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Cronaca 14 Settembre 2018

Sanità, storia a lieto fine per un anziano tennista

La solita partitella a tennis con un amico poteva finire molto male per Franco Manzoni, un 80enne dimesso dall”ospedale di Imola dopo il ricovero a seguito di un arresto cardiaco che lo ha colpito il 24 agosto scorso. Subito la chiamata al 118 e l’arrivo tempestivo di ambulanza ed automedica guidate da Paolo Mercatali e Romana Galeri Liverani con l’intervento di rianimazione cardiopolmonare svolto dal medico Marco Mambelli e dall”infermiera Romina Galeotti, poi la corsa al pronto soccorso di via Montericco e la stabilizzazione prima del ricovero in Rianimazione, dove è stato assistito dall’équipe diretta da Igor Bacchilega, infine il trasferimento in Terapia intensiva coronarica e in Cardiologia. “Ogni fase è stata importante per arrivare al lieto fine di questa storia iniziata drammaticamente” sottolineano dall”Azienda usl di Imola che ha reso nota la vicenda.

Una vicenda che possiamo definire una storia a lieto fine di quella buona routine sanitaria in cui tutti speriamo e ci aspettiamo. Prima di salutare e tornare a casa, però, Manzoni ha voluto ringraziare gli operatori sanitari che ha incontrato durante il suo percorso, lasciando la sua foto ricordo con la direttrice del Dea, Patrizia Cenni e il direttore della Cardiologia, Cesare Antenucci. (r.c.)

Sanità, storia a lieto fine per un anziano tennista
Cronaca 31 Luglio 2018

Quest’estate le cicale son troppo rumorose? Secondo l’esperto dell'Ausl è tutto nella norma

Il frinire delle cicale, insieme al rumore delle onde del mare, è da sempre il simbolo dell’estate. Il loro «canto» ad alcuni concilia il sonno, ma buona parte della popolazione non ne apprezza il continuo sottofondo, che quest’estate appare particolarmente intenso. Abbiamo chiesto a Massimo Gaiani, tecnico della prevenzione dell’Ausl di Imola, qualche delucidazione. Gaiani è un appassionato di insetti e fa parte del gruppo regionale per la prevenzione della zanzara tigre.

Si tratta solo di un’impressione o le cicale quest’anno sono particolarmente fastidiose?
«Possono sembrare particolarmente fastidiose ma non è così: siamo nella norma. La sensazione è collegata alla frequenza del loro frinire, che in Italia si avvicina agli 80 decibel, ma in Australia (le cicale possono essere di varie tipologie) possono raggiungere anche i 100 decibel. Tutto questo rumore non è altro che un dialogo tra il maschio e la femmina, al fine di completare il ciclo di riproduzione. Il maschio emette un suono più forte al quale la femmina risponde in maniera più debole. Le cicale sono animali solitari, dunque è necessario che si richiamino per l’accoppiamento».

Per produrre un suono così forte non saranno certo degli insetti dalle dimensioni minuscole… 
«In effetti la cicala misura intorno ai 4/5 centimetri. Sono animali particolari che possono vivere anche 15 anni nella loro fase larvale sotto terra, poi il caldo stimola il passaggio alla fase adulta che li porta ad uscire in superficie durante l’estate. In seguito  effettuano la muta e infine completano il ciclo di riproduzione. Vivono sugli alberi quali il pino o l’ulivo. Nella nostra città si possono trovare gli esoscheletri, ovvero la pelle mutata e abbandonata, sui tigli dei viali».

Sono dannose per gli alberi che le ospitano, dunque necessitano un controllo?
«Non si tratta di elementi dannosi in quanto non trasmettono virus né alle piante, né all’uomo. Inoltre non danneggiano gli alberi sui quali vivono, ma li sfruttano per trarne nutrimento, attraverso la loro proboscide. Le cicale poi sono utili al resto dell’ecosistema perché allo stadio larvale sono il sostentamento delle talpe, mentre in quello adulto vengono predate in particolare dagli uccelli».

Qualcuno potrebbe chiedersi se esiste un modo per spostarle fuori dal centro abitato per ridurre un po’ il loro rumoroso canto
«Ci vorrebbe il pifferaio magico per mettere in atto un piano simile. Questi insetti non vivono in colonie e a differenza di mosche e zanzare, che posso attirare e catturare rispettivamente con anidride carbonica e sostanze zuccherine ad esempio, le cicale non vengono attratte da nessun odore in particolare. Inoltre non essendo animali dannosi  non c’è motivo di spostarle. Noi dobbiamo lavorare perché l’equilibrio naturale venga mantenuto». (se.zu.)

Nelle foto gli esoscheletri di cicala che affollano i tigli imolesi

Quest’estate le cicale son troppo rumorose? Secondo l’esperto dell'Ausl è tutto nella norma
Cronaca 13 Luglio 2018

Illeciti sulla libera professione, quattro anni per l'ex primario di Radiologia Guido Ferrari

Il tribunale di Bologna ha condannato Guido Ferrari, ex primario di Radiologia dell’Ausl di Imola, a quattro anni di carcere per aver utilizzato mezzi e risorse dell’Azienda sanitaria di Imola per finalità private traendone un ingiusto guadagno e provocando un relativo danno erariale alla pubblica amministrazione. E’ giunto così al termine il processo di primo grado nei confronti di Ferrari iniziato oltre un anno fa.

In estrema sintesi, i giudici hanno accolto la tesi dell’accusa: Ferrai ha commesso vari illeciti sul fronte della libera professione esercitando in altre cliniche quando avrebbe dovuto lavorare in via esclusiva per Imola, violando anche le norme che vietano di utilizzare mezzi e risorse appartenenti alla pubblica amministrazione per finalità private.Ferrari era a processo insieme ad altre sei persone, medici o responsabili di case di cura, e le case di cura stesse.

Di questi, i giudici hanno condannato Fabio Ferrari a due anni e sei mesi e Gianluca Mantovani ad un anno e otto mesi. Assolti altri due, mentre per gli ultimi due è stata dichiarata la prescrizione dei reati contestati. La Angioteam e la Casa di Cura Salus srl sono state ritenute responsabili di illecito amministrativo e condannate, rispettivamente, a pene pecuniarie di 150 mila e 120 mila euro.

I giudici hanno disposto anche il risarcimento in sede civile a favore dell”Ausl di Imola, alla quale sono stati assegnati anche in via provvisionale 90 mila euro, mentre altri 40 mila euro sono andati alla Regione, sempre a risarcimento del danno.  Il giudice aveva ammesso la costituzione di parte civile di entrambi gli enti all”avvio del processo.

Per l”accusa Ferrari avrebbe in sostanza svolto un”attività parallela di refertazione esami avvalendosi di alcune impiegate amministrative e degli strumenti dell”Ausl di Imola. Inoltre avrebbe simulato lo svolgimento dei compiti istituzionali di primario di Radiologia mentre invece impiegava la giornata lavorativa per altre attività di refertazione. 

I fatti contestati andavano dal 2003 al 2012 me sono stati dichiarati prescritti, con non luogo a procedere, quelli fino al luglio del 2009.   Inizialmente i capi d’accusa erano, a vario titolo, truffa, falso e abuso d”ufficio, poi il tribunale, all”avvio del procedimento, li aveva riqualificati, al momento del rinvio a giudizio, in falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale e da privato in atti pubblici. Fra 90 giorni, le motivazioni della sentenza.

Ferrari non lavora più per l’Ausl di Imola. Si è infatti dimesso nell’estate 2015, poche settimane dopo l’intervento della magistratura, che ne dispose l’interdizione dal servizio per dodici mesi dopo la sospensione decretata dall’Azienda sanitaria stessa. Già al momento della notifica dell’avviso di garanzia, tre anni prima, l’ex primario era stato sospeso, sempre dall”Ausl, dall”incarico di direttore del Dipartimento servizi intermedi e l’Ausl nei suoi confronti avviò anche un procedimento disciplinare. Contestualmente Ferrari lasciò anche la vita politica (all’epoca era consigliere comunale eletto nelle liste della maggioranza della prima Giunta Manca). (l.a.)

Illeciti sulla libera professione, quattro anni per l'ex primario di Radiologia Guido Ferrari
Cronaca 4 Giugno 2018

Novità in ospedale, più risorse e impegno per le dimissioni protette dei pazienti, soprattutto anziani

Pre-valutazione da parte di assistente sociale e infermiere prima della dimissione, attivazione dell’Unità di valutazione geriatrica, nel caso occorra, e trenta giorni di assistenza domiciliare gratuita sociale invece dei quindici di prima. Sono le novità appena introdotte per la dimissione dei pazienti, ricoverati nell’ospedale dell’Ausl di Imola, che presentano una perdita della propria autosufficienza, in particolare anziani. «Finora ha funzionato benissimo l’assistenza domiciliare infermieristica, mentre il passaggio sul sociale arrivava troppo a valle e creava delle storture, ad esempio una graduatoria per le case di riposo (cra) consistente ma fittizia che non troverà mai una risposta» dichiara decisa Sonia Cicero, responsabile della Direzione attività socio sanitarie dell’Ausl di Imola, ovvero colei alla quale spetta seguire l’integrazione sociosanitaria. 

Ora l’elemento centrale del sistema è il Punto unico di accesso alle cure domiciliari (Pua), dove la presenza dell’assistente sociale è stata rafforzata con due giornate a settimana, «che a breve potrebbero diventare tre» dice Cicero. Inoltre non è la famiglia che deve richiedere l’assistenza ma tocca ai dottori del reparto avvertire il Pua. «Il 14 maggio il direttore del presidio ospedaliero, Andrea Neri, ha inviato ai medici delle Medicine A e B, dell’Area Post Acuti e della Geriatria una disposizione formale in tal senso – dichiara Cicero -. Il Pua, nella pre-valutazione al letto del paziente, conosce anche la rete familiare per progettare una dimissione che veramente possiamo chiamare protetta perché risponde al bisogno di cura in modo appropriato ed adeguato».  

In questo modo se la famiglia ha semplicemente bisogno di informazioni, ad esempio su dove trovare gli ausili oppure i pannoloni «viene tutto “prelavorato” quando la persona è ancora in reparto» assicura Cicero. E quando questo non basta? «Viene prenotata all’ultimo momento utile prima della dimissione al domicilio, concordata coi familiari, la visita dell’Unità di valutazione geriatrica, che stabilisce con la famiglia quali sono i bisogni per tornare a casa oppure definisce l’eventuale punteggio punteggio per l’accesso alle cra, inoltre abbiamo declinato in maniera diversa le forme di residenzialità temporanea a cui si può accedere in base ai fabbisogni di intensità di cura. Una persona stabilizzata che esce dal reparto ospedaliero – dettaglia Cicero – può dirigersi in altri luoghi prettamente sanitari come la lungodegenza-Post Acuti oppure l’Osco di Castel San Pietro oppure in luoghi sociosanitari come la cra Fiorella Baroncini o anche una struttura privata, se la famiglia lo preferisce, oppure forniamo a domicilio fino a trenta giorni di assistenza domiciliare gratuita che si affianca all’assistenza infermieristica. Un periodo adeguato anche per istruire il caregiver, la badante oppure il famigliare – precisa Cicero -. Servizio sociale e infermieristico affiancano il caregiver nei giorni concordati per insegnarli ad utilizzare le attrezzature o acquisire manualità. Non sono interventi banali – rivendica Cicero – perché danno tempo alla famiglia di ridifinire i tempi e i modi della propria organizzazione in risposta ai cambiamenti avversi che si sono verificati e al paziente di elaborare il proprio stato di salute, attrezzare il domicilio e sperimentare con un supporto specialistico il ritorno a casa nella nuova condizione. Si condivide il progetto di assistenza in modo che la famiglia non si senta sola».

Un altro servizio rinforzato nel percorso è il «Sollievo». «Presso la cra di via Venturini ora è disponibile tutto l’anno un posto per 15 giorni per tutti coloro che ne fanno istanza, famiglie o medici di famiglia, al di là del posto utilizzabile come sempre nel periodo natalizio o estivo». (l.a.) 

Altri particolari e informazioni nel servizio completo su “sabato sera” del 31 maggio. 

Nella foto Sonia Cicero 

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