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Cronaca 25 Giugno 2019

Nuovo ruolo per Tomas Cenni, l'ex assessore è il presidente del Consiglio comunale

Tomas Cenni non sarà in Giunta nonostante il bottino di preferenze (299, secondo solo alla segretaria del Pd Francesca Marchetti). Nessuna bocciatura per l’ex assessore al Turismo, bensì un ruolo istituzionale di prestigio: presidente del Consiglio comunale. «Prevedo un’epoca di questioni politiche molto accese, penso al Circondario. Dovremo fare scelte sagge per Castello e occorrerà un buon raccordo con le opposizioni, ad esempio sulle gestioni associate – ragiona il sindaco -. Tomas sarà una garanzia per tutti. Senza dimenticare il ruolo della corretta comunicazione ai cittadini per evitare fake news e strumentalizzazioni».

«Ho molto apprezzato – gli fa eco lo stesso Cenni – che il voto sulla mia figura in Consiglio comunale sia avvenuto all’unanimità e lo stesso per il vicepresidente, Luca Morini (minoranza di Prima Castello, ndr), un bel segnale per questo inizio legislatura. Questo compito mi onora e mi permette un’esperienza nuova, tra l’altro fare il consigliere è quello per cui ho chiesto la fiducia dei cittadini in quella che è stata la mia prima volta come candidato. Il risultato è stato gratificante anche per il lavoro svolto con la Giunta negli anni scorsi». (l.a.)

Nella foto il sindaco Fausto Tinti e Tomas Cenni

Nuovo ruolo per Tomas Cenni, l'ex assessore è il presidente del Consiglio comunale
Cronaca 20 Giugno 2019

Conami, la sindaca Sangiorgi approva da sola il progetto di bilancio e il Cda, gli altri sindaci: “Illegittimo'

Ieri pomeriggio nella sede del ConAmi si è ripetuta la scena già vista a gennaio. La sindaca di Imola, Manuela Sangiorgi, che il giorno prima non si era presentata per un’improvvisa indisposizione, era invece presente per la seconda convocazione dell’Assemblea dei soci dove ha approvato da sola, forte della maggioranza delle quote (66%), il nuovo presidente del Consiglio di amministrazione e relativi consiglieri del Consorzio. Per farlo si è appellata nuovamente all’esistenza di uno stallo non risolvibile da Statuto e quindi all’articolo 114 del Tuel (enti locali) e all’articolo 2369 del Codice civile. Questa volta c’è la variante dell’approvazione a latere anche del progetto di bilancio consuntivo 2018, tema particolarmente caro a Imola per liberare i dividendi e far quadrare i conti del Comune.

Per il Cda il presidente designato è Andrea Garofalo, fino al 3 aprile direttore direttore della società Rete Gas di Fidenza Srl, poi c”è la riconferma del penalista bolognese 5Stelle Giulio Cristofori, a seguire l’avvocato Gianguido Roversi definito un «tecnico che non appartiene al M5S nè al Pd nè ad altri» e la collega Francesca Cardelli Nanni, già nel Cda a guida Stefano Manara e con lui  dimissionaria in agosto, infine la commercialista Susanna Caroli.

Secondo la sindaca imolese si tratta di nomi «condivisi dalla maggioranza dei soci». In verità lo statuto prevede l’esplicita sottoscrizione ma tant’è. Ritornano in auge i tatticismi legali dopo un paio di settimane di asemblee e incontri informali inconcludenti. E la rabbia degli altri sindaci del Circondario si condensa in una lunga nota. «La sindaca di Imola ha dimostrato nuovamente la sua inadeguatezza e ha voluto in modo irresponsabile e premeditato approvare unilateralmente il progetto di bilancio e il nuovo cda del Consorzio che gestisce il patrimonio e le reti di ben 23 Comuni su tre differenti province. Questo nonostante durante l’Assemblea i revisori abbiano più volte ricordato alla sindaca che tale atteggiamento non era rispettoso dello statuto del Consorzio e che tale votazione non poteva a loro avviso ritenersi valida».

Così i Comuni dell’area faentina ieri hanno deciso di non partecipare mentre quelli del del Circondario imolese erano presenti solo per mettere a verbale che «questo metodo di convocare l”assemblea in prima e seconda convocazione viola lo Statuto di ConAmi», un metodo «che la presidente utilizza non sempre, ma solo a suo piacimento, quando le fa comodo, come escamotage e pertanto è illegittimo e illecito. All”assemblea convocata per il 18 giugno eravamo presenti in 14 – scrivono – ma la sindaca di Imola non si è presentata cosi da far mancare il numero legale e avere il pretesto per la convocazione odierna, che pertanto disconosciamo». Disconoscono e sfiduciano anche il Cda «nominato dalla presidente unilateralmente e senza il concerto con gli altri consociati come da Statuto» e contestano «la legittimità delle lista di nominativi in quanto depositati in violazione dello Statuto fuori dai termini previsti e senza la sottoscrizione di almeno altri 4 consorziati». Una procedura per la quale «nulla è stato cambiato nello statuto rispetto al passato». Quindi si va oltre il tema della difesa della peculiarità del ConAmi come consorzio di enti locali rispetto alla spa e relativa maggioranza delle quote brandita da Sangiorgi, per segnalare il mancato rispetto dello regole Statuto che nulla c”entrano con un eventuale stallo: i nomi devono essere presentati con certi tempi e avere almeno la firma di altri quattro Comuni a sostegno. Riuscirono tranquillamente a farlo, in dicembre, un gruppo di sindaci civici del ConAmi tra cui Dozza. Nomi che vennero poi bocciati proprio da Sangiorgi.

Ma la forma è sostanza oltre che rispetto delle regole uguali per tutti e a questo punto è probabile che ci sia altro pane per i denti degli avvocati. «Ci riserviamo di agire in tutte le sedi giudiziarie competenti» hanno concluso i sindaci. Potrebbe trovare compagnia quindi, l’esposto presentato a febbraio al Tar. Viste le premesse non è escluso neppure un esposto alla Procura per abuso di ruolo da parte della presidente dell”Assemblea.

Comunque sia, Sangiorgi tira dritto, rassicurata dal Tar che, sul ricorso di gennaio, non ha concesso la sospensiva in attesa della sentenza di merito. Una “prova generale” che non ha avuto grande fortuna in verità: il Cda nominato il solitaria in diretta streaming ha perso via via pezzi fino all’inoperatività costringendo la presidente Stefania Forte alle dimissioni dopo meno di quattro mesi. E qua si trattava di traccheggiare fino a giugno, per concludere il mandato di un Cda più o meno rimpolpato nella speranza (delusa) di veder uscire dalle urne delle amministrative nuovi sindaci “amici”, qua siamo al rinnovo di una governance che dovrebbe durare cinque anni, prendere decisioni e soprattutto predisporre un piano industriale. (l.a.)

Nella foto la sindaca Manuela Sangiorgi nomina da sola il Cda

Conami, la sindaca Sangiorgi approva da sola il progetto di bilancio e il Cda, gli altri sindaci: “Illegittimo'
Cronaca 8 Giugno 2019

ConAmi, un fine settimana per trovare altri candidati per il Cda e sperare di sciogliere il nodo del presidente

E” stato pubblicato un secondo secondo avviso per trovare candidati per il Consiglio di amministrazione del ConAmi. La scadenza è fissata per lunedì 10 alle ore 12. Ennesimo colpo di scena nella telenovela che si trascina dall’agosto scorso. In effetti si tratta di un tempo breve e inusuale per un bando, ma va detto che si tratta di una possibilità aggiuntiva. In mano alla sindaca di Imola Manuela Sangiorgi e agli altri 22 sindaci-soci del ConAmi ci sono già ventuno nominativi ma non sono sufficienti. «Relativamente alle candidature per la designazione di membri del CdA di Con.Ami pervenute con il precedente avviso pubblico, scaduto il 20 maggio scorso – spiega la nota del Comune -, non è stato possibile reperire i consensi richiesti per la formazione di un elenco di cinque nominativi da sottoporre all’Assemblea, in quanto per le designazioni proposte dalla sindaca non è stata ottenuta la preventiva convergenza in vista della votazione prescritta dallo statuto». Da qui la decisione della sindaca Sangiorgi, presidente dell”Assemblea dei soci, di procedere con un secondo avviso.

In effetti, nel frattempo qualcuno non è più disponibile, vedi la presidente dimissionaria del Cda Stefania Forte, qualcun altro ha ottenuto nei giorni scorsi incarichi diversi come Maria Teresa Piccinnu, commercialista castellana e consigliera 5Stelle a Olbia, nominata nel Cda della partecipata Sfera (farmacie), poi c’è il nodo di Domenico Olivieri, già numero uno di Legacoop Imola, indicato nella cinquina desiderata dai sindaci ma non presente tra i curriculum inviati. Da notare che l’avviso di selezione è procedura non necessaria, dato che l’incarico è essenzialmente fiduciario.

Comunque sia, il punto è che sulla scelta del nuovo Cda ci sono stati già due incontri informali tra i sindaci, ma, come già accaduto varie volte nei mesi scorsi, è mancato l’accordo definitivo (Sangiorgi vorrebbe come presidente Andrea Garofalo, fino al 3 aprile scorso direttore della società pubblica Rete Gas di Fidenza Srl, che distribuisce il metano per Fidenza e Busseto, gli altri sindaci preferirebbero qualcuno del nostro territorio). E il tempo stringe per poter arrivare all’approvazione del bilancio entro il 30 giugno. Da qui l’ennesimo appello per trovare nuovi candidati sperando che questo sblocchi la situazione, dato che il ConAmi è una «cassaforte» da cui dipendono reti, impianti, investimenti e dividendi per 23 Comuni. Per il Presidente ci sono 20.250 lordi all’anno più 2.730 euro di benefit non monetario e per i consiglieri 10.125. (l.a.)

La sede del ConAmi a Imola

ConAmi, un fine settimana per trovare altri candidati per il Cda e sperare di sciogliere il nodo del presidente
Cronaca 5 Giugno 2019

Conami, la presidente Stefania Forte si è dimessa, il “forziere' dei Comuni ancora bloccato

Stefania Forte, presidente del Consiglio di amministrazione del ConAmi, ha consegnato le sue «dimissioni irrevocabili». Da lunedì il Consorzio non ha più una governance. Un atto annunciato o quasi, dopo l’informativa ai soci di un paio di settimane fa con la quale Forte dichiarava di essere nell’«oggettiva impossibilità di poter svolgere il mandato» dal momento che il consigliere Stefano Cassani aveva rinunciato. Rimasti in due, Forte e l’altro consigliere Giulio Cristofori, non potevano operare. “Se fossi stata nelle condizioni di poter deliberare, come da articolo 33bis dello Statuto, non avrei dato le dimissioni. Ma così sarei andata contro i miei principi e il rispetto che ho del denaro pubblico, in quanto avrei percepito il mio compenso fino ad approvazione del bilancio senza in effetti essere utile al ConAmi”.   

E adesso? La palla torna a Manuela Sangiorgi, sindaca di Imola e presidente dell’assemblea dei sindaci-soci che a gennaio aveva nominato da sola Forte e gli altri del Cda forzando la mano agli altri 22 sindaci-soci appellandosi al Codice civile. Nel commento ufficiale ha sottolineato l’intenzione di «dare spazio al dialogo tra i sindaci e trovare così quanto prima un accordo politico» per la nomina del prossimo Cda rimarcando «che, come in passato, non potrà che avere lo stesso numero di componenti (3) sempre spettato al Comune di Imola in qualità di socio di maggioranza. Per i nomi sono aperta al dialogo». Nell’incontro informale dei soci di giovedì 30 maggio pareva essere nata una convergenza per la presidenza su Andrea Garofalo, fino al 3 aprile direttore della società pubblica Rete Gas di Fidenza Srl, nelle scorse settimane già visto a Imola. Ora si vedrà. Un altro incontro informale si è tenuto oggi pomeriggio ma non ne è uscito nulla di buono. Gli altri sindaci-soci preferirebbero un nome del territorio. E il famoso stallo continua.

Ma il ritornello sulle nomine, l’esigenza di marcare il punto su chi sceglie i nomi, non faccia perdere di vista la sostanza: il ConAmi è un «forziere» al quale fanno capo reti e impianti di proprietà di 23 Comuni, non solo di Imola, nonché 108 milioni di azioni di Hera Spa che producono da soli oltre 10 milioni all’anno. L’approvazione entro giugno del bilancio, senza more di commissariamento, porterà all’incasso immediato dei dividenti, con i quali chiesto a gran voce proprio dalla Giunta 5Stelle imolese. Ma occorre lavorare in fretta per preparare un piano industriale per mettere in sicurezza futuro, investimenti e progetti (ad esempio come si intende ovviare ai mancati introiti della discarica). Sullo sfondo c’è quella lettera che il collegio dei revisori, organo tecnico previsto dalla legge, ha inviato due mesi fa in calce all’approvazione del bilancio 2018 del Comune in cui si fa presente che per far quadrare i conti Imola ha inserito quasi 6 milioni e 480 mila euro per ciascun anno dal 2019 al 2021 provenienti da utili del ConAmi, ma mancano piano triennale e approvazione del bilancio consuntivo del Consorzio sono considerati sostanzialmente aleatori. (l.a.) 

Altri particolari sul “sabato sera” in edicola dal 6 giugno.

Nella foto Stefania Forte e la sindaca Sangiorgi

Conami, la presidente Stefania Forte si è dimessa, il “forziere' dei Comuni ancora bloccato
Cronaca 5 Giugno 2019

Barchetti presidente di Area Blu, e Imola avverte: «Lamentele fondate, ora cambi tra i dirigenti»

I soci di Area Blu Spa oggi pomeriggio hanno nominato il nuovo consiglio di amministrazione a due mesi e mezzo dalle dimissioni del presidente Alessandro Ambrosini. La nota del Comune di Imola precisa che la nuova presidente è l’avvocatessa bolognese Maria Rosaria Barchetti, i consiglieri sono Stefano Ponzi e Aleardo Benuzzi. Una nomina accompagnata da dichiarazioni decise nei confronti della partecipata del Comune che confida ora «verranno poste in essere, finalmente, tutte quelle azioni atte alla miglioria della gestione dei servizi della sopra menzionata società partecipata per renderle più efficienti ed efficaci a favore della comunità». Non solo.

Imola va oltre e sostanzialmente avverte che qualche testa è a rischio. «Un deciso cambio di passo coinvolgerà anche l’assetto del personale dirigenziale di Area Blu Spa in quanto l’operato dell’attuale gestione ha innescato una serie di lamentele da parte della cittadinanza, poi dimostratesi assolutamente fondate dalle conseguenti verifiche dell’amministrazione comunale, e ad una scarsa attenzione a quelli che sono stati i continui solleciti del Comune di Imola, socio di maggioranza della partecipata stessa».

Il tema delle nomine sembra ancora uno dei punti fondamentali all’ordine del giorno dell’Amministrazione imolese. Da notare che la notizia del nuovo Cda con la chiosa sull”intenzione di rivedere i vertici della società è giunta appena un’ora dopo il comunicato dell’Imolese calcio che imputava al direttore generale di Area Blu, Carmelo Bonaccorso, la mancata autorizzazione per poter partire con i lavori di adeguamento dello stadio Romeo Galli. (l.a)

Barchetti presidente di Area Blu, e Imola avverte: «Lamentele fondate, ora cambi tra i dirigenti»
Elezioni 30 Maggio 2019

Il commento sulle elezioni comunali del segretario Pd Marco Panieri: «Grande risultato, le persone hanno fatto la differenza»

«E’ un grande risultato». Così il segretario territoriale del Pd di Imola, Marco Panieri, commenta l’esito delle elezioni comunali nel circondario, dove i candidati del centrosinistra hanno vinto in sette Comuni; al primo turno a Castel San Pietro e Medicina, dove era invece possibile un eventuale ballottaggio. Unica eccezione Dozza, dove si è riconfermato il sindaco uscente Albertazzi, con la lista civica Progetto Dozza.

«E’ il risultato collettivo di un centrosinistra largo, con al centro il bene comune – spiega Panieri -. Le persone hanno fatto la differenza, in una campagna elettorale dove c’è stato molto dialogo con i cittadini. Abbiamo lavorato tanto e parlato poco. Nella vallata del Santerno c’erano criticità importanti, messe in evidenza anche dalla mancata fusione tra i Comuni. Invece, anche in vallata abbiamo una unità che ci consente di far dialogare tutti i sindaci, un’occasione che non dobbiamo sprecare per ripar-tire insieme e guardare ai prossi-mi anni mettendo al centro un percorso politico nuovo. E’ stato premiato il buon governo, anche se possiamo fare meglio e di più. Ed è anche, non lo nascondo, una boccata d’ossigeno per la nostra Federazione territoriale».

L’analisi dei risultati porta il segretario a fare anche altre considerazioni. «Emerge la situazione di Imola – prosegue – dove la sindaca torna a essere, per sua scelta, isolata. Questo è molto preoccupante per la nostra realtà». (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 30 maggio

Nella foto i sette sindaci di centrosinistra eletti domenica 26 maggio nel circondario con il segretario Marco Panieri (quinto da sinistra): nell”ordine da sinistra Mauro Ghini (Borgo Tossignano), Fausto Tinti (Castel San Pietro), Claudio Franceschi (Castel Guelfo), Beatrice Poli (Casalfiumanese), Gabriele Meluzzi (Fontanelice), Nicola Tassinari (Mordano), Matteo Montanari (Medicina)

Il commento sulle elezioni comunali del segretario Pd Marco Panieri: «Grande risultato, le persone hanno fatto la differenza»
Cronaca 29 Marzo 2019

Nel 2019 bollette Tari meno care per i cittadini di Imola e Castel Guelfo grazie alla lotta all'evasione

Una buona notizia per le tasche dei cittadini in questo 2019. Dopo Castel San Pietro anche Imola e Castel Guelfo hanno portato all’approvazione dei rispettivi consigli comunali (a Imola il via libera è arrivato in questi giorni, contestualmente all”approvazione del Bilancio di previsione 2019) un piano tariffario che prevede una riduzione media della tassa, con la quale paghiamo raccolta e smaltimento dei rifiuti. In sostanza, bollette Tari più leggere. Per la precisione, a Imola cittadini e aziende vedranno una riduzione media dello 0,8% per le famiglie e del 6,28% per le imprese; più sostenuta quella dei guelfesi dove è prevista una diminuzione media del 13% per le utenze delle famiglie e quasi del 19% per le imprese.

Come si è arrivati a questo risultato? «Principalmente grazie alle verifiche per la lotta all’evasione avviate da un paio di anni dall’ufficio tributi associato del Circondario – spiega il vicesindaco di Castel Guelfo Claudio Franceschi – che ha permesso di abbassare il montante sul quale viene calcolata l’articolazione tariffaria». I guelfesi hanno recuperato e incassato circa 118 mila euro su omesse o infedeli dichiarazioni, cioè persone che non avevano dichiarato la propria posizione oppure c’erano stati degli errori o non erano state inserire delle superfici, alle volte in buona fede. «Come ufficio tributi associato vengono fatte delle verifiche e dei sopralluoghi, poi verifiche col catasto, così sono emerse posizioni mai dichiarate o sbagliate – continua Franceschi -. Soprattutto nella zona industriale. E’ stato fatto anche un controllo della zonizzazione dei cassonetti, le distanze delle varie utenze, che definiscono le fasce di pagamento». Il vicesindaco ci tiene a sottolineare che «per qualcuno ci sarà un vantaggio, per altri forse no».

Situazione analoga a Imola. Qui la cifra recuperata è di 338.706 euro, oltre a relative sanzioni ed interessi, che hanno fatto emergere 970 evasori, fra totali e parziali «di conseguenza il montante tariffario è suddivisibile tra un numero maggiore di contribuenti, abbassando così la quota pro capite» precisano dal Comune con una nota. Il montante è la voce che copre quanto si paga per il servizio fornito dal gestore (Hera Spa nel circondario imolese) per raccolta e smaltimen-to più eventuali riduzioni o agevo-lazioni, scontistiche, riscossione e contenziosi, insoluti, Iva.Dal Comune di Imola sottolinea-no che a dare una mano a tenere «leggere» le bollette sono stati anche i minori costi per lo smaltimento dei rifiuti indifferenziati grazie alla riorganizzazione della raccolta, introdotta dalla precedente Amministrazione Manca (i cassonetti a calotta con la tessera), che la Giunta Sangiorgi ha deciso di mantenere ed estendere, con alcuni aggiusta-menti, al centro storico (attivazione in corso). Questo permetterà di avere meno rifiuti indifferenziati da smaltire: «A fronte delle 12.640 tonnellate del 2018, nel 2019 si prevede di avviarne a smaltimento 11.590, con un risparmio di circa 196.000 euro, risparmio sostenuto anche dalla riduzione delle tariffe di smaltimento approvata da Atersir (da 111 a 104 euro per tonnellata)». (l.a.)

L”articolo completo è pubblicato su «sabato sera» del 28 marzo

Nella foto cassonetti in centro a Imola

Nel 2019 bollette Tari meno care per i cittadini di Imola e Castel Guelfo grazie alla lotta all'evasione
Cronaca 6 Marzo 2019

Il sindaco castellano Tinti sogna un «piano per la casa pubblica» con l’approvazione del Poc

«Il 21 marzo andremo in Consiglio comunale con il Poc adottato un anno fa. Mi piacerebbe collegare all’approvazione un ordine del giorno che evidenzia la necessità di migliorare gli alloggi Erp, un “piano per la casa pubblica” da accompagnare alla graduale crescita residenziale prevista per Castel San Pietro». Il sindaco Fausto Tinti si appresta ad uno degli atti culminanti di questi cinque anni di mandato e parla di una proposta che sa già di futuro, oltre la scadenza delle prossime amministrative del 26 maggio. «La mia idea è legare quanto verrà introiettato dal Comune alla riqualificazione e recupero degli appartamenti Erp».

Un sogno che, nelle corde di Tinti, sarebbe a vantaggio di tutti: «Da un lato le case per i privati, il ceto medio, le persone che lavorano, dall’altro potremmo intervenire su quelle periferie sociali ed economiche, presenti anche a Castel San Pietro, perché anche chi fatica ad avere una casa in proprietà possa comunque averne una decorosa. Tra l’altro si valorizzeranno nel contempo dei beni comunali, gli alloggi Erp». Per riuscire nell’impresa l’intenzione non è quella di investire gli oneri di urbanizzazione, come si potrebbe pensare, bensì utilizzare tutta o quasi la quota di capacità edificatoria (minimo il 20%) che coloro che realizzano del residenziale devono cedere obbligatoriamente al Comune, in gergo Cec (da non confondere con l’Ers, l’edilizia residenziale sociale, altra quota come minimo del 20% per cento che può comprendere affitto o vendita convenzionata, cioè ad un costo ridotto e concordato con l’ente locale). Non trattandosi di case già fatte o che il Comune deve poi costruire, il sindaco Tinti è convinto che sarà un’offerta appetibile per le imprese e per i privati approfittarne, quindi l’ente locale potrà rivenderla facilmente e ottenere le risorse poi da destinare agli alloggi popolari.

Il «piano case» non prevede nuove costruzioni. «Penso piuttosto a recuperare l’esistente, come le tre palazzine di case popolari di via Tanari, dove una è stata chiusa perché inagibile e le altre vanno assolutamente riqualificate. Si tratta di edifici di cinquanta o sessant’anni occorre metterci mano. Anche le persone più fragili devono avere garanzia di abitare bene a Castel San Pietro».

Il Poc che andrà in approvazione ricalca sostanzialmente quello adottato poco più di un anno fa a fine 2017. Per quanto riguarda il residenziale «garantirà a Castel San Pietro di continuare a crescere gradualmente». Il numero degli alloggi presenti è aumentato un po’, passando da 548 a 570. 

Altri particolari nell”articolo completo sul “sabato sera” del 28 febbraio.

Nella foto il sindaco Tinti mostra le mappe urbanistiche del Poc

Castel San Pietro

Il sindaco castellano Tinti sogna un «piano per la casa pubblica» con l’approvazione del Poc
Cronaca 22 Febbraio 2019

ConAmi, i sindaci ricorrono al Tar, ma Sangiorgi dà il via al Cda. Forte: “Prese le decisioni per evitare danni erariali”

Questa settimana sarà depositato il ricorso al Tar per chiedere l’annullamento dell’atto di nomina unilaterale del Consiglio di amministrazione del ConAmi compiuto dalla sindaca di Imola, Manuela Sangiorgi, il 17 gennaio scorso. Dopo la diffida e qualche settimana di valutazione, la decisione di passare alle vie legali vere e proprie. «L’avvocato chiederà anche la sospensiva e su ogni altro atto connesso» precisa Onelio Rambaldi, sindaco di Medicina.

Ad appellarsi al Tribunale amministrativo dell’Emilia Romagna per 21 sindaci-soci del Consorzio Ami (Bagnara, Borgo Tossignano, Brisighella, Casalfiumanese, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Castel del Rio, Castel Guelfo di Bologna, Castel San Pietro, Conselice, Dozza, Faenza, Fontanelice, Marradi, Massa Lombarda, Medicina, Mordano, Palazzuolo, Riolo Terme, Sant’Agata sul Santerno e Solarolo; solo Firenzuola non ha aderito) sarà l’avvocato Luca Nanni, docente di diritto privato dell’Università di Genova, specializzato in diritto societario e degli appalti.

E’ solo l’ultimo atto, ad oggi, della querelle politica sfociata in vie legali per il governo del ConAmi, al quale fanno capo reti e impianti, di proprietà di 23 Comuni tra imolese, ravennate e provincia di Firenze, di gas, acqua, elettricità e la discarica di Imola, affidati per la gestione ad Hera Spa (nonché 108 milioni di azioni sempre di Hera Spa che producono da soli oltre 10 milioni di entrate ogni anno).  

Dall’altro lato, Sangiorgi, è andata avanti con la firma del verbale che ha reso effettiva la nomina del Cda. E pazienza se anche il collegio dei revisori, arbitri previsti dalle norme, ha sottolineato le «criticità» e «non conformità» tali da far ritenere tanto da richiedere una nuova assemblea per sanare quanto fatto. Dubbi che hanno portato due su quattro dei nuovi consiglieri di amministrazione indicati, cioè Sara Cirone e il pur agguerrito e motivato Luciano Pirazzoli, a rinunciare all’incarico. Ma si va avanti con gli altri due, la presidente Stefania Forte e l’avvocato bolognese, già candidato 5Stelle, Giulio Cristofori. E poi ovviamente c’è Stefano Cassani, l’unico del precedente Cda a guida Stefano Manara a non aver dato le dimissioni in agosto scorso con gli altri.

Forte e Cristofori si sono già incontrati il 13 e il 20 febbraio e hanno «già preso le decisioni più urgenti, che potevano configurare un danno erariale» dice Forte. Quali? Prima di tutto aprire la famosa busta contenente l’offerta per il nuovo gestore del Museo Checco Costa (il ConAmi è concessionario dell’impianto per il Comune) e nominare la commissione per la valutazione tecnica. L’evento in memoria di Senna dell’1 maggio, per il quale sono già stati spesi oltre 70 mila euro per i filmati, è sempre più vicino. «ConAmi ha fatto degli investimenti che sarebbero stati vani, oltre al danno di immagine e il mancato ricavo» precisa la presidente del Cda. A candidarsi è stato un solo soggetto (un”associazione di imprese tra The Best Solution Group ed Ett).

Altra decisione presa dal Cda è il via libera alla convenzione per sbloccare i 900 mila euro della Regione per il Parco della Vena del gesso romagnola. «Non potevamo perdere un contributo» aggiunge la presidente Forte. 

Il braccio di ferro iniziato alla fine della scorsa estate sulle nomine dell’organo di Governo ha posizionato sempre più Sangiorgi su un lato della barricata e tutti gli altri sindaci dall’altro. Bloccando investimenti e progetti (si parla di circa 52 milioni di investimenti fermi o bloccati secondo il piano triennale tuttora vigente, in particolare su acquedotti e impianti per l’implementazione delle fognature). Tutto in nome di una scelta politica rivendicata e infine imposta. A sostenerla il gruppo del M5s imolese: «Grande soddisfazione per l”insediamento del nuovo Cda del ConAmi». 

Altri particolari sul “sabato sera” del 21 febbraio.

I sindaci nella sede del ConAmi in via Mentana a Imola

ConAmi, i sindaci ricorrono al Tar, ma Sangiorgi dà il via al Cda. Forte: “Prese le decisioni per evitare danni erariali”
Cronaca 18 Gennaio 2019

Caso ConAmi, la sindaca Sangiorgi nomina da sola il Cda. Gli altri sindaci: “Non c'è il numero legale. Voto non valido'

Martedì è arrivata nuovamente una lettera di «prima convocazione» per mercoledì di una riunione «d’urgenza» dei 23 sindaci soci del ConAmi, da parte della presidente Sangiorgi, alla quale non si è presentata (ed è mancato anche il numero legale). E ieri sera in «seconda convocazione» il blitz, come è stato definito dagli altri sindaci, per la nomina del Cda. La prassi ad avvalorare la teoria del ConAmi uguale ad una partecipata, ovvero a legittimare Imola a far da sé forte del suo 66% ignorando le regole dello statuto che tra pesi e contrappesi obbliga Imola a non decidere da sola e agli altri di non decidere senza Imola.

Ma cos’è successo ieri sera? Questa la sintesi. La sindaca di Imola Manuela Sangiorgi ad un capo del tavolo, accanto a lei il direttore Stefano Mosconi in veste di segretario verbalizzante, poi un’infilata di sedie vuote e all’altro capo del tavolo il sindaco di Castel del Rio Alberto Baldazzi, in audioconferenza quello di Sant’Agata Enea Emiliani. Imbarazzo e incredulità palpabile.

Sangiorgi legge la comunicazione da presidente: «In assenza di norma statutaria specifica che disciplini e risolva lo stallo attuale si procede come da parere acquisito ai sensi dell’art. 2369 del codice civile». E poi procede a nominare presidente del Cda, «proposta da Imola» Stefania Forte. Emiliani che dall’altro capo del telefono dice «per me l’assemblea non ha il numero legale, non è valida e quindi non partecipo al voto». Stessi toni per Baldazzi. Lo stesso Mosconi che dice: «Da statuto non è legalmente costituita la seduta ma il presidente è il sindaco di Imola e io mi limito a verbalizzare….».

Sangiorgi va avanti a leggere passando alla nomina del Cda: La «proposta di Imola è di sostituzione di 3 membri del Cda con Sara Cirone, Luciano Pirazzoli e Giulio Cristofori, che avrà naturale scadenza come da statuto per un Cda già in carica. Dichiaro quindi la sostituzione di 3 membri del Cda votata favorevolmente».Si ripetono le dichiarazioni di Castel del Rio e Sant’Agata che aggiunge «la invito a rispettare lo statuto del ConAmi anche per rispetto dei sindaci rappresentanti le tante comunità del Consorzio». Allibito anche Fausto Tinti di Castel San Pietro arrivato alle 18.22 (l’assemblea era fissata per le 18) «Non partecipo al voto ma non c’è numero legale…». Fine.  

Tutto verbalizzato e soprattutto ripreso dalle telecamere di un blogger-giornalista locale, unico «invitato» dalla sindaca stessa per fare le riprese e rilanciarle in streaming sulla Pagina Facebook del blog stesso, dove è tuttora visibile (non su quella del Comune né sulla pagina ufficiale della sindaca). Forse Sangiorgi era stata punta sul vivo in uno dei temi cari del Movimento (lo streaming) dal sindaco di Dozza Luca Albertazzi durante l’assemblea di lunedì scorso. 

Lunedì 14, infatti, l’assemblea dei 23 soci ConAmi si era vista bocciare per il niet di Imola (voto a favore di tutti gli altri), la seconda cinquina di nomi presentata invece secondo le regole statutarie. Un gioco a somma zero che aveva avuto il risultato di irritare irrimediabilmente tutti gli altri colleghi sindaci, a prescindere dal colore politico. E il civico Albertazzi, che si era fatto promotore della cinquina precedente che aveva al vertice proprio Sara Cirone (inserita poi nella quartina finale del Cda di Imola) aveva concluso deciso: «Dispiace quanto sta accadendo. E auspico che d’ora in avanti si facciano le riprese e lo streaming delle sedute del ConAmi in cui si parla del Cda perché è ora che i cittadini si rendano conto di cosa sta accadendo. Questo è un Consorzio non il Cda di una Spa né un Consiglio comunale, non c’entra la politica, ma occorre avere la capacità di tessere delle relazioni».

Con buona pace di chi sostiene che stia andando in onda l’estremo tentativo dei sindaci del Pd di costringere Imola (a guida 5Stelle) a scelte che non condivide. «Questo timore di guidare le cose e lo dico da civico – aveva aggiunto anche Baldazzi di Castel del Rio – con un risvolto politico di segno totalitario non so se per conto proprio o per conto terzi che porterà questo territorio a sbattere».

Un gioco a somma zero che aveva avuto il solo risultato di irritare irrimediabilmente gli altri colleghi sindaci. La cinquina bocciata lunedì vedeva come presidente l’ex vertice di Sacmi e l’attuale presidente di Alleanza delle coop. italiane Imola Domenico Olivieri. Secondo Sangiorgi «non ha le competenze tecniche necessarie in quanto ha un diploma di perito elettrotecnico» (gli altri nomi erano quelli di Stefania Corrado, Giulio Cristofori, Carlo Baseggio e Mirco Minghini). Non solo, come contraltare Imola aveva proposto, per l’ennesima volta, di votare una quartina di nomi con presidente Luciano Pirazzoli, considerando come quinto il consigliere Stefano Cassani, il solo a non essersi dimesso il 24 agosto dello scorso anno del Cda precedente.

Da notare che, come aveva ricordato per tutti Davide Missiroli, sindaco civico di Brisighella, Cassani in realtà era considerato decaduto e la stessa Sangiorgi l’aveva informato in ottobre con una lettera.

E adesso? Per il momento gli altri sindaci hanno informato il prefetto di Bologna Patrizia Impresa dell”accaduto che dovrà decidere se è nelle sue competenze intervenire e in che modo. Poi stanno valutando come procedere. «Il tempo della mediazione è finito – ragiona Onelio Rambaldi sindaco Pd di Medicina – Sulla testa di Sangiorgi pende una mozione di sfiducia firmata da 17 sindaci su 23 che non ha voluto discutere, era legittimata ieri a fare la presidente dell”assemblea?».(l.a.) 

Nella foto grande due immagini tratte dal video dell”assemblea ConAmi di ieri sera, nell”altra la panoramica dell”assemblea di lunedì 14

Caso ConAmi, la sindaca Sangiorgi nomina da sola il Cda. Gli altri sindaci: “Non c'è il numero legale. Voto non valido'

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