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Cronaca 6 Agosto 2019

Continuano a crescere le presenze turistiche nel circondario imolese, +4,3% nei primi sei mesi del 2019

Dopo un triennio di grande incremento, continuano a crescere le presenze turistiche in tutto il territorio di If Imola Faenza, dove le due aree (il circondario imolese e la Romagna faentina) registrano percentuali simili di aumento, intorno al 4,3%. Questo è quanto dicono i numeri (ancora provvisori) della Regione Emilia Romagna a proposito dei dati turistici nei primi sei mesi del 2019. Per restare alla nostra zona, il circondario imolese ha fatto registrare nel semestre considerato 156.197 presenze (che sono, lo ricordiamo, i pernottamenti), pari appunto al 4,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2018. Meno positivo, invece, il dato degli arrivi, che ha fatto segnare un incremento lievissimo, appena lo 0,1%, per un dato assoluto di 76.663 registrazioni. Da notare che la percentuale di crescita delle presenze è superiore sia alla media della provincia (+2,1%), sia a Bologna città (+3%).

Come detto, il segno più resta anche se l”ultimo triennio, il 2016-2018, aveva già evidenziato nell”area If un grande aumento sia degli arrivi (+23,65%) sia delle presenze (+21,1%), ben superiori rispetto all”obiettivo del 3% in più anno su anno indicato dalla Regione. Un “giro” di visitatori che ha una rilevanza economica consistente. Come evidenziato dalla ricerca che la società Jfc ha condotto per conto di If (leggi qui), infatti, il turismo ha prodotto nel 2018 nel circondario imolese un fatturato di oltre 29 milioni di euro (+5% sul 2017), oltre 52 milioni se si considera anche l”area faentina.

Tra i comuni che hanno registrato gli aumenti maggiori va citato Castel San Pietro Terme (+15% di presenze), mentre anche Dozza, penalizzata dalla chiusura di Monte del Re, ha ricominciato a crescere seppur di poco sul semestre (0,1%), molto di più guardando al solo mese di giugno (+28,5%). Tra i motivi della performance castellana, dalla società If fanno notare il rilancio dell”Hotel Terme, che l”Anusca (proprietaria delle Terme) ora gestisce direttamente. Quasi stabile, invece, il dato delle presenze di Imola, con un +0,4% (97.346 il dato numerico), mentre gli arrivi calano di quasi 7 punti percentuali. In questo caso, If segnala tra le cause l”aumento del sommerso. «Un’indagine condotta da Federalberghi e presentata nel settembre 2018 da Confcommercio – sottolinea la nota inviata da If Imola Faenza – ha evidenziato la presenza di oltre 71 strutture extra alberghiere che vendono camere tramite la piattaforma internet Air bnb, ma molte di esse non comunicano le presenze all’Istat».

«I dati, pur ancora provvisori, ci confermano nella strada che stiamo percorrendo per valorizzare e promuovere un’offerta turistica ricca e completa. Ci attendiamo molto anche da una bella seconda parte dell’anno, caratterizzata da un calendario in grado di intercettare tante tipologie di visitatori. Penso al calendario dell’autodromo Enzo e Dino Ferrari con il mondiale motocross, la mostra scambio del Crame e la tappa del Ferrari Challenge, alle proposte dell”entroterra legate al leisure, all’enogastronomia con il Baccanale a Imola e il Settembre castellano», commenta il direttore di If Erik Lanzoni -.  Per quanto riguarda il fenomeno del sommerso, penso ci si debba muovere per contrastarlo per diverse ragioni. Conoscere il dato reale delle presenze nel nostro territorio ci aiuterebbe a rendere sempre più mirate ed efficaci le nostre strategie di promo-commercializzazione, ma è importante anche per evitare fenomeni di concorrenza sleale e per motivi di sicurezza».  (r.cr.)

Nella foto Davide Cassani, presidente di Apt Emilia Romagna e ct della Nazionale italiana di ciclismo insieme a Erik Lanzoni nell”hub turistico di If all”autodromo Enzo e Dino Ferrari

Continuano a crescere le presenze turistiche nel circondario imolese, +4,3% nei primi sei mesi del 2019
Cronaca 16 Agosto 2018

A Medicina nuovo business per Agribioenergia grazie alle piante officinali

«Non abbiamo abbandonato l’agricoltura, bensì cercato di dare continuità e creare un diversivo, non un’alternativa, dalle produzioni storiche quali patata, cipolla, vigna ed erba medica. E’ un modo per differenziare il rischio, non per voltare pagina». Enrico Dall’Olio, presidente della società agricola cooperativa Agribioenergia, esordisce così dal suo ufficio in via Canale, mentre racconta dell’ultima avventura, iniziata quattro anni fa, della coltivazione ed essicazione delle piante officinali da utilizzare soprattutto in campo medico, erboristico, cosmetico e alimentare.

Un ramo totalmente nuovo, ma che sta dando grandi risultati per via dei terreni, a quanto pare, davvero adatti e che proprio da questa estate può contare su un nuovo grande capannone e ben dieci forni per l’essiccazione. Un investimento da 2 milioni di euro per la cooperativa che, nata nel 2005, oggi conta 25 soci provenienti soprattutto da Medicina, Castel Guelfo e Imola e coltiva complessivamente 1.800 ettari, dei quali 60 oggi vengono dedicati alle piante officinali. «Dal 2010 abbiamo attivato un impianto a biogas da 1 Megawatt – riassume Dall’Olio -. Inizialmente veniva alimentato con l’insilato di mais, mentre ora al 70% con sottoprodotti e scarti prodotti dai nostri soci, quali bucce di pomodoro, patate e, in piccola parte, liquami bovini. L’energia elettrica che riusciamo a generare con questo impianto viene immessa in rete, mentre finora non eravamo ancora riusciti a sfruttare appieno l’acqua calda a 80 gradi che deriva dal raffreddamento del cogeneratore».

Da qui l’idea di buttarsi nel business delle piante officinali. Questa energia termica, infatti, serve per riscaldare i dieci forni all’interno dei quali avviene l’essiccazione a una temperatura compresa tra i 30 e i 50 gradi, prolungata in alcuni casi anche per 72 o 96 ore. «Nel 2014 siamo partiti con appena tre forni assistiti dai consulenti di una multinazionale farmaceutica che abbiamo conosciuto quasi per caso ad un evento del settore – prosegue Dall’Olio -. Facendo le analisi è emerso che i principi attivi estratti dalle nostre piante sono di alta qualità, dovuta soprattutto ai terreni fertili e argillosi di Medicina e dintorni, che sono difficili da lavorare, ma ottimi per queste coltivazioni. Basti pensare che anche la cipolla e l’erba medica (quest’ultima usata in gran parte per alimentare le mucche da cui si ricava il latte per il parmigiano reggiano), due peculiarità del nostro territorio, sono due erbe officinali e hanno proprietà importanti per l’organismo. Quattro anni fa siamo partiti coltivando un ettaro con il cardo, che ha importanti proprietà per protegge e regolare la funzionalità epatica. Poi abbiamo aggiunto anche tanaceto, melissa e camomilla. Di quest’ultima, ora abbiamo 15 ettari. Inoltre, coltiviamo il meliloto e, di conseguenza, siamo tra i produttori della cumarina, ossia il principio attivo contenuto nell’anticoagulante Coumadin».

gi.gi.

L”articolo completo su «sabato sera» del 2 agosto.

Nelle foto: a sinistra il nuovo capannone e i campi con la calendula in fiore, a destra il presidente Dall”Olio (sesto da sinistra) con altri soci di «Agribioenergia»

A Medicina nuovo business per Agribioenergia grazie alle piante officinali

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