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Cronaca 18 Marzo 2019

Nessun problema grave nelle strutture per anziani del territorio, a buon punto i controlli dell'Azienda usl

Tutte le case famiglia e pressoché metà delle strutture socio-assistenziali autorizzate sono state controllate. Quest’anno si procederà con le rimanenti. Questo il punto sulla verifica a tappeto avviata l’anno scorso dall’Ausl di Imola in quello che è un servizio e un business davvero in espansione visto il numero di anziani crescente (nel circondario gli over 65 sfiorano il 24 per cento su una popolazione di 133.533 abitanti). Nel luglio scorso le case famiglia erano appena 8 nei nostri dieci comuni, oggi sono già 11 (sono tutte a Imola a parte una che è a Castel del Rio, l’ultima è stata aperta il 14 febbraio), invece le strutture pubbliche o private per anziani (le «vecchie» case di riposo o cra) sono 24.

In generale, «non abbiamo riscontrato violazioni o problemi gravi durante i controlli» rassicurano Cristina Bortolotti e Stefano Giuntini. Nelle case famiglia, dove oggi le indicazioni normative sono pressoché inesistenti, «abbiamo dato qualche consiglio – raccontano -. In un caso tenevano i farmaci in frigorifero, meglio fare un contenitore separato. In un altro abbiamo detto di scrivere almeno la scadenza sul ragù conservato nel congelatore. Ma qui da noi le case famiglia rispondono abbastanza alla motivazione per cui sono nate». Situazione tranquilla anche nelle cra: «L’irregolarità maggiormente diffusa è trovare uno o due ospiti in più rispetto a quelli autorizzati, cosa che comporta una sanzione, anche se, va detto, le condizioni igieniche e lo spazio erano sempre adeguati. A volte – aggiungono – occorrerebbe un po’ più di formazione per il personale, ma nel tempo abbiamo comunque visto una crescita della qualità».

Bortolotti e Giuntini sono coordinatrice infermieristica e tecnico della prevenzione, fanno parte delle task force che, durante i controlli a sorpresa, per circa quattro ore aprono frigoriferi, valutano igiene, pulizia o impianti, chiacchierano con personale e ospiti, verificano le qualifiche degli addetti e la correttezza delle terapie somministrate. L’assistenza residenziale per gli anziani è un sistema complesso e fondamentale, rivolto ad un’utenza fragile, che richiede attenzione e tutele per evitare abusi. Ogni volta che vengono scoperte situazioni come quella recente di San Benedetto Val di Sambro, dove gli anziani subivano maltrattamenti di ogni genere, montano rabbia e timori. Da qui la decisione dell’Emilia Romagna di puntare i riflettori sul settore, in particolare sulle case famiglia, quelle con massimo 6 posti letto. Strutture private non soggette ad esami preventivi, basta avere una casa con stanze sufficienti e una Scia al Comune per aprirne una.

L’anno scorso la Regione ha individuato delle Linee guida con dei requisiti minimi e chiesto alle Aziende sanitarie la ricognizione sull’esistente, con l’intenzione di proporre una vera e propria legge in merito se il Governo non prenderà un’iniziativa. Nei mesi scorsi la Conferenza sociosanitaria metropolitana (Ctssm) ha rilanciato chiedendo ai Dipartimenti di sanità pubblica delle Ausl di Bologna e Imola di predisporre un regolamento, sempre sulle case famiglia, mutuato per l’appunto dalle Linee guida. «Il testo definitivo – spiega Gabriele Peroni direttore del dipartimento Sanità pubblica – è stato presentato il 25 febbraio alla Ctssm, ora occorre che venga proposto ai Comuni e che questi lo recepiscano. Così avremo una “legge locale” cogente che permetterà, se un gestore non ottempera, di proporre ordinanze e sanzioni».

Il regolamento consentirebbe di agire subito in attesa della nuova norma regionale o nazionale. «Il fatto che sia di area vasta, metropolitano, permette di evitare la “migrazione delle strutture” oltre i confini comunali, come accaduto da altre parti per sfuggire» sottolinea Giuntini. Se gli enti locali dell’area bolognese l’approvassero rapidamente potrebbero fare da apripista per un immediato giro di vite sulle nuove aperture. Cosa prevede? «Bagni attrezzati per i disabili, ad esempio, e ospiti autosufficienti o con un lieve grado di non autosufficienza – elenca Peroni -. Qualora la persona perda l’autosufficienza è prevista una finestra di tre mesi durante la quale il personale dovrà essere incrementato per fornire un’assistenza adeguata e la famiglia organizzarsi per trovare un’altra collocazione».(l.a.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 7 marzo 

Nella foto Cristina Bortolotti, Stefano Giuntini e Gabriele Peroni

Nessun problema grave nelle strutture per anziani del territorio, a buon punto i controlli dell'Azienda usl
Cronaca 16 Luglio 2018

Controlli a tappeto dell’Ausl nelle strutture per anziani, in accordo con i Comuni e la Regione

L’Ausl di Imola sta visitando a tappeto tutte le strutture residenziali autorizzate al funzionamento che ospitano anziani, le famose cra. Siano esse pubbliche, private o accreditate. Sono controlli per valutare i requisiti e la qualità dell’assistenza. Analoghi controlli, ma per censire la situazione e riscontrare eventuali criticità, stanno coinvolgendo le case-famiglia con capienza fino a sei posti letto. Complessivamente si tratta di 29 case di riposo e 8 case-famiglia.

«L’attività sulle strutture autorizzate è iniziata ad aprile e si completerà in un triennio, come previsto dal progetto proposto in accordo con i dieci Comuni del Circondario imolese» spiega Gabriella Martini, direttrice del dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl. La Regione ha stanziato circa 12.300 euro euro per il primo anno, «mentre i due anni successivi saranno finanziati in base al programma delle attività da svolgere». Per quanto riguarda le case-famiglia, invece, la verifica è stata avviata l’anno scorso su richiesta della Regione stessa, e dovrà essere completata entro il 2018.  

«Dopo l’autorizzazione o l’accreditamento di fatto non vediamo più queste strutture, a meno che non vi siano segnalazioni di problematicità da parte del Comune, di un parente o delle forze dell’ordine. Però si tratta di un servizio potenzialmente a rischio vista l’utenza fragile – motiva Martini -, secondo noi occorreva coprire questo “buco”, da qui la nostra proposta che è piaciuta alla Regione tanto da erogare le risorse aggiuntive per metterla in atto». Le visite dei tecnici, tra l’altro, avvengono in «orari non convenzionali, cioè di sera oppure la domenica» chiarisce Martini. «Ad oggi ne abbiamo controllate quattro e non abbiamo trovato difformità tali da pregiudicare il funzionamento della struttura – sottolinea Martini -, solo qualche problema di pulizia oppure ritardi nella manutenzione straordinaria per una porta rotta oppure il rivestimento di un bagno da sistemare. Si tratta di violazioni sanabili, per cui abbiamo chiesto delle prescrizioni di adeguamento ma nessuna sanzione o richieste di chiusura».

Situazione tranquilla anche sul fronte delle case-famiglia. «L’anno scorso ne abbiamo visitata una a Castel del Rio e tre a Imola, quest’anno stiamo procedendo con le rimanenti – spiega Martini -. Fino ad ora non abbiamo riscontrato non conformità tali da dover sospendere l’attività. Abbiamo, però, segnalato alla Regione alcuni elementi che noi riteniamo siano da considerare con attenzione per le prossime stesure normative. Tra questi c’è la qualifica degli operatori, perché in alcune realtà il gestore è un infermiere mentre in altre cono persone che hanno sempre fatto altro nella vita. Tutto questo ad oggi non è vietato, vedremo come si orienterà in futuro la Regione…». Per queste strutture, infatti, non esistono parametri di riferimento se non quello del numero massimo degli ospiti (6 posti) e i requisiti minimi di igiene e conformità (come l’impianto elettrico e termico) ma la Regione ha intenzione di metterci mano a breve. (l.a. ) 

Altri particolari negli articoli sul “sabato sera” in edicola dal 21 luglio. 

Nella foto Gabriella Martini

Controlli a tappeto dell’Ausl nelle strutture per anziani, in accordo con i Comuni e la Regione
Cronaca 5 Giugno 2018

Anziani in aumento, nell’imolese la sfida è difendere i 507 posti accreditati delle case di riposo

I numeri Istat ci consegnano il quadro di una popolazione over 65 in forte aumento. Anche nei dieci comuni del circondario di Imola. In carico ai servizi sociali dell’Asp nel 2017 c’erano 1.667 anziani e 400 persone avevano richiesto l’assistenza domiciliare, nel 2018 gli anziani sono già circa 1.800.  

In generale oggi ci sono 507 posti letto accreditati nelle case di riposo (cra) del circondario imolese più 66 calmierati (la tariffa è un po’ più alta ma sempre inferiore al privato grazie a fondi erogati volutamente per questo scopo dai Comuni stessi). «L’intenzione è non arretrare rispetto al numero dei posti accreditati. Questo non toglie che un po’ di posti nel sistema si andranno a perdere» ammette Stefania Dazzani, direttore dell’Azienda servizi alla persona (Asp). Anzi, si stanno già perdendo. Come annunciato un anno fa, ad esempio, la cra Toschi di Dozza si sta trasformando in struttura per disabili.  

Secondo Dazzani la chiave per il futuro va cercata in «nuovi servizi di supporto alla domiciliarità su cui si sta già lavorando». Come quelli attivati nel caso delle dimissioni protette dall’ospedale (ad esempio l’assistenza domiciliare gratuita per 30 giorni o il posto del «Sollievo»). «Un’esperienza interessante è anche l’Opera Anziani che si andrà a realizzare a Mordano – conclude la direttrice dell’Asp – un progetto di appartamenti da destinare a condominio solidale». Anche il corposo progetto di riqualificazione della cra di via Venturini a Imola (per il momento nel cassetto in attesa di finanziamento) prevede alcuni mini alloggi per sei persone autosufficienti nell”ala nord al piano terra, attualmente occupata dagli uffici. Nuove modalità dell’abitare per rispondere alle esigenze di assistenza che accompagna la vita di chi invecchia.

L’Asp, gestisce i Servizi sociali e Sociosanitari dei Comuni (Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel Del Rio, Castel Guelfo, Castel San Pietro Terme, Dozza, Fontanelice, Imola, Medicina e Mordano), non decide la programmazione, che è in capo ai sindaci e al Circondario. Per quanto riguarda le case di riposo (cra), l”Asp gestisce direttamente la Fiorella Baroncini (ex Rsa) e la Cassiano Tozzoli (Casa Alzheimer) a Imola e la cra di Medicina (via Biagi) per 172 posti letto. Poi ci sono le strutture accreditate in via definitiva: La Coccinella a Castel San Pietro, Sant’Antonio Abate a Fontanelice, Opera Pia Santa Maria a Tossignano, Villa Armonia a Imola, Toschi a Dozza (in via di trasformazione in struttura per disabilità) e la cra Medicina ex Rsa (via Saffi). I posti accreditati complessivi sono 507 a cui se ne aggiungono 66 calmierati. Non va dimenticato che sono presenti una quindicina di strutture per anziani totalmente private (cra, case protette o comunità alloggio, case-albergo per anziani). (l.a.) 

Altri particolari nel servizio di due pagine sul “sabato sera” del 31 maggio.

Foto d’archivio della cra Cassiano Tozzoli

Anziani in aumento, nell’imolese la sfida è difendere i 507 posti accreditati delle case di riposo

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