assegnata a Birba, meticcia di 20 anni
Cronaca 18 Settembre 2018

Novità per i cani a Ozzano: nuova area sgambo al parco Cevenini e il “patentino' del passeggio

Una nuova area per sgambatura cani è stata inaugurata venerdì 31 agosto nel parco tra via Galvani e via Salvo d’Acquisto. Si tratta di 1.500 metri quadrati recintati con due nuove fontanelle, costata alle casse comunali 18 mila euro.

Una bella novità per i tanti proprietari di cani ozzanesi (1883 quelli registrati ad oggi all’anagrafe canina regionale), che non mancano di far pervenire all’ente locale numerose segnalazioni.Per quanto concerne le aree di sgambo, alcuni hanno lamentato la presenza di buche all’interno degli spazi recintati. «Le segna-lazioni riguardano spesso il terreno malagevole delle aree – dice l’assessore all’Ambiente, Mariangela Corrado -, ma ricordiamo ai proprietari dei cani che le buche sono gli stessi animali a crearle. Comunque la nuova area di sgambatura è già dotata, per la prima volta ad Ozzano, di un’apposita paletta per sistemare il terreno, ed è utilizzabile da tutti».

Non è l’unica iniziativa per spronare al senso civico cani e soprattutto i loro padroni. È in arrivo anche un «patentino» del passeggio con bestiola al seguito. «Abbiamo preso i contatti, finora ufficiosi, con il centro cinofilo Felicia di Mercatale che, oltre alla pet-terapy, elargisce anche un apposito patentino del buon padrone e del buon cane – continua l’assessore Corrado -. Una certificazione rilasciata a chi dimostra di aver seguito una corretta formazione e adottato una condotta civile nel portare a spasso il cane».

Modalità e costi eventuali di un simile patentino sono ancora da definire, ma la Corrado assicura che «un accordo con il centro cinofilo potrebbe essere raggiunto nel giro di pochi mesi». Per ogni trasgressione in materia, dalle deiezioni non raccolte all’assenza di guinzaglio ove obbligatorio, vige l’ordinanza 57 del 2010, che prevede ammende da 60 a 360 euro. La stessa ordinanza indicava anche una distinzione tra aree di sgambatura vere e proprie (oggi tre, tra viale Due Giugno, via Galvani e Ponte Rizzoli, dove i cani possono essere liberati), aree dedicate ai cani (ossia le aree verdi pedonale rio Centonara, residence Claudia, di via Allende, l’area nei pressi del campo da baseball, quella a sud del parco della Vita di via Don Minzoni e, infine, quella in via Pertini, dove i cani vanno tenuti al guinzaglio) e aree riservate esclusivamente ai giochi per bambini, dove i cani non possono assolutamente entrare (ecco l’elenco: parchi di villa Maccaferri, della Resistenza, di via Verde a Ponte Rizzoli e «Federica Barbieri» in via Nardi; giardini di Tolara, di Mercatale, di via Pascoli, di via Andrea Costa e di via Dozza; aree verdi in via De Gasperi, via Berlinguer e a Maggio, nonché l’area a nord del parco della Vita.

Lo spazio di sgambatura appena inaugurato di via Galvani si trova all’interno del parco intitolato a Maurizio Cevenini. (ti.fu.)

L’articolo completo è su «sabato sera» del 13 settembre

Nella foto un momento dell”inaugurazione della nuova area di sgambatura

Novità per i cani a Ozzano: nuova area sgambo al parco Cevenini e il “patentino' del passeggio
Cronaca 15 Settembre 2018

Fuga e morte della giraffa, assolto il titolare del circo, ma la Lav non ci sta e annuncia ricorso

A sei anni dalla morte, dopo la rocambolesca fuga per le vie della città, si ritorna a parlare della giraffa Aleksander. Mercoledì 12 settembre, infatti, il tribunale di Bologna ha assolto in primo grado sia Aldo Martini, titolare del circo “La Pantera Rosa” dove si sarebbe dovuta esibire la giraffa, sia il trasportatore romano di animali esotici, che aveva portato l’animale dallo zoo in cui era nata in Repubblica Ceca fino in Italia.

Per entrambi l’accusa era quella di maltrattamento di animali aggravato dall’averne provocato la morte. L’imponente animale nel settembre del 2012, dopo la galoppata dal lungofiume alla via Selice, era stato bloccato nella zona industriale e sedato dai veterinari incaricati dell’Ausl di Imola, ma purtroppo il suo cuore non aveva retto allo stress ed era morto poche ore dopo. La triste vicenda di Aleksander destò molto scalpore a livello nazionale, in particolare le accese proteste degli animalisti e del movimento contrario all’utilizzo degli animali nei circhi. Non a caso, quinid, la Lav (Lega anti vivisezione) ha deciso di costituirsi parte civile nel processo, chiedendo un risarcimento da 50 mila euro.

“Ricorreremo in appello – annuncia la Lav in una nota -. Nonostante l’esito della sentenza, la tragica morte dell’animale e le sofferenze inflitte per essere stato sottratto dalla sua prima sistemazione restano. Nato presso uno zoo della Repubblica Ceca, era stato acquistato per essere venduto al circo. Ha quindi dovuto affrontare un viaggio di 17 ore, senza soste adeguate e senza tenere conto delle sue necessità biologiche ed etologiche, fino all’arrivo nei recinti spogli del circo e senza potersi adattare al nuovo ambiente. Rinchiuso in un recinto è facile immaginare il terrore che lo ha portato a cercare disperatamente la fuga – continua la nota -. Ci aspettiamo che il Governo emetta in tempi brevissimi il decreto attuativo e inizi la dismissione di queste strutture anacronistiche dove gli animali sono usati per fini ludici”. (gi.gi.)

Fuga e morte della giraffa, assolto il titolare del circo, ma la Lav non ci sta e annuncia ricorso
Cronaca 13 Settembre 2018

Virus West Nile, prima vittima a Imola, un 77enne di Castel San Pietro, era ricoverato da agosto

Non ce l”ha fatta. E” deceduto stamane per complicanze il 77enne di Castel San Pietro ricoverato nell”ospedale di Imola dall”inizio di agosto a causa del virus West Nile. E” la prima vittima nella nostra zona provocata dalla malattia che viene trasmessa all’uomo dalla zanzara comune (Culex pipiens), e può portare febbre, cefalea e rigidità nucale, in alcuni casi fino alla morte, come successo ad altre persone, in tutta l”Emilia Romagna soprattutto anziane e già debilitate da altre patologie. Sempre oggi, ad esempio, è morto anche un 62enne, con pregresse patologie, che era ricoverato dall”inizio di agosto nella terapia intensiva dell”ospedale Civile di Baggiovara a Modena.

Tornando allo sfortunato castellano, nelle scorse settimane sembrava non in pericolo di vita. Oggi pomeriggio invece è arrivata la comunicazione dell”Ausl che informava sul decesso avvenuto alle 7.45. Il 77enne era ricoverato dal 5 agosto nell”ospedale imolese. “Le condizioni del paziente si sono aggravate – precisano dall”Ausl -, negli ultimi giorni si è reso necessario il trasferimento in Area critica dove la morte è sopraggiunta per complicanze neurologiche e cardiache“. “Le altre 9 persone segnalate al Dipartimento di Sanità pubblica che hanno subito un ricovero sono già state dimesse in buone condizioni” aggiungono dall”Azienda sanitaria. Tra i vari casi c”è stato anche un paziente asintomatico individuato grazie alla positività riscontrata su una donazione di sangue.

L”assessorato alla Sanità della Regione proprio due giorni fa aveva fatto il punto sulla situazione precisando che risultavano 87 i casi di malattia neuro-invasiva da virus West Nile (cioè con forme cliniche, anche sospette, di meningiti, encefaliti, paralisi) con 14 decessi (a cui vanno aggiunti oggi quelli del castellano e del modenese), con un”età media dei deceduti pari a 80 anni (range da 69 a 87 anni), poi andavano aggiunti 65 casi di forme febbrili (non oggetto di sorveglianza attiva, ma registrate se segnalate e quindi risentono della sensibilità dei medici che è diversa nei diversi territori) e 22 casi di infezione senza sintomi in donatori di sangue. Il picco di rilevamenti è stato registrato tra il 27 luglio e il 10 agosto, e la localizzazione ha riguardato soprattutto le province di Bologna, Modena, Ferrara e Ravenna. In tutta Italia i casi segnalati sono stati 365 di cui 148 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva. Quasi tutti sono stati nel bacino padano. La sorveglianza sanitaria sulla West Nile in Emilia Romagna è partita al 15 giugno e rimarrà attiva fino al 31 ottobre. 

La stagione 2018 è “anomala – ha detto in occasione del bilancio di due giorni fa l”assessore regionale Sergio Venturi – non tanto per la quantità di zanzare-vettore (nella media), ma per precocità nella circolazione virale (in anticipo di circa un mese) e per l”intensità della circolazione del virus in zanzare e uccelli (con particolare aggressività) e molte forme neuro-invasive ed elevata mortalità nell”uomo. Al Piano di sorveglianza consolidato da anni, inviato a giugno a sindaci e Ausl, la Regione ha aggiunto ad agosto azioni straordinarie, fino al 30 settembre. Un Piano “modello di riferimento – ha precisato – dal 2014 siamo capofila delle Regioni più coinvolte con Veneto, Lombardia, Piemonte e Friuli“.

Da notare che i trattamenti larvicidi consigliati contro la zanzara tigre sono già efficaci anche contro la culex. A disposizione dei cittadini anche il numero verde gratuito del Servizio sanitario regionale: 800033033. La Regione ha inoltre predisposto materiali cartacei disponibili in tutti gli ambulatori di Sanità Pubblica e consultabili alle pagine dedicate sul sito della Regione Emilia-Romagna e su www.zanzaratigreonline.it. (l.a.)

L”ordinanza urgente del Comune di Imola del 28 agosto

Foto d”archivio

Virus West Nile, prima vittima a Imola, un 77enne di Castel San Pietro, era ricoverato da agosto
Cronaca 10 Settembre 2018

Il medicinese Fabio Ruffini con il suo Nice Red Mamba ai Mondiali 2018 per cani di “Utilità e Difesa'

Il quarantaduenne Fabio Ruffini, di professione geometra, divide le sue giornate tra lo studio a Medicina, la famiglia e la sua passione per i cani, che lo accompagna fin da bambino. Per riuscire a coniugare tutto, si sveglia ogni mattina alle cinque e fa esercizio con i suoi cani prima di andare al lavoro.

«L’addestramento richiede dedizione e lavoro giornaliero – spiega – per questo motivo mi trovo a dovermi ritagliare qualche ora di prima mattina e di sera, quando gli altri dormono». Lo spirito di sacrificio di Ruffini lo ha portato a strappare un biglietto per i mondiali Fci-Ipo 2018 di Utilità e Difesa, che si svolgeranno dall’11 al 16 settembre presso lo stadio Teghil di Lignano Sabbiadoro.

Lui e Nice Red Mamba, il suo cane di razza pastore belga malinois, coronano un percorso di cinque anni di lavoro, impegno e sudore gareggiando per l’Italia nella competizione Ipo (Utilità e Difesa) più prestigiosa, a cui parteciperanno 171 cani provenienti da 40 paesi. La disciplina in cui competono i due è forse la più impegnativa e completa nel panorama degli sport cinofili, con gare strutturate in tre prove da cento punti ciascuna, divise su tre livelli di difficoltà differenti e denominate Pista, Obbedienza e Difesa.

La prova di Pista richiede che il cane segua una pista odorosa mantenendosi con precisione su un percorso prestabilito, mentre quella di Obbedienza mette sotto esame il legame tra animale e conduttore, valutando la capacità di eseguire particolari comandi ed esercizi. La prova di Difesa, infine, testa le capacità del cane di individuare le minacce, segnalarle al conduttore e attenersi ai suoi comandi controllando la propria aggressività: solo quando riceve l’ordine può attaccare il «nemico», ossia un figurante dotato di protezioni, mordendolo sull’apposita manica. E’ il momento più spettacolare della gara e coniuga potenza, agilità e controllo.

«Partecipare ai mondiali è un sogno che coltivo fin da quando ho ricevuto il mio primo cane, una boxer, all’età di 15 anni e ho iniziato a frequentare il campetto di addestramento di Castenaso» racconta Ruffini. Il salto di qualità lo ha fatto con la sua prima malinois, Hilda, ottenuta in regalo nel 2009 da uno dei frequentatori del campo. (ri. ra.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 6 settembre

Nella foto Fabio Ruffini con Nice Red Mamba

Il medicinese Fabio Ruffini con il suo Nice Red Mamba ai Mondiali 2018 per cani di “Utilità e Difesa'
Cronaca 6 Settembre 2018

Catturato e liberato un capriolo che si era avventurato per le strade della città

Mattinata inusuale per i residenti di via Galilei, non lontano da viale Marconi a Imola.

Lunedì 3 settembre, infatti, un capriolo, addentratosi incautamente in città, si è rifugiato nel cortile della palazzina al civico 4.

Gli abitanti hanno chiuso il cancello, imprigionandolo, e allertato le forze dell’ordine.

Gli agenti della polizia provinciale, utilizzando delle reti, sono riusciti a catturare l’ungulato, una femmina di pochi mesi, per poi liberarlo sulle colline sopra Ponticelli. (gi.gi.)

L’articolo completo è su «sabato sera» del 6 settembre

Nella foto il capriolo appena catturato

Catturato e liberato un capriolo che si era avventurato per le strade della città
Cronaca 31 Luglio 2018

Quest’estate le cicale son troppo rumorose? Secondo l’esperto dell'Ausl è tutto nella norma

Il frinire delle cicale, insieme al rumore delle onde del mare, è da sempre il simbolo dell’estate. Il loro «canto» ad alcuni concilia il sonno, ma buona parte della popolazione non ne apprezza il continuo sottofondo, che quest’estate appare particolarmente intenso. Abbiamo chiesto a Massimo Gaiani, tecnico della prevenzione dell’Ausl di Imola, qualche delucidazione. Gaiani è un appassionato di insetti e fa parte del gruppo regionale per la prevenzione della zanzara tigre.

Si tratta solo di un’impressione o le cicale quest’anno sono particolarmente fastidiose?
«Possono sembrare particolarmente fastidiose ma non è così: siamo nella norma. La sensazione è collegata alla frequenza del loro frinire, che in Italia si avvicina agli 80 decibel, ma in Australia (le cicale possono essere di varie tipologie) possono raggiungere anche i 100 decibel. Tutto questo rumore non è altro che un dialogo tra il maschio e la femmina, al fine di completare il ciclo di riproduzione. Il maschio emette un suono più forte al quale la femmina risponde in maniera più debole. Le cicale sono animali solitari, dunque è necessario che si richiamino per l’accoppiamento».

Per produrre un suono così forte non saranno certo degli insetti dalle dimensioni minuscole… 
«In effetti la cicala misura intorno ai 4/5 centimetri. Sono animali particolari che possono vivere anche 15 anni nella loro fase larvale sotto terra, poi il caldo stimola il passaggio alla fase adulta che li porta ad uscire in superficie durante l’estate. In seguito  effettuano la muta e infine completano il ciclo di riproduzione. Vivono sugli alberi quali il pino o l’ulivo. Nella nostra città si possono trovare gli esoscheletri, ovvero la pelle mutata e abbandonata, sui tigli dei viali».

Sono dannose per gli alberi che le ospitano, dunque necessitano un controllo?
«Non si tratta di elementi dannosi in quanto non trasmettono virus né alle piante, né all’uomo. Inoltre non danneggiano gli alberi sui quali vivono, ma li sfruttano per trarne nutrimento, attraverso la loro proboscide. Le cicale poi sono utili al resto dell’ecosistema perché allo stadio larvale sono il sostentamento delle talpe, mentre in quello adulto vengono predate in particolare dagli uccelli».

Qualcuno potrebbe chiedersi se esiste un modo per spostarle fuori dal centro abitato per ridurre un po’ il loro rumoroso canto
«Ci vorrebbe il pifferaio magico per mettere in atto un piano simile. Questi insetti non vivono in colonie e a differenza di mosche e zanzare, che posso attirare e catturare rispettivamente con anidride carbonica e sostanze zuccherine ad esempio, le cicale non vengono attratte da nessun odore in particolare. Inoltre non essendo animali dannosi  non c’è motivo di spostarle. Noi dobbiamo lavorare perché l’equilibrio naturale venga mantenuto». (se.zu.)

Nelle foto gli esoscheletri di cicala che affollano i tigli imolesi

Quest’estate le cicale son troppo rumorose? Secondo l’esperto dell'Ausl è tutto nella norma
Cronaca 11 Luglio 2018

Vandali distruggono la colonia felina di via Monte del Re a Dozza

Brutto risveglio per i gatti della colonia felina di via Monte del Re a Dozza. Nella notte tra sabato 7 e domenica 8 luglio, infatti, qualche vandalo si è divertito a distruggere le casette per i mici che vengono gestite dall”Enpa, l”associazione che ha una convenzione con il Comune fino al 2019.

“Hanno utilizzato probabilmente anche bastoni o altri attrezzi per demolire le casette in legno – racconta Roberta Ferri, tesoriera dell’Enpa di Dozza -. La nostra preoccupazione principale era che potessero aver fatto del male ai gatti, ma per fortuna il giorno dopo per la distribuzione del pasto c’erano tutti. Ad ogni modo, denunceremo quanto accaduto ai carabinieri”.

Il danno è stimato intorno ai 700 euro e ci vorrà tanto lavoro per aggiustare la colonia. “Ho scritto una mail ai soci, all’Enpa di Roma e al Comune, affinché anche il sindaco denunci l’atto vandalico – prosegue Ferri -. Le colonie feline sono di fatto una proprietà del comune che viene data a noi in gestione. Tra Toscanella e Dozza ce ne sono 22 con più di 200 mici e con una media di una volta all’anno una di queste viene danneggiata. L”anno scorso, tra l”altro, una persona era anche stata colta sul fatto”.

s.z.

Nella foto: i danni alla colonia felina dozzese

Vandali distruggono la colonia felina di via Monte del Re a Dozza
Cronaca 8 Luglio 2018

Il ritorno del lupo, quattro nuove foto-trappole per il monitoraggio. “Al pascolo senza problemi con i cani maremmani'

Quattro nuove video-trappole per sostituire quelle rubate e quelle ormai obsolete utilizzate per il monitoraggio dei lupi nella vallata del Santerno. Un progetto portato avanti da alcuni esperti appassionati naturalisti che fanno capo al gruppo Enduro Motor Valley. L”acquisto è stato reso possibile grazie all’associazione Fiume DiVino, al Bar Cacciatori di Fontanelice e all”Enduro Motor Valley stesso. 

«I risultati sul campo ci hanno dato ragione, riusciamo a vedere il comportamento dei lupi sul territorio – commenta Marco Maccarelli che cura il settore video e fotografico del nucleo ambientale di Enduro Motor Valley –. Grazie alle segnalazioni degli allevatori abbiamo studiato le mosse dei lupi in prossimità di greggi e stalle. Ad esempio abbiamo seguito una coppia che faceva regolarmente visita ad una letamaia durante l’inverno, poi è sparita dalla zona». 

Matteo Papa, veterinario e responsabile scientifico del progetto aggiunge: “Il contributo della ricerca è anche a sostegno degli allevatori che sono a rischio di predazioni, abbiamo mostrato che, dove la prevenzione viene fatta adeguatamente, il lupo non arreca danni. Uno degli esempi, che abbiamo portato ad una recente conferenza organizzata dalla Ausl di Imola, è un gruppo famigliare di lupi che frequenta una zona boschiva sulla Vena del Gesso dove durante il giorno un centinaio di capre pascola allo stato brado senza subire alcun attacco essendo ben protette dai pastori maremmani che l’allevatore ha ricevuto dalla Regione».  

Nel comunicato inviato da Enduro Motor Valley, si precisa che, «oltre ai dati sui lupi si raccolgono immagini che sottolineano anche l’alto grado di biodiversità della nostra vallata con la presenza di praticamente tutte le specie animali tipiche della fascia appenninica, e la preziosa sorpresa di una famiglia di gatto selvatico. L’unico elemento fuori controllo è l’elevato numero di cinghiali, che rimane sproporzionato rispetto alla potenzialità del territorio». (r.c.)

Nella foto la consegna delle fototrappola (foto Enduro Motor Valley)

Il ritorno del lupo, quattro nuove foto-trappole per il monitoraggio. “Al pascolo senza problemi con i cani maremmani'
Cronaca 8 Luglio 2018

Il ritorno del lupo, l’allevatore Turrini: «Bene la prevenzione, ma non basta»

In località Gesso, Astro Turrini, presidente di zona di Coldiretti, alleva bovini. La sua azienda agricola è stata visitata dal lupo undici volte negli ultimi tre anni. «Abbiamo avuto quattro attacchi nel 2016, sei l’anno scorso e uno quest’anno – spiega -. Abbiamo circa 180 capi, che da aprile fino a fine novembre stanno all’aperto e pascolano su circa 300 ettari. Cerchiamo di tenere nella stalla i soggetti più deboli, le vacche gravide e i vitelli, che per precauzione facciamo uscire solo quando hanno più di trenta giorni, anche se non è proprio l’ideale per il loro ambientamento». Ma non è sufficiente.

L’ultimo caso, infatti, ha riguardato un vitellino di 45 giorni. «In collaborazione con la Regione – prosegue – ho appena installato un recinto sperimentale con bandelle elettrificate e cosparse di una sostanza dissuasiva (nella foto). Servirà a proteggere i capi a rischio, su un’area di sei ettari, che comprende anche un laghetto. L’alternativa sarebbe una rete interrata e alta 2,25 metri, ma ha costi altissimi per appezzamenti non piccoli». Per Turrini «la prevenzione è senz’altro importante, ma non risolutiva». A volte, infatti, teoria e pratica non collimano. «E’ impossibile riuscire a recintare una estensione di parecchi ettari – dice -. Poi ci sono tante variabili, difficili da prevedere. Pochi giorni fa, ad esempio, una vacca ha partorito all’aperto, prima del termine previsto dal veterinario. Per fortuna me ne sono accorto in tempo. La presenza dei cani pastore è efficace più per le pecore, che per i bovini. E per un allevamento come il mio ne servirebbero almeno una decina, da addestrare, ambientare e alimentare. Un costo non da poco».

Gli allevatori che, tramite certificazione del veterinario dell’Ausl attestano la perdita di un animale a causa di un lupo, possono chiedere il risarcimento alla Regione. «In genere il rimborso arriva dopo circa un anno – conclude Turrini -. Ma copre solo il costo dell’animale, stimato in base alle quotazioni della Camera di commercio, e non il mancato guadagno. E rimborso a parte, per un allevatore trovare un animale morto non è per niente piacevole». (lo.mi.)

L”articolo sul “sabato sera” del 5 luglio.

Nella foto lupi nella zona dei Casoni di Romagna (foto di Gianni Neto)

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Il ritorno del lupo, l’allevatore Turrini: «Bene  la prevenzione, ma non basta»

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