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Cronaca 15 Aprile 2019

Le temperature non si alzano, a Imola accensione degli impianti di riscaldamento prorogata fino al 27 aprile

Feste pasquali con il riscaldamento acceso per i cittadini imolesi. Poiché infatti le temperature di questo fresco aprile non accennano ad alzarsi, l”Amministrazione comunale ha deciso di prorogare l”accensione degli impianti fino al 27 aprile 2019 compreso. L”ordinanza firmata dalla sindaca Manuela Sangiorgi prescrive tuttavia che la durata giornaliera dell’accensione «non deve essere superiore alla metà di quella consentita a pieno regime»: in sostanza i termosifoni dovranno essere accesi per un massimo di 7 ore giornaliere, comprese tra le 5 e le 23 di ciascun giorno, anche frazionate in due o più periodi.

«Sono pervenute segnalazioni – prosegue l”ordinanza – da parte di cittadini imolesi, in particolare anziani, che, viste le condizioni atmosferiche e considerato il protrarsi della rigidità del clima, lamentano disagio nelle ore più fredde della giornata, considerato anche che diversi sistemi edificio/impianti non sempre consentono di ottenere temperature operanti che garantiscano comfort climatico». Il provvedimento aggiunge inoltre, motivando ulteriormente la decisione presa, che «l”obiettivo primario è tutelare la salute delle fasce più deboli della cittadinanza quali anziani, bambini piccoli e persone in condizioni precarie di salute».

Tuttavia, l’ordinanza invita i cittadini a «limitare l’accensione nelle ore più fredde, ricordando l’obbligo di legge di non superare la temperatura di 18 gradi centigradi più 2 di tolleranza per gli edifici rientranti nella categoria E.8 (edifici adibiti ad attività industriali ed artigianali e assimilabili) e di 20 gradi centigradi più 2 di tolleranza per tutti gli altri edifici. (r.cr.)

Le temperature non si alzano, a Imola accensione degli impianti di riscaldamento prorogata fino al 27 aprile
Cronaca 25 Marzo 2019

Siccità e caldo record dell'inverno 2019, come il Consorzio di bonifica fa fronte all'emergenza agricola

La siccità non è un problema legato soltanto ai mesi estivi. La quasi totale mancanza di precipitazioni e le temperature superiori alla media che hanno caratterizzato l”inverno 2019 e che si protraggono da diversi mesi stanno infatti creando parecchi problemi al settore agricolo. Ecco qualche dato sulla piovosità per capire: la media della pioggia tra il 1993 e il 2019 è stata di 47 millimetri, mentre quella del febbraio 2019 misurata dal pluviografo della sede del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale a Lugo è di appena 7,8 millimetri, inferiore dunque dell’83%. Più contenuto, ma sempre preoccupante, il calo della piovosità se il confronto è fatto sul periodo dicembre-febbraio: -58%. A questo si aggiunge il generale aumento delle temperature: dai dati dell’osservatorio dell’Arpae risulta infatti che la temperatura media rilevata nella regione Emilia Romagna tra il 1991 e il 2018 è cresciuta di 1,1 gradi rispetto al trentennio precedente.

La situazione ha già reso necessario l”intervento del Consorzio di bonifica per far fronte alle richieste d”acqua del settore agricolo. «Anche nel nostro comprensorio, come in tutta la regione e in gran parte d’Italia, ci sono molte preoccupazioni per il protrarsi del periodo di siccità – afferma il presidente del Consorzio di bonifica, Alberto Asioli – Senza acqua per irrigazione non si avrebbero raccolti, quindi, oltre alla mancanza dei prodotti verrebbe meno anche l”occupazione in campagna e in tutto il settore dell”indotto. Anche per questo motivo il Consorzio si è da subito impegnato e siamo riusciti a soddisfare tutte le richieste irrigue che ci sono pervenute, svolgendo un lavoro attento e oculato su tutta la nostra rete idrica di pianura».

Nei mesi di febbraio e marzo l”area della “bassa Romagna” è stata quella che ha reso necessario l”intervento irriguo più impegnativo, destinato a 1.500 ettari coltivati a bietolotto, altre piante orticole da seme e cipolle, vale a dire colture che in questa fase di semina e di trapianto necessitano di acqua Il lavoro del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale è stato complicato perché è stato svolto in condizioni critiche al di fuori dell’ordinaria stagione irrigua, di norma compresa tra metà marzo e fine ottobre e determinata dalla funzionalità del Canale Emiliano Romagnolo (Cer), la quasi esclusiva fonte d”acqua per l”irrigazione di questo territorio. L”acqua del Cer è infatti praticamente inutilizzabile dai primi di novembre a inizio marzo, innanzitutto per la presenza di cantieri di manutenzione ordinaria e straordinaria che rendono necessario interrompere l’alimentazione idrica del canale, poi per l’esigenza di riservare, nel periodo di interruzione dell’esercizio, un minimo di portata per l’uso prioritario civile. A inizio febbraio, infine, si è registrata l”esondazione del fiume Reno, che ha “costretto” il Cer a invasare parte delle acque fuoriuscite, raccolte in prima battuta dai canali di bonifica (quindi acque “sporche” e non utilizzabili comunque ai fini dell’irrigazione), al fine di evitare che venissero inondati diversi paesi della pianura bolognese.

Per tutte queste circostanze il Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale ha gestito la crisi idrica senza poter attingere acqua dal Cer, ma affidandosi a fonti alternative: minimi prelievi dal Senio-Canale dei Mulini e uso dell’acqua di scolo presente nei canali di bonifica, il tutto attraverso un intervento coordinato e in tempo reale di azionamento delle varie paratoie e sostegni irrigui presenti nella rete di bonifica per far arrivare senza sprechi l’acqua là dove serviva. Per questo intervento di soccorso, secondo le stime, è stato impiegato un volume di circa mezzo milione di metri cubi di acqua, con un lavoro dedicato di quasi 5.000 ore, che ha salvaguardato coltivazioni della massima importanza per il sostegno al reddito delle imprese agricole, ma al contempo anche le opere di scolo e con esse il territorio nel suo insieme.

E dai primi di marzo, con il Cer che ha ripreso la sua normale funzione, l’acqua è tornata ad arrivare anche al territorio romagnolo, riportando a regime tutte le attività d’irrigazione che attualmente si stanno svolgendo secondo i canoni ordinari, anche se in anticipo di 15 giorni rispetto al normale inizio della stagione irrigua. Restano comunque preoccupazioni per i prossimi mesi, considerando che per tutto il mese di marzo non sono previste precipitazioni significative in grado di portare benefici all’agricoltura e all’approvvigionamento idrico che per il nostro territorio dipende dal fiume Po, dal quale il Cer attinge. Il livello delle acque  del fiume potrebbe infatti presto andare in sofferenza, considerando che nel territorio regionale l’aumento della temperatura massima è ancora più accentuato rispetto alla temperatura media: tale aumento infatti è risultato, nel confronto tra i periodi ’91-2018 e ’61-’90, pari addirittura a 1,4 gradi. E proprio nel territorio della Romagna Occidentale si è registrata, nell’estate del 2017, la temperatura record di 42,5 gradi a Brisighella. (c.cr.)

La foto è tratta dal sito della Regione Emilia-Romagna

Siccità e caldo record dell'inverno 2019, come il Consorzio di bonifica fa fronte all'emergenza agricola
Cronaca 14 Marzo 2019

“Fridays for future', anche Imola e Medicina aderiscono alla manifestazione contro il riscaldamento globale

Anche Imola e Medicina aderiscono alla manifestazione internazionale “Fridays for future”, nata con l”obiettivo di promuovere lo sviluppo sostenibile e la “giustizia climatica”. Innanzitutto, un passo indietro per chiarire meglio l”origine del movimento e della sua battaglia, che ha un nome: Greta Thumberg. Greta è una giovanissima attivista svedese che sta lottando per lo sviluppo sostenibile e contro il cambiamento climatico. Il 20 agosto 2018 ha deciso di non frequentare le lezioni fino alle elezioni legislative del successivo 9 settembre. Gesto di protesta nato a fronte delle eccezionali ondate di calore e degli incendi boschivi senza precedenti che stavano devastando la Svezia durante l’estate. Greta voleva che il Governo svedese riducesse le emissioni di carbonio come previsto dall’accordo di Parigi sul cambiamento climatico ed è rimasta seduta davanti al Parlamento del suo Paese ogni giorno durante l’orario scolastico. Il suo slogan era «Sciopero della scuola per il clima». Ed ha continuato a manifestare ogni venerdì.

Da lì è nato il movimento studentesco internazionale “Fridays for future” (venerdì per il futuro), che chiede giustizia climatica. Ogni venerdì migliaia di ragazzi si riversano nelle strade e nelle piazze delle principali città per chiedere ai potenti di dare priorità alle questioni ambientali, ovvero al loro futuro.

Il Comune di Imola ha deliberato di aderire alla manifestazioen e venerdì 15 marzo la sala del Consiglio comunale di Imola sarà aperta dalle ore 10 alle 12 a tutti gli studenti e cittadini che vorranno partecipare. Sarà l’assessore all’Ambiente, Andrea Longhi, ad incontrare studenti e cittadini. «L’Amministrazione comunale ha deciso di sostenere il movimento Fridays for future – spiega lo stesso Longhi – perché è attenta ai temi della sostenibilità ambientale, come indicato nelle linee programmatiche di mandato e nel documento unico di programmazione. L’auspicio, vista l’importanza della mani-festazione, è che partecipi il maggior numero possibile di studenti e cittadini, al fine di aumentare la consapevolezza diffusa dei problemi legati al cambiamento climatico, frutto del riscaldamento globale del pianeta che deriva dall’attività dell’uomo».

Ma la protesta studentesca contro il riscaldamento globale si espande anche a Medicina. La manifestazione degli studenti medicinesi si terrà in Piazza Garibaldi a partire dalle ore 9.30 e si unirà alla richiesta dei giovani di tutto il mondo ai governanti affinché ascoltino il monito degli scienziati, affrettandosi a cambiare rotta. «La concentrazione di anidride carbonica ha superato la media di 410 parti per milione (ppm), il livello più alto in almeno 800.000 anni e non fa che aumentare – sottolinea una nota del Comune di Medicina -. Gli scienziati ritengono che il mondo non abbia mai vissuto un aumento dei livelli di CO2 così veloce e intenso come questo, e che ci restano 12 anni prima di superare i fatidici 1,5 gradi, con cambiamenti in tutto l’ecosistema totalmente irreversibili. Il riscaldamento globale riguarda tutti! Per questo la cittadinanza è invitata a partecipare, dando sostegno ai ragazzi che manifestano».

Tra i testimonial della campagna c”è anche il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini, che ha dichiarato: «Non stiamo parlando di un nuovo movimento ecologista o ambientalista: questa è la politica del futuro rispetto al genere umano. Siamo davanti a un fenomeno storico di grande rilevanza. Molti anni fa, nel 1968, i giovani scelsero di lottare contro l’autoritarismo e al fianco della classe operaia. Questo fenomeno, invece, è partito in maniera autonoma grazie alla testimonianza di una giovane svedese ma ha avuto la capacità di diffondersi repentinamente. È figlio dei nostri tempi e di una comunicazione digitale che amplifica i messaggi e li diffonde. La sensibilità di questi giovani è strettamente collegata al loro futuro e alla loro esistenza. Alcuni studiosi ritengono che siamo entrati nella nuova era dell’antropocene dove i comportamenti del genere umano incidono fortemente sul clima, sull’ecosistema e sulla fertilità dei suoli. Stiamo distruggendo il pianeta. Poche settimane fa, la Fao ha dichiarato che la perdita della biodiversità rischia di compromettere le esigenze alimentari dei viventi. Ecco allora che i giovani fanno sentire la propria voce». (r.cr.)

Nella foto il logo del movimento internazionale “Fridays for future”

“Fridays for future', anche Imola e Medicina aderiscono alla manifestazione contro il riscaldamento globale
Cronaca 12 Marzo 2019

Dal 12 al 26 marzo stato di attenzione in tutta la regione per gli incendi boschivi a causa del clima secco

Questo anticipo di primavera particolarmente secco ha indotto il direttore dell”Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile, Maurizio Mainetti, a dichiarare lo stato di attenzione per gli incendi nei boschi dal 12 al 26 marzo 2019. Il provvedimento è stato emesso a seguito di un vertice in Regione con i rappresentanti della Direzione regionale dei Vigili del fuoco, del Comando Regione Carabinieri Forestale e di Arpae ER. 

Come detto, la decisione è stata assunta per via delle persistenti condizioni di tempo secco, con temperature superiori alla media del periodo, tenendo conto dei numerosi incendi registrati nei giorni scorsi e del fatto che le condizioni del terreno e le temperature che si manterranno sopra le medie stagionali, associate alla quasi assenza di piogge, potrebbero innescare nuovi focolai, simili agli episodi avvenuti quasi in ogni provincia (Bologna compresa), che hanno richiesto l’intervento di squadre a terra e in qualche caso anche di elicotteri.

La situazione ha fatto scattare anche alcune raccomandazioni dalla Protezione Civile, che invita a «gestire con cautela gli abbruciamenti di stoppie, legname e altri residui vegetali durante i lavori agricoli e forestali». Inoltre, l”Agenzia regionale ricorda di fare attenzione agli «eventuali, locali divieti emanati dai singoli Comuni». Non si tratta però, è bene precisarlo, di un divieto: gli abbruciamenti non sono proibiti, ma severamente disciplinati. Questa stabilisce a riguardo il Regolamento forestale regionale, in vigore dal 1° agosto 2018: «l’abbruciamento controllato del materiale vegetale di risulta dei lavori forestali e agricoli deve terminare entro le quarantotto ore successive al momento in cui viene dato l’avviso, il terreno su cui si effettua l’abbruciamento deve essere circoscritto e isolato con mezzi efficaci ad arrestare il propagarsi del fuoco, si deve procedere in assenza di vento e in giornate particolarmente umide, raggruppando il materiale in piccoli cumuli».

Prima di bruciare legname, stoppie e sfalci, tuttavia, è obbligatorio darne comunicazione ai Vigili del Fuoco, usando il numero verde 800841051.(r.cr.)

La foto è tratta dal sito della Regione Emilia-Romagna

Dal 12 al 26 marzo stato di attenzione in tutta la regione per gli incendi boschivi a causa del clima secco
Cronaca 1 Novembre 2018

Bombe d'acqua e allagamenti, sopralluogo e proposte per i punti critici di Medicina e Ganzanigo

Le piogge particolarmente intense e concentrate, le cosiddette «bombe d’acqua», si stanno verificando con sempre maggior frequenza. L’estate scorsa hanno messo sott’acqua alcune cantine e fatto scorrere la pioggia a rivoli intensi e profondi lungo alcune strade del medicinese. I cittadini hanno fatto rimbalzare disagi e segnalazioni dai social alle Consulte territoriali fino in Comune.

Da qui la decisione della Giunta Rambaldi di verificare la situazione e martedì 23 ottobre i risultati sono stati illustrati in una riunione delle Consulte alla quale hanno partecipato una quarantina di persone. «Sono emersi problemi dovuti alla conformazione del terreno che si potranno risolvere aggiungendo caditoie o modificando quelle presenti – sintetizza l’assessore ai Lavori pubblici, Matteo Montanari -, in altri casi ci sono errori tecnici o problematiche che dipendono dai privati. Poi ci sono casi più complessi, non solo di recepimento dell’acqua nella fogna ma anche nei canali. Ad esempio nelle zone attorno a via Piave a Medicina e via Baroncini a Ganzanigo, dovremo valutare bene insieme alla Bonifica Renana come è meglio intervenire, per il potenziamento delle fognature o dei canali, e come sostenere i costi».

Il sopralluogo dei punti dolenti è stato fatto il 19 settembre insieme ai tecnici di Hera Spa, che ha in gestione impianti e condotte dell’acqua. Per quanto riguarda uno dei casi più complessi, quello della frazione di Ganzanigo e dell’allagamento che si è verificato in varie zone nel corso del temporale di domenica 2 settembre a partire da via Baroncini-via Pedretti, la relazione spiega che «lo scolo Rondone faticava a ricevere le acque dalla fognatura di via Ganzanigo, in quanto il livello di piena dello scolo era a quota superiore rispetto all’immissione della condotta fognaria. Quest’ultima non potendo scaricare si è velocemente riempita e le caditoie conseguentemente non hanno più svolto la funzione di raccolta di acqua piovana. Gli allacci sono corretti e anche lo scarico sul Rondone ma in casi straordinari ci sono problemi».

Da qui l’esigenza di un’ulteriore valutazione. I tecnici, però, non hanno mancato di puntualizzare la necessità anche di effettuare la pulizia dei fossi che costeggiano via Bottrigara e via Stradellaccio, e il Comune ha già le comunicazioni pronte da inviare alle proprietà private confinanti, come prevedono regolamenti e Codice della strada. Per quanto riguarda l’altra nota dolente, l’area di via Piave nel capoluogo, c’è «un’urbanizzazione non recente priva di sistema di raccolta acque piovane» chiarisce la relazione, per la quale «occorrerà realizzare un nuovo tratto di rete fognaria bianca per il quale Hera ha già formulato un preventivo».

Hera si è impegnata a verificare anche la funzionalità della condotta di via San Carlo che da via Buozzi arriva in via Piave e il tratto successivo che costituisce il naturale proseguimento da via Giovanni XXIII fino in via San Paolo. Nel frattempo, il Comune ripristinerà il fosso di scolo che costeggia via Piave e quello che attraversa l’area verde limitrofa.

«Occorre capire se a valle di via Piave lo scolo di via del Piano sarà in grado di recepire le acque che vi verranno convogliate – aggiunge l’assessora all’Ambiente Francesca Zandi -. Dovremo fare verifiche un po’ in tutta quell’area, dove vi sono zone più critiche e altre meno, ad esempio in via Giovanni XXIII rimane uno spazio verde che permette una maggior permeabilità del terreno, mentre su via Piave c’è un’urbanizzazione nuova, iniziata negli anni ’90, quindi l’imperme-abilizzazione è maggiore». (l.a.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 1° novembre

Bombe d'acqua e allagamenti, sopralluogo e proposte per i punti critici di Medicina e Ganzanigo
Cronaca 15 Ottobre 2018

Da oggi e fino al 15 aprile 2019 è consentita l'accensione dei termosifoni in tutto il circondario di Imola

E’ in vigore da oggi, 15 ottobre, a Imola, negli altri comuni del circondario e a Ozzano, l’accensione ordinaria degli impianti di riscaldamento che durerà, salvo proroghe, fino al 15 aprile 2019. In materia si applica la legge 10 del 1991, che prevede – per la fascia climatica E, alla quale appartengono tutti i Comuni del circondario e anche Ozzano – l’attivazione dei termosifoni per i sei mesi indicati e per un massimo di 14 ore giornaliere, comprese tra le 5 e le 23.

Al di fuori di questo periodo, che essendo regolato dalla legge non necessita di ordinanze da parte dei sindaci, gli impianti possono essere attivati soltanto in presenza di situazioni climatiche che giustifichino anticipi o proroghe, per un tempo comunque non superiore alla metà di quello consentito a pieno regime (7 ore). In questo caso, però, l’accensione anticipata o l’autorizzazione a spegnere in ritardo gli impianti devono essere disposti tramite ordinanza.

Oltre al periodo e alle ore di accensione, la normativa fissa anche dei limiti alla media delle temperature che si possono raggiungere negli ambienti: per gli edifici di categoria E.8 (attività industriali, artigianali e assimilabili) 18°C più 2 gradi di tolleranza, per tutti gli altri 20°C più 2 gradi di tolleranza.A queste disposizioni si applicano, tuttavia, diverse deroghe.

Sono esclusi dai limiti di periodo e durata giornaliera: ospedali, cliniche, ricoveri per minori e anziani, strutture protette per assistenza e recupero tossicodipendenti e assimilabili; sedi di rappresentanze diplomatiche e organizzazioni internazionali non situate in condomini; scuole materne e asili nido; piscine, saune e assimilabili; edifici artigianali o industriali per i quali esistano particolari esigenze tecnologiche o di produzione.

Da non dimenticare, infine, che per chi viola le disposizioni legate all’uso, alla manutenzione e al controllo delle caldaie e degli impianti termici in generale sono previste sanzioni specifiche.  

Da oggi e fino al 15 aprile 2019 è consentita l'accensione dei termosifoni in tutto il circondario di Imola
Cronaca 4 Agosto 2018

Estate, caldo e piogge insieme ideali per le zanzare tigre che si moltiplicano a dismisura

Le frequenti piogge e il caldo tropicale hanno fatto proliferare la zanzara tigre, rendendola particolarmente fastidiosa in alcune zone di Imola (Pontevecchio, zona industriale, piscina comunale e parco delle Acque Minerali). Così le lamentele si sono moltiplicate.

«E’ stata nostra premura registrare le segnalazioni pervenute da parte di alcuni cittadini e tramutarle nell’immediata attivazione del servizio ambiente – informano dal palazzo comunale -. Il problema è evidente e per la sua risoluzione ci stiamo interfacciando con la ditta incaricata al processo di disinfestazione affinché ponga in atto idonee soluzioni al problema».

Spetta infatti al Comune, attraverso una ditta incaricata, provvedere alla disinfestazione periodica delle aree pubbliche, comprese strade, scuole e zone verdi e a trattare tutti i pozzetti delle strade e degli edifici pubblici sia della città che delle fazioni.

Ma anche i cittadini sono chiamati a fare la loro parte. Le zanzare proliferano negli ambienti umidi e tendono a concentrarsi laddove vi sia acqua stagnante. Per cui, per evitare che depongano le uova, è necessario evitare che vi siano ristagni d’acqua, pulendo minuziosamente le grondaie e le ciotole ove bevono i propri animali domestici, così come andrebbero sempre svuotati i secchi e gli annaffiatoi. Inoltre, nei pozzetti di propria competenza utilizzare settimanalmente il larvicida e ricoprire con zanzariere tombini e contenitori di accumulo acqua.

Nella foto le larve della temuta zanzara tigre

Estate, caldo e piogge insieme ideali per le zanzare tigre che si moltiplicano a dismisura
Cronaca 27 Marzo 2018

Clima, dal 1998 le stagioni non sono più le stesse. I dati dello Scarabelli

Non ci sono più le stagioni di una volta: un luogo comune o un dato di fatto? L’occasione per capire come è cambiato il clima a Imola negli ultimi settant’anni e quali effetti ne sono conseguiti è stato il convegno Mutamenti climatici, impatti sul territorio, organizzato lo scorso 17 marzo dall’Associazione ex allievi dell’Istituto agrario Scarabelli.

Nel corso dell’iniziativa è stato anche presentato il nuovo Annuario climatologico, che raccoglie i grafici con i dati registrati dal 1945 al 2017 dalla stazione meteo dell’istituto di via Ascari. Innanzitutto, sfatiamo un luogo comune. «Non è vero che piove di meno rispetto a un tempo – ha spiegato nel suo intervento Fausto Ravaldi, referente della stazione meteo dello Scarabelli -. Il livello delle precipitazioni in millimetri è tornato a quello del secondo dopoguerra e non avendo dati relativi ai primi anni del ’900 non sappiamo se siamo di fronte a un evento ciclico. Il numero di giorni di pioggia non è cambiato, ma gli intervalli fra gli eventi piovosi sono aumentati. Questo significa anche che piove sempre di più sul bagnato, cioè quando meno ce n’è bisogno e quando il terreno, già saturo, non riesce più ad assorbire l’acqua. Per questo cede, causando spesso frane e smottamenti».

Un effetto a cui stiamo assistendo proprio in questi giorni. Le estati, invece, sono sempre più calde e siccitose. C’è una data che fa da spartiacque, il 1998. «Dalla fine degli anni ’90 in poi – conferma Ravaldi – l’andamento climatico estivo è cambiato. Prima le estati non erano particolarmente calde e siccitose, con massime raramente al di sopra dei 37°. Dal 1998 le estati tendono a essere molto calde e pericolosamente siccitose, con un rischio maggiore di cedimenti del terreno e con punte massime in costante aumento, fino ai 43,8 gradi registrati il 4 agosto 2017, record di questi ultimi 72 anni. Perché proprio il 1998? Non so, ma è vero che la nostra impronta ecologica sta diventando ormai insostenibile per il pianeta. Il riscaldamento globale è una situazione irreversibile».

Un tempo, d’estate, si parlava molto più spesso di anticiclone delle Azzorre. Oggi è stato soppiantato dall’anticiclone africano, responsabile di correnti d’aria molto calda, provenienti da sud-ovest anche in primavera e autunno inoltrato. Sull’Annuario alcuni esperti mettono in evidenza gli effetti a catena sul nostro ecosistema di tutte queste variazioni, in particolare per quanto riguarda le popolazioni di pesci, insetti e funghi. Insetti comunemente presenti nelle regioni meridionali, come l’afide verde degli agrumi, si sono acclimatati anche nella nostra zona, riuscendo a sopravvivere in inverno. L’alterazione delle fioriture causate da precipitazioni mal distribuite si ripercuote anche sulla produzione di miele e sulle popolazioni di api. Gli inverni miti stanno facendo diventare rari funghi come spugnole e prugnoli. E sono solo alcuni esempi. 

lo.mi.

Nella foto (archivio «sabato sera»): il fiume Santerno nel gennaio 1985, quando la temperatura raggiunse i -17°

Clima, dal 1998 le stagioni non sono più le stesse. I dati dello Scarabelli
Cultura e Spettacoli 16 Marzo 2018

Ambiente, al Sersanti un convegno sui mutamenti climatici

Mutamenti climatici, impatti sul territorio, convegno organizzato dall”Associazione ex allievi dell”Istituto agrario Scarabelli. Temi: l”evoluzione climatica locale dal 1945 a oggi (a cura di Fausto Ravaldi, referente dell”osservatorio meteo presso l”Istituto Scarabelli), mutamenti geoclimatici e dinamica attesa (a cura del climatologo dell”Arpae, Gabriele Antolini), impatto dei cambiamenti climatici sulle dinamiche agricole locali (a cura di Carlo Pirazzoli, Università di Bologna), prezzi di commodities agricole e influenza di natura finanziaria (a cura di Antonio Focacci, Università di Bologna), strumenti finanziari in relazione alle variabili ambientali (Giuseppe Torluccio, Università di Bologna).

Interverranno inoltre l”assessore regionale all”Agricoltura Simona Caselli e Pierangelo Raffini, già assessore comunale all”Agricoltura. Nel corso dell”iniziativa verrà presentata la nuova edizione dell”Annuario climatologico Itac Scarabelli-Ghini. Una curiosità: nel gennaio 1985 la temperatura minima fu di -17,8 gradi e la fontana dello Scarabelli si trasformò in una scultura di ghiaccio.  Alle ore 9.30, Circolo Sersanti, piazza Matteotti 8.

r.c.

Nella foto (dalla pagina facebook di palazzo Sersanti): veduta esterna del palazzo

Ambiente, al Sersanti un convegno sui mutamenti climatici

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