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Cronaca 26 Ottobre 2018

Tra chiusure e traslochi sono 61 le vetrine vuote nel centro storico di Imola

Passano gli anni, ma il centro storico imolese continua ad arrancare. A fronte di qualche nuova apertura, non mancano traslochi di attività o vere e proprie chiusure. Per non parlare delle tante targhe dei professionisti scomparse dalle vie del«salotto buono». A lasciare forse di più con l’amaro in bocca è la chiusura di attività storiche, vedi il forno Darchini di via Appia, che ha abbassato la serranda dopo oltre sessant’anni, a poco meno di tre anni di distanza dalla scomparsa dello storico fornaio Luigi Darchini; ora campeggia la scritta «affitta» di un’agenzia immobiliare.

Poco prima, invece, aveva chiuso la libreria Giunti al Punto di piazza Caduti per la Libertà. Vuoto anche lo spazio lungo la via Emilia che fino a settembre era occupato dalla paninoteca Pancake, trasferitasi nella zona industriale imolese. Non mancano poi vetrine vuote da tempo, vedi alcuni locali di proprietà del Comune (ex bar Colonne e Bacchilega), oppure tratti di strada più in sofferenza (via XX Settembre, via Mazzini o l’esterno della via Emilia), ma anche qualche vuoto sotto i portici di piazza Matteotti. I dati raccolti dalla società di consulenza Iscom Group a fine 2017 fotografano una situazione molto fluida e dinamica. I locali censitisono 424. «Rispetto al 2012 – si legge nello studio -sono stati censiti 20 locali in più e questo aumento dell’offerta era già stato rilevato nel 2015».

Tuttavia,«rispetto al 2012 è aumentato il numero dei locali chiusi che da 46 passa a 61 (erano 60 già nel 2015)» e si tratta soprattutto di «negozi di abbigliamento e calzature, ma anche alimentari e bar». La metà dei locali vuoti sono chiusi da oltre tre anni e si tratta di «situazioni con problematiche strutturali o legati alla proprietà». Tra le cause figurano «la crisi economica e la riduzione dei consumi, che hanno particolarmente pesato sui settori dell’abbigliamentoe dei beni alle persone, il progressivo aumento delle vendite on-line e la riduzione del traffico  generati dagli uffici pubblici e privati causato dalla delocalizzazione di alcuni di questi servizi e dalla progressiva informatizzazione dei processi».

gi.gi.

Nella foto: il panificio Darchini

Tra chiusure e traslochi sono 61 le vetrine vuote nel centro storico di Imola
Cronaca 2 Agosto 2018

Castel San Pietro, l'estro della fioraia medicinese Silvia Marchi che vince premi con abiti fatti di fiori e foglie

Silvia Marchi, fioraia medicinese dallo spiccato estro artistico, si destreggia tra il suo negozio Stile Fiori a Castel San Pietro e i concorsi floreali. La prima gara a cui ha partecipato risale al 2009, in occasione di Bouquet Sanremo, dove il fiorista vincente ha il diritto di creare i mazzi che poi vengono regalati agli ospiti durante il festival canoro. Lo scorso 30 giugno, invece, ad Aprilia è stato organizzata la seconda edizione del concorso Estrosa in cui hanno sfilato 20 abiti indossati da modelle, creati da squadre di due fiorai per ogni vestito e regione. La coppia vincitrice è stata proprio quella composta dalla medicinese e da Alex Tondin che hanno sfilato per il Trentino, patria del ragazzo.

«Ho conosciuto Alex nel 2009, durante un concorso a Rovereto. Da quel momento abbiamo mantenuto i contatti, ritrovandoci ai corsi e alle gare – racconta Marchi -. Non avevo partecipato alla prima edizione di Estrosa, ma parteciperò alle prossime». Il tema della gara erano i Paesi del mondo e dal momento che entrambi condividono la passione per la montagna, la neve ed i boschi, i due hanno scelto il Canada. «Abbiamo cercato di riportare sull’abito le emozioni che suscita in noi quel paese – racconta la fioraia -. Per questo il capo era quasi tutto verde, con anche foglie d’acero, tipiche canadesi».

Il vestito era una vera e propria opera d’arte. Non si trattava di piante attaccate su un abito preesistente, ma di uno scheletro di metallo con una struttura in plastica sopra alla quale erano state applicate foglie e fiori. La gonna era composta da tre balze asimmetriche a forma di petalo che si incrociavano l’una sull’altra e che durante la sfilata animavano il vestito, creando un movimento ondeggiante. Per l’effetto hanno aiutato le foglie di eucalipto nella parte superiore della gonna, fatte a forma di moneta e di colore grigio-verde.

La creazione di capi floreali non è una novità per la medicinese. Già nel 2010, in occasione della Festa di Primavera a Medicina, aveva realizzato un abito di gerbere. Nel 2014, invece, ne aveva confezionato uno utilizzando solo foglie attaccate su foglie. Quest’anno in occasione di Very wine a Castello, la fioraia ha creato un vestito per Renata Dalfiume, dell’omonima casa vinicola di via Madonnina. «Di solito mi occupo del loro stand, ma questa volta ho proposto di “allestire” lei – spiega Marchi -. In entrambi i giorni della manifestazione la gonna era composta solo da foglie in modo che si potesse sedere. La prima gonna era una stola ottenuta intrecciando il formio, mentre per il secondo giorno avevo creato  una balza fatta di aspidistre ribaltate. Nella fascia superiore ed inferiore del bustino invece avevo collocato un festone di fiori».  (se. zu.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 26 luglio

Nella foto Silvia Marchi all”interno del suo negozio

Castel San Pietro, l'estro della fioraia medicinese Silvia Marchi che vince premi con abiti fatti di fiori e foglie
Cronaca 31 Luglio 2018

Il Bar Aurora di Sassoleone ha festeggiato 70 anni di attività

A Sassoleone è ormai il bar storico, uno dei pochi punti di riferimento rimasti per i circa 400 residenti (ma quelli effettivi sono anche meno) della frazione di Casalfiumanese. Proprio in questi giorni il Bar Aurora, in via Sillaro37, ha compiuto 70 anni, che sono stati festeggiati con una iniziativa venerdì 27 luglio.

Un traguardo di tutto rispetto per qualsiasi attività commerciale, ma ancor più significativo se si considera il luogo incui il bar si trova e il progressivo spopolamento avvenuto nel tempo.

«L’attività è stata avviata il 25 luglio1948 da mia nonna paterna, Giuditta Vicchi – ci racconta l’attuale titolare, Raffaella Bianconcini -. Abbiamo scoperto da poco la data esatta, cercando fra documenti legati all’attività. All’inizio era solo un bar tabaccheria e la sede, in origine, era dove oggi abbiamo il ristorante. Nel 1956 è subentrato mio babbo, Giorgio Bianconcini, che ha ampliato l’attività, affiancato da mia mamma Maria Pia Bocci. Quando mi sono inserita io, 23 anni fa, il bar è stato spostato di pochi metri per far posto al ristorante. Sto io in cucina e da quest’anno mi affianca mio figlio Gil Beltrandi, che ha studiato all’Istituto alberghiero».

Un’attività a conduzione familiare, quindi, ora arrivata alla quarta generazione. La speranza di Raffaella, infatti, è che i figli, Gil, Asyae Joel in futuro proseguano. Ma si rende conto anche delle difficoltà. «Rispetto a una volta, adesso qui c’è davvero poca gente, a parte qualche ciclista di passaggio o qualcuno che arriva dal vicino Villaggio della salute. E’ abbastanza difficoltoso – ammette -, ma noi abbiamo la passione, siamo qui da talmente tanti anni che siamo innamorati della nostra attività. Io ci sono praticamente nata e ormai sono una “donna da bar” – scherza-, mio padre ci ha sempre tenuto tanto a questo lavoro, e, dopo tutti questi anni, ci è sembrato giusto fare festa». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 26 luglio

Nella foto la titolare del Bar Aurora Raffaella Bianconcini con i tre figli

Il Bar Aurora di Sassoleone ha festeggiato 70 anni di attività

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