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Cultura e Spettacoli 4 Dicembre 2019

Al via con l'anteprima del 7 dicembre l'edizione numero 44 della rassegna Filodrammatiche Cars

Con l’anteprima prevista per sabato 7 dicembre al teatro Ebe Stignani di Imola, parte la 44ª edizione della rassegna Filodrammatiche Cars. Teatro dialettale, e non solo, nella nuova edizione, che dal 25 gennaio 2020 proporrà cinque appuntamenti in programma al teatro Osservanza ed uno, quello previsto per il 28 marzo, dal titolo «La staso’ dal steli», che sarà messo in scena all’Ebe Stignani dalla compagnia «Casola Canina» che nel 2020 festeggia i 100 anni di attività. «Ripartiamo come sempre pieni di entusiasmo – spiega il presidente della Cars Raffaele Benni -, 44 anni possono anche non sembrare tanti, ma in realtà lo sono, e noi siamo molto felici di aver raggiunto un’età così importante. Quella del teatro dialettale sta diventando una realtà sempre più complicata, per mancanza di un ricambio generazionale e perché il dialetto, purtroppo, sta diventando una lingua morta, sempre meno utilizzata. Una volta gli anziani ci rimproveravano se lo utilizzavamo a sproposito, ad esempio a scuola, oggi invece è il contrario: per preservarlo c’è bisogno di qualcuno che lo insegni, come capita ad esempio all’Università Aperta. Comunque grazie alla grande passione e all’impegno delle varie compagnie filodrammatiche della zona siamo orgogliosi di presentare nuovamente un cartellone davvero importante, che siamo certi farà divertire moltissimo il nostro affezionato pubblico».

La prima serata, quella del 7 dicembre, rappresenta invece un appuntamento particolare. «Sarà una serata con l’incasso che andrà in beneficenza – spiega il tenore imolese Cesare Gollini, che ne sarà uno dei protagonisti-: offriremo uno spettacolo musicale, teatrale e di lettura di poesie. Per quanto riguarda la parte musicale, quella in particolare di mia competenza, avremo diversi cantanti di grande spessore, talenti che si esibiscono abitualmente nei più importanti teatri italiani, e un direttore d’orchestra, Lorenzo Bizzarri, che ha già lavorato all’arena di Verona. Un giovane di grande futuro che risponde sempre presente alla nostra chiamata, anche senza compensi in ballo, perché ne comprende appieno il valore. Sono certo che sarà una gran bella serata». 

Per la serata del 7 dicembre ingresso a offerta libera con prenotazione obbligatoria presso l’agenzia viaggi Santerno in via Galeati 5 (tel.0542/33200) o presso la cooperativa Nuova Terra (tel. 0542/41870). Per le altre serate ingresso 8 euro, prevendita all’agenzia Santerno. (r.c.)

Il programma della rassegna è su «sabato sera» del 28 novembre

Nella foto un momento della presentazione della rassegna

Al via con l'anteprima del 7 dicembre l'edizione numero 44 della rassegna Filodrammatiche Cars
Cultura e Spettacoli 27 Gennaio 2019

Le curiosità del dialetto castellano nel vocabolarietto realizzato da Marisa Marocchi e Giorgio Biondi

La «manga ala raglà», «i côsp» e «la bandiga». Forse solo i più anziani oggi sanno che si tratta di termini ben precisi dei mestieri di sarto, calzolaio e muratore. Si tratta di alcuni degli oltre 400 termini in dialetto castellano raccolti e tradotti da Marisa Marocchi e Giorgio Biondi nel «Vocabolariàtt Castlàn-Itagliàn», arricchiti di spiegazioni sulle origini culturali e lessicali e presentato dall’Associazione Terra Storia Memoria in occasione della Giornata nazionale dei dialetti domenica 20 gennaio, in collaborazione con AuserArt, il centro sociale Scardovi e Pro Loco castellana.

Il prosieguo del lavoro avviato dallo stesso Biondi una decina di anni fa con il primo volume «Al Dialàtt Castlàn», che presentava la grammatica e diversi termini del dialetto castellano. «Era presente anche una piccola parte riservata ai mestieri, che ho pensato si potesse ampliare» spiega Marocchi. Da questo spunto è nato un primo vocabolario dedicato al mondo contadino, seguito ora da quello dei mestieri di sarto (sèrta e sèrt), muratore (muradaur) e calzolaio (calzuler), che è pure correlato di dvd per facilitare comprensione e pronuncia. Le professioni sono state scelte sulla base della disponibilità delle informazioni: non sono stati consultati, infatti, documenti o fonti cartacee, ma si è affidato l’intero processo di traduzione alle conoscenze linguistiche tramandate e consolidate di generazione in generazione.

Marocchi ha approfittato della sua esperienza nell’ambito dell’edilizia, maturata in trentasei anni di lavoro presso la Cooperativa edile di Castel San Pietro e poi nella Cesi, poi ci sono parole oggi andate in disuso, perché sono cambiati i tempi, le necessità, i modi di progettare e di costruire. «Ad esempio, nella costruzione c’erano la salghè e la stablidûra. Nell’abbigliamento del mastro muratore occorrevano la bustéina e al grinbèl. Po’ ui ìra al sbianchizén, al geòmetro e a la fén: la bandîga». L’esperienza personale si è rivelata utile anche per quanto riguarda l’ambito della sartoria: «Essendo figlia di una sarta conoscevo molti dei termini, ma ciononostante mi sono affidata alla consulenza di una signora del mestiere che mi ha aiutato con le voci più specifiche». Con tanto di curiosità, ad esempio, la «manga ala raglà» in sartoria indica una manica scesa e larga, comoda da infilare, che prende il nome dal generale inglese Raglan, eroe di Waterloo privo di un braccio. Altrettanto peculiari sono i «trasferimenti» dalla lingua francese nei termini dialettali della sartoria.

La sinergia con gli esperti del mestiere è continuata nella sezione dedicata ai calzolai. Nerino Boninsegna le ha ricordato, tra i tanti termini, lo «sparadèl», ovvero il guardolo, la striscia di gomma o cuoio cucita o incollata per unire bene suola e tomaia ovvero la scarpa stessa, da cui nasce il detto spesso citato quando si vuole indicare che una persona ha commesso un errore plateale: «L’è andéda fuori dallo sparadèl». Ma ci sono anche parole e termini che indicano oggetti oramai andati in disuso per il variare delle lavorazioni o delle migliorate condizioni di vita, come i côsp, sorta di zoccoli di legno usati come scarpe da chi aveva poco denaro.

I vocabolarietti hanno un obiettivo molto chiaro: liberare il dialetto dall’aura di volgarità che gli è stata attribuita con il passare degli anni. «Da sempre, è una lingua parlata dagli strati più poveri della popolazione, e indicativo di ciò è la totale assenza di termini dialettali relativi alle scienze o alla letteratura – spiega Marocchi – ma ciò non significa che si possa sminuirne lo status di lingua vera e propria, che peraltro era riconosciuta al Bolognese dallo stesso Dante Alighieri. Sarebbe bene mantenerla per quelli che sono i rapporti interpersonali, perché è in quell’ambito che sviluppa il massimo della espressività» continua. (ri.ra.)

L”articolo è su «sabato sera» del 24 gennaio

Nella foto Marisa Marocchi durante il recital per la presentazione del vocabolarietto al Centro Scardovi

Le curiosità del dialetto castellano nel vocabolarietto realizzato da Marisa Marocchi e Giorgio Biondi

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