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Cronaca 16 Ottobre 2019

Fa tappa all'autodromo di Imola la fiera dei serramenti organizzata dal Consorzio Legnolegno

«BeOpen Porte e finestre» è il principale evento italiano del settore del serramento. Venerdì 18 ottobre farà tappa per la prima volta a Imola, all’autodromo Enzo e Dino Ferrari (dalle ore 9), per tutti gli operatori della filiera ovvero serramentisti, rivenditori, installatori, imprese edili e progettisti. A organizzare l’iniziativa è Legnolegno, il Consorzio nazionale dei serramentisti, nato nel 1987 dalla Cna di Reggio Emilia e che raggruppa a livello nazionale circa 950 imprese. Da circa un anno, il presidente di Legnolegno è l’imprenditore imolese Fabio Ragazzini. «Per me è una grande soddisfazione – ci spiega – essere riuscito a portare a Imola questa che per Legnolegno è la manifestazione più importante dell’anno, perché si tiene in Emilia Romagna, regione dove ha sede il Consorzio».

Il programma della giornata prevede interventi istituzionali e workshop tenuti da esperti, consulenze gratuite per le imprese e una area expo con le novità di oltre 30 aziende partner. Si parlerà, ad esempio, di innovazione, normative, marketing e strategie digitali. L’argomento, però, più dibattuto in questo momento dagli operatori del settore è quello della detrazione in fattura, consentita dall’articolo 10 del Decreto crescita, in vigore dal 1° agosto, e che permette ai clienti di scontare in fattura una grossa percentuale dell’importo dovuto alle aziende (dal 50 al 75%), le quali saranno rimborsate dallo Stato nell’arco di 5 anni.

«Le aziende più strutturate – sottolinea Ragazzini -, come le grandi catene con crediti di imposta elevati, propongono già questo tipo di sconti ai loro clienti. Ma le piccole imprese non possono permettersi di applicare questa modalità di pagamento e vengono in questo modo messe in ginocchio. Cna ha già presentato un ricorso al Tar contro l’Agenzia delle entrate, chiedendo l’annullamento del provvedimento, e ha avviato una petizione, che ha già raccolto l’adesione di oltre 5 mila aziende del settore». La partecipazione all’evento è solo su invito. I lettori di «sabato sera» possono richiedere l’ingresso omaggio, compilando il modulo che si trova al link http://bit.ly/BeOpen_BO19_Press, e presentandolo all’entrata. (r.cr.)

Fa tappa all'autodromo di Imola la fiera dei serramenti organizzata dal Consorzio Legnolegno
Economia 24 Settembre 2019

Vespa cinese e muffa falcidiano la produzione di marroni, in allarme i castanicoltori della vallata

«La mano dell’uomo sta mettendo in serio pericolo la castanicoltura in quella parte della vallata del Santerno da più di 500 anni vocata a questo frutto del bosco». Renzo Panzacchi, presidente del Consorzio castanicoltori dell’Appennino bolognese, non nasconde tutta la sua preoccupazione. E ne ha ben donde. Da qualche anno i produttori castanicoli devono infatti fare i conti con un’ospite indesiderata: la vespa cinese, il cinipide galligeno (Dryocosmus kuriphilus) arrivato accidentalmente dalla Cina. Ma adesso c’è un nuovo nemico, inaspettato: l’uomo. «C’è la seria convinzione – spiega Panzacchi – che vi siano produttori che utilizzano prodotti chimici per debellare la vespa, ma così facendo causano gravi implicazioni di carattere ambientale, uccidendo anche molti altri insetti non dannosi e che, anzi, potrebbero essere antagonisti naturali del parassita, come il Torymus sinensis. Problema fin’ora circoscritto alla zona di Castel del Rio, ma che si sta espandendo anche a Selva di Tirli e Piancaldoli, tutte località comunque della vallata del Santerno».

Una situazione assurda e contraddittoria: i produttori prima pagano per far liberare nell’ambiente il Torymus (antagonista naturale del parassita fitofago venuto dalla Cina) e poi lo distruggono con l’insetticida. La conferma della mano dell’uomo dietro a quanto sta accadendo è deducibile osservando la presenza della vespa: massiccia solo nella zona coltivata a frutto mentre è irrisoria mano a mano che si sale nel bosco selvatico. Cioè, dove il Torymus, l’insetto antagonista, è vivo e vegeto e può riprodursi a danno della vespa, la popolazione di quest’ultima regredisce. Viceversa, dove il Torymus viene sterminato dal veleno o dalla distruzione di ramaglie, ricci e galle, che vengono bruciati anche se la legge lo vieta, la vespa cinese (già uscita dalle galle) spadroneggia. A questo problema va poi sommata la cattiva allegagione primaverile, ossia la mancata impollinazione da parte delle api per la troppa acqua caduta a maggio. E poi, come se non bastasse, preoccupa anche la diffusione della Gnomoniopsis disculapasco e, malattia fungina arrivata dall’Australia che ha già dato fastidio l’anno scorso facendo marcire i marroni. Una malattia subdola, che lavora all’interno del frutto e che non rende visibile niente all’esterno.  (ale.gio.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 19 settembre

Nella foto Renzo Panzacchi, presidente del Consorzio castanicoltori dell”Appennino bolognese

Vespa cinese e muffa falcidiano la produzione di marroni, in allarme i castanicoltori della vallata
Cultura e Spettacoli 13 Luglio 2019

La cipolla, in festa a Medicina: bianca per le frittate, dorata per il ragù, rossa per i contorni

La cipolla di Medicina, disciplinare di produzione registrato all’inizio degli anni Duemila dal Consorzio della cipolla di Medicina, include tre famiglie di cipolle: la bianca, la dorata e la rossa. A loro è dedicata la festa attualmente in corso in città, l”Antica fiera di luglio – Medicipolla. Tutte e tre le varietà di cipolla sono caratterizzate dalla «colorazione intensa e brillante dei bulbi – spiega il presidente del Consorzio Giuseppe Pasquali – ma differiscono per gli usi: la cipolla rossa è indicata per l’uso fresco, per condimenti e contorni; quella dorata è ideale per il ragù, i risotti e in generale i soffritti; la bianca è ottima per le preparazioni al forno, i minestroni e le frittate. Altra caratteristica della cipolla di Medicina è la resistenza alla pre-germogliazione, che permette l’immagazzinamento per lunghi periodi. Le raccolte sono due: una a maggio a seguito della semina invernale ed una a luglio dopo la semina primaverile. Quest’ultima è quella che conta la maggiore produzione e che si può vedere – ed annusare – proprio in questi giorni nei campi caratterizzati dai filari in essiccazione che sembrano dei quadri».

Il marchio registrato Cipolla di Medicina è presidio del Consorzio, che conta un’ottantina di produttori iscritti. Ma come prodotto tipico la cipolla di Medicina è in realtà coltivata in una più vasta area geografica che comprende i vicini comuni di Castel Guelfo, Castel San Pietro, Dozza ed Imola. «La produzione dell’intera area si aggira sui 450 quintali annui – afferma Pasquali -. Per l’economia del territorio si tratta di oltre un centinaio di lavoratori se contiamo gli agricoltori, gli addetti alla raccolta stagionale e quelli al confezionamento. Si tratta a tutti gli effetti di un importante segmento dell’agricoltura locale che nel tempo si è guadagnato una importante fetta di mercato a livello nazionale, che oggi il Consorzio cerca di tutelare e promuovere anche a livello di comunicazione, per il beneficio dei giovani agricoltori che sono il futuro».

Perché, allora, cipolla di Medicina? «La connotazione risale al tempo in cui proprio a Medicina si teneva l’antica borsa che determinava i prezzi delle cipolle che i produttori vendevano direttamente in piazza – spiega ancora Pasquali -. Quello di Medicina era un mercato di riferimento, da qui il nome che oggi contraddistingue le varietà prodotte in zona. E, sempre da qui, il nome Medicipolla che dai primi anni Duemila affianca quello dell’Antica fiera». Un nome dovuto proprio all’attuale presidente del Consorzio, che al tempo guidava la Pro Loco medicinese. Consorzio che promuove l’uso della cipolla di Medicina non solo per il suo gusto ma anche per le proprietà benefiche: fra questi, la cipolla combatterebbe l’invecchiamento e faciliterebbe il riposo. (mi.mo.)

Nell’immagine un particolare di una foto tratta dalla pagina Facebook della Pro Loco di Medicina

La cipolla, in festa a Medicina: bianca per le frittate, dorata per il ragù, rossa per i contorni
Cronaca 18 Giugno 2018

Il Consorzio di Bonifica sistema le sponde franate del canale Gambellara per un tratto di circa un chilometro

Sono iniziati da un paio di settimane i lavori di sistemazione delle sponde del canale di scolo Gambellara la cui stabilità è stata compromessa dalle fiumane invernali. Il Consorzio di bonifica della Romagna occidentale ha quindi deciso di effettuare un intervento di sistemazione delle frane ritenute più pregiudizievoli per la circolazione stradale.

Attualmente sono in corso i due interventi più urgenti, nei pressi della Clai e vicino al ponte che porta a Sasso Morelli, su un fronte di 350 metri. E’ in programma poi l’esecuzione di ulteriori lavori per una lunghezza di quasi 600 metri, ad ultimazione dei quali la sistemazione delle frane avrà interessato un tratto di quasi 1 chilometro. L’importo complessivo dei lavori è di circa 260.000 euro. Per ora si ha notizia di uno stanziamento assai limitato da parte dello Stato, pari a circa il 10% dell’importo richiesto. In considerazione dell’importanza e dell’urgenza dell’intervento, il Consorzio di bonifica ha deciso di assumerne in carico il costo utilizzando propri accantonamenti. Eventuali sistemazioni del manto stradale che si dovessero rendere necessarie saranno invece a carico di Comune e Area Blu.

r.c.

Nella foto: i lavori nel canale Gambellara

Il Consorzio di Bonifica sistema le sponde franate del canale Gambellara per un tratto di circa un chilometro

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