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Cronaca 8 Luglio 2018

Il ritorno del lupo, una convivenza possibile. Gam, Ausl e naturalisti fanno il punto

E’ difficile e raro avvistarlo, ma c’è. Dall’inizio degli anni Duemila il lupo ha fatto ritorno anche sul nostro territorio, dopo decenni di assenza. Storicamente presente anche nelle nostre zone montane, già alla fine degli anni ’50 sull’Appennino tosco-emiliano era diventato raro incontrarlo. Negli anni ’70 ha rasentato addirittura l’estinzione, dato che in tutta Italia gli esemplari non superavano il centinaio. Nel 1976 il lupo è stato riconosciuto specie protetta e da questo momento in poi è iniziata la graduale ricolonizzazione anche della catena appenninica.

Il suo ritorno, positivo per l’ecosistema, ha però riproposto anche il tema della contiguità con gli animali da allevamento e le zone abitate dall’uomo, visto che negli ultimi anni è stato sporadicamente avvistato anche non lontano da centri nella bassa collina, come Dozza o Ponticelli, e in zone pianeggianti, lungo la via Emilia. In parallelo, anche nelle vallate del Santerno e del Sillaro si sono verificati casi di predazione su ovini e vitelli. L’ultimo in ordine di tempo si è verificato a inizio giugno nell’imolese, alla fattoria Romagnola in località Bergullo. Quando la convivenza diventa conflittuale, il rischio è che si alimenti il fenomeno illegale del bracconaggio, con ripercussioni negative sull’equilibrio dell’ambiente.

Per fare chiarezza sull’argomento, il Corpo delle Guardie ambientali metropolitane (Gam) ha organizzato il 22 giugno il convegno dal titolo “Il lupo nell’imolese: problema o risorsa?”, invitando a intervenire Gabriella Martini, responsabile dell’unità operativa di Igiene veterinaria dell’Ausl di Imola, i biologi Mia Canestrini e Luigi Molinari del Wolf Apennine Center del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, il farmacista Alessandro Magnani, qui nella veste di appassionato naturalista, e Gianni Neto, guardia ambientale metropolitana e fotografo naturalista.  «Spesso si parla del lupo in modo approssimativo, mistificatorio e strumentale – ha esordito Ivano Cobalto delle Gam – per questo abbiamo voluto mettere a disposizione dei partecipanti dati aggiornati e informazioni su basi scientifiche oggi disponibili sul ritorno nelle nostre zone di questo grande predatore. Questo per la migliore comprensione della realtà e per fugare preconcetti attualmente molto in voga». 

Alessandro Magnani e Gianni Neto, dal 2001, in modo parallelo e in collaborazione con l’allora Provincia, hanno iniziato a censire le marcature dei lupi, dalle tracce agli escrementi. Anche per loro è difficile stabilire il numero esatto di esemplari presenti nel circondario imolese. «Si tratta solo di stime – sottolinea Neto – anche perché è possibile che uno stesso gruppo, spostandosi, venga avvistato in zone diverse, come il territorio della Valquaderna, che confina con il Parco dei Calanchi dell’Abbadessa». Le immagini catturate dalle videotrappole in dotazione alle Gam e al gruppo di ricerca di cui fa parte Magnani hanno individuato una ventina di esemplari. «Nel versante da Codrignano, a Monte Battaglia, Valmaggiore, fino al confine con la Toscana – dettaglia Magnani – abbiamo avvistato due famiglie di lupi, con 6-7 elementi. Va anche detto che non tutti i componenti di un branco sopravvivono e a mesi di distanza li abbiamo rivisti passare, ma in numero inferiore. Nel versante Valsellustra, Rio Mescola, Bordona, Sassoleone e Monte la Fine verso la Toscana abbiamo individuato un altro gruppo di 5-6 elementi. Le videotrappole hanno anche rilevato un gruppo di 5 lupi più verso la pianura».  

Per sapere invece quanti attacchi si sono verificati negli ultimi anni ci viene in aiuto Geremia Dosa, veterinario dirigente della Sanità animale all’Ausl di Imola. «Il picco – spiega – c’è stato nel 2014 con 33 episodi accertati di predazione da parte di lupi su capi di allevamento. Le modalità e i segni rilevati durante i nostri sopralluoghi non ci hanno mai dato modo di contestare che l’episodio in questione non fosse attribuibile al lupo. Negli anni seguenti il numero si è stabilizzato al di sotto dei venti casi all’anno, segno che si è creato un equilibrio tra predatori e numero di prede. Nel 2017 i casi sono stati 15; quest’anno, finora, una decina. In genere, in nove casi su dieci le prede sono ovicaprini, mentre l’attacco di vitelli al pascolo capita in media una o due volte all’anno. Gli episodi si verificano soprattutto in primavera, estate e autunno, spesso ad opera di un solo lupo e non di un branco».

C’è anche un altro aspetto che il veterinario sottolinea: «Non abbiamo mai avuto casi di aggressioni a persone. Il lupo sa distinguere una potenziale preda. Probabilmente ci incrocia più volte di quanto noi stessi ci accorgiamo di lui. E ci evita. In genere si sposta nelle ore serali e all’alba, quando c’è un minimo di oscurità a proteggerlo. Il nostro è un territorio per lui ideale, ci sono diverse aree di parco, con cinghiali e caprioli. Un bovino al pascolo, adulto e in buono stato di salute, non è una preda appetibile per un lupo».  

In questi anni l’Ausl di Imola ha svolto anche un lavoro capillare di informazione rivolta agli allevatori, per spiegare l’importanza della prevenzione, attraverso una serie di semplici accorgimenti: far coricare al coperto le greggi e i capi più vulnerabili; chiudere bene le stalle; non lasciare nelle immediate vicinanze animali morti in attesa di smaltimento, scarti di macellazione, le placente degli animali appena nati, resti di cibo; tenere custoditi cani e gatti di casa. Inoltre, l’uso di reti elettrificate, dissuasori luminosi e cani da guardiania, come i pastori maremmani abruzzesi, aiutano a evitare il peggio.  Come sottolineato al convegno dagli esperti Wolf Apennine Center del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano «la convivenza è possibile».

L’Emilia Romagna, oltre a risarcire dei danni gli aventi diritto, ha stanziato diversi milioni di euro per la protezione del bestiame domestico. «Là dove sono state messe in atto opere di prevenzione – concludono i biologi portando l’esempio delle zone di Parma e Reggio Emilia – i danni si sono azzerati». (lo.mi) 

L”articolo sul “sabato sera” del 5 luglio.

Nella foto lupi nella zona di monterenzio (foto di Gianni Neto)

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Il ritorno del lupo, una convivenza possibile. Gam, Ausl e naturalisti fanno il punto
Cronaca 18 Giugno 2018

A Castel Guelfo l’antizanzare nebulizzato protegge bar, bocce e parco giochi

Alzi la mano chi non è mai stato infastidito dal ronzio di una zanzara o, peggio ancora, dal prurito dopo essere stato punto. A Castel Guelfo la caffetteria Settecento e il circolo Arci, in collaborazione con la ditta Edera ambiente, hanno cercato una soluzione alternativa per i clienti del bar e i giocatori dei vicini campi da bocce e nei giorni scorsi hanno posizionato un sistema automatico antizanzare (Freezanz) che utilizza una miscela di oli essenziali naturali antizanzara.

In pratica, il liquido corre lungo un tubicino quasi invisibile e, tramite 29 ugelli, viene nebulizzato negli orari ritenuti più critici. «Non uccide le zanzare, bensì è un “disabituante”, ossia serve per farle allontare perché emana un odore sgradevole per questi insetti, ma non per l’uomo» spiega Danilo Brintazzoli di Edera ambiente, che ha installato l’impianto.

«L’idea è venuta a Luca Righini della caffetteria Settecento e come Arci abbiamo deciso di collaborare – spiega il presidente di Arci Castel Guelfo, Ruggero Morini -. In pratica, l’impianto è stato installato sia a protezione dell’area esterna del bar, sia lungo il perimetro della recinzione dei due campi da bocce a due metri d’altezza. In questo modo, riesce a proteggere anche il vicino parco giochi dove spesso ci sono anche famiglie e bambini».

Impianti di questo genere stanno prendendo piede soprattutto negli ultimi anni. «Vengono installati ad esempio in ristoranti e campeggi, ma anche in giardini privati – dice Brintazzoli -. L’impianto può essere portatile, e si parte da un costo di 400 euro, mentre per macchinari fissi dai 1.500 euro in su». (gi.gi.) 

Nella foto un particolare del tubo e uno degli ugelli che nebulizzano il prodotto antizanzare

A Castel Guelfo l’antizanzare nebulizzato protegge bar, bocce e parco giochi
Economia 14 Giugno 2018

Fiera Agricola del Santerno, animali e agricoltura per tre giorni protagonisti al Sante Zennaro

Al centro della scena pecore, capre, cavalli, galline, asini… E” la Fiera agricola del Santerno, ovvero la biodiversità ritrovata. L’Associazione regionale allevatori dell’Emilia Romagna (Araer) al centro dell”ottava edizione della Fiera imolese in programma dal 15 al 17 giugno presso il complesso Sante Zennaro, in via Pirandello 12. Un appuntamento molto atteso soprattutto dalle famiglie e dai bambini.

Quest’anno, come detto, tocca al comparto zootecnico degli ovini occupare la scena principale e a questo proposito Araer, in stretta collaborazione con l’Associazione nazionale della pastorizia (Assonapa) organizzerà la prima mostra interregionale degli ovini di razza Suffolk iscritti al Registro anagrafico e la sesta mostra interregionale degli ovini di razza Bergamasca e Massese iscritti al Libro genealogico. Non solo. All’interno della rassegna verrà allestito il «villaggio degli ovini», dove verranno sistemati 5 esemplari per ognuna delle 10 razze ovine da carne presenti: Appenninica, Bergamasca, Biellese, Sopravissana, Cornigliese, Fabrianese, Cornella Bianca, Suffolk, Texel, Berichonne du cher. Qui sarà inoltre allestito uno spazio degustazione dove sarà possibile assaggiare i prelibati arrosticini di carne ovina.

«Saranno due giorni molto interessanti – spiega il direttore di Araer, Claudio Bovo – perché ci sarà la possibilità di ammirare e conoscere da vicino numerose razze ovine che fino a qualche decennio fa erano una parte integrante della zootecnia del territorio. Da un po’ di tempo a questa parte, purtroppo, stiamo assistendo a un progressivo depauperamento che noi guardiamo con preoccupazione e che cerchiamo di contrastare anche con manifestazioni come la Fiera agricola del Santerno, la cui caratteristica è proprio quella di dare grande spazio al tema della biodiversità, oggi sempre più richiamata e indubbiamente centrale nel dibattito sulla salvaguardia dell’ambiente e delle razze zootecniche, a partire da quelle autoctone. In questo contesto la città di Imola dimostra di essere una piazza estremamente importante per l’intera area romagnola e non possiamo che esprimere un plauso all’Amministrazione comunale che in questi ultimi anni ha voluto riprendere e rilanciare questa rassegna fieristica incentrandola proprio sul tema della biodiversità».

Nel corso della manifestazione, Araer organizzerà anche gli spettacoli equestri nelle rappresentazioni storiche che avranno come protagonisti gli splendidi cavalli di razza Bardigiano, mentre l’Associazione allevatori asini di razza Romagnola (Asirara) collabora nella realizzazione dell’ottava rassegna interregionale della razza asino Romagnolo.

La Fiera agricola verrà inaugurata domani, venerdì 15 giugno, alle ore 18.30. Dopo il taglio del nastro e la benedizione da parte del vescovo della diocesi Tommaso Ghirelli, si esibirà la banda musicale Città di Imola. La rassegna il primo giorno aprirà i battenti dalle ore 18 sino alle 23, proseguendo il giorno dopo, sabato, dalle ore 9 alle 23 e domenica, giornata conclusiva, dalle ore 9 alle 21. L’ingresso è gratuito.

La Fiera si svolgerà anche in caso di maltempo.

Foto dall”edizione 2017 della Fiera agricola del Santerno

Fiera Agricola del Santerno, animali e agricoltura per tre giorni protagonisti al Sante Zennaro
Cronaca 30 Maggio 2018

Miss, trattori, Ferrari e l'aia del contadino alla Sagra dell'Agricoltura di Mordano. IL VIDEO

In attesa del Palio dei Borghi di domenica prossima, la Sagra dell”Agricoltura entra nel vivo questa settimana con incontri e tanto buon cibo. Lo scorso weekend, però, è stata l”occasione per i tanti presenti di ammirare la sfilata delle Miss, dei trattori, delle Ferrari e per far vedere a grandi e piccini i mestieri di una volta. Non solo, la presenza di alcuni animali da cortile ha fatto tornare Mordano indietro nel tempo, ovvero quando le aie erano parte integrante della vita di paese.

r.c.

Nella foto: il patron della Sagra dell”Agricoltura Renato Folli insieme alle Miss

Miss, trattori, Ferrari e l'aia del contadino alla Sagra dell'Agricoltura di Mordano. IL VIDEO
Cronaca 21 Maggio 2018

L’Enpa, le volontarie e gli oltre 200 gatti delle colonie feline dozzesi

I gatti accompagnano e rallegrano le giornate di molti, ma il loro carattere indipendente è universalmente riconosciuto. Come diceva lo scrittore William S. Burrroughs, «il gatto non offre servigi, offre sè stesso, naturalmente vuole cura ed un tetto». Eppure anche sul nostro territorio ci sono molti gatti che «cura ed un tetto» non li hanno ancora trovati, oppure sono stati abbandonati, dando vita all’annoso problema del randagismo. Per fortuna c’è chi si prende cura di loro.

A Dozza è l’Enpa a svolgere questo compito dopo avere stipulato, quattro anni fa, una convenzione con il Comune per occuparsi dei gatti randagi che, per legge, sono di proprietà del sindaco. Tra Dozza e Toscanella, i dieci volontari di Enpa seguono ventidue colonie feline che ospitano ben duecento gatti.Uno dei problemi principali è nutrire adeguatamente i mici delle colonie. Oltre alle raccolte di cibo, i volontari possono contare anche su iniziative a livello nazionale.

Quest’anno il progetto «Pappa per tutti», nato da una collaborazione tra Purina Friskies ed Enpa nazionale, ha permesso di raccogliere un milione di pasti che sono stati distribuiti tra le sezioni locali. «A Dozza nei mesi scorsi sono stati consegnati due bancali, cioè ottocento chili di cibo che corrispondono a duemila pasti» conferma Marco Bravi, responsabile nazionale comunicazione e sviluppo iniziative di Enpa. Nutrire i gatti però non è l’unico problema, come racconta la tesoriera dell’Enpa dozzese, Roberta Ferri.

«I Comuni della vallata del Santerno e Castel Guelfo hanno stipulato convenzioni solo con le Cgam (Corpo guardie ambientali metropolitane), che tuttavia si limitano a controllare il territorio e non intervengono nella cura giornaliera dei felini, si occupano più di abbandoni. In questi territori la gestione dei gatti randagi è, di fatto, in mano a privati. In vallata, ad esempio, diamo una mano anche noi consegnando del cibo per i mici. La collaborazione tra volontari, istituzioni e privati cittadini è fondamentale e andrebbe implementata».

Sul nostro territorio si alternano gattili veri e propri (a Imola, Medicina e Ozzano Emilia), mentre a Castel San Pietro opera un’altra sezione dell’Enpa che si occupa sempre di colonie feline. Per quanto riguarda la gestione delle colonie è fondamentale l’apporto dei volontari. A Dozza tra questi c’è Tania Giallorenzo, che è anche consigliera dell’Enpa dozzese. «Lavorando da molti anni per un veterinario so come trattare gli animali, ad esempio quando si tratta di fare le catture per sterilizzarli» spiega. Gianlorenzo è una vera amante degli animali e nella sua casa a Ponticelli ospita ben diciotto gatti, sette cani e perfino una capretta. «La maggior parte dei miei gatti erano stati abbandonati – prosegue la Gianlorenzo -. Ho accolto anche gatti anziani che magari nessuno voleva ed erano destinati ad essere soppressi».

Malgrado le sterilizzazioni però i volontari devono occuparsi di nuovi cuccioli. «Ogni estate dobbiamo confrontarci con il problema degli abbandoni – spiega ancora Roberta Ferri -. Molti gatti non sterilizzati arrivano nelle nostre colonie e così nascono nuovi cuccioli. Solitamente cerchiamo di trovare una casa sia a loro, sia a tutti quei gatti abituati a vivere in famiglia che non sopravvivrebbero in una colonia libera». Per le adozioni si può contattare direttamente l’Enpa dozzese (attraverso la pagina Facebook «Enpa sezione dozzese») che si occupa anche di valutare la futura casa del gatto. «Noi procediamo con dei pre-affidi di quindici giorni – conclude Ferri -, così possiamo controllare la situazione e dare istruzioni per occuparsi meglio del piccolo felino». Se l’affido va in porto c’è poi l’obbligo di sterilizzazione. (re.co.) 

Nelle foto: Tania Giallorenzo con alcuni dei suoi gatti

L’Enpa, le volontarie e gli oltre 200 gatti delle colonie feline dozzesi
Cultura e Spettacoli 21 Aprile 2018

Idee per una domenica nel verde, tra il canto degli uccelli e una passeggiata col cane

Finalmente è arrivato il caldo. Un paio di idee per trascorrere una domenica nel verde senza allontanarsi troppo dalla città.

La prima riguarda Imola. Domani, dalle ore 10 alle 12.30, c’è un appuntamento nel Bosco della Frattona, con ritrovo in via Suore. Il titolo è: «Il canto degli uccelli». Sarà una escursione in mezzo alla natura, alla scoperta delle numerose specie di uccelli del bosco e dei loro particolari canti, guidati da un esperto ornitologo della Lipu (Lega italiana protezione uccelli). L’evento è gratuito e sarà dedicato ad un numero massimo di 25 partecipanti. Per informazioni e prenotazioni rivolgersi al centro visita, in via Pirandello 12, tel. 0542/602183.

La seconda proposta riguarda Ozzano Emilia. Qui l”appuntamento è nel Parco dei Gessi bolognesi, a cura delle associazioni Selenite e DiciottoeTrenta: si andrà «Tra i calanchi a 6 zampe». I partecipanti infatti potranno portare il proprio cane e saranno accompagnati ad osservare il paesaggio e le piante insieme a Daniela, educatrice cinofila. Il ritrovo è alle ore 9.30 davanti al centro visita di Villa Torre, in via Tolara di Sopra, 99. La durata è di circa 3 ore e il costo di 10 euro. Per informazioni e prenotazione obbligatoria: tel. 349-3037569, 347-1760097.

Nelle foto escursione nel parco dell”Abbadessa (fonte sito del Parco su parks.it) e un picchio rosso nel bosco della Frattona (fonte sito del bosco su parks.it)

Idee per una domenica nel verde, tra il canto degli uccelli e una passeggiata col cane
Cronaca 10 Aprile 2018

Il rifugio Enpa di Dozza tra i beneficiari del progetto «Pappa per Tutti»

C”è anche il rifugio Enpa di Dozza tra i beneficiari dei pasti raccolti con l’iniziativa «Pappa  per Tutti» di  Purina Friskies, progetto realizzato dalla azienda produttrice di alimenti per cani e gatti in collaborazione appunto con l”Enpa (Ente  Nazionale  Protezione Animali). Il cibo è stato raccolto grazie alla solidarietà  delle  famiglie  italiane e distribuito equamente su tutto il territorio nazionale. In Emilia-Romagna ha interessato 12 rifugi delle province di Bologna, Ravenna, Modena, Ferrara, Forlì e Reggio Emilia.

L”Enpa da anni si occupa di curare e accogliere gli amici a quattro zampe abbandonati, maltrattati o con problemi clinici offrendo loro un tetto, cibo e le cure dei propri veterinari. Purina, invece, dal 2014, sostiene la causa donando fino a 500.000 pasti per cani e 500.000 per gatti e la loro collaborazione ha portato, per il quarto anno consecutivo, 1 milione di pasti in tutta Italia grazie all’iniziativa “Pappa per Tutti”. «Ci rende molto orgogliosi sapere che anche quest’anno abbiamo raggiunto l’obiettivo di 1 milione di pasti. Ci conferma che la strada intrapresa dalla nostra azienda è quella giusta e che con Enpa possiamo  dare concretizzazione ai nostri valori -afferma Thomas Agostini, Direttore Marketing  BU  Grocery  di  Purina. Il  benessere  dei  cani  e  dei  gatti  è  per  noi  una  priorità assoluta  ed  è  per  questo  che  la  collaborazione  con  Enpa  è  destinata  a  durare  ancora  per  molto tempo».

La  volontà  di  rendere  permanente  questo  sodalizio  è  confermata  anche  da  Marco  Bravi, Responsabile  Comunicazione  e  Sviluppo  di  Enpa. «Ogni anno cerchiamo di dare sempre il massimo per i nostri amici a quattro zampe, poiché crediamo che la vita accanto a loro possa solo migliorare. Friskies crede nei nostri stessi valori ed è grazie a loro che possiamo garantire sostegno ai nostri animali. Ecco perché siamo più che felici di dare continuità a questa collaborazione: lavorando insieme possiamo costruire un mondo migliore, anche e soprattutto per quelli meno fortunati e in attesa di adozione».

L”abbandono e il fenomeno del randagismo è ancora molto diffuso in Italia e i numeri lo testimoniano. Ogni anno vengono abbandonati più di 160.000 animali e a questi si aggiungono gli oltre 90.000  randagi che vivono su tutto il  territorio  italiano. Dati che aumentano durante la stagione estiva quando il picco aumenta del 30%.In  questo  contesto  Enpa  mette  a  disposizione  gli  oltre  130  ricoveri  di  cui  dispone  per accogliere gli animali in difficoltà che, solo nel 2017, sono stati più di 35.000.

r.c.

Il rifugio Enpa di Dozza tra i beneficiari del progetto «Pappa per Tutti»

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