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Cronaca 27 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Il dopo

Venerdì 27 marzo, Medicina «zona rossa»Quando usciremo da qui avrò impegni fino a settembre 2021. Grigliate, cene, aperitivi, partite di calcetto e uscite revival, non avrò un minuto libero. Ho voglia di abbracciare gli amici. È un gesto che mi piace l’abbraccio, e mi manca un sacco. Mia moglie non mi abbraccia, se non quando cambio il pigiama, ogni tre giorni, o giù di lì. Ma io voglio abbracciare i miei amici, con quegli abbracci vigorosi conditi da pugni nella schiena che fanno tremare lo sterno. Ho proprio voglia di gente addosso. Spero non venga annullato il concerto dei Pearl Jam, perché sento il bisogno di cantare assieme ad altre settanta, ottantamila persone.

Ogni tanto penso alla prima cosa che farò una volta uscito da qui. Due passi li ho fatti anche oggi, per la verità, a piedi fino alla farmacia, così come ogni tanto vado a fare la spesa, ma sono sprazzi di luce che non fanno sole. Il giorno in cui aprirò la porta di casa sarà come quando Jim Carrey esce dal Truman show. Mi guarderò attorno, smarrito, poi comincerò a correre. Metterò i piedi sotto tutti i portici di questa città, da piazza Garibaldi a piazza Andrea Costa. Mi godrò la mia Medicina, che è bellissima. Poi farò di corsa via San Carlo, all’altezza dell’incrocio con via Piave girerò a destra fino al cancello verde della casa dei miei genitori. Da lì, a un tiro di schioppo, raggiungerò casa Bonetti. Poi tornerò indietro e percorrerò a perdifiato quel rettilineo che porta alla chiesetta della Madonna del Piano, mi fermerò sul ponte che attraversa il Canale emiliano, e mi sembrerà più bello del Po. Arriverò da Carmine, che mi starà aspettando, poi andrò a salutare William, Zico, Cera, Panta, quindi da Triko a Bologna e da Jack a Solarolo.

Andrò fino al campo sportivo, dove magari ci sarà mio figlio che gioca, e con lui quella manica di svitati che sono i genitori dei suoi compagni. «Mauro mi faresti dieci spritz? Mio figlio ha segnato un gol». E tutto questo sempre di corsa, come Forrest Gump. E infine, se avrò le forze, andrò dritto fino al mare. Morirò di fatica, forse, ma non di questo virus.(Corrado Peli)

Nella foto: Corrado Peli si tieni in allenamento saltando la corda in casa

Medicina «zona rossa» contro il virus – Il dopo
Cronaca 26 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Al centro dell’uragano, la fase di rigetto

Giovedì 26 marzo, Medicina «zona rossa»Qualche giorno fa il nostro sindaco è stato ospite di Fabio Fazio. Prima di lui c’era Roberto Saviano. Saviano se ne intende di vita da recluso e ha detto una cosa giusta: piano piano ci si abitua. Ci si abitua ai rumori della casa, gli oggetti e i mobili prendono un’altra dimensione, diventano i tuoi amici. Ha perfettamente ragione, l’altro giorno mia figlia parlava con un pensile, pensava fosse la professoressa di francese.

Ci si abitua proprio, ha ragione, sta diventando tutto così normale, una routine quotidiana che pesa sempre meno. I primi giorni vivevo in una sorta di divertimento misto ad angoscia, adesso, invece, mi sto assuefacendo a questa realtà. Oggi, ad esempio, sono felice perché domani è venerdì e il fine settimana si avvicina. Il fine settimana? E che faccio di bello? Lo passo in terrazza o in taverna? Allora lunedì mi sveglierò con la luna storta perché è lunedì?

Le notizie che contano, quelle dei contagi e dei decessi, ci fanno intravedere la luce, almeno nel nostro comune. Negli ultimi giorni ho fatto i tortelloni, rinvasato le piante grasse, potato il bonsai e sistemata una presa della corrente. Io, che non so nemmeno da quale lato si impugna un martello. Se questa condizione persiste ancora a lungo non so cosa potrò arrivare a fare, magari anche attaccare una mensola… no meglio di no, che poi mia figlia ci attacca bottone. (Corrado Peli)

Nelle foto: Corrado Peli impegnato nel bricolage 

Medicina «zona rossa» contro il virus – Al centro dell’uragano, la fase di rigetto
Cronaca 25 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Economia sommersa e contrabbando

Mercoledì 25 marzo, Medicina «zona rossa». Tu proibisci qualcosa e l’uomo trova modo di procurarselo. Chiudono le scuole. Le maestre mandano agli alunni compiti e schede da stampare. La piccola stampante domestica beve inchiostro come la vecchia Cinquecento del nonno. Inchiostro e carta finiscono, ma tutti i negozi (tranne gli alimentari) sono chiusi. Hai un amico che vende cartoleria, fiuti il business del contrabbando, come ai tempi del proibizionismo. Ma lo fiuta anche il sindaco, che concede qualche apertura straordinaria alle cartolerie, così da garantire l’attività didattica. Il tuo business illecito termina ancor prima di cominciare.

È una breve parabola che sintetizza la situazione all’interno della zona rossa. Adesso ne sto pensando un’altra, tutti sono presi da un’irrefrenabile voglia di giardinaggio e bricolage, ho percepito in rete una certa necessità di vernice, copale, terriccio, concime… il problema è che non conosco nessuno che abbia un ferramenta. Io, ad esempio, mi sono dedicato al giardinaggio. Sabato scorso ho travasato sette piantine grasse dai piccoli vasetti in cui si trovavano in vasi più grandi che, fortuna mia, avevo a disposizione. Domenica le ho riportate nei vasi piccoli. Lunedì le ho ritravasate in quelli grandi, martedì di nuovo nei piccoli, oggi ancora nei grandi. D’altronde ho soltanto queste piante e ho soltanto quei vasi a disposizione. Che devo fare? (Corrado Peli)

Nelle foto: Corrado Peli sul terrazzo di casa

Medicina «zona rossa» contro il virus – Economia sommersa e contrabbando
Cronaca 24 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Le procedure di rientro

Martedì 24 marzo, Medicina «zona rossa»1983, i miei genitori mi portano al cinema a vedere Silkwood, con Meryl Streep. Silkwood vincerà diversi premi Oscar. Io ho il ricordo di una palla mostruosa. Ad ogni modo ho un altro ricordo terribile di quel film, le docce gelate (con passate di brusca sulla pelle) alle quali venivano costrette le lavoratrici della centrale nucleare ritenute a rischio contaminazione.

Ecco, il mio rientro dalla spesa è molto simile e segue un rigido protocollo:
1 – Mi devo bloccare sulla soglia d’ingresso e togliermi le scarpe. Le scarpe vengono poi inondate da uno spray di dubbia provenienza e, volando, collocate fuori dalla finestra.
2 – Scalzo, vengo accompagnato nel primo bagno e lì devo spogliarmi. È una sofferenza immane, è un bagno minuscolo con lavatrice e asciugatrice, ora colpisco con il gomito il termosifone, ora il ginocchio contro lo spigolo del lavandino. Ne esco tumefatto.
3 – I miei abiti vengono accartocciati e spruzzati con un’altra sostanza di dubbia provenienza. Senza che io me ne accorga spariscono. C’erano anche i miei jeans preferiti, li rivedrò?
4 – Il tratto di corridoio tra l’ingresso e il bagno si dissolve in una nuvola biancastra che ha lo stesso odore che si spande nel golfo del Niger. Chimica a go-go.
5 – Vengo costretto a una doccia di amuchina e dopo, molto dopo, posso tornare alle mie cose.

Altra considerazione riguardo le uscite/entrate. Siete mai stati ad Amsterdam? In Olanda le tasse sulla casa si pagavano in proporzione ai metri di affaccio dell’abitazione sulla strada, per tale motivo le case sono molto strette e si sviluppano in profondità e in altezza. Ecco, la mia casa è simile, molto stretta ma lunga e alta 4 piani (scale, scale e ancora scale). Questa mattina mia moglie era in mansarda, io volevo approfittarne per mettere fuori il becco e vedere se c’era la macchina di Roberto, l’uomo della pescheria. Voi non ci crederete ma, al primo impercettibile cigolio della porta, un urlo immane ha scosso le pareti: «Dove stai andandooooooo?» Ho richiuso la porta e girato la chiave. (Corrado Peli)

Nelle foto: mascherina, guanti e kit di igienizzanti

Medicina «zona rossa» contro il virus – Le procedure di rientro
Cronaca 23 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Si torna a fare il giornalista

Lunedì’ 23 marzo, Medicina «zona rossa».  In questi giorni è un po’ come tornare alla vecchia professione di giornalista. Riunione di redazione con il team dell’agenzia e poi si corre e si rincorre. Escono decreti, ordinanze, aggiornamenti. Ho intervistato e sono stato intervistato. Per una volta, finalmente, mi è tornato utile il tesserino da giornalista, con il quale posso girare liberamente nella zona rossa. Avrei fatto a meno volentieri di questo privilegio. In verità, poi, non vado da nessuna parte.

Ai varchi, o checkpoint, o chiamateli come volete, ci sono scambi di materiali di sopravvivenza come nel film «Il ponte delle spie», sotto l’occhio vigile delle forze dell’ordine. Parenti o amici liberi lasciano ai militari pacchi o sacchetti e i reclusi della zona rossa li vanno a recuperare. Io ho pensato di scambiare mia moglie con i chitarristi e il bassista della mia band, ma siccome sono ormai quindici anni che non suono, non hanno autorizzato lo scambio. Però ci sono stato veramente al check point, quello sulla San Vitale, a recuperare alcune copie del Sabato Sera. Da un lato della barricata c’era Lara Alpi, dalla redazione di Imola, dall’altro c’eravamo io e Cristian Mezzetti, l’autore dello striscione «Medicina tieni duro», che sta facendo il giro del web. Lara ha lasciato un pacco di copie per terra e poi è dovuta indietreggiare di alcuni metri. Mentre Cristian andava al recupero un carabiniere si è avvicinato a me: «Giornali? Non proprio un bene di prima necessità». Ha detto, con un bonario rimprovero. Io ho allargato le braccia. «E poi», ha aggiunto, «in due dovevate venire a prenderli?». Che dovevo rispondere? Ho allargato ancor di più le braccia.

Ho pensato a cosa sarebbe stata questa situazione trent’anni fa, senza internet, solo con il vecchio telefono grigio della Sia, con la rotella dei numeri. Sarebbe stato meglio o peggio? Temo peggio. Ieri ho aperto la porta e mi sono affacciato sotto al portico, c’era un’aiuola con la terra smossa e buttata per terra. Ha ragione la mia amica Caterina Cavina, i gatti si stanno impadronendo della città. Da oggi si può fare una donazione al nostro Comune, c’è la campagna #sostengomedicina, serve a sostenere l’impegno che l’amministrazione, assieme a una rete di Enti e Associazioni del territorio, sta mettendo in campo per portare cibo e medicinali agli anziani, a chi è solo, a chi è in quarantena. Anche un piccolo gesto è importante. Intanto scende la notte, un altro giorno è andato. (Corrado Peli)

Nelle foto: la consegna dei giornali di «sabato sera» al check point sulla San Vitale  

Medicina «zona rossa» contro il virus – Si torna a fare il giornalista
Cronaca 22 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Il gelataio eroe

Domenica 22 marzo, Medicina «zona rossa».  In questi contesti nascono piccoli e grandi eroi. Cristian, come altri commercianti del centro storico, è stato autorizzato a consegnare a domicilio. Cristian porta il suo gelato, un genere di conforto che può donare qualche minuto di felicità a grandi e piccini. L’altro giorno, mentre in bicicletta percorreva via Libertà diretto a casa mia per una consegna, è partito l’inno nazionale in filodifussione. Tramonto alle spalle, la strada vuota, lui in bicicletta, l’inno nostro. Scena epica.

Ma Cristian, in questi giorni, è salito alla ribalta perché per gioco ha lanciato quello che in rete si chiama challenge. Si è rasato a zero e, contestualmente, ha fatto una donazione alla Fondazione Sant’Orsola. «Tanto», parole sue, «se anche facciamo schifo, quando torneremo alla vita pubblica i capelli saranno di nuovo cresciuti». E così, uno dopo l’altro, lo stiamo facendo in tanti: rasata e donazione. La regola sarebbe: taglio a 3 millimetri. Io sono stato un po’ più abbondante, ne ho troppo pochi di capelli, non posso scendere così in basso.  

Alcune notti dormo male, altre meglio. L’umore sale e scende continuamente, dipende dalle notizie che arrivano, da quello che vedo in televisione, dalle condizioni atmosferiche. Da tutto. Oggi ho portato il pattume (si direbbe rusco, per la verità). Sono arrivato al cassonetto, non c’era più nessuno, nemmeno la pattuglia dei carabinieri che di solito staziona in piazza Andrea Costa. Forse le forze dell’ordine si sono tutte trasferite sui confini del perimetro e al centro ci hanno lasciato al nostro destino. Ad ogni modo sono arrivato al cassonetto, ho buttato i sacchi e poi, in modo inconscio, sono rimasto qualche minuto fermo. Ero indeciso tra il correre a casaccio da qualche parte o andare a vedere se la mia macchina c’era ancora (anche se, delle macchine, non mi è mai importato nulla). Il punto era che non volevo tornare a casa, ecco, non volevo tornare a casa. Mi sa che è meglio che il pattume lo porti Francesca. 

Nelle foto: il challenge lanciato dal gelataio Cristian al quale ha partecipato anche lo scrittore Corrado Peli

Medicina «zona rossa» contro il virus – Il gelataio eroe
Cronaca 21 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Il mio pigiama ha preso a camminare

Sabato 21 marzo, Medicina «zona rossa»Per quanti giorni si può vivere con addosso il pigiama? Dipende da tua moglie, Francesca mi ha costretto a toglierlo dopo 54 ore consecutive. Mantenere una decenza è difficile, la barba cresce, i capelli entrano nelle orecchie, le unghie si incarniscono e queste cose ti sembrano naturali. Eppure bisogna sforzarsi di mantenere una parvenza di umanità.

Oggi mia figlia doveva andare dal dentista, Matteo mi ha chiamato e, ovviamente, ha detto che non era il caso. Non ti preoccupare, ha aggiunto, i punti sono riassorbibili, ad ogni modo se le danno fastidio puoi provare a toglierli tu, eventualmente ti guido in videochat. Per l’amor del cielo, che si tenga i suoi punti in bocca, ci penseremo poi.  Sta montando un po’ di stanchezza. I primi giorni, lo ammetto, si erano portati dietro anche un misto di eccitazione per questa strana situazione. Le videochiamate, gli aperitivi davanti alla webcam, le mille gag sui social network. Adesso si sta tutto stabilizzando e non si vede la fine del tunnel. Ieri sono riuscito a parlare (telefonicamente) con il sindaco, l’ho sentito forte e fiducioso, mi ha fatto stare meglio. Dalla mia finestra vedo il palazzo comunale, le luci sono spesso accese fino a tardi.  

Mio padre è uscito, è andato a fare la spesa, mi ha spiegato che erano solo in sette in tutto il supermercato, me l’ha detto come se volesse giustificarsi. Nel centro della zona rossa aumentano i controlli, ora ti fermano e controllano la busta della spesa, anche lo scontrino fiscale, che deve avere data e orario compatibile, si dice ci sia gente che vaga con sporte di cibo ormai andato a male.  Odio programmare, ma in casa abbiamo deciso di pianificare, giorno per giorno, cosa mangiare a mezzogiorno e sera, così da capire quando finiamo le provviste e non sprecare nulla. Stasera ci sarebbe il minestrone di verdura. Cristo santo, il minestrone no, devo escogitare qualcosa. (Corrado Peli)

Nella foto: a sinistra una bozza di menù a casa Peli, a destra lo scrittore in videochat con alcuni amici

Medicina «zona rossa» contro il virus – Il mio pigiama ha preso a camminare
Cronaca 20 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Si può vivere senza l’editoriale di Eugenio Scalfari?

Venerdì 20 marzo, Medicina «zona rossa»Oggi mi sono svegliato con altre brutte notizie. Nuovi contagi e la morte del nonno di un caro amico. La cosa peggiore è che lui, il nipote, è in Francia e non è potuto stargli vicino in queste giornate. Mio padre l’ha capita, ora finalmente resta in casa. L’ultima sua richiesta risale a ieri: se vai da Dario compra la colatura di Alici. La colatura di alici? Quel se vai è importante, perché fino a pochi giorni fa ci sarebbe andato da solo. Quando io (quarantacinque anni in buona salute) già stavo barricato in casa, dieci giorni fa, lui usciva tutte le mattine per comprare il giornale e prendere il caffè al Bar Anna. Ho insistito, ma nulla da fare. Scalfari e quei due ceffi del bar, non riesce a farne a meno. Lui a vagare in centro e mia madre al gattile a dar da mangiare ai randagi. È più comprensibile la motivazione di mamma, non c’è dubbio.

Nel grande bailamme di flash mob, challenge e iniziative di vario tipo, la maestra di musica ha deciso di chiedere ai suoi allievi di registrare un brano e postarlo sulla pagina Facebook della scuola. Mia figlia sta suonando la Sonatina di Ladislao Dussek da tre giorni consecutivi. Sto impazzendo. Sono come Jack Nicholson in Shining. Il mattino ha l’oro in bocca. 

Uno dei miei più carissimi amici è positivo a questo maledetto virus. Sta bene per fortuna, anche moglie e figli. Oggi mi ha chiamato per dirmi che ha dimenticato di ordinare alcuni viveri fondamentali all’Asp (che gli consegna la spesa e porta via il pattume). Così domani mi avventurerò all’esterno per acquistare un triangolo di Parmigiano, un quarto di formaggio a pasta molle e tre sacchetti di insalata già lavata, gli lancerò la sportina in cortile come fosse una bomba a mano. Lo faccio volentieri, amico mio, torneremo a camminare assieme. D’altra parte, oggi ho tentato di fare la spesa su Easycoop, me la consegnano il 21 aprile, il giorno del mio compleanno.  Per finire in bellezza questa sera il pattume lo porta via mia moglie, mannaggia. (Corrado Peli)

Nella foto: Corrado Peli mentre fa la spesa

Medicina «zona rossa» contro il virus – Si può vivere senza l’editoriale di Eugenio Scalfari?
Cronaca 19 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Convivere

Giovedì 19 marzo, Medicina «zona rossa»Non ho il giardino ma per fortuna la casa è grande. Perché il problema maggiore non è lo stare chiusi in casa, ma starci in quattro. Si dice che per sapere se gli amici sono veri amici bisogna fare una vacanza in barca assieme. Allora io dico che per capire se ami tua moglie ti ci devi mettere in quarantena per un paio di settimane. La nostra giornata è molto semplice: io mi alzo alle sette, faccio colazione e mi chiudo nel mio studio, esco attorno alle tredici per pasto frugale poi mi rinchiudo almeno fino alle diciotto. Mia moglie uguale, da venerdì scorso è a casa, si è ritagliata uno spazio in taverna dove riesce a portare avanti le sue cose.

I bambini vivono nella totale anarchia nel resto della casa. Mia figlia, seconda media, segue tre ore di lezione online, dalle nove alle dodici, poi chat, pianoforte e un numero indefinito di docce. Mio figlio, quarta elementare, di genetica paterna, tende generalmente a non fare un tubo. Vista la situazione, gli ho concesso qualche ora di videogame online, così per stare in contatto con gli amici, l’altro giorno l’ho beccato che parlava con un somalo, il quale ripeteva come un mantra: Italia, Napoli, pizza, coronavirus, Italia, Napoli, pizza, coronavirus. Dalla Somalia ci pigliano per il culo. Alle diciotto riesco a sottoporlo a mezz’ora di allenamento, perché l’attività fisica è l’altro grosso problema. Corda, su e giù per le scale, passaggi con il pallone, pseudo esercizi di yoga e stretching.

Per il resto si susseguono le notizie di altri decessi, ricoveri, terapie intensive e persone a casa con la febbre. Ogni volta che esce un nome si fa mente locale, quando l’ho incontrato per l’ultima volta? Più o meno di quattordici giorni fa? Per sicurezza ti lavi le mani. Tutto si sta ritualizzando, verso le 18.30 si beve qualcosa in compagnia, via chat. È triste, molto triste, ma è meglio di niente. In questi giorni il nostro sindaco è andato su La7, Sky, dalla D’urso, sì, dalla D’Urso. Siamo tutti orgogliosi di lui. Io ho voglia di traffico, di camion che passano facendo vibrare i vetri della finestra, di sane boccate di smog, di qualcuno che esce dall’osteria su di giri e urla alla luna. (Corrado Peli)

Nella foto: a sinistra Corrado Peli prende il sole sul terrazzo di casa; a destra la cartina che delimita la «zona rossa» di Medicina «personalizzata» dallo stesso scrittore con l”indicazione di posizione della sua abitazione

Medicina «zona rossa» contro il virus – Convivere
Cronaca 18 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Under the dome

Mercoledì 18 marzo, Medicina «zona rossa». Suona il cellulare, è suono strano, diverso dal solito. Videochiamata Whatsapp. Rispondo. Pelle. Pelle sfuocata. Un lobo dell’orecchio. Mio padre ha scoperto le videochiamate, ma non ancora come si tiene il telefono. Ci sono anche momenti divertenti in questa tragedia, e meno male. Da lunedì Medicina è zona rossa dentro l’Italia rossa. Zona rossissima, si potrebbe dire. Un perimetro circonda il mio paese e la frazione di Ganzanigo. Non si esce e non si entra. Abbiamo troppi contagiati, il rischio di portare fuori il virus è alto, dobbiamo stare qua dentro. Stiamo diventando una matrioska geografica. Fuori c’è l’Italia, isolata. Poi c’è Medicina, sigillata. Poi ci sono le nostre quattro mura domestiche. 

Per me non è cambiato molto rispetto ai giorni precedenti, sono attrezzato per lo smart working, sono già dieci giorni che lavoro da casa. Il problema l’hanno avuto i lavoratori che dovevano uscire dal territorio comunale e quelli che nel nostro territorio dovevano entrare. C’è stato qualche momento di tensione davanti alla sede comunale, ma si è risolto per il meglio. Non transitano più corriere, siamo sotto la cupola, come nel romanzo di Stephen King. Ci si abitua a tutto, questa è l’ennesima conferma che l’uomo è capace di adattarsi a ogni condizione. Quello che è strano è questa continua valanga di informazioni ed emozioni che ti raggiunge attraverso la rete.

Se nel centro del paese regna un silenzio assoluto, e non potrebbe essere altrimenti, davanti allo schermo del computer e del telefono è continuo flusso di notizie, vere, verosimile, inventate, che ti cambia l’umore da un momento all’altro. Ieri, nell’arco di dieci minuti, ho ricevuto una chiamata da un amico di Sky che chiedeva il numero del sindaco per un’intervista, poi mi hanno dato la notizia di un conoscente ricoverato in terapia intensiva, seguita dalla mail di una ragazza che dal Sud Africa domandava notizie. Infine la videochiamata di tre amici, ho risposto e al posto delle facce, questi maledetti, avevano inquadrato le loro chiappe, mica l’orecchio. Per fortuna ci sono gli amici. Questo diario sarà volutamente leggero, anche se di leggero, in queste giornate, non c’è nulla. Dobbiamo tenere alto il morale ma il ricordo va a chi ci ha lasciato, a Luigi, a Francesco e a tutti gli altri. (Corrado Peli)

Nella foto: il selfie di Corrado Peli in una Medicina deserta

Medicina «zona rossa» contro il virus – Under the dome

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