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Cronaca 5 Febbraio 2019

Dai centri diurni agli assegni di cura, i servizi per sostenere le famiglie nell'assistenza di anziani e disabili

Accanto all’assistenza domiciliare ci sono altri strumenti pensati per aiutare le famiglie nell’assistenza di un congiunto anziano, disabile o con problemi di salute: i centri diurni, che offrono attività sociali e assistenziali durante il giorno, con ritorno la sera a casa; gli assegni di cura, cioè contributi economici erogati proprio al fine di aiutare a mantenere anziani e disabili al proprio domicilio; i ricoveri di sollievo, brevi periodi (da 10-15 fino a 30 giorni) pensati per consentire alle famiglie un periodo di pausa nell’attività di assistenza del proprio congiunto. Infine, quando la domiciliarità non è più possibile, ci sono le strutture residenziali, case di riposo per gli anziani e residenze per disabili gravi e gravissimi.

Per attivare questi servizi occorre una valutazione da parte dell’equipe specializzata, ma, per prima cosa, che la persona o la famiglia lo richieda. Sembra banale, ma non sempre chi ha bisogno lo fa o sa esattamente a chi rivolgersi. «La prima “porta di accesso” è il proprio medico di base – spiega Cristina Bortolotti, responsabile infermieristico di Imola e Vallata -, è il medico che conosce le problematiche del paziente o della famiglia ed è anche il primo professionista abilitato ad attivare l’assistenza domiciliare». Poi ci sono gli Sportelli sociali, presenti in tutti i comuni. «A seconda del bisogno si potrà trovare già una prima risposta oppure essere indirizzati verso il servizio più adatto».

«Tre Sportelli sono aperti cinque giorni a settimana e sono a Imola presso il “Silvio Alvisi” (dove c’è la sede Asp), a Castel San Pietro nella Casa della Salute e a Medicina in via Saffi, sempre a Medicina un operatore sociale è presente anche ogni giovedì presso la Casa della salute – informa il direttore dell’Asp, Stefania Dazzani -. Presso la Casa della salute di Borgo Tossignano, invece, lo Sportello è aperto due volte a settimana, il martedì e il giovedì mattina. Negli altri comuni l’operatore è presente una volta a settimana: a Castel Guelfo e Mordano il lunedì mattina, a Dozza il martedì. Ci si può comunque recare in qualsiasi Sportello per fissare un appuntamento».

Discorso a parte meritano le dimissioni protette, ovvero il caso in cui, durante un ricovero ospedaliero, si manifesti la necessità da parte del paziente di essere assistito al ritorno a casa. La segnalazione viene inviata dal reparto al Punto unico di accesso (Pua) del nosocomio di via Montericco e sono gli infermieri e gli assistenti sociali che si attivano mentre la persona è ancora in ospedale, effettuando colloqui con il paziente e i familiari e organizzando i servizi necessari. (mi.ta.)

Nella foto la Casa della Salute di Borgo Tossignano

Dai centri diurni agli assegni di cura, i servizi per sostenere le famiglie nell'assistenza di anziani e disabili
Cronaca 5 Febbraio 2019

L'assistenza domiciliare, l'ospedale “invisibile' che assiste oltre mille persone che hanno bisogno nella loro casa

C’è l’ospedale classico, con i reparti, i letti, i degenti. E c’è un ospedale invisibile ai più, fatto anch’esso di medici, infermieri e operatori socio-sanitari che si recano a casa di anziani, disabili o malati, che grazie a questi servizi possono evitare il ricovero in struttura protetta e rimanere in famiglia oppure nella propria abitazione. Uno strumento che è aumentato di intensità negli anni come numero di prestazioni svolte a domicilio dagli operatori sanitari. E a volte gli assistiti possono avere necessità di prestazioni sia sanitarie che sociali.

Un esempio è quello di Marilena, 72 anni, che convive con un’invalidità al 100 per cento. «Mia madre è caduta due anni fa e si è rotta il bacino, ma per via di una patologia non hanno potuto farle l’intervento per ridurre le fratture, così oggi è in carrozzina», racconta la figlia. Basta poco, a volte una banale caduta cambia per sempre la vita di una persona. Marilena ora ha bisogno dell’aiuto dei servizi domiciliari. «Una volta alla settimana un’operatrice l’aiuta a fare il bagno e periodicamente il personale sanitario viene per il prelievo del Cumadin», prosegue la figlia. Per fortuna, Marilena ha il marito che può occuparsi della preparazione dei pasti e delle varie commissioni. «Altrimenti sappiamo che esiste anche la possibilità di richiedere il pasto a domicilio – dice ancora la figlia -. Siamo soddisfatti del servizio, abbiamo sempre avuto a che fare con persone professionali e molto umane».

Quello della signora Marilena è solo uno dei tanti casi di persone che, grazie ai servizi finanziati attraverso il Fondo regionale per la non autosufficienza, rimpolpato da risorse dei Comuni nel caso del nostro circondario imolese (oltre un milione di euro nel 2018 per tutti i servizi accreditati), possono continuare a vivere in famiglia o nella propria casa.  «Il numero negli ultimi dieci anni si può considerare sostanzialmente stabile, ma sono aumentati di parecchio il grado di gravità e la complessità dei casi, che abbisognano quindi di un numero di visite decisamente maggiore» spiega il direttore del Distretto dell’Ausl di Imola, Alberto Minardi. Un mondo che per noi utenti significa semplicemente assistenza domiciliare ma che ha vari aspetti e servizi da «ritagliare» e attivare a seconda delle persona e del problema. I numeri li dettaglia sempre Minardi: «A dicembre 2018 avevamo 236 pazienti che usufruiscono dell’assistenza domiciliare integrata che prevede visite del medico, dell’infermiere e, a volte, anche dell’operatore sociale – elenca -. I casi di assistenza programmata sono invece 517, con questa modalità abbiamo solo il medico che a scadenze pre-ise viene a domicilio. Infine, ci sono 413 pazienti in carico all’assistenza infermieristica, che non contempla l’intervento del medico se non al bisogno» dettaglia Minardi.

Chi decide quale tipo di assistenza attivare? «Il proprio medico di medicina generale». «Siamo noi l’anello che si interfaccia con tutti, anche perché noi abbiamo pazienti di ogni tipo: anziani, disabili, psichiatrici – precisa Anna Maria Severino, per l’appunto medico di base e animatore della formazione per la medicina generale -. Il lavoro di equipe è molto importante, portiamo avanti i progetti e discutiamo i casi. E’ la bellezza della rete e del lavorare insieme. Noi medici di base siamo un po’ isole, ognuno ha una sua autonomia e un suo modo di lavorare diverso da quello dei colleghi, per questo è importante il fatto di collaborare con altre figure professionali. In questi giorni, ad esempio, ho una paziente in dimissione, abbiamo già fatto riunioni per coordinare l’assistenza ed è un lavoro che continuerà anche dopo».

L’assistenza domiciliare ha mosso i primi passi nel nostro territorio circa trent’anni fa, nel tempo non solo sono aumentate le persone seguite, ma anche la complessità dei casi gestiti. Merito della preparazione del personale infermieristico e della formazione dei caregiver, che non significano solo le assistenti familiari, meglio conosciute come badanti, ma anche parenti, vicini di casa, amici, tutte coloro che si prendono cura in qualche modo di una persona presso il suo domicilio. «La richiesta e il conseguente obiettivo di evitare il ricovero di pazienti sempre più gravi, ha fatto sì che si siano sviluppate competenze dei caregiver su tematiche inconcepibili fino a pochi anni fa – conferma Minardi -.Parlo di pratiche per le quali sarebbero stati necessari interventi infermieristici e che ora svolgono, invece, figli, coniugi, badanti, come la gestione del sondino naso-gastrico per l’alimentazione parenterale, per la tracheocannula o dell’ossigenoterapia a domicilio».

Inoltre, gli interventi sono sempre più integrati tra aspetti sanitari e sociali, un tema complesso, che in passato ha creato non poche difficoltà ed oggi superato o quasi grazie alla gestione integrata tra sociale e sanità. Lo conferma Stefania Dazzani, direttore dell’Asp che gestisce i servizi sociali per i Comuni del circondario imole-se. «Nell’ultimo anno e mezzo – informa Dazzani – abbiamo introdotto i primi 30 giorni di assistenza gratuita per le fami-glie che, a causa di un problema di salute improvviso, dall’ictus alle cadute che compromettono la mobilità, si ritrovano a carico un anziano oppure un disabile al momento della dimissione dall’ospedale, cioè una persona in condizioni molto diverse da prima della malattia. L’obiettivo è consentire ai parenti di prendere coscienza della nuova situazione e di formare i caregiver, se ci sono. Successivamente è prevista una compartecipazione economica in base all’Isee. In queste condizioni abbiamo una quindicina di utenti al mese che si rivolgono a noi con un investimento sul territorio, ad oggi, di 50.000 euro». (mi.ta.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 31 gennaio

Nella foto un”infermiera del servizio di assistenza domiciliare

L'assistenza domiciliare, l'ospedale “invisibile' che assiste oltre mille persone che hanno bisogno nella loro casa

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