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Sabato Sera TV 7 Agosto 2020

Selvatico Estense confermato fino al 31 dicembre al timone dell’autodromo – VIDEO

Il presidente Selvatico Estense nella conferenza stampa del pomeriggio ha sciolto i dubbi girati nei giorni scorsi sul suo ruolo al vertice di Formula Imola: “Il ConAmi ha confermato il pieno mandato al sottoscritto con scadenza attualmente al 31 dicembre”.

Il Cda dal 10 agosto oltre che da Selvatico Estense sarà composto dalla dottoressa Motta e dall”avvocato Carlo Baseggio. Il collegio sindacale sarà composto da Pierluigi Ungania, Antonio Gaddoni e Maurizio Bacchilega.

Il presidente ha anticipato anche alcune curiosità e temi attorno alla F1, rimarcando il “grande volano economico che porterà al territorio”.  E le richieste di “asilo”, ovvero di poter svolgere le gare alla luce del Covid che imperversa in altri Paesi, che sono arrivate anche da altri soggetti legati all’automobilismo come Les Mans Series. (r.cr.)

Foto Isolapress

Servizio video a cura di Angelo Dal Pozzo – Montaggio Redazione web sabatosera.it

Selvatico Estense confermato fino al 31 dicembre al timone dell’autodromo – VIDEO
Cronaca 28 Aprile 2020

Fabio Bacchilega si è dimesso da presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Imola

Nel pomeriggio di lunedì 27 aprile si è tenuto, nel rispetto dei provvedimenti restrittivi governativi e regionali legati alla attuale emergenza sanitaria, il Consiglio di amministrazione della Fondazione Cassa di risparmio di Imola.

Al termine della riunione, Fabio Bacchilega (designato come nuovo presidente del Con.Ami) ha presentato le proprie dimissioni dalla carica di presidente della Fondazione. Nell’attesa del compimento del mandato del Consiglio di Amministrazione, il cui rinnovo è previsto per il 13 di giugno, le funzioni di presidenza saranno assunte dal vicepresidente Fabrizio Miccoli. (r.cr.)

Fabio Bacchilega si è dimesso da presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Imola
Cronaca 8 Aprile 2020

Coronavirus, Con.Ami dona due ecografi agli ospedali di Imola e Faenza

Una erogazione liberale di circa euro 40.000 complessivi per il progetto Emergenza Coronavirus, e indirizzati più specificatamente all’ospedale Santa Maria della Scaletta di Imola e all’Ospedale degli infermi di Faenza.
Anche il Con.Ami non ha fatto mancare il proprio sostegno al sistema sanitario territoriale in un momento di emergenza, donando un ecografo compatto Philips modello Innosight con stampante dedicato al nuovo reparto Emergency care unit (Ecu) presso il Pronto soccorso dell’ospedale di Imola, necessario per la valutazione ecografica polmonare dei pazienti Covid in ventilazione non invasiva, e un ecografo portatile multidiciplinare MyLab Xpro30 all’ospedale di Faenza, in cui è stato predisposto uno spazio ad hoc per la ricezione in condizioni di sicurezza dei pazienti con sospetto di Covid-19 in arrivo dal Pronto soccorso.

«Il quotidiano confronto con l’emergenza sanitaria in atto, derivante dalla diffusione del Covid-19, sottopone l’intera comunità alla necessità di intensificare il proprio impegno collettivo finalizzato al completo superamento della criticità – commenta il Consiglio di amministrazione del consorzio –. E il nostro territorio si è sempre contraddistinto per la straordinaria capacità di reazione al cospetto di qualsiasi forma di difficoltà, per l’univoca comunione d’intenti e per quell’innato spirito di condivisione che ne hanno delineato nel tempo i rinomati connotati di assoluta efficienza nel panorama regionale e nazionale». (r.cr.)

Coronavirus, Con.Ami dona due ecografi agli ospedali di Imola e Faenza
Cronaca 12 Dicembre 2019

Ridimensionato ma in stallo il progetto della nuova stazione ecologica in Pedagna, si attende il permesso di costruire

A che punto è il progetto della stazione ecologica prevista nell’area dell’ex centrale di cogenerazione di via Montericco? Il primo a parlarne fu, nel 2015, l’allora assessore all’Ambiente Davide Tronconi. «Per diminuire i costi della raccolta dei rifiuti e rimanere dentro i parametri europei della raccolta differenziata – aveva spiegato – stiamo ragionando sull’opportunità di realizzare una nuova stazione ecologica». L’impianto, al servizio degli abitanti dei quartieri Pedagna e Cappuccini, ma anche della frazione di Ponticelli, in origine doveva essere un centro di raccolta (non però per l’organico), presidiato nelle ore diurne e self service nelle ore notturne, raggiungibile in auto 24 ore su 24, con i rifiuti non a vista, ma chiusi in cassoni.

Nella stessa area era previsto in teoria anche un centro di riuso per tutti gli oggetti che potevano essere recuperati. A quattro anni di distanza il progetto è fermo. «Da ultimo se ne è occupato l’ex assessore Longhi – riassume il direttore di ConAmi, Stefano Mosconi -. Il progetto era stato candidato a un bando di finanziamento europeo, che non è stato ottenuto. Si trattava di un pacchetto di interventi per oltre 4 milioni di euro, che comprendeva anche attività in collaborazione con altri Paesi Ue per diffondere le buone pratiche. Il contributo europeo avrebbe coperto più della metà della spesa». Venuta a mancare questa possibilità, gli oneri di realizzazione sono ricaduti tutti sul ConAmi.

«Alla luce di ciò – prosegue Mosconi – c’è stato un lavoro di mesi, in collaborazione anche con Atersir, l’autorità regionale che bandisce le gare per i gestori delle strutture di questo tipo, per rivedere il progetto, dimezzando la spesa pur cercando di mantenere le stesse dotazioni e adattandolo alle esigenze specifiche della città. E’ stato così raggiunto un punto condiviso con il Comune.
A ottobre, sull’area sono stati fatti i sondaggi archeologici necessari a ottenere il permesso della Sovrintendenza e si è ora in attesa del rilascio del permesso di
costruire da parte del Comune». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 5 dicembre

Nella foto la palazzina di via Mentana dove ha sede il ConAmi

Ridimensionato ma in stallo il progetto della nuova stazione ecologica in Pedagna, si attende il permesso di costruire
Cronaca 27 Novembre 2019

Partiti all'autodromo Enzo e Dino Ferrari i lavori per la costruzione del nuovo Centro medico

Sono cominciati in questi giorni i lavori di costruzione del nuovo Centro medico e dell”elisuperficie dell”autodromo Enzo e Dino Ferrari. L”intervento, che costerà circa 1.085.000 euro e dovrebbe durare in totale 170 giorni, è a carico del Con.Ami ed è inserito nel piano triennale degli investimenti 2018-2020 del Consorzio. La struttura sorgerà su di un”area di 5.000 metri quadri, vicino all”ingresso della Rivazza e verrà realizzata a circa 1,4 metri dal livello del suolo attuale. La superficie del Centro medico sarà di 500 metri quadri. Per quanto riguarda le dotazioni, saranno in linea con quanto richiesto oggi dalle federazioni sportive.

L”elisuperficie garantirà, invece, il servizio di trasporto mediante elicottero, adeguato agli standard Enac ed Enav. Dal punto di vista tecnico, il progetto è dello Studio Arklab di Imola per la parte architettonica, dello Studio Energia di Faenza per la parte impiantistica e dallo Studio Soglia di Dozza per la parte strutturale. I lavori sono invece stati affidati mediante bando nazionale al raggruppamento di imprese costituito da Tekno Consulting srl e Amatucci Luigi di Viterbo. «Con l’inizio dei lavori del nuovo Centro medico e della elisuperficie aggiungiamo un fondamentale tassello nel nostro processo di sviluppo», dichiara Roberto Marazzi, direttore di Formula Imola, che prosegue assicurando che la struttura sarà «adeguata ad un autodromo di livello internazionale, come previsto dal piano triennale del Con.Ami, in attesa dell’approvazione dei lavori straordinari in vista della omologazione della pista 2020».

In merito alla stagione 2020 dell”autodromo, Marazzi dice che «si annuncia di grandissimo livello sotto ogni aspetto, a conferma di quanto sia forte la volontà di rendere il polo autodromo sempre più eccellenza del territorio». (r.cr.)

Nella foto il rendering del Centro medico

Partiti all'autodromo Enzo e Dino Ferrari i lavori per la costruzione del nuovo Centro medico
Cronaca 5 Ottobre 2019

Lavori finiti alla rotonda ex Beccherucci, Selice di nuovo a doppio senso. E ora in zona il limite di velocità è di 30 all'ora

Sono finalmente giunti al termine i lavori per riportare a doppio senso di marcia il tratto di via Selice in corrispondenza della rotatoria nella quale confluiscono anche le vie Galvani e della Resistenza. In sostanza, oltre a poter imboccare la Selice in direzione del centro storico costeggiando l’ex Beccherucci, da venerdì 27 settembre è possibile muoversi anche in direzione opposta, ovvero dal centro verso la zona industriale, come avveniva anche prima del 2007, quando i semafori vennero sostituiti dalla rotonda. Il tutto, utilizzando due corsie decisamente strettine, nelle quali bisognerà rispettare il limite dei 30 chilometri orari.

L’intervento, iniziato nel mese di luglio, è stato realizzato dalla ditta campana Aura Srl e ha un costo di 130 mila euro a carico di Conami. Oltre al doppiosenso di marcia, i lavori hanno riguardato anche la sistemazione delle fognature e la sostituzione dei lampioni stradali con nuove luci a led sia nel tratto della Selice compreso tra viale De Amicis e la rotatoria intitolata ai Lavoratori ingiustamente licenziati, sia in corrispondenza della rotonda. In precedenza, proprio per permettere la realizzazione del nuovo braccio, era stato necessario demolire parte dell’ex Beccherucci, l’edificio a forma di elle che si affaccia su via Selice e via Galvani, anch’esso di proprietà di Conami. Un intervento «chirurgico» messo in atto nell’autunno del 2018 e costato circa 88 mila euro.

Le attività commerciali e i residenti avevano risentito della chiusura del doppio senso sulla Selice avvenuta dodici anni fa con la realizzazione della rotatoria. L’obiettivo allora era ridurre la pericolosità dell’incrocio sulla circonvallazione, teatro di incidenti gravi e frequenti. Tuttavia, la modifica alla viabilità aveva costretto i veicoli a tortuose deviazioni e anche le attività commerciali avevano risentito di questo. Così, per chiedere la riapertura del doppio senso di marcia, gli abitanti avevano raccolto circa 400 firme, iniziativa a cui aveva fatto seguito una mozione approvata in Consiglio comunale nel luglio 2014.

A onor del vero, in questi anni gli incidenti in quell’area sono drasticamente diminuiti e con il doppio senso la zona ritornerà ad essere un’alternativa per chi deve attraversare la città e dirigersi verso la zona industriale o l’autostrada. Non a caso, il Comune ha deciso di istituire una «zona 30», nella quale non si possono superare i 30 chilometri orari (finora il limite era dei 50). Il nuovo limite di velocità interessa il tratto di via Selice compreso tra viale De Amicis e la rotonda, ma anche le strade limitrofe, ossia le vie Coraglia, Meloni, Mentana, Baviera Maghinardo, Romagnosi e anche via Gioberti, dove si trova la scuola primaria Campanella. Una possibilità già prevista nel piano urbano del traffico approvato nel 2017 quando era in carica la Giunta Manca. (gi.gi.)

Lavori finiti alla rotonda ex Beccherucci, Selice di nuovo a doppio senso. E ora in zona il limite di velocità è di 30 all'ora
Cronaca 2 Agosto 2019

ConAmi, è ancora scontro. Malpezzi diffida il Cda e dice: “Dubbi sul futuro'. Sangiorgi attacca: “Fatto quanto chiesto'. Garofalo si appella ai soci

L”assemblea urgente del ConAmi, chiesta dal sindaco di Faenza, Giovanni Malpezzi, e da altri sette sindaci-soci su 23, compresi Castel San Pietro e Medicina, Casalfiumanese e Borgo Tossignano, è terminata più o meno come previsto. La richiesta era la revoca del Cda in carica, mentre la sindaca di Imola Manuela Sangiorgi nella sua veste di presidente, ci aveva aggiunto al contrario la nomina dei consiglieri mancanti alla cinquina esistente per surrogare le due defezioni e rendere completo davvero il Consiglio di amministrazione nominato in solitaria il 19 giugno.

Ma per l”ennesima volta tutto si è arenato in una forzatura di forma e sostanza (portare al voto la revoca del Cda) dove invece i sindaci volevano semplicemente avviare una discussione per arrivare ad un nuovo Cda condiviso. «La Sangiorgi ha cercato di sottoporre ai sindaci presenti una proposta di revoca ben sapendo che sarebbe poi stata respinta con il suo unico voto contrario» ha dichiarato Malpezzi. «Non è vero – ha ribattuto Sangiorgi –. La sottoscritta ha messo ai voti esattamente quanto richiesto». E per evitare ulteriori incomprensioni, per il futuro propone di «rendere le assemblee del ConAmi pubbliche». Da notare che nell”odg Sangiorgi aveva inserito anche l”adozione di una delibera per il ritiro del progetto di ampliamento della discarica Tre Monti. E se su questo non ci sono stati problemi con un voto unanime.

Il sindaco Giovanni Malpezzi, dall’alto dei quasi 60 mila abitanti di Faenza, secondo comune del ConAmi dopo Imola che ne ha appena 10 mila in più, sintetizza così il nocciolo del problema: «Tutti i sindaci si sentono defraudati del loro ruolo istituzionale perchè se per l’Assemblea del ConAmi vale il giochino della seconda convocazione (cioè il ricorso all’articolo 2369 del codice civile fatto da Sangiorgi per la nomina del Cda, ndr) allora possiamo starcene a casa e Imola decide da sola». La stessa cosa si teme se il Consorzio Ami cambiasse lo statuto e venisse equiparato ad una Spa, una partecipata, dove conta solo la maggioranza delle quote. E parliamo di un “forziere” che gestisce un patrimonio di circa 300 milioni di reti e impianti (acqua, luce, gas) di 23 Comuni su tre province (Ravenna, Bologna, Firenze), che garantisce milioni di investimenti e pure circa 10 milioni di utili all’anno da ripartire tra i Comuni per i cittadini. Malpezzi avverte «La relazione della società di revisione, stante la situazione, nutre dei dubbi significativi sul proseguimento del ConAmi nel medio-lungo periodo. E” di questo che dovremmo parlare».

Ma quali conseguenze concrete ci sarebbero se il ConAmi fosse considerato una Spa, un’azienda seppur pubblica?
«Conseguenze gravissime per l’affidamento dei servizi idrico e ambientale. Già, la sindaca ha portato in Assemblea solo temi che riguardano Imola e io mi sono stancato, ci sono anche gli altri. Abbiamo (per ora Faenza, Medicina e Castello, ndr) inviato una diffida al Cda: se adotta atti per cui ci sono impegni di spesa in carico al ConAmi se ne assumeranno la responsabilità».

L’accusa della maggioranza 5Stelle del Comune di Imola è che lo state facendo solo per «le poltrone».
«E’ la loro lettura politica. Ma la governance del Consorzio non può essere gestita unilateralmente da un solo Comune, altrimenti gli altri 22 non contano nulla».

Il difficile compito del mediatore sta toccando al presidente del Cda, Andrea Garofalo. Difficile anche perché sul suo capo pesa il non riconoscimento e la diffida inviata da Faenza, Medicina e Castello (ad assumere atti che comportano impegni di spesa). «Mi appello a tutti i soci affinché, aldilà di ogni visione politica, futura pronuncia del Tar (sulla legittimità dell’attuale Consiglio di amministrazione, ndr) o decisione della stessa assemblea in merito alla nomina del Cda del consorzio, continuino a prevalere le importanti finalità d’indirizzo dell’operatività dell’ente rivolte al territorio ed alla collettività. Fino a quando questo Consiglio di amministrazione sarà in carica lavorerà per concretizzare tali fini che rappresentano l’unica risposta alle esigenze del consorzio e dei territori da esso serviti. Andiamo avanti, insieme, ad operare nell’interesse dei cittadini». (r.cr.)

L”intervista completa al sindaco Giovanni Malpezzi e altri particolari sul “Sabato sera” dell”1 agosto 

Nella foto Giovanni Malpezzi, Manuela Sangiorgi e Andrea Garofalo

ConAmi, è ancora scontro. Malpezzi diffida il Cda e dice: “Dubbi sul futuro'. Sangiorgi attacca: “Fatto quanto chiesto'. Garofalo si appella ai soci
Cronaca 8 Novembre 2018

ConAmi, lo stallo continua. Imola insiste per ottenere il riparto delle riserve, gli altri sindaci ribattono: prima il Cda

Il clima di scontro e relativo stallo che si trascina oramai da tre mesi al vertice del ConAmi non si attenua. Martedì 6 novembre undici dei ventitré sindaci soci si sono ritrovati ad una conferenza stampa a Imola per ribadire con forza il loro disagio. Nocciolo del problema la dialettica con la collega sindaca pentastellata Manuela Sangiorgi di Imola sulle nomine per il nuovo Cda dell’ente di via Mentana e la divisione delle riserve.

Un tema che per il bilancio di Imola sembra essere ancora fondamentale, dato che Sangiorgi, in veste di presidente dell’Assemblea, ha convocato per venerdì 9 novembre un’assemblea del Consorzio che vede al punto 3 dell’ordine del giorno proprio la «distribuzione straordinaria di risorse aggiuntive riparto riserve». Non pervenute invece le nomine. «Ma chiederemo l’integrazione dell’Odg» hanno annunciato gli altri.

Il disagio degli amministratori è palese, a partire dalla narrazione che vede il Comune di Imola, che detiene la maggioranza delle quote, imbrigliato da una modifica dello statuto. Il sindaco di Faenza, Giovanni Malpezzi, spiega: «Fare passare che sia stata una manovra del Pd per resistere al “cambiamento” è una distorsione della realtà. La modifica dello statuto è dovuta alla legge Madia. Faccio un esempio, noi siamo soci di Ravenna Holding una spa pubblica dove Ravenna ha il 77% delle azioni però nello statuto è stato inserito che le riunioni non sono valide se non c’è l’80% del capitale e non si raggiunge almeno l’80% dei voti. Come per il ConAmi, essendo una partecipata pubblica significa che l’azionista di controllo da solo non può decidere perché anche gli altri Comuni devono avere la possibilità di incidere, a maggior ragione nel caso di un ente consortile».

Un altro esempio? «Faenza ha la maggioranza del patrimonio dell’Asp della Romagna faentina ma su 3 consiglieri del Cda ne ha solo uno, il presidente. La stessa cosa è stata proposta a Imola, la disponibilità della presidenza fermo restando che 3 nomi su 5 dovevano uscire dai 34 della dalla selezione pubblica fatta sempre da Imola». «Ma comparando le competenze – ha aggiunto deciso Fausto Tinti di Castel San Pietro -, non una lottizzazione politica, una valutazione comparativa di profili che dovranno gestire un ente economico di 450 milioni di euro dei cittadini. Nessuno discute scelte politiche legittime ma vogliamo un organo gestionale nel quale riporre fiducia, tenendo conto che si sta profilando la riduzione di 12 milioni di utili in sei anni (mancati introiti per la chiusura della discarica Tre Monti, ndr) e questo avrà un impatto sui bilanci dei Comuni».

Scendendo nel concreto, da parte di Imola c’è di fatto la richiesta all’assemblea dei soci di approvare la scelta del riparto delle riserve, mentre gli altri vogliono avere prima il Consiglio di amministrazione a garanzia e tutela. Ma Imola, ad oggi, non pare intenzionata a mediare sui nomi del Cda. (l.a.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”8 novembre

Nella foto i sindaci o loro delegati che hanno partecipato alla conferenza stampa di martedì 6 novembre

ConAmi, lo stallo continua. Imola insiste per ottenere il riparto delle riserve, gli altri sindaci ribattono: prima il Cda
Cronaca 27 Agosto 2018

Speciale acqua, come funzionano i sistemi di depurazione e le fognature nel Circondario imolese

Ancor oggi in Italia ci sono ben 74 comuni che scaricano le acque reflue senza prima averle depurate, perché sprovvisti di reti fognarie o sistemi di trattamento delle acque reflue. Per questo l’Italia è stata più volte bacchettata dall’Unione europea: nel 2002, 2006 e 2014. E’ successo anche di recente.

Solo l’Emilia Romagna e il Molise sono risultate in regola e quindi non sono coinvolte dalla sentenza della Corte di giustizia dell’Ue, arrivata il 31 maggio scorso, che ha condannato l’Italia a pagare una multa di 25 milioni di euro, con un rincaro di 30 milioni per ogni sei mesi di ritardo con cui si adeguerà alle norme comunitarie, cosa che sarebbe dovuta avvenire entro la fine del 2000, dunque quasi 18 anni fa. Il procedimento si riferisce ai nuclei abitati urbani con una portata di acque reflue equivalente a più di duemila abitanti, dove non è garantito il raggiungimento degli obiettivi di qualità nella depurazione fissati con la direttiva 91/271 Cee del 1991 sui sistemi di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane.

«Già prima che fosse attivata la  procedura  comunitaria, la Regione era impegnata per assicurare il massimo dell’efficienza in tutti gli impianti e adeguarli alle norme – ha sottolineato l’assessore regionale alle Politiche ambientali, Paola  Gazzolo -. Abbiamo programmato per tempo gli interventi e li abbiamo realizzati nel rispetto di chiari obiettivi ambientali e di sostenibilità, con un grande  lavoro  di squadra svolto insieme ad Atersir, ai Comuni e ai gestori del servizio idrico: è la prova della serietà nelle scelte e nell’attenzione al raggiungimento degli obiettivi ambientali e di sostenibilità previsti dall’Europa. Per il futuro siamo al lavoro per attuare, con Atersir e i gestori, il piano degli investimenti destinati a migliorare la depurazione delle acque reflue anche nei centri più piccoli, al di sotto dei 2 mila abitanti equivalenti».

Questo ci ha dato  lo spunto per andare a vedere in dettaglio come è organizzata la gestione delle acque reflue nei dieci comuni del circondario imolese. Il circondario imolese può contare su 676 chilometri di rete fognaria, 84  sollevamenti fognari per far superare ai liquami i dislivelli nella rete e 7 impianti di depurazione. Un patrimonio, lo ricordiamo, di proprietà del Consorzio Ami e  gestito da Hera. Per quanto riguarda il circondario imolese, nel 2018 il gruppo Hera ha previsto di investire 1 milione e 159 mila euro sui depuratori e 1 milione e 82 mila euro sugli impianti di sollevamento e sulle reti fognarie. Anche il ConAmi contribuisce a finanziare parte degli interventi, stanziando risorse che vanno a sommarsi a quanto investe direttamente il gruppo Hera. Nell’anno in corso ConAmi destinerà 1 milione e 285 mila euro per investimenti su impianti di depurazione e reti fognarie. (lo.mi)

L’articolo completo è su «sabato sera» del 23 agosto

Nella foto l”area del depuratore di via Lughese a Imola

Speciale acqua, come funzionano i sistemi di depurazione e le fognature nel Circondario imolese
Cronaca 9 Maggio 2018

L'esercizio 2017 permetterà al Consorzio Ami di spartire 8,8 milioni di euro tra i Comuni soci

L’esercizio 2017 del Consorzio Ami si è chiuso con ricavi per 10,9 milioni di euro, un margine operativo lordo attestato su 6,4 milioni e 8,8 milioni di euro di utile netto. Insomma, un risultato decisamente ottimo, che farà sicuramente felici i sindaci dei 23 Comuni consorziati: vale a dire, Bagnara di Romagna, Borgo Tossignano, Brisighella, Casalfiumanese, Casola Valsenio, Castelbolognese, Castel del Rio, Castel Guelfo, Castel San Pietro, Conselice, Dozza Imolese, Faenza, Firenzuola, Fontanelice, Imola, Marradi, Massa Lombarda, Medicina, Mordano, Palazzuolo sul Senio, Riolo Terme, Sant’Agata sul Santerno e Solarolo.

Com’è noto, le entrate del Consorzio di via Mentana sono essenzialmente proventi finanziari dovuti alle partecipazioni azionarie detenute e canoni di affitto degli impianti di proprietà. Nel buon risultato conseguito dalle società partecipate si segnalano anche le ottime performance di Sfera (farmacie) e Acantho (servizi integrati a banda larga). Per quanto riguarda i settori in cui il Conami opera, l’idrico si conferma la voce prevalente, con ricavi per circa 4 milioni di euro. Nota dolente l’igiene ambientale, scesa dai 2,4 milioni del 2016 a 1,2 milioni del 2017 per effetto delle note vicende legate alla discarica Tre Monti.

I ricavi legati alle attività immobiliari e ad altri affitti ammontano a circa 2 milioni di euro, con un incremento di circa 200.000 euro rispetto al 2016, principalmente riconducibile allo spin-off immobiliare dell’autodromo. Di contro, l’indebitamento finanziario si è ridotto di 3 milioni. Si è inoltre modificata la struttura del debito da breve a medio termine. Queste operazioni liberano ulteriori risorse che, sommate alle disponibilità liquide di cassa, garantiscono la copertura degli investimenti nel territorio consortile previsti nel Piano triennale per il 2018, superiori a 15 milioni di euro. Il patrimonio netto risulta invariato a circa 305 milioni di euro. «La solidità del consorzio e la differenziazione nei ricavi, portata avanti negli ultimi anni, hanno consentito ancora una volta una performance economica di assoluto rilievo e garantiscono una importante capacità di investimento indipendente dalle situazioni contingenti», ha commentato il direttore generale del Conami,  Stefano Mosconi.

L’assemblea per l’approvazione del bilancio si terrà in giugno. Nell’occasione il Consiglio di amministrazione dell’ente di via Mentana proporrà ai 23 Comuni consorziati la seguente destinazione dell’utile d’esercizio: 441.277,21 euro, pari al 5%, al fondo di riserva statutario; 8.100.000 euro da dividere tra i consorziati in relazione alle percentuali detenute; 284.267,09 euro a riserva. «La creazione di valore per i Comuni soci è centrale nell’azione del Conami – ha confermato il presidente Stefano Manara -. E sulla base dei risultati raggiunti, proporremo all’assemblea degli azionisti la distribuzione di utili per 8,1 milioni, pari a quelli distribuiti nel 2016 e in linea con la policy dichiarata e approvata dai soci. Ciò ci consente di portare il fondo di riserva distribuibile a circa 4 milioni di euro con l’accantonamento di ulteriori 284.000 euro».

r.c.

L”articolo completo su «sabato sera» del 10 maggio.

Nella foto: Stefano Mosconi, direttore generale del Conami

L'esercizio 2017 permetterà al Consorzio Ami di spartire 8,8 milioni di euro tra i Comuni soci

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