Posts by tag: cooperazione internazionale

Cronaca 26 Maggio 2019

Ha compiuto 30 anni l'associazione imolese São Bernardo, il racconto della presidente Nadia Bassi

L’associazione imolese São Bernardo ha compiuto 30 anni. Era infatti il 1° maggio 1989 quando la prima delegazione composta dai rappresentanti della municipalità, della diocesi e delle aziende di Imola si recò in Brasile in visita alle favelas di São Bernardo do Campo, oggi metropoli con quasi 1 milione di abitanti. Attorno alla chiesa di San Geraldo erano già attivi da tempo sacerdoti legati al Centro missionario della Diocesi di Imola, tra cui don Leo Commissari, ucciso nel 1998 in un agguato nella favela e a cui è stato dedicato il centro professionale attorno a cui si svolgono le attività finanziate, sin dalle prime battute, dall’associazione imolese. Oltre alla cappella, sono attivi una scuola di formazione e un asilo che accoglie 85 bambini.

Abbiamo chiesto alla presidente dell’associazione São Bernardo, Nadia Bassi, di raccontarci come è cambiata oggi la favela dell’Oleoduto, anche grazie al ponte di solidarietà instaurato trent’anni fa con la comunità imolese. «Sono andata in Brasile lo scorso agosto perché anch’io ero curiosa di vedere com’era la situazione – ci racconta -. Oggi gli abitanti del posto preferiscono non si chiami più favela, ma comunità. E’ però solo una questione di termini, la sostanza non cambia. La parte più pianeggiante è urbanizzata, ci sono palazzoni belli e nuovi, sono state fatte le fogne. Nella parte che sale verso la collina le case sono in muratura, ma comunque addossate le une alle altre come prima. L’aspetto è quello di una favela abbellita con qualche vaso di fiori. Ci sono due strade, ma c’è comunque molto disordine intorno, rive incolte e soggette a frane frequenti, cani randagi. Poco tempo fa, ad esempio, a seguito di una grossa pioggia, la favela è franata di nuovo. I paraggi della scuola che fa parte del centro, pur non essendo i più colpiti, hanno avuto gravi danni. E’ franata la collina sotto la rampa pedonale che collegava la scuola all’asilo. E questa volta i lavori li dovrà pagare tutti il centro. Prima il Comune collaborava alle spese. Da quando, un paio di anni fa, il governo di São Bernardo è diventato di destra anticipando il risultato delle elezioni nazionali, le cose sono cambiate».

Che effetti ha avuto la netta virata a destra del governo cittadino e nazionale?
«Può sembrare strano, ma prima, quando il governo era di sinistra, le suore avevano un bel rapporto con l’amministrazione locale. Scuola, asilo, organizzazione dei corsi professionali erano gestiti in collaborazione con il Comune. Ora invece è tutto più difficile. I primi incagli si sono visti nell’organizzazione dei corsi di formazione professionale, che in precedenza erano in gran parte promossi e finanziati dalla municipalità di São Bernardo, che utilizzava il centro come punto di riferimento territoriale, mentre gli insegnanti venivano impiegati al bisogno anche all’interno della scuola del centro. Dopo la svolta, il Comune ha tagliato i fondi e nell’arco di un anno, da una quarantina i corsi nel 2018 sono scesi a sei o sette. Questo è stato il colpo più grosso, senza contare che con l’altra amministrazione si concordavano anche gli interventi per la manutenzione delle strade e dei muri di contenimento. Ecco perché ora il centro dovrà pagare da solo i lavori per ripristinare la passerella dopo la frana all’interno della proprietà. Prima delle elezioni, il centro di formazione aveva anche vinto un bando per gestire le attività di doposcuola in tutta São Bernardo. Solo grazie a una manifestazione dei genitori sotto il Comune è stato possibile avere il via libera dalla nuova amministrazione cittadina che non voleva più attuare il progetto. In questo modo il centro è riuscito a organizzare ben 30 laboratori, sparsi per la città, per circa 700 bambini dai 6 ai 10 anni».

Come festeggerete i vostri trent’anni di attività?
«Per il momento saremo presenti alla manifestazione “Imola di mercoledì” il 19 e 26 giugno, per due serate davanti a palazzo Monsignani in cui inviteremo gli imolesi a conoscerci, prendendo un aperitivo. Il 19 proporremo anche percussioni e danze africane, il 26 giugno sarà al ritmo di capoeira». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 23 maggio

Nella foto Nadia Bassi davanti al Centro di formazione professionale Don Leo Commissari

Ha compiuto 30 anni l'associazione imolese São Bernardo, il racconto della presidente Nadia Bassi
Cronaca 30 Ottobre 2018

Il Nobel per la Pace al dottor Denis Mukwege e l'attività in Congo del Comitato Imola-Bukavu

La notizia del premio Nobel per la Pace al medico congolese Denis Mukwege è stata una vittoria per tutte le donne che hanno e continuano a subire violenza nel mondo, in particolare è una vittoria per la Repubblica Democratica del Congo. E in qualche modo è stata una vittoria anche per la città di Imola.

Fin dagli anni Novanta, infatti, il comitato Imola-Bukavu, formato da volontari che frequentano l’oratorio di San Giacomo, sostiene le attività svolte dal centro Kitumaini (speranza in swahili), impegnato nella difesa della pace edelle fasce più deboli della popolazione della città di Bukavu.

Il progetto di aiuto alle donne violentate, in particolare, è iniziato nei primi anni Duemila grazie allo stimolo del senatore Giovanni Bersani e dell’oratorio di San Giacomo, insieme a Pace Adesso onlus di Bologna, e continua anche oggi talvolta in collaborazione proprio con l’ospedale Panzi in cui opera Mukwege. I membri del centro Kitumaini si recano nel villaggio della donna colpita ed intervengono curando e sostenendo psicologicamente la persona violentata e offrendo il trasporto verso l’ospedale per i casi più gravi.

Per molte donne, infatti, è impossibile raggiungere l’ospedale di Panzi, che si trova spesso a decine di chilometri da dove vivono. Per questo, oltre al preziosissimo lavoro di Mukwege, capace di operare anche i casi più gravigratuitamente, è da sottolineare il contributo di Kitumaini. Il medico che si occupa del progetto è Tété Kayembe M’Bowa, che ha lavorato per anni insieme allo stesso Mukwege. Le donne che hanno beneficiato di aiuto in questo modo sono oramai migliaia.

Una volta guarite l’assistenza del centro sostenuto da Imola non si esaurisce. Infatti viene offerto alle donne supporto familiare, corsi di alfabetizzazione e formazione professionale e, grazie al microcredito, fondi per avviare attività di piccolo commercio. Vengono accompagnate fino al reinserimento nella società, un risultato che annulla l’effetto voluto e cercato con le violenze. La violenza sessuale in Congo, infatti, assume toni particolarmente drammatici: lo stupro iniziò ad essere utilizzato come vera e propria arma durante le guerre degli anni Novanta, i cui effetti sono ancora oggi ben visibili. 

Nelle campagne congolesi la società è incentrata sul ruolo della donna. I mariti sono spesso assenti, così spetta alle mogli sostenere la famiglia, assicurando cibo e istruzione ai figli. Violentare una donna significa disgregare il tessuto sociale del villaggio perché questa non viene più considerata degna né utile, viene allontanata dalla famiglia e dalla popolazione. Il centro Kitumaini cerca di scongiurare questo fenomeno con un lavoro culturale, che ha portato nel tempo molti uomini ad accettare comunque la moglie e a continuare a vivere con lei.

Gli stupri colpiscono persone che vanno dai 4 ai 70 anni, senza distinzioni. Spesso a compierli sono gruppi di uomini, generalmente militari e frequentemente vengono utilizzati anche fucili o armi con effetti devastanti. Gli interventi del dottor Mukwege permettono la sopravvivenza delle donne, mentre col sostegno del centro Kitumaini hanno l’appoggio per le lunghe convalescenze necessarie a volte per ristabilirsi, anche per le malattie che spesso contraggono.

Alla notizia del premio a Mukwege, Pierre Lokeka, responsabile di Kitumaini e referente del comitato Imola-Bukavu, ha commentato: «Speriamo e preghiamo che questo Nobel aiuti a capire l’importanza delle attività svolte dal centro. Non possiamo nemmeno stimare quanto abbiamo contribuito all’aiuto di queste donne». Una comunità che non lascia sole le donne e offre la speranza e la possibilità concreta di andare avanti è l’arma premiata dalla comunità internazionale per la promozione della Pace. (le.vi.)

L”articolo è tratto dal «sabato sera» del 18 ottobre

Sullo stesso argomento la testimonianza di Noemi Dalmonte

Nella foto donne congolesi

Il Nobel per la Pace al dottor Denis Mukwege e l'attività in Congo del Comitato Imola-Bukavu
Cronaca 28 Ottobre 2018

La testimonianza di Noemi Dalmonte sul medico Denis Mukwege, premio Nobel per la pace 2018

Una domenica mattina di agosto di nove anni fa un collega del Comitato internazionale della Croce Rossa bussò alla mia porta con Malaika tra le braccia, febbricitante e con degli occhi vitrei che ricorderò tutta la vita. Tre mesi prima Malaika aveva avuto la sfortuna di coltivare la terra in una zona molto prossima a combattimenti tra l’esercito congolese e i ribelli Mai Mai. Il marito la ritrovò nuda e quasi in fin di vita nel campo e la portò in un ambulatorio.

Le settimane passavano e Malaika non guariva. Il marito la prese in spalla sino alla Croce Rossa. E fu così che Malaika arrivò a Minembwe, un villaggio negli altopiani del Sud Kivu in Repubblica Democratica del Congo, dove vivevo e lavoravo da marzo ad un programma di lotta contro la violenza di genere per un’organizzazione non governativa. Insieme ad una collega la presi tra le braccia e la portai all’ospedale che appoggiavamo con supporto tecnico e finanziario. Malaika aveva una fistola retto vaginale e una grave infezione; era a rischio di setticemia quando la visitarono. Mi tenne la mano per ore chiedendomi di non lasciarla.

Grazie alle Nazioni Unite riuscii ad evacuarla a Bukavu, all’ospedale di Panzi, in meno di 24 ore. Quando Malaika salì su quell’elicottero dell’Onu era ancora viva e stava per arrivare da quel dottore che «riparava le donne». Ero certa che ce l’avrebbe fatta. Ma Malaika non ce la fece. Così conobbi, per telefono, il dottor Denis Mukwege. Prese il tempo di chiamarmi per annunciarmi il decesso. L’aveva operata non appena arrivata in clinica ma lei non aveva superato la notte.

Mi disse che quello stupro collettivo, estremamente violento, con kalashnikov e pezzi di legno non le aveva distrutto l’apparato riproduttivo, lui aveva tentato di ripararlo con un discreto successo operatorio ma l’infezione era troppo avanzata e c’era persino l’Aids. L’operazione quella volta non fece miracoli. Ma Mukwege ha curato migliaia di Malaika nei suoi vent’anni di servizio a Panzi, l’ospedale di Bukavu, che fondò nel 1999 grazie alla generosità di una missione protestante svedese. Molte ce la fanno, alcune no.

Il 5 ottobre gli è stato conferito il premio Nobel per la Pace 2018 in riconoscimento della sua dedizione e coraggio nel continuare a curare le vittime della guerra congolese e nel continuare a far parlare di quello che succede nel Paese africano.E’ passato quasi un decennio dal giorno in cui ho preso Malaika tra le braccia; io ho continuato a lavorare nelle crisi umanitarie e dal 2016 sono di nuovo in Repubblica Democratica del Congo a dirigere dalla capitale Kinshasa il programma di lotta alla violenza di genere per il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (Unfpa), l’agenzia dell’Onu per i diritti sessuali e riproduttivi.

La situazione nel Paese non è cambiata molto dal 2009, ma in Occidente se ne parla sempre di meno, influenzati da una certa stanchezza per questa guerra che sembra senza soluzioni. Nell’est si può dire che perdura dal genocidio in Ruanda del 1994, ma è nel 2017 che il paese ha vissuto la più grave crisi umanitaria della sua storia. Oggi si stima che 13 milioni di persone ne siano toccate e 10,5 milioni hanno bisogno di assistenza. Una crisi seconda sola a quella di Yemen e Siria, con cifre negate dal governo che non facilita la gestione degli aiuti.

Durante la Conferenza dei donatori sulla situazione umanitaria in Repubblica Democratica del Congo ho chiesto agli stati membri delle Nazioni Unite 68 milioni di dollari per quest’anno, ma ad ottobre inoltrato il bilancio è che ne abbiamo meno di un terzo. In Congo, ogni anno si assistono circa 20.000 casi di violenza di genere di cui il 60% circa sono stupri e tra questi una cifra che oscilla tra il 60% e il 10%, secondo le zone, sono stupri di guerra. Una delle peggiori conseguenze mediche sono le fistole, una fessura o lacerazione della parete vaginale o anale che causa perdite di feci e urine continue e di varie entità. E’ chiamata nei villaggi «la malattia della vergogna», perché chi ne soffre è fortemente stigmatizzata, si isola, si nasconde.

In realtà le fistole sono una conseguenza molto più frequente delle gravidanze precoci più che degli stupri. Unfpa stima che circa il 9% delle fistole curate in Congo siano causate da uno stupro, sembra una piccola percentuale ma indica un numero molto grande di persone. Mukwege l’ho ritrovato alla testa dell’ospedale di Panzi a Bukavu. Continua ad offrire servizi ginecologici e di ostetricia sempre migliori ed un eccellente programma di cura delle violenze sessuali. Alterna il lavoro da medico con quello di testimone della tragedia delle donne congolesi in giro per il mondo. (No. Da.)

L”intero articolo è su «sabato sera» del 18 ottobre

Nella foto tratta dal blog di Noemi Dalmonte Tappingdiotima il dottor Denis Mukwege

La testimonianza di Noemi Dalmonte sul medico Denis Mukwege, premio Nobel per la pace 2018
Economia 27 Agosto 2018

Oltre 120 mila euro dall'Unione Europea per il progetto Place Branding presentato dal Comune di Imola

Sono 121.324 euro e arriveranno dall”Unione Europea per finanziare il progetto Place Branding presentato dal Comune di Imola. La proposta elaborata dall”ente di via Mazzini quando era in carica la precedente amministrazione a guida Pd (assessore di riferimento per i Progetti europei era Annalia Guglielmi), ha infatti partecipato al bando Erasmus+ ed è stata ammessa a finanziamento. 

La notizia è stata comunicata in questi giorni al Comune dall”Agenzia nazionale Erasmus+. Il progetto si chiama “Brand-Ue: acquisire competenze di place branding, attraverso azioni di formazione professionale per aumentare l’attrattività delle Città Europee” e prevede un partenariato nel quale Imola sarà capofila. Della partita fanno infatti parte altre città europee, tra cui Forlì, le svedesi Trollhättan e Orust, la spagnola Ciudad Real, la croata Dubrovnik e la greca Rethymno.

Il “place branding” consiste nel costruire azioni mirate ad aumentare l’attrattività di un luogo, di una città, per attirare non solo turismo ma anche aziende e investimenti. Il progetto del Comune di Imola, messo a punto in collaborazione con Sern e con la rete Sweden and Emilia Romagna Network della quale lo stesso Comune fa parte, punta soprattutto sulla formazione.

Grazie al finanziamento ottenuto, Imola potrà organizzare attività di formazione per i propri funzionari, con l”obiettivo di renderli capaci di elaborare politiche e strategie in grado di migliorare l”attrattività del territorio, coinvolgendo non solo gli amministratori locali, ma anche aziende, associazioni di categoria, terzo settore, associazionismo.

Il progetto si compone di diverse attività, tra cui quattro incontri di coordinamento a livello europeo e tre corsi di formazione per funzionari pubblici che puntano a definire e condividere una strategia comune su come creare un “place brand” per attrarre più  investimenti e turismo. Non a caso il finanziamento arriva dal capitolo “partenariati strategici per lo scambio di buone pratiche nel settore della formazione professionale” del bando Erasmus+: tra i punti forti del progetto c”è infatti lo scambio di esperienze e di buone prassi fra le città partner, così da avere la possibilità di imparare dalle esperienze altrui strategie per aumentare le competenze e la collaborazione tra l”Amministrazione e tutti gli altri soggetti interessati a rendere il territorio sempre più attraente. 

La partenza ufficiale, con il primo incontro transnazionale al quale parteciperanno tutti i partner, avverrà a Imola tra fine ottobre e inizio novembre.

Nella foto la Rocca di Imola

Oltre 120 mila euro dall'Unione Europea per il progetto Place Branding presentato dal Comune di Imola

Cerca

Seguici su Facebook

ABBONATI AL SABATO SERA

Font Resize
Contrast