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Cronaca 17 Gennaio 2019

Beppe Grillo avvistato a Imola dopo le dimissioni dell'assessora Dhimgjini

Nessuna novità ufficiale sul fronte delle ipotesi di rimpasto in Giunta dopo le dimissioni dell”assessora Ina Dhimgjini. Nel frattempo oggi è stato avvistato a Imola, Beppe Grillo. Il comico che si è fatto leader politico del Movimento è stato notato chiacchierare all”hotel Molino Rosso con Gabriele Betti, noto attivista 5Stelle imolese, sempre presente e vicinissimo ai vertici, ma sempre in ruoli di retroguardia mai di frontman, grande amico di Massimo Bugani (capogruppo in consiglio comunale a Bologna e vicecapo della segreteria del vicepremier Di Maio).

Forse il momento di difficoltà di Imola (Dhimgjini è il secondo pezzo della squadra Sangiorgi che lascia in appena sei mesi, per non parlare dell”impasse sul Cda del ConAmi che blocca investimenti e attività) ha richiesto una visita sul Santerno? Dal Comune dicono che non è previsto alcun incontro tra Grillo e Sangiorgi. «C”è un legame di amicizia personale con Betti, probabilmente Grillo è venuto per questo, magari per mangiare un piatto di tagliatelle…».

E il nuovo assessore o assessora? Sangiorgi ribadisce solo che «è avviato il percorso per trovare chi sostituirà Ina». Da riassegnare ci sono deleghe fondamentali, non solo da un punto di vista dei servizi comunali come le politiche sanitarie o sociali o quelle abitative, ma anche altre che facevano parte esplicitamente del mandato della Giunta Sangiorgi, come la disabilità o la famiglia. Poi ci sono pari opportunità, partecipazione, volontariato. (l.a.)

Nelle foto Beppe Grillo (a destra) a Imola a colloquio con Gabriele Betti (al centro) – Foto Isolapress

Beppe Grillo avvistato a Imola dopo le dimissioni dell'assessora Dhimgjini
Cronaca 16 Gennaio 2019

La Giunta di Imola perde un altro pezzo, l’assessora al Welfare Ina Dhimgjini dà le dimissioni

La Giunta di Imola perde un altro pezzo. Ina Dhimgjini, l’assessora al Welfare, oggi ha informato la sindaca Manuela Sangiorgi dell’intenzione di dare le dimissioni. Per ora non c’è ancora una lettera ufficiale ma sembra improbabile un ripensamento. «Ina mi ha informato di aver avuto un’opportunità lavorativa molto importante, è una ragazza ambiziosa e con delle grandi qualità e intende seguire il suo percorso di crescita professionale» commenta la sindaca. Spiaciuta per questa decisione? «E’ stato un fulmine a ciel sereno le qualità di Ina erano evidenti e le cose le stava portando avanti con competenze importanti».

In verità le voci che Dhimgjini fosse intenzionata a terminare l”esperienza imolese si stavano rincorrendo già da diversi giorni. In dicembre se ne è andato Ezio Roi, “sbattendo la porta” per disaccordi sulla gestione delle deleghe della sicurezza, ora questa seconda defezione fa sorgere il dubbio legittimo che qualcosa scriocchioli in Giunta da un punto di vista politico. «Non è una frattura per motivazioni politiche oppure operative – assicurano dal Comune -, con Roi c’era incompatibilità sull’operatività, con Ina completa sintonia tanto che ha dato disponibilità anche per il passaggio di consegne».

In attesa delle dimissioni ufficiali si dà comunque già per avviato il percorso per «trovare chi la sostituirà uomo o donna che sia». E per ora non si va oltre. Impossibile sapere se questa volta si «pescherà» sul territorio oppure si cercherà ancora una volta fuori casa. Dhimgjini, infatti, arrivava da Livorno, per la precisione dalla Giunta 5Stelle di Nogarin, della quale aveva fatto parte fino ai primi mesi dell’anno scorso.

Da riassegnare ci sono deleghe fondamentali, non solo da un punto di vista dei servizi comunali come le politiche sanitarie o sociali o quelle abitative, ma anche altre che facevano parte esplicitamente del mandato della Giunta Sangiorgi, come la disabilità o la famiglia. Poi ci sono pari opportunità, partecipazione, volontariato. (l.a.)

Ina Dhimgjini accanto alla sindaca Sangiorgi durante l”utlima riunione di Giunta del 2018, accanto a Dhimgjini l”assessore Patrik Cavina (foto tratta dal video postato da Sangiorgi il 24 dicembre sulla sua pagina Facebook ufficiale)

La Giunta di Imola perde un altro pezzo, l’assessora al Welfare Ina Dhimgjini dà le dimissioni
Cronaca 16 Gennaio 2019

“Orgoglioso delle piste ciclabili e di uno sviluppo che è ripartito', tempo di bilanci per il sindaco Lelli

Sviluppo alla viabilità ciclopedonale, revisione e ripresa della pianificazione urbanistica dopo il fallimento delle imprese edili. Secondo il sindaco Luca Lelli, sono due dei segni positivi di questi cinque anni. Lelli ha già annunciato l’intenzione di ricandidarsi per il secondo mandato con una lista civica. che si chiamerà Passione in Comune con la quale “andare oltre gli steccati ideologici”.

A quattro mesi dalle amministrative (fissate ad oggi per il 26 maggio) è tempo di bilanci. Di cosa è maggiormente orgoglioso di questi cinque anni da sindaco e cosa c’è ancora da fare a Ozzano?
«Tra le cose fatte metto il grande sviluppo che stiamo dando alle piste ciclopedonali, non era nel nostro programma ma siamo stati bravi ad approfittare del bando periferie, e per fortuna non siamo finiti tra quelli bloccati dal Governo, e del bando ciclovie della Regione per Ponte Rizzoli. Un’altra cosa, che spero si vedrà a breve, è la pianificazione urbanistica. Cinque anni fa nel giro di pochi mesi ci sono stati i fallimenti Di Giansante e della coop. Cesi, due degli attori dello sviluppo del ventennio precedente, che si sono portati dietro anche altri, come Sucina. Così della pianificazione approvata nel 2012 non è partito nulla, in più c’erano fallimenti e subentri, cantieri bloccati, una fase delicata che abbiamo gestito, ritengo nel migliore dei modi, e nel 2017 abbiamo potuto rifare il Poc inserendo gli interventi che servivano».  

Quali sono le differenze rispetto alla vecchia pianificazione urbanistica?
«Essenzialmente due: nel nuovo Poc le fideiussioni sono al cento per cento e la separazione tra i tempi di esecuzione delle opere pubbliche e i relativi interventi di espansione urbanistica, questi ultimi si possono anche non fare. Così, in primavera dovrebbero partire i lavori di De Toschi per il quarto braccio della rotonda di Tolara da via Nardi, per i quali abbiamo approvato l’esecutivo in Giunta a metà dicembre. Un altro progetto che sono contento di aver concluso è il Ramazzini, oggetto di svariate inaugurazioni con problemi e ritardi. Ora nell’edificio è operativo il Poliambulatorio del Ramazzini sul lato via Emilia, la sede dell’Ausl sul lato posteriore e a febbraio la Pubblica assistenza dovrebbe finalmente entrare nella sua sede, negli spazi sopra l’Ausl. Quanto era previsto nel protocollo è stato completato, inoltre, lo spostamento dell’Ausl ha portato ad affittare la vecchia sede di distretto all’Inps, che prima era a San Lazzaro, quindi un ulteriore servizio a Ozzano a disposizione dei cittadini».  

A parte i fallimenti dei colossi dell’edilizia, quando è diventato sindaco lo scenario della zona industriale era desolante quanto a capannoni sfitti, ora no. A chi deve dire grazie?
«Devo dire grazie al tessuto produttivo locale che è fautore del rilancio a partire dalla realtà più grande, l’Ima, seguita dalla seconda azienda del territorio, che è Fatro. Poi ci sono tutti gli altri imprenditori fino ai più piccoli e ai commercianti, gente che tiene vivo il territorio. Se l’economia non fosse ripartita non avremmo avuto effetti apprezzabili, ma senza l’impegno del territorio non sarebbe stato sufficiente. E a Ozzano parliamo di aziende manifatturiere, ricchezza tangibile, posti di lavoro. Non a caso la recente ricerca della Città metropolitana sulla fragilità demografica, economica e sociale hanno stabilito che Ozzano è il comune meno fragile di tutta l’area. Questo è dovuto alla presenza robusta delle aziende che portano reale ricchezza sul territorio». (l.a.)

L”intervista completa è stata pubblicata sul “sabato sera” del 10 gennaio.

Nella foto Luca Lelli

“Orgoglioso delle piste ciclabili e di uno sviluppo che è ripartito', tempo di bilanci per il sindaco Lelli
Cronaca 7 Gennaio 2019

Ozzano è il comune meno “fragile', Castel del Rio è all'estremo opposto, lo dice uno studio della Città metropolitana

Ozzano è il Comune meno fragile tra tutti i 55 che compongono la Città metropolitana di Bologna, Castel del Rio è all’estremo opposto. In generale, la zona montana, e l”estrema pianura settentrionale sono gli ambiti caratterizzati da maggiore fragilità a livello metropolitano. Un livello medio-alto di potenziale fragilità è presente anche nella periferia di Bologna, mentre una bassa fragilità potenziale caratterizza i Comuni della cintura.

E’ quanto emerge dallo studio realizzato dall”ufficio di statistica del Comune di Bologna e dal servizio studi e statistica della Città metropolitana, che ha mappato la potenziale vulnerabilità  utilizzando e incrociando alcuni indicatori demografici, sociali ed economici. Sui dati complessivi, considerando il resto del circondario imolese, anche Fontanelice si classifica negli undici comuni ad alto potenziale di fragilità seppur con un indicatore inferiore agli alidosiani, Casalfiumanese e Borgo Tossignano hanno invece un risultato medio-alto, mentre Imola, Mordano e Castel San Pietro medio, poi c’è Medicina con un indicatore medio-basso, infine Dozza e Castel Guelfo basso, seppur più alto di Ozzano. 

Le variabili utilizzate per individuare la fragilità demografica riguardano la variazione percentuale della popolazione dal 2013 al 2017, il saldo naturale medio e la percentuale della popolazione residente con 80 anni e oltre. Un ambito territoriale sarà potenzialmente tanto più fragile, quanto più la sua consistenza demografica tenderà a calare, e tanto più, di conseguenza, la popolazione insediata tenderà ad invecchiare. Trend che si riscontrano, a livello metropolitano, soprattutto nei Comuni montani, vedi Castel del Rio.Per individuare la fragilità sociale gli indicatori presi a riferimento sono stati, fra gli altri, la percentuale della popolazione ultra sessantacinquenne  che vive sola, il ricambio della popolazione italiana e straniera nel quinquennio 2013-2017 e le percentuali dei minori in famiglie mono-genitoriali. In questo caso da notare. L”ultimo valore studiato riguarda l”eventuale fragilità economica e gli indicatori presi a riferimento sono le abitazioni occupate in affitto, il reddito complessivo annuo (riferito alla dichiarazione dei redditi del 2016) e la percentuale dei contribuenti con un reddito fino a 10 mila euro. 

«In tutte le variabili prese a riferimento – afferma il sindaco di Ozzano Luca Lelli -, il nostro Comune è ottimamente piazzato. L”indice di fragilità demografica risulta molto basso (ha un valore di 17) soprattutto se rapportato a quelli dei Comuni a noi limitrofi quali San Lazzaro di Savena (39), Castel San Pietro (44) Pianoro (44) e Castenaso (27). Questi dati – continua il sindaco -, sono dovuti sicuramente al fatto che, da alcuni anni a questa parte, stiamo registrando un incremento di giovani coppie che scelgono Ozzano per venire a viverci e far crescere qui il loro nucleo familiare. La presenza di un alto numero di nuovi nati (da un po” di anni superiamo sempre i 100 bambini) fa sì che riusciamo ancora a bilanciare bene la presenza di molti ultra ottantenni, cosa ad esempio che non riesce ai comuni montani come Monghidoro, Castel del Rio, Camugnano o Lizzano». 

«La somma degli indicatori presi a riferimento per la fragilità sociale ci danno un valore di 32 che inserisce il nostro Comune nella fascia di bassa fragilità sociale – continua Lelli -. Sempre per fare un raffronto con i Comuni a noi vicini, San Lazzaro registra un dato pari a 39, Castel San Pietro 40 e Pianoro 41».

L”ultimo valore studiato riguarda l”eventuale fragilità economica, qui «la somma degli indicatori presi in esame danno, per Ozzano, un indice di potenziale fragilità economica che si colloca sul gradino più basso della scala con un valore di 22 che è ben al di sotto dei 46 di Castel San Pietro, dei 37 di Pianoro ed anche dei 28 di San Lazzaro, un Comune, quest”ultimo, che si è sempre collocato ai primi posti nelle classifiche del reddito procapite. I dati emersi per il nostro Comune direi che rispecchiano in pieno la nostra realtà – conclude Lelli -. Siamo un Comune relativamente giovane, l’età media rientra nella fascia 43-45 anni, il numero dei nuovi nati all”anno si è assestato sui 100/105, il reddito pro-capite si inserisce nella fascia medio-alta. Tutti indicatori che sono la spia di una buona qualità della vita, una buona distribuzione dei redditi senza troppi picchi e una storia di buona amministrazione». (l.a)

LE MAPPE DELLA FRAGILITA” PUBBLICATE DALLA CITTA” METROPOLITANA

Ozzano è il comune meno “fragile', Castel del Rio è all'estremo opposto, lo dice uno studio della Città metropolitana
Cronaca 22 Dicembre 2018

ConAmi, bocciata la proposta dei sindaci civici che scrivono a Sangiorgi (Imola): “Manuela troviamo una soluzione…'

Nessuna buona notizia sotto l’albero. Neppure la lista presentata dai sindaci di Brisighella, Castel Bolognese, Castel Guelfo, Dozza, Sant’Agata sul Santerno e Solarolo è riuscita a sbloccare lo stallo e a dare un “governo” al Consorzio Ami. Finalmente si era arrivati ad una convocazione di Assemblea che aveva all’odg le nomine del Cda ma per l’ennesima volta mercoledì sera c’è stata la bocciatura da parte di Imola, che è ritornata pure a presentare l’idea che si debba fare solo un rinnovo di quattro consiglieri dato che uno non ha mai formalmente presentato le dimissioni. Insomma ancora melina a centrocampo, per vederla in termini calcistici. 

A questo punto  i tre sindaci “civici” Luca Albertazzi di Dozza,  Davide Missiroli di Brisighella e Fabio Anconelli di Solarolo hanno deciso di prendere carta e penna e scrivere una lunga lettera alla collega Manuela (Sangiorgi) in cui spiegano così quanto accaduto: “ConAmi costituisce la prova tangibile di come gli enti locali, dando vita a politiche condivise, possano mantenere il controllo dello sviluppo del territorio rispondendo con prontezza alle esigenze di innovazione e modernizzazione e anticipando anche la realizzazione dei programmi regionali, nazionali e comunitari. La proposta messa in campo da noi 6 sindaci dei piccoli comuni resta una grande prova di responsabilità, un tentativo serio e concreto per coniugare la rappresentanza territoriale dei Comuni, le varie sensibilità politiche in campo ed una presidenza giovane ed innovativa che permettesse di mettere tutti d”accordo per un rilancio innovativo del ruolo del ConAmi a favore delle nostre comunità. Il tuo voto contrario non è stato giustificato e non ci è stata data la possibilità in assemblea di provare a discutere nel merito delle questioni. Sappiamo che non è tutta colpa tua: la proposta che ti hanno suggerito di sottoporre all’Assemblea, di mantenere in carica il consigliere Cassani rinnovando solo gli altri 4 consiglieri, era ed è tutt”ora completamente sbagliata dal punto di vista formale”.  

Il timore è soprattutto per una debolezza politica di Imola che rischia di essere un problema per tutto il territorio che attorno ad essa ruota e che fino ad ora ha fatto della compattezza una forza, a prescindere dal “colore” delle Amministrazioni in carica: “I 23 Sindaci del ConAmi – continuano i tre sindaci civici – hanno sempre concordato sul fatto che il consigliere rimasto in carica, il dott. Cassani, non ha più alcun motivo di essere consigliere del Cda in quanto la sua funzione è sostanzialmente decaduta e, se fosse una persona che tiene al suo territorio, dovrebbe lasciare subito il campo per consentire la nomina di un nuovo Cda. Tutto ciò lo abbiamo condiviso all’unanimità nell’Assemblea del 3 ottobre scorso e tu, Manuela, hai giustamente scritto al consigliere Cassani, forte anche di un parere di un grande studio legale bolognese. Oggi su questa partita non puoi cambiare faccia, gli errori si possono fare ma se non vale più nemmeno la parola data facciamo fatica a trovare una soluzione congiunta”.  

E per non lasciare dubbio alcuno hanno aggiunto: “Noi non sappiamo chi siano i tuoi/vostri consulenti, ma di una cosa siamo sicuri: non hanno minimamente capito che il ConAmi non è una società per azioni e soprattutto noi tutti vogliamo lavorare per il territorio e non per lottizzare politicamente il Consiglio di Amministrazione. Se continuerai in una posizione/contrapposizione di chiusura, facendo vostre allo stesso tempo le vecchie logiche di spartizione “partitica”, non si riuscirà mai a trovare una soluzione adeguata per rinnovare i servizi alle nostre comunità. Troviamo tutti assieme una soluzione e lasciamo stare i grandi strateghi e tutti i consulenti che vengono da fuori per commissariare il nostro territorio”.  

E questo è tutto, fino alla prossima puntata che dovrebbe andare in onda subito dopo Natale. La prossima “cinquina” pare abbia come ipotesi di presidente Domenico Olivieri, presidente di Alleanza Coop Imola, già presidente Sacmi. (l.a.)

Nella foto la sede ConAmi

ConAmi, bocciata la proposta dei sindaci civici che scrivono a Sangiorgi (Imola): “Manuela troviamo una soluzione…'
Cronaca 18 Dicembre 2018

Nomine, nel Cda ConAmi sei Comuni vogliono Sara Cirone, una donna presidente. Nel Cda Acer entra l'avvocatessa Salucci

Questa volta forse si riuscirà a superare l’assurdo stallo che si protrae dall’estate scorsa dando un “governo” al ConAmi. I sindaci di Brisighella, Castel Bolognese, Castel Guelfo, Dozza, Sant’Agata sul Santerno e Solarolo hanno presentato ufficialmente una lista di candidati per il CdA che verrà sottoposta, come prevede lo statuto, all’approvazione dell’Assemblea prevista per domani, mercoledì 19 dicembre, dopo la convocazione della sindaca di Imola avvenuta venerdì.La settimana scorsa c’era stato l’ennesimo battibecco dopo la riunione seguita al secondo avviso pubblico per il reperimento di ulteriori candidati finita ancora una volta con un nulla di fatto.

Ora il gruppetto dei sei ha deciso di “vedere” le carte, proponendo una lista con una sola donna ma proposta come presidente, ovvero Sara Cirone, imolese amministratore delegato di un’azienda faentina, definita un “profilo di alta esperienza manageriale” e senza “alcuna appartenenza politica e, proprio per questo, adatta a rappresentare i bisogni dei territori”. Quindi un nome trasversale che dovrebbe superare ogni accusa di “vecchie logiche” .

Poi ci sono due candidati che hanno partecipato alla selezione pubblica del Comune di Imola fatta ancora ad agosto, ovvero il docente universitario Sandro Serenari e l’avvocato bolognese Giulio Cristofori, entrambi ben ascrivibili in “quota 5 Stelle”, ergo teoricamente ben visti da Imola. Gli ultimi due invece a rappresentare da un lato i territori del circondario imolese, della Bassa romagna e del faentino Mirko Minghini (già facente parte del precedente CdA) e l’avvocato Carlo Baseggio, che possono accontentare l”area Pd.

Nella nota che accompagna l’elenco, i sei sindaci soci proponenti concludono confidando “di ottenere una condivisione unanime su un CdA competente e preparato” per quello che ritengono “un elemento fondamentale per tutti i 23 Comuni” soci chiedendo “finalmente di assumersi la responsabilità di dare una guida affidabile al Consorzio”. In sostanza, finito il tempo delle parole, ora sul tavolo c’è un’esplicita proposta, chi ha intenzione di proseguire il rimpallo in nome di una chiusura politica ideologica e contrapposta non ha più alibi. Soprattutto perché al ConAmi occorre una guida competente e tecnica per dare gambe ad un nuovo piano industriale in grado di superare il calo di introiti dovuto alla chiusura della discarica (a prescindere da come finirà l”udienza al Tar attesa per il 20 dicembre).

Nell’attesa da notare che oggi la conferenza degli enti soci di Acer, presieduta dal sindaco Virginio Merola, affiancato dal Consigliere metropolitano delegato alle Politiche abitative Luca Lelli (sindaco di Ozzano), ha nominato il terzo membro del Cda della società regionale che gestisce le case di edilizia popolare anche per quasi tutti i Comuni del circondario di Imola (escluso Castel San Pietro). La scelta è caduta sull’avvocatessa Fabiola Salucci, indicata dal Circondario imolese e scelta tra i curricula arrivati nell’apposita selezione pubblica fatta sempre dal Comune di Imola in estate.

Salucci è forlivese con studio anche a Castel San Pietro e Imola.Anche sul nuovo nome per il CdA di Acer si era arrivati ad una rottura un paio di mesi fa quando alla prevista riunione in Circondario la sindaca Sangiorgi non si era presentata limitandosi ad inviare una mail con il nome da proporre, Sabrina Ujcic. Nome ritenuto irricevibile dal presidente del Circondario Onelio Rambaldi (sindaco di Medicina) in quanto “ex dipendente di Acer uscita dall’Ente sbattendo la porta”. (l.a.)

Nella foto il ConAmi a Imola e Acer Bologna

Nomine, nel Cda ConAmi sei Comuni vogliono Sara Cirone, una donna presidente. Nel Cda Acer entra l'avvocatessa Salucci
Cronaca 21 Novembre 2018

Imola rinuncia alla prelazione sulle quote di Area Blu, via libera a Mordano. «L’obiettivo era cambiare il presidente»

Finalmente si è chiuso almeno uno dei fronti apertisi in tema di partecipate dopo il cambio di colore al vertice della Giunta imolese. Imola ha deciso di ritornare sui suoi passi e non eserciterà il diritto di prelazione sulle azioni di Area Blu Spa messe in vendita dalla provincia di Forlì – Cesena (un pacchetto pari allo 0,2105% cioè 2.895 azioni). Questo permetterà a Mordano di acquistarle, come era già sua intenzione, allo scopo di affidare alla società di via Mentana la gestione del semaforo e degli autovelox sulla Lughese; ogni azione costerà  5,18 euro, per un totale di 14.996,10 euro.

Ieri sera in Consiglio comunale l”assenso definitivo alla delibera, dopo l’annuncio del vicesindaco Patrik Cavina in Commissione Bilancio venerdì scorso. «Il nostro obiettivo era cambiare il presidente di Area Blu, cosa che è stata fatta, per questo avevamo approvato in luglio la delibera per esercitare il diritto di prelazione – ha motivato il vicesindaco che ha la delega alle Partecipate-, ma ora riteniamo che Area Blu possa essere utile anche ad altri Comuni del territorio».

A meno di un mese fa risale la nomina a presidente e amministratore delegato di Alessandro Ambrosini (che ha preso il posto del dimissionario Vanni Bertozzi) su indicazione della sindaca Manuela Sangiorgi, come previsto dallo statuto in virtù della maggioranza in capo agli imolesi (che possiedono 1.221.550 azioni, pari all’88,8090%). Gli altri soci di Area Blu sono ConAmi (37.429 azioni, 2,7212%), Città metropolitana di Bologna (33.418 azioni, 2,4296%), Provincia di Forlì – Cesena (ad oggi 33.418 azioni, 2,4296%), Castel San Pietro (20.051 azioni, 1,4578%), Medicina (13.565 azioni, 0,9860%), Circondario imolese (9.358 azioni, 0,6803%) e Dozza (6.684 azioni, 0,4859%).

In sostanza, la situazione si è sbloccata una volta sistemata la pratica del cambio di poltrone, ma non manca chi ci legge un riflesso della schiarita sul fronte del Consorzio Ami, dove proprio Mordano è stato tra coloro che hanno votato a favore del riparto delle riserve voluto da Imola. (l.a.)

Nella foto Patrik Cavina

Imola rinuncia alla prelazione sulle quote di Area Blu, via libera a Mordano. «L’obiettivo era cambiare il presidente»
Cronaca 8 Novembre 2018

ConAmi, lo stallo continua. Imola insiste per ottenere il riparto delle riserve, gli altri sindaci ribattono: prima il Cda

Il clima di scontro e relativo stallo che si trascina oramai da tre mesi al vertice del ConAmi non si attenua. Martedì 6 novembre undici dei ventitré sindaci soci si sono ritrovati ad una conferenza stampa a Imola per ribadire con forza il loro disagio. Nocciolo del problema la dialettica con la collega sindaca pentastellata Manuela Sangiorgi di Imola sulle nomine per il nuovo Cda dell’ente di via Mentana e la divisione delle riserve.

Un tema che per il bilancio di Imola sembra essere ancora fondamentale, dato che Sangiorgi, in veste di presidente dell’Assemblea, ha convocato per venerdì 9 novembre un’assemblea del Consorzio che vede al punto 3 dell’ordine del giorno proprio la «distribuzione straordinaria di risorse aggiuntive riparto riserve». Non pervenute invece le nomine. «Ma chiederemo l’integrazione dell’Odg» hanno annunciato gli altri.

Il disagio degli amministratori è palese, a partire dalla narrazione che vede il Comune di Imola, che detiene la maggioranza delle quote, imbrigliato da una modifica dello statuto. Il sindaco di Faenza, Giovanni Malpezzi, spiega: «Fare passare che sia stata una manovra del Pd per resistere al “cambiamento” è una distorsione della realtà. La modifica dello statuto è dovuta alla legge Madia. Faccio un esempio, noi siamo soci di Ravenna Holding una spa pubblica dove Ravenna ha il 77% delle azioni però nello statuto è stato inserito che le riunioni non sono valide se non c’è l’80% del capitale e non si raggiunge almeno l’80% dei voti. Come per il ConAmi, essendo una partecipata pubblica significa che l’azionista di controllo da solo non può decidere perché anche gli altri Comuni devono avere la possibilità di incidere, a maggior ragione nel caso di un ente consortile».

Un altro esempio? «Faenza ha la maggioranza del patrimonio dell’Asp della Romagna faentina ma su 3 consiglieri del Cda ne ha solo uno, il presidente. La stessa cosa è stata proposta a Imola, la disponibilità della presidenza fermo restando che 3 nomi su 5 dovevano uscire dai 34 della dalla selezione pubblica fatta sempre da Imola». «Ma comparando le competenze – ha aggiunto deciso Fausto Tinti di Castel San Pietro -, non una lottizzazione politica, una valutazione comparativa di profili che dovranno gestire un ente economico di 450 milioni di euro dei cittadini. Nessuno discute scelte politiche legittime ma vogliamo un organo gestionale nel quale riporre fiducia, tenendo conto che si sta profilando la riduzione di 12 milioni di utili in sei anni (mancati introiti per la chiusura della discarica Tre Monti, ndr) e questo avrà un impatto sui bilanci dei Comuni».

Scendendo nel concreto, da parte di Imola c’è di fatto la richiesta all’assemblea dei soci di approvare la scelta del riparto delle riserve, mentre gli altri vogliono avere prima il Consiglio di amministrazione a garanzia e tutela. Ma Imola, ad oggi, non pare intenzionata a mediare sui nomi del Cda. (l.a.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”8 novembre

Nella foto i sindaci o loro delegati che hanno partecipato alla conferenza stampa di martedì 6 novembre

ConAmi, lo stallo continua. Imola insiste per ottenere il riparto delle riserve, gli altri sindaci ribattono: prima il Cda
Cronaca 8 Novembre 2018

Medicina ha conquistato il Palio dei Comuni alle Felsinarie che si sono svolte all'ippodromo dell'Arcoveggio

Nella domenica dedicata alle XV edizione delle Felsinarie, all’ippodromo dell’Arcoveggio, l’annunciata e temuta pioggia non ha bagnato le due tradizionali sfide dei Palii, che vedevano impegnati rispettivamente i nove Quartieri bolognesi e dieci Comuni della Città metropolitana, abbinati ad altrettanti cavalli in lizza per l’ambito drappo. Con la città di Medicina in festa nel Palio dei Comuni grazie alla bella vittoria dell’atteso Paco, il cavallo di Alessandro Raspante, che ha ritrovato il successo a nove mesi dall’ultima affermazione, scardinando le resistenze di Uppymar (Unione Appennino bolognese), battistrada con Oro Fks (Crevalcore) ed ancora secondo sull’avversario.

A ritirare il trofeo in premiazione i rappresentanti del Gruppo del Barbarossa con arcieri, sbandieratori, tamburini e armigeri.

Le celebrazioni Felsinarie sono state istituite nel 2000, in occasione di Bologna Città europea della Cultura, per celebrare, far conoscere e diffondere le particolarità più interessanti della storia di Bologna.

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”8 novembre

Medicina ha conquistato il Palio dei Comuni alle Felsinarie che si sono svolte all'ippodromo dell'Arcoveggio
Cronaca 9 Maggio 2018

L'esercizio 2017 permetterà al Consorzio Ami di spartire 8,8 milioni di euro tra i Comuni soci

L’esercizio 2017 del Consorzio Ami si è chiuso con ricavi per 10,9 milioni di euro, un margine operativo lordo attestato su 6,4 milioni e 8,8 milioni di euro di utile netto. Insomma, un risultato decisamente ottimo, che farà sicuramente felici i sindaci dei 23 Comuni consorziati: vale a dire, Bagnara di Romagna, Borgo Tossignano, Brisighella, Casalfiumanese, Casola Valsenio, Castelbolognese, Castel del Rio, Castel Guelfo, Castel San Pietro, Conselice, Dozza Imolese, Faenza, Firenzuola, Fontanelice, Imola, Marradi, Massa Lombarda, Medicina, Mordano, Palazzuolo sul Senio, Riolo Terme, Sant’Agata sul Santerno e Solarolo.

Com’è noto, le entrate del Consorzio di via Mentana sono essenzialmente proventi finanziari dovuti alle partecipazioni azionarie detenute e canoni di affitto degli impianti di proprietà. Nel buon risultato conseguito dalle società partecipate si segnalano anche le ottime performance di Sfera (farmacie) e Acantho (servizi integrati a banda larga). Per quanto riguarda i settori in cui il Conami opera, l’idrico si conferma la voce prevalente, con ricavi per circa 4 milioni di euro. Nota dolente l’igiene ambientale, scesa dai 2,4 milioni del 2016 a 1,2 milioni del 2017 per effetto delle note vicende legate alla discarica Tre Monti.

I ricavi legati alle attività immobiliari e ad altri affitti ammontano a circa 2 milioni di euro, con un incremento di circa 200.000 euro rispetto al 2016, principalmente riconducibile allo spin-off immobiliare dell’autodromo. Di contro, l’indebitamento finanziario si è ridotto di 3 milioni. Si è inoltre modificata la struttura del debito da breve a medio termine. Queste operazioni liberano ulteriori risorse che, sommate alle disponibilità liquide di cassa, garantiscono la copertura degli investimenti nel territorio consortile previsti nel Piano triennale per il 2018, superiori a 15 milioni di euro. Il patrimonio netto risulta invariato a circa 305 milioni di euro. «La solidità del consorzio e la differenziazione nei ricavi, portata avanti negli ultimi anni, hanno consentito ancora una volta una performance economica di assoluto rilievo e garantiscono una importante capacità di investimento indipendente dalle situazioni contingenti», ha commentato il direttore generale del Conami,  Stefano Mosconi.

L’assemblea per l’approvazione del bilancio si terrà in giugno. Nell’occasione il Consiglio di amministrazione dell’ente di via Mentana proporrà ai 23 Comuni consorziati la seguente destinazione dell’utile d’esercizio: 441.277,21 euro, pari al 5%, al fondo di riserva statutario; 8.100.000 euro da dividere tra i consorziati in relazione alle percentuali detenute; 284.267,09 euro a riserva. «La creazione di valore per i Comuni soci è centrale nell’azione del Conami – ha confermato il presidente Stefano Manara -. E sulla base dei risultati raggiunti, proporremo all’assemblea degli azionisti la distribuzione di utili per 8,1 milioni, pari a quelli distribuiti nel 2016 e in linea con la policy dichiarata e approvata dai soci. Ciò ci consente di portare il fondo di riserva distribuibile a circa 4 milioni di euro con l’accantonamento di ulteriori 284.000 euro».

r.c.

L”articolo completo su «sabato sera» del 10 maggio.

Nella foto: Stefano Mosconi, direttore generale del Conami

L'esercizio 2017 permetterà al Consorzio Ami di spartire 8,8 milioni di euro tra i Comuni soci

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