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Cronaca 17 Maggio 2018

Restaurata la Madonna con bambino nella celletta devozionale di Cantalupo

E’ stata nuovamente restaurata la celletta posta all’incrocio tra via Nuova e via Rondanina, la strada che porta alla minuscola frazione di Cantalupo. La celletta devozionale è di proprietà della Fondazione Istituzioni riunite di Imola, l’ente che gestisce i beni provenienti da lasciti di famiglie benestanti imolesi a favore dei bisognosi. In particolare la celletta è pervenuta alla Fondazione a seguito della incorporazione di varie opere pie, fra cui l’Opera pia eredità Fontana (che aveva avuto origine dal testamento di Francesco Maria Fontana, morto il 23 marzo 1613), e la successiva vendita (nel 1970) dei terreni limitrofi facenti parte dell’opera pia.

Lo statuto dell’ente di via Fratelli Bandiera prevede la conservazione del proprio patrimonio e lo sviluppo di attività di carattere culturale e sociale. «Credo che l’intervento sulla celletta risponda appieno a tale obiettivo – spiega l’avvocato Edore Campagnoli, presidente della Fondazione – e pertanto è con vero spirito di servizio che abbiamo provveduto al restauro che ha riportato la struttura al 2005, quando miei predecessori alla guida delle Istituzioni riunite hanno provveduto al primo intervento». All’interno della celletta è affrescata una Madonna con bambino seduta su un trono. Il dipinto è di difficile datazione (le incisioni sulla parete lo indicano comunque anteriore al 1536). Così come non ne è semplice l’attribuzione, anche se è plausibile l’accostamento a Innocenzo Francucci, artista che ha eseguito diverse opere nel territorio di Imola e che ci ha lasciato una pala con raffigurati i santi Cassiano e Crisologo. Gli ex voto rinvenuti all’interno della celletta aiutano a ricostruirne la storia. In origine si trattava certamente di una edicola votiva a cielo aperto, di cui si ipotizza un primo intervento di copertura nel XVII secolo, e di dimensioni diverse rispetto alle attuali, e cioè più alta e con un occhio sopra alla porta, come appare raffigurata appunto in un ex voto. Anche le dimensioni del dipinto mariano erano certamente maggiori in quanto il restauro ha fatto riemergere una mano che regge un libro e un tratto di gomito (probabilmente due santi genuflessi in adorazione).

Nel 2002 si era dato inizio ai lavori per verificare cosa vi fosse all’interno della cornice dipinta sulla parete vuota e la mano leggera del restauratore aveva portato alla luce, sotto vari strati di tinteggiatura, frammenti di un dipinto raffigurante appunto la Madonna con bambino, purtroppo col volto troncato dalla parte alta della cornice. Ma, fortunatamente, c’è stata una sorpresa positiva. La realizzazione della cornice risale al XVIII secolo. E per consentirne un migliore aggancio al supporto murario si era reso necessario scalpellare la superficie interessata. Coincidendo il tratto alto della cornice con il volto della Madonna, lo scalpellino dell’epoca avrebbe dovuto intervenire proprio sul viso della Madonna, che invece è stato rinvenuto intatto. Il che fa ritenere che lo scalpellino, forse colto da devozione o timore reverenziale, abbia deciso di non distruggere il volto della Madonna preferendo ricoprirlo solo con strati di calce, consentendo così di poterlo oggi ammirare nuovamente.

r.c.

Nella foto: la Madonna con bambino affrescata all”interno della celletta posta all”incrocio tra via Nuova e via Rondanina, la strada che porta alla minuscola frazione di Cantalupo

Restaurata la Madonna con bambino nella celletta devozionale di Cantalupo
Cronaca 8 Aprile 2018

La storia di Giuseppe Ianuario, uno dei bimbi di Napoli accolto e cresciuto a Imola

Giuseppe Ianuario ha gli occhi che ridono, una simpatia contagiosa, la battuta pronta. Il cognome e la verve partenopea tradiscono le sue origini napoletane, anche se l’accento è romagnolo. Ianuario è stato uno dei bimbi di Napoli accolti a Imola all’inizio del 1947. Una vera e propria gara di solidarietà che ha visto protagoniste tante famiglie del centro-nord, anche imolesi. Attraverso i documenti conservati all’Archivio storico Carducci, le ricercatrici Maria Amadore e Franca Montanari hanno ripercorso questo capitolo di storia locale nelle puntate pubblicate dal sabato sera il 18 gennaio e l’8 marzo scorso. Dopo aver letto quelle pagine, in cui veniva citato anche il suo nome, Ianuario ha contattato la nostra redazione curioso di incontrare le ricercatrici e vedere i documenti d’archivio relativi al suo percorso scolastico. «Dal giornale ho imparato che ho ripetuto la prima elementare due volte. Io non me lo ricordavo proprio» ammette scherzando.

L’incontro all’archivio Carducci è stato utile a ricostruire un tassello della sua singolare storia. «Ho avuto un babbo e una mamma di Napoli, Giuseppe Ianuario come me e Anna Liberti – racconta – e un babbo e una mamma di Imola, Andrea Tosi e Renata Alvisi, che mi hanno sempre voluto bene come se fossi figlio loro. Dovevo rimanere a Imola solo per tre mesi. Invece sono rimasto quasi tre anni, fino al 1950. Allora i genitori di Napoli hanno voluto che tornassi da loro. Però non mi trovavo più bene là e ho chiesto di poter tornare a Imola. I miei genitori erano rimasti in contatto. Così mi lasciarono andare, anche se non hanno mai voluto che fossi adottato. I miei genitori si sono incontrati più volte a Imola e a Napoli, i rapporti sono sempre stati buonissimi, la mia era un po’ una famiglia allargata. E fino a poco tempo fa, ogni tre o quattro anni, facevamo a Napoli l’assemblea dei fratelli».

Giuseppe Ianuario è sesto di otto figli. In quel lontano 1947 aveva 7 anni ed era arrivato a Imola assieme a due sorelle, Maria, di 12 anni, e Bianca, di 10. «Eravamo un gruppo di un centinaio di bambini – racconta -. Ricordo il viaggio in treno. Poi ci portarono alle scuole Carducci. So che dormivo in braccio a una signora e fu lei a passarmi a un signore che mi avvolse in una coperta». Quel signore, di nome e di fatto, era Andrea Tosi. «Per me è stato più di un babbo. Nel tragitto verso casa persi una scarpina. Per fortuna era calzolaio, aveva la bottega in via Framello. Appena arrivato a casa, mi fecero subito il bagno in una catinella. Poi mi hanno detto che ho dormito per due giorni di fila. Facevo fatica a parlare, perché balbettavo. Non sapevo neanche dove fossero le mie sorelle. Qualche tempo dopo, per caso, le ho incontrate in viale Dante. Loro alla fine dei tre mesi sono ripartite per Napoli. Io, invece, sono rimasto e ho frequentato la scuola, prima e seconda alle Carducci, la terza a Montebello. A Imola avevo degli amici e con loro mi divertivo, mi prestavano la loro bicicletta, giocavamo a calcio oppure con gli archi e le spade fatti con le canne. Abitavo di fianco al Buon Pastore e spesso giocavamo lungo il canale dei Molini, che allora era scoperto».

Una volta tornato definitivamente a Imola, Ianuario ha lavorato con il babbo imparando il mestiere di calzolaio svolto in via Quaini (dove oggi c’è il ristorante) e tra l’inizio degli anni Sessanta e il 1972 in piazza Romagna. Lì ha anche conosciuto sua moglie, Maria Luisa Casselli, titolare della merceria accanto alla sua bottega. L’anno scorso hanno festeggiato 50 anni di matrimonio. Oggi, a 78 anni, Ianuario sorride mentre ripensa alla sua vita. «Sono stato fortunato – conclude – ho avuto quattro genitori!».

lo.mi.

L”articolo completo su «sabato sera» del 5 aprile.

Nella foto: Giuseppe Ianuario oggi

La storia di Giuseppe Ianuario, uno dei bimbi di Napoli accolto e cresciuto a Imola

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