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Cronaca 18 Luglio 2019

Buona Settimana di Marco Raccagna: Emilia Romagna, andare oltre al «come siamo stati bravi»

Le ultime elezioni europee, per ciò che riguarda l’Emilia Romagna, ci consegnano un quadro politico differente rispetto al passato. Il centrodestra classico (Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia) è al 45%, estendibile di altri 2 o 3 punti con le formazioni minori; il centrosinistra classico (Pd, Verdi, +Europa-Italia in Comune) è al 39%; i 5Stelle sono al 13%. E’ un quadro che mette una forte ipoteca della destra sulle prossime regionali di fine 2019 o inizio 2020. Tutto già scritto, allora? Forse. Tuttavia, potrebbe esserci una strada. Una via certamente non semplice e non tattica, ma che farebbe nuovamente della nostra terra un luogo di coraggio e sperimentazione politica e culturale.

In fondo, se ci pensiamo bene, è proprio quello che serve alla sinistra italiana e a tutto quel pezzo di comunità nazionale che pensa si possa aspirare ad un Paese diverso da quello che hanno in testa Matteo Salvini e i suoi. Perché coraggio e sperimentazione politica? Perché è evidente che il quadro politico nazionale è sostanzialmente rigido e che il 22 o 23% del Pd, che è comunque un buon risultato, non serve purtroppo a nulla, a meno che non si parta da lì per scomporre il quadro politico e recuperare centralità nella società. Scegliere, come ora, di discutere del passato o di cosa farà tizio, caio o sempronio, o di tattiche logore (rifare i Ds e la Margherita dalle spoglie del Pd) o dire genericamente che bisogna cambiare tutto, serve invece a molto poco.

In questa situazione è difficile che venga dal livello nazionale una spinta così innovativa. Ecco allora che proprio qui, da noi, in Emilia Romagna, tutto ciò potrebbe invece accadere e, anzi, essere auspicabile. Parlo della scomposizione di quello che non rientra in quel 45% che è stato il consenso del centrodestra classico alle europee, con la capacità di attrarre anche una parte del consenso moderato che oggi è ancora propenso ad affidarsi a Salvini, Meloni e Berlusconi. Come si fa, allora, delle prossime elezioni emiliano-romagnole un banco di prova per una proposta politica e culturale «spacca tavolo» che sia banco di prova in vista di una nuova sfida politica nazionale? Innanzi tutto, e lo può dire la sinistra imolese, che in questa legislatura ha avuto due ottimi consiglieri regionali, valutando positivamente la«salute» dell’Emilia Romagna e le molte cose fatte, ma andando oltre al «come siamo stati bravi».

Poi, forse, mettendo al centro la gestione dell’immigrazione, il sostegno alle famiglie, un impegno sulle imposte,che devono calare ed essere progressive, e il ruolo della Regione di sostegno alle comunità locali, fuori dagli schemi precostituiti di strutture istituzionali pensate a tavolino, ma nel concreto della vita dei cittadini, delle imprese, dell’associazionismo. Dimostrando di essere capaci per davvero di aprirsi anche ad alcuni dei temi sollevati dalla gente del M5S, movimento che ha molti difetti, ma che nasce per reazione a un decadimento reale del «fare politica» e afferma anche proposte a volte condivisibili. Ho detto dalla gente e non dalla dirigenza attuale dei grillini, che sono invece impegnati nel dar manforte a Salvini e alla cultura più reazionaria d’Europa.

Occorre, in una parola, tornare a fare politica a 360 gradi, senza preconcetti, ma, al contrario, con il coraggio di aprirsi a contaminazioni e con la capacità di costruire idee che illuminino una visione nuova di società, da contrapporre a quella chiusa e rancorosa della destra. Occorre destrutturare e scomporre per rinascere. Occorre un progetto. Occorre l’Emilia Romagna, quella che in nove ore rimette a posto gli stabilimenti balneari dopo una tromba d’aria; quella delle dade e degli insegnanti che da decenni fanno del nostro sistema dell’infanzia e dell’istruzione un’esperienza straordinaria; quella degli artigiani del biomedicale che da un garage hanno costruito aziende e un polo imprenditoriale di valore mondiale; quella della motorvalley, del turismo e dell’intrattenimento, della cooperazione.Quella che non si accontenta mai di ciò che è stato fatto, perché ha energie per fare molto di più. Quella che sa che si vive meglio se lo si fa tutti insieme e non gli uni contro gli altri. Occorrono testa, braccia e cuore. Buona settimana.

Buona Settimana di Marco Raccagna: Emilia Romagna, andare oltre al «come siamo stati bravi»
Cronaca 30 Maggio 2019

Buona Settimana di Marco Raccagna: Il consenso ormai si muove in modo fluido e anche veloce

Il risultato delle elezioni europee in Italia, letto dal punto di vista della nostra politica interna, ci consegna un dato incontrovertibile e potenzialmente drammaticamente nuovo per il nostro Paese, per lo meno nella sua storia democratica iniziata dopo la fine dellaSeconda guerra mondiale. Lo dico in questo modo: le destre, a volte pure estreme (Lega e Fratelli d’Italia), hanno potenzialmenteda sole il 40,3% dei consensi e sono ampiamente la maggioranza relativa. Se poi aggiungessimo a queste liste i voti di Forza Italia e dei movimenti di estrema destra, arriveremmo a superare il 50%e quindi la maggioranza assoluta.

E’ questo il dato a mio avviso determinante, che fa passare in secondo piano qualsiasi altra considerazione e che, naturalmente, contiene in sé lo sfondamento della Lega in tutte le regioni italiane, Emilia Romagna compresa. Determinante perché capace di modificare e dettare tempi ed argomenti della vita politica e reale dell’Italia e determinante perché impone di partire da qui per ogni azione politica che gli avversari della destra vogliano o sappiano intraprendere, a cominciare dal Partito democratico, che esce da queste elezioni rinfrancato da un buon risultato. Questo a prescindere dalla piccola spinta a favore raccolta dagli amici di Articolo1, cioè dai Bersani e dai D’Alema, non esattamente il «nuovo che avanza», ma credo si possa dire che va bene così.

Il secondo dato rilevante è la vittoria, per esempio qui a casa nostra, alle amministrative, di tutti i candidati del Pd e del centrosinistra. Peraltro ulteriormente addolcita dalle vittorie al primo turno di Gori a Bergamo, di De Caro a Bari, di Ricci a Pesaro, di Muzzarelli a Modena e di Nardella a Firenze, per citarne alcuni. Segno che rispetto alle politiche di un anno fa, e non poteva essere diversamente, le cose sono cambiate. Una notizia molto importante per il nostro territorio, che ha dietro molti nomi e cognomi che solo per questioni di spazio non faccio. Dirò però che è di buon auspicio per il lavoro di riorganizzazione, innovazione e consolidamento che ha già iniziato a fare e che dovrà svolgere il neo segretario della federazione Marco Panieri e tutta la dirigenza del partito locale. In quel voto peraltro c’è un dato importantissimo: e cioè il fatto che la Lega, ovunque fortissima il 26 maggio alle europee, nel voto amministrativo lo stesso giorno dimezza o quasi i voti, «regalandoli» nella maggioranza dei casi ai candidati del centrosinistra. Segno di una modifica quasi genetica di quel partito, che da espressione di fortissime e consolidate identità locali ed autonomistiche, si è trasformato in un partito di destra sovranista e populista che raccoglie consenso a partire dal livello nazionale. Ma segno anche che ormai le categorie di destra e sinistra, figuriamoci quelle di fascista e comunista, non bastano più a descrivere il panorama sociale e politico italiano ed europeo, perché il consenso si muove su linee di trasversalità estrema e su categorie nuove e differenti, rimescolando spesso le carte in tavola.

C’è poi il crollo, ancora parziale, ma continuerà, stiamone certi, del Movimento5Stelle. E’ in sostanza il prodotto del governo Lega/5Stelle. Non poteva che essere così. Un movimento prettamente di protesta, totalmente trasversale e qualunquista dal punto di vista delle idealità politiche e culturali, che non sa affrontare nel concreto quasi alcun argomento reale, ma che si rifà continuamente ad un supposto popolo ideale (totalmente costruito sulla carta in modo demagogico e furbesco) volendone essere il paladino, non può durare e, soprattutto, non poteva superare la prova del governare e dell’assumersi delle responsabilità coerenti. Ora il Pd dovrà dimostrare di saper fare davvero politica, sapendosi muovere a 360 gradi, perché è evidente che l’avversario è un centrodestra modificato, con un M5S sempre più marginalizzato e residuale. Ed è evidente che il consenso, una volta confermati i principi, andrà allargato sulle idee e le cose da fare, abbattendo tutti gli ostacoli derivanti da un’analisi del paese, della società e della politica fatta con gli strumenti culturali del passato. Perché quegli strumenti immobilizzano il quadro politico, mentre al contrario il consenso si muove in modo fluido e spesso anche veloce. Da questo punto di vista, le elezioni europee ci consegnano risultati che, a parte il Pd, fotografano un appeal non proprio lusinghiero delle altre liste di centrosinistra, più o meno classiche. Segno che anche il perimetro del centrosinistra, vecchio o nuovo che sia, non basta più per confrontarsi con questa destra. E che quindio ccorre spingersi ben oltre, sia nella società, sia nei partiti e nei movimenti già esistenti.

Cosa accadrà ora non è semplice da prevedere. Può davvero accadere di tutto, compreso assolutamente nulla, anche se personalmente penso che quest’ultima eventualità sarebbe la peggiore per l’Italia. Per la regione in cui viviamo invece si prospettano mesi importantissimi, quelli che ci separano dalle elezioni regionali di fine2019 o di inizio 2020. I risultati di domenica scorsa ci dicono che il centrodestra è davanti al centrosinistra, anche se è altrettanto vero che quei numeri non sono tout court fotocopiabili sulla futura tornata regionale. Credo dipenderà moltissimo da quello che accadrà a livello nazionale e dalla capacità del Pd e del governatore uscente Stefano Bonaccini di far valere le tante cose concrete fatte nel primo mandato. Le cose cambiano, e in fretta. Buona settimana.

Buona Settimana di Marco Raccagna: Il consenso ormai si muove in modo fluido e anche veloce

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