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Cronaca 9 Novembre 2018

Ozzano, la Fatro si è aggiudicata il terreno con il Camaroun per 905 mila euro. L'acquisto sarà perfezionato a breve

La vendita del terreno sul quale sorge l’Arci Tolara meglio noto come «Camaroun» di Ozzano è ormai cosa fatta. Si è aggiudicata il lotto la ditta Fatro Spa, che ha il suo quartier generale proprio nei pressi, sulla via Emilia, nella zona di Tolara di Sotto. Prezzo dell’operazione 905 mila euro, di poco superiore alla base d’asta.

«Per ora è in assegnazione provvisoria – spiega il sindaco Luca Lelli –, mancano solo i tempi tecnici della transazione». L’acquisto attende la certificazione obbligatoria antimafia rilasciata dalla Prefettura che dovrebbe arrivare nel giro di 30 giorni. Negli ultimi mesi ci sono già stati diversi contatti tra l’azienda e l’Amministrazione comunale, e sono state presentate alcune proposte su ciò che Fatro intende realizzare nell’area di 6.825 metri quadrati, 4 mila di superficie utile edificabile, con destinazione produttiva: c’è l’ipotesi di una mensa aziendale, ma anche quella di un parcheggio, sempre per i dipendenti Fatro.

«La vendita non è stata fatta a cuor leggero», confida Lelli, che dal 2000 al 2003 fu presidente della stessa Arci Tolara. Risale proprio a quegli anni l’inizio di una graduale modifica della viabilità intorno al Camaroun, dapprima con l’introduzione del senso unico su quel tratto di via Tolara di Sotto a seguito della realizzazione della grande rotonda sulla via Emilia fino alla chiusura della strada, per finire con la vendita di un intero tratto di via I Maggio un anno fa, acquistato sempre dalla Fatro, che vi ha costruito attorno il suo polo logistico. Il circolo Arci risentì parecchio dei vari passaggi: il locale si trovò isolato, sempre meno clienti nel bar, una volta frequentatissimo dai lavoratori della zona, e a poco è servito l’abbassamento del canone d’affitto che il Comune chiedeva, ridotto da 16 mila a 3 mila euro l’anno. «Siamo consapevoli che l’Arci Tolara rappresenta ancora oggi un valore storico per molte persone non solo ozzanesi, specie tra i frequentatori della sala da ballo, ma ci teniamo a dire che non tutto è finito».

Il «Camaroun» era un luogo storico, che in passato ha visto passare celebri personaggi come Claudio Villa. Ma non tutto è perduto per gli appassionati del rito della Filuzzi in quel di Ozzano. «La sala Primavera di via Galvani è disponibile da subito a ospitare serate di ballo e musica, e mi auguro che possa essere sfruttata di più», dichiara Lelli. La sala si trova nel centro del capoluogo, non gode di un ottimo parcheggio, ma è facilmente raggiungibile. Anche la sala Primavera, tra l’altro, fa parte dell’Arci, ma di Ozzano non di Tolara.

A questa soluzione se ne sta affiancando un’altra, che Lelli descrive come «obiettivo finale di questo mandato» (le elezioni amministrative sono previste a metà del 2019). «Abbiamo avviato dei contatti con la proprietà della Villa degli Alpini in via Collegio di Spagna. Avremmo voluto acquistare l’area per ristrutturare l’edificio ma non ci è stato concesso. Dunque, puntiamo ad una concessione di lunga durata, con l’obiettivo di costruire, comunque, una nuova struttura da destinare ad attività ludiche e ricreative».  (ti.fu.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”8 novembre

Nella foto il polo logistico Fatro a Tolara di Sotto

Ozzano, la Fatro si è aggiudicata il terreno con il Camaroun per 905 mila euro. L'acquisto sarà perfezionato a breve
Economia 7 Novembre 2018

Grande successo per le noci dell'azienda Caci, che per il 2019 prepara un nuovo impianto a Sasso Morelli

Alla Caci la vendita delle noci è cominciata il 17 ottobre scorso e da subito al casolare di via Carpe, là dove si trova anche il noceto, la fila dei clienti è arrivata fin fuori dalla porta. «Il primo giorno in cinque ore abbiamo servito oltre 300 persone» dice soddisfatto Daniele Morini, vicepresidente e responsabile amministrativo della società agricola, controllata dalla cooperativa Cti.

I clienti se ne vanno con grandi borse rigonfie, che contengono la scorta di noci per tutto l’inverno, spesso da regalare o condividere con parenti e amici. «Il più delle volte 10 chili sono il quantitativo minimo che ci viene richiesto» aggiunge Morini, mentre l’addetta alle vendite, Antonella, impugnando una grande paletta, riempie le borse con movimenti energici e fragore di gusci.

Per la Caci quello delle noci è decisamente un ottimo business, avviato nell’ormai lontano 2006, quando in zona non c’erano altri impianti simili. Dopo la messa a dimora di circa 3 mila piante su 11 ettari, nel tempo la superficie coltivata nel podere di via Carpe è aumentata fino agli attuali 33 ettari, ma la previsione è di aggiungerne altri. «Il prossimo anno – anticipa il presidente, Sauro Calderara, che partecipa attivamente alla raccolta in tuta da lavoro – pianteremo altri 7 ettari su un’area di nostra proprietà a Sasso Morelli, oggi coltivata a peschi. Ora stiamo preparando il terreno per la messa a dimora delle prime piante, che si farà tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo».

Affinché il nuovo noceto entri in piena produzione, però, occorrerà aspettare sei anni. In via Carpe, invece, la produttività è ormai a regime, la raccolta è meccanizzata e impegna un paio di persone, che diventano una decina considerando l’intero ciclo di raccolta, lavaggio ed essiccazione. Anche queste due ultime fasi avvengono in loco, in un capannone a poca distanza dal casolare. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 1° novembre

Grande successo per le noci dell'azienda Caci, che per il 2019 prepara un nuovo impianto a Sasso Morelli
Economia 24 Settembre 2018

I francesi di Unigrains attraverso il Fondo agroalimentare italiano hanno acquisito il 35% di Agrimola

I «rumors» erano nell’aria già da un po’, ma solo nei giorni scorsi Agrimola ha ufficializzato l’ingresso nella propria compagine societaria del Fondo agroalimentare italiano I (Fai I), che ha acquisito il 35% delle quote. Azionista di maggioranza dell’azienda di via Di Vittorio a Casalfiumanese, che produce e commercializza castagne e semilavorati a base di frutta, resta Luca Sassi, attuale amministratore delegato.

«Fai I – spiega una nota congiunta – supporterà lo sviluppo dell’azienda attraverso l’espansione delle relazioni con i clienti esistenti, in particolare nel B2B (da impresa a impresa, Ndr) e a livello internazionale, attraverso l’innovazione e sviluppo di nuovi prodotti a valore aggiunto destinati ai produttori di confetture, yogurt, succhi e prodotti per l’infanzia, opportunità di crescita esterna per il consolidamento del settore della trasformazione della frutta in Italia e in Europa».

Il Fai I, lanciato quest’anno dal gruppo di investimento francese Unigrains e gestito dalla sua filiale italiana con sede a Milano, punta sulle Pmi agroalimentari italiane, con un fatturato compreso tra i 10 e i 150 milioni di euro. Il Fondo detiene quote di minoranza anche all’interno della società vicentina Trasporti Romagna, che fornisce soluzioni di logistica a temperatura controllata per l’agroalimentare, e l’astigiana Sfoglia Torino, specializzata in semilavorati di pasta sfoglia e prodotti da forno surgelati. (lo.mi.)

L’articolo completo è su «sabato sera» del 20 settembre

Nella foto lo stabilimento Agrimola a Casalfiumanese

I francesi di Unigrains attraverso il Fondo agroalimentare italiano hanno acquisito il 35% di Agrimola
Economia 17 Agosto 2018

Alla Vertiv di Poggio Piccolo con il contratto integrativo ci sono anche i permessi per le cure termali

Un tempo era la Chloride Silectron, poi il nome è cambiato in Emerson Network Power e, dall’inizio dello scorso anno, si chiama Vertiv, dopo essere stata acquisita dal fondo statunitense Platinum equity.

L’attività dell”azienda è però sempre quella della progettazione di sistemi industriali Ups, gruppi di continuità che garantiscono l’autonomia anche in caso di interruzione di energia elettrica.

Nei giorni scorsi anche nell’azienda di via Fornace a Poggio Piccolo è stato rinnovato il contratto integrativo aziendale. Tra le misure adottate a beneficio dei dipendenti, 122 a cui si aggiungono i 218 dello stabilimento a Piove di Sacco in provincia di Padova, ci sono anche permessi retribuiti per visite mediche, esami e cure dentistiche.

Vengono inoltre riconosciute 16 ore annue di permesso retribuito anche per effettuare cure termali e terapie, purché finalizzate a reali esigenze terapeutiche e non collocabili al di fuori del normale orario di lavoro.

«Questo contratto – dettaglia il sindacalista Stefano Moni, della Fiom-Cgil di Imola – cerca di armonizzare i precedenti contratti in vigore all’ex Chloride e alla sede padovana. Il permesso per le cure termali era già in essere a Castel Guelfo ed è stato esteso allo stabilimento padovano».

L”articolo completo è su «sabato sera» del 2 agosto

Nella foto l”esterno dell”azienda

Alla Vertiv di Poggio Piccolo con il contratto integrativo ci sono anche i permessi per le cure termali
Economia 14 Agosto 2018

Cooperazione, la Sacmi è sempre più green con l'acquisto del 100% delle quote di Eurofilter

La Cooperativa Sacmi pensa green e acquisisce totalmente Eurofilter, azienda sassolese leader nei servizi ambientali per la ceramica e altri settori industriali. La decisione è stata comunicata in questi giorni dai vertici di Sacmi, che già deteneva il 20%.

Eurofilter è nata nel 1968 come azienda di servizio all”interno del distretto ceramico sassolese. Conta attualmente 60 addetti e si è affermata negli anni per la realizzazione di soluzioni per l”aspirazione delle polveri e per il trattamento delle acque reflue e di processo, dalla captazione e trattamento dei fumi ai recuperi termici. Con la piena acquisizione della proprietà, Sacmi intende puntare decisamente alla crescita ulteriore di una realtà che già conta 2.500 sistemi installati e che giocherà dunque un ruolo importante e trasversale per lo sviluppo di tutto il gruppo imprenditoriale, dato il peso sempre maggiore delle tematiche ambientali nell”industria 4.0.

“Sui temi ambientali sia il quadro normativo sia la sensibilità sono molto diffusi nel nostro distretto – spiega il direttore generale del Gruppo Sacmi, Claudio Marani – una delle sfide di oggi consiste nel portare questo tipo di approccio su tutti i mercati mondiali, sia quelli in cui l’implementazione di servizi ambientali rappresenta una novità assoluta, sia mercati anche molto vicini al nostro dove sia il quadro normativo sia la situazione di fatto all’interno dell’industria ceramica è decisamente più arretrata rispetto a quella che si riscontra nelle nostre aziende”.

“La scelta – ha dichiarato il presidente di Sacmi Imola, Paolo Mongardi – è motivata dalla necessità di investire su una realtà già importante e leader nel settore, con l’intenzione di farla crescere ancora, sfruttandone l’ampio patrimonio di competenze e know how maturato negli anni, con progetti e prospettive di potenziale interesse per tutti i settori di attività della capogruppo. L’operazione coglie inoltre la sostanziale evoluzione non solo del quadro normativo, già in Italia molto avanzato, quanto della sensibilità alle tematiche della sostenibilità e del green come chiave di volta per l’implementazione della prospettiva Industry 4.0”.

Il direttore generale Claudio Marani ha aggiunto che il controllo totale di Eurofilter “consentirà di programmare investimenti anche in nuovi business già presidiati dal gruppo”, dal beverage al metal powder, dal closures al packaging. In tutti i processi di lavorazione ci sono impiantisti a supporto della qualità dei processi e della salubrità dei luoghi di lavoro. Essere attrezzati per una proposta integrata e completa anche sotto il profilo dei servizi ambientali rappresenta un valore aggiunto per Sacmi, consapevoli che il tema dell’abbattimento degli inquinanti e della possibilità di avere sistemi puliti di trasporto sarà destinato ad avere un ruolo sempre maggiore sia in Italia sia all’estero”.

Negli anni Eurofilter, da azienda del territorio, si è trasformata in una realtà fortemente internazionalizzata, con interventi negli Stati Uniti, Messico, Sud America e Asia, al seguito di importanti imprese italiane del settore ceramico. Questa esperienza sarà una chiave per lo sviluppo del gruppo, con l”obiettivo non solo del recupero energetico e del rispetto delle norme, ma anche del riuso, come precisa il presidente Mongardi: “Ancora da parte del mondo industriale il tema della normativa ambientale viene vissuto come un peso. Eppure in tutti i settori ed in tutti i mercati si arriva ad un punto di rottura, in cui ci si rende conto come questo tipo di interventi siano in realtà un investimento irrinunciabile sotto il profilo della qualità del lavoro e dell’efficienza dei processi, dunque, in definitiva, della competitività”.

“La possibilità di operare all’interno del Global Network Sacmi – conclude il direttore del gruppo Sacmi – come azienda controllata al 100% consentirà ad Eurofilter di muoversi sul mercato con una struttura più forte, acquisendo nuove referenze nel mondo e facendosi trovare pronta alle evoluzioni, che possono essere anche piuttosto repentine, della normativa e della sensibilità ambientale”.

Nella foto esempi di presse con filtro

Cooperazione, la Sacmi è sempre più green con l'acquisto del 100% delle quote di Eurofilter
Economia 4 Agosto 2018

Coop Cefla, in arrivo una vetrina sull'autostrada e le sale corsi per il settore medicale

Sempre a Imola in via Bicocca, Cefla ha già iniziato i lavori preliminari per la realizzazione di un nuovo edificio che ospiterà lo showroom e le sale corsi per la business unit Medical equipment.

«Vorremmo che fosse una vetrina sull’autostrada – anticipa il presidente di Cefla, Gianmaria Balducci -. L’obiettivo è ampliare lo showroom dedicato solo ai prodotti della business unit Medical equipment e l’area destinata all’accoglienza dei visitatori, creando un unico polo funzionale che accolga oltre alle sale espositive anche un centro per la formazione dei “dealer”, che si occupano di assistenza prodotti».

La nuova costruzione, di circa 3 mila metri quadri, di superficie e di altezza variabile da 3,80 a 10 metri sarà realizzata nella fascia di terreno fronte autostrada. L’edificio si svilupperà su due livelli: il piano terra, dedicato alle sale espositive, e un piano seminterrato, dedicato a sale corsi, collegati da una scala centrale. Anche questo intervento, così come gli altri realizzati da Cefla negli ultimi anni, è stato curato da Marco Bartolozzi e Federica Tabanelli, dello studio associato di ingegneria edile Tb di Imola. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 26 luglio

Nella foto è evidenziata l”area del nuovo showroom

Coop Cefla, in arrivo una vetrina sull'autostrada e le sale corsi per il settore medicale
Economia 4 Agosto 2018

Coop Cefla, sarà pronto a fine settembre il nuovo capannone in costruzione in via Bicocca

Lavori in corso nella sede Cefla di via Bicocca a Imola, dove sta per essere ultimato un nuovo capannone di circa 11 mila metri quadri all’interno dell’area che ospita gli stabilimenti produttivi delle divisioni Medical equipment (progettazione e realizzazione di attrezzature per il settore odontoiatrico e medicale) e Finishing (produzione di linee di finitura, verniciatura e nobilitazione di legno, vetro, plastica, metallo e fibrocemento). Da qualche mese si è trasferita qui anche la direzione aziendale, che in precedenza si trovava nel quartier generale di via Selice, dove restano le divisioni Impianti e Shopfitting (soluzioni d’arredo per la grande distribuzione).

Passando per via Bicocca è impossibile non notare il cantiere della nuova struttura. Il lato che dà sulla strada, ancora privo di parete, mette in mostra l’ampiezza della superficie interna. «Questo capannone è destinato a ospitare il nuovo polo di spedizione e logistica per le nostre business unit Medical e Finishing – ci spiega il presidente di Cefla, Gianmaria Balducci -. Un po’ per l’incremento dei volumi e un po’ per i tanti nuovi prodotti che verranno inseriti in gamma nel 2019, il nostro magazzino non era più in grado di stoccare tutto e già oggi dovevamo utilizzare anche spazi esterni all’azienda. Il nuovo immobile sarà ultimato entro fine settembre e questo ci permetterà di liberare spazio per le linee produttive».

L’ampliamento è il segno tangibile di una azienda che cresce a pieno ritmo. In ordine di tempo fa seguito al raddoppio, avvenuto nel 2014, della mensa al servizio dei 782 addetti di via Bicocca, oggi in grado di contenere 450 persone in contemporanea, e alla realizzazione del nuovo auditorium modulare da 500 posti, entrato in funzione alla fine dello scorso anno.

«Dai 350 milioni di fatturato nel 2013, lo scorso anno abbiamo raggiunto 528 milioni di euro» dice Balducci. A fare da traino, con 180 milioni di fatturato e una quota export pari all’80%, è proprio la business unit Medical, evoluzione della divisione Anthos della Cir, inglobata nel 1998. Nel giro di vent’anni, dai 2.252 riuniti venduti in 35 Paesi, Cefla è passata alle oltre 10 mila poltrone dentali che nel 2017 hanno raggiunto tutto il mondo.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 26 luglio

Nella foto l”interno del nuovo capannone Cefla in costruzione in via Bicocca

Coop Cefla, sarà pronto a fine settembre il nuovo capannone in costruzione in via Bicocca
Economia 31 Luglio 2018

Servizi ambientali, l'allarme del consorzio Astra: urge una soluzione per lo smaltimento dei rifiuti delle imprese

Rischia di bloccarsi la filiera del riciclo di plastica, carta e materiali inerti provenienti dalle imprese. A lanciare l’allarme è Astra, il consorzio faentino di operatori ambientali, leader in Emilia Romagna grazie ai servizi offerti da una trentina di imprese socie (tra cui le imolesi Cuti-Consai, Car, Zini Elio, la mordanese Remaind e la castellana Trascoop) e a 24 impianti di recupero, stoccaggio e smaltimento.

Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica e degli enti è tutta rivolta ai rifiuti urbani, che però ammontano ad un quinto del totale, da inizio 2018 si è evidenziato un problema crescente, divenuto ormai critico, riguardante la gestione dei rifiuti speciali, ovvero dei rifiuti prodotti dalle aziende: termovalorizzatori e discariche faticano ad accogliere la quantità di rifiuti speciali non recuperabili e così i magazzini si sono via via saturati.

Il problema – spiegano dal consorzio faentino – presenta diversi aspetti. Da un lato c’è la riduzione degli impianti di destinazione ed il contemporaneo aumento di rifiuti determinato dalla ripresa economica. Dall’altro i Paesi esteri che prima assorbivano gran parte dei materiali di recupero, Cina in testa, hanno rallentato le importazioni. L’Italia, infatti, esporta una quota enorme dei rifiuti trattati. E stante così le cose, il materiale ipoteticamente recuperabile che non può essere collocato sul mercato non può che finire incenerito o in discarica.

Il problema non riguarda solo la plastica, ma anche la carta da macero. Il prezzo è sceso sotto la soglia di sostenibilità, al punto da non rendere economicamente sostenibili le operazioni di trattamento e trasporto alle cartiere. Anche la crisi edilizia incide, perché ha reso poco conveniente il recupero degli inerti. Non mancano inoltre i problemi tecnici, con una recente sentenza del Consiglio di Stato che ha ulteriormente complicato la materia, centralizzando le competenze autorizzative a livello nazionale e bloccando di fatto il rilascio di autorizzazioni per l’attivazione di impianti di recupero dei rifiuti.

«Alle istituzioni chiediamo di farsi carico del problema e prendere in esame azioni di sistema non più rinviabili. E in tal senso, abbiamo già cominciato a sensibilizzare i rappresentanti locali», spiega il direttore di Astra Servizi ambientali di Faenza, Boris Pesci.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 26 luglio

Nella foto Boris Pesci, direttore di «Astra Servizi ambientali» di Faenza

Servizi ambientali, l'allarme del consorzio Astra: urge una soluzione per lo smaltimento dei rifiuti delle imprese
Economia 24 Luglio 2018

Mercatone Uno: sede troppo onerosa, la nuova proprietà vuole trasferire gli uffici nel Bolognese

E’ solo questione di tempo, forse qualche mese, e la torre del Mercatone Uno, che si trova a Imola in via Molino Rosso, si svuoterà. Shernon Holding, la società che ha presentato un’offerta per acquisire 55 punti vendita, le attività della sede amministrativa imolese e il marchio Mercatone Uno, ha infatti già annunciato ai sindacati l’intenzione di trasferire gli uffici altrove.

«Per la proprietà quella sede è onerosa – spiega Silvia Balestri, sincacalista della Fisascat-Cisl Area metropolitana bolognese -. Trascorso un periodo iniziale di qualche mese, ci è stato detto che gli uffici saranno spostati nel bolognese. Forse a San Giorgio di Piano, dove c’è la sede di Mercatone Uno Logistics. Ci è stato spiegato che l’obiettivo non è disperdere la forza lavoro, ma mantenere il bacino delle professionalità che si vogliono confermare. Per questo hanno espresso l’intenzione di rimanere in un raggio di circa venti chilometri, per permettere agli impiegati di coniugare esigenze lavorative e familiari».

L’immobile, così come la grande biglia dedicata al ciclista Marco Pantani e inaugurata nel 2005, è di proprietà della società Cve, una delle tante controllate dalla famiglia Cenni, ma non tra quelle finite in amministrazione straordinaria. A tutt’oggi Cve è sottoposta a sequestro cautelare, a seguito dell’indagine per bancarotta fraudolenta avviata dalla guardia di finanza a inizio 2017.

In via Molino Rosso lavora ancora un centinaio di addetti, meno della metà di quelli presenti prima che il gruppo entrasse in crisi. Sono gli impiegati delle società Mercatone Uno Service, M. Estate e M. Uno Trading, tutte in amministrazione straordinaria dall’aprile 2015 assieme a Mercatone Uno Logistics e M. Business, che gestiva direttamente i punti vendita a insegna Mercatone Uno, ma non quello di Toscanella rimasto in capo alla famiglia del fondatore, Romano Cenni.

Nel corso delle ultime trattative, i sindacati nazionali e territoriali di categoria (Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil) hanno cercato di salvaguardare più posti di lavoro possibili, rispetto al migliaio di esuberi ipotizzato in un primo tempo. Su un totale di circa 2.800 lavoratori, 2.019 passeranno alla società Shernon Holding e 285 al gruppo Cosmo, che ha acquisito 13 punti vendita, destinati a cambiare insegna (diventeranno Globo) e tipologia merceologica: dai mobili all’abbigliamento.

Per il segretario nazionale della Fisascat-Cisl, Vincenzo Dell’Orefice «l’intesa raggiunta con Shernon ha consentito di coinvolgere il maggior numero dei lavoratori dipendenti dei negozi oggetto di passaggio, preservando, in molti punti vendita, gli originali livelli occupazionali. Anche nella sede di Imola è stato rivisitato al rialzo il numero dei profili amministrativi trasferiti» dalla vecchia alla nuova proprietà.

In dettaglio, a Imola si tratta di 22 impiegati in più per Mercatone Uno Service e 2 per M. Estate. L’organico indicato nell’accordo raggiunto con i sindacati lo scorso 29 giugno prevede un totale di 94 addetti. Inoltre si precisa che Shernon Holding «per gestire la fase transitoria di messa a regime del proprio “headquarter”, procederà all’assunzione con contratto di lavoro a tempo determinato di 22 lavoratori, in aggiunta ai rapporti di lavoro trasferiti»; questo «limitatamente ai soli lavoratori addetti alla sede di Imola dipendenti da Mercatone Uno Service o in distacco da M. Business, non ricompresi tra quelli rientranti nel perimetro di cessione». (lo.mi)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 19 luglio

Nella foto la torre del Mercatone Uno

Mercatone Uno: sede troppo onerosa, la nuova proprietà vuole trasferire gli uffici nel Bolognese
Economia 23 Luglio 2018

Coop.Ceramica di Imola, il presidente Bolognesi illustra l'accordo per ridurre l’organico senza licenziamenti

Ridurre l’orario di lavoro a 292 addetti, per evitare 90 licenziamenti; chi lavorerà meno, però, riceverà comunque una parte dello stipendio e tutti i contributi che gli spetterebbero a orario non ridotto. Come sottolineato da sabato sera nelle scorse settimane, l’accordo raggiunto tra sindacati e Cooperativa Ceramica d’Imola, non ha precedenti in Italia.

La sua unicità risulta tanto più evidente se si considera il percorso fatto dalla cooperativa imolese negli ultimi anni. Un percorso controcorrente rispetto a quello intrapreso da molte altre aziende che, spinte dalla crisi, hanno attuato drastici tagli al personale. Anche Coop. ceramica lo ha fatto, ma mettendo sul piatto svariate decine di milioni di euro per accompagnare l’uscita dei lavoratori, a fronte di una serie di accordi sindacali, che hanno sempre cercato di strappare le migliori condizioni possibili per le maestranze.

Come, ad esempio, nel 2009, i contratti di solidarietà applicati a 1.800 lavoratori, primo caso del genere in cui la misura veniva applicata su una platea così ampia di lavoratori; o la riduzione collettiva dell’orario di lavoro attraverso il massiccio ricorso al part-time, sperimentata nel 2017; o ancora la mobilità volontaria incentivata da buonuscite per oltre 600 persone.

Infine, l’accordo che nei giorni scorsi ha incassato l’ok della maggioranza dei lavoratori coinvolti (292 su circa 1.200) e che consente all’azienda di evitare gli ultimi esuberi. Una soluzione trovata nel corso di una lunga trattativa e resa possibile mediante un versamento straordinario sul fondo di previdenza integrativo del settore, Foncer, pari a ciò che l’Inps riconosceva durante il contratto di solidarietà, in scadenza a fine luglio.

«Per Cooperativa Ceramica – conferma il presidente Stefano Bolognesi – questo accordo rappresenta l’ultimo capitolo, ma solo in ordine di tempo non certamente di importanza, all’interno del percorso fatto negli ultimi anni per riallineare gli organici alle effettive necessità aziendali. Percorso iniziato nelle sue attività sostanziali con la presentazione del nostro piano industriale 2014-2016, a giugno 2013, alle parti sociali e agli amministratori del territorio. Il nostro progetto prevedeva una prospettiva di riduzione di 700 posti di lavoro e aveva alla base la nostra ferma volontà di perseguirlo, condizione necessaria per il riequilibrio economico e finanziario dell’azienda che rappresento. I risultati che abbiamo consuntivato negli ultimi anni hanno dato conferma, credo, anche ai più scettici della bontà delle nostre scelte, forse indirizzate verso un territorio che non era in quegli anni ancora pronto a coglierle. Grande elemento di forza, però, è stata la nostra coesione aziendale, la grande unitarietà e fiducia espressa dall’assemblea dei soci e dal consiglio di amministrazione, nonché, credo, l’essere stati il riferimento serio per tanti dei nostri lavoratori». (lo.mi)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 19 luglio

Nella foto il presidente di «Coop. Ceramica d’Imola», Stefano Bolognesi

Coop.Ceramica di Imola, il presidente Bolognesi illustra l'accordo per ridurre l’organico senza licenziamenti

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