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Cronaca 10 Marzo 2020

Coronavirus: le misure e le raccomandazioni igienico-sanitarie

L’allegato al decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo 2020 -valido anche in quello del 9 marzo- prescrive come misure igienico-sanitarie (LINK):
a) lavarsi spesso le mani e si raccomanda di mettere a disposizione in tutti i locali pubblici, palestre, supermercati, farmacie e altri luoghi di aggregazione, soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani;
b) evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute;
c) evitare abbracci e strette di mano;
d) mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro;
e) igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie);
f) evitare l”uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l”attivita” sportiva;
g) non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani;
h) coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce;
i) non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che non siano prescritti dal medico;
l) pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol;
m) usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate.

La Regione Emilia Romagna (LINK) aggiunge come ulteriori indicazioni:
1) Evitare il contatto ravvicinato (meno di 2 metri) con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute (tosse, raffreddore, febbre).
2) Raccomandazione a tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con multi-morbilità o con stati di immunodepressione, di evitare di uscire dalla propria abitazione eccetto che la stretta necessità, evitando comunque luoghi affollati nei quali non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza interpersonale stabilita in almeno un metro.

Coronavirus: le misure e le raccomandazioni igienico-sanitarie
Cronaca 10 Marzo 2020

Coronavirus: i doveri delle persone in quarantena e i «contatti stretti»

Il compito di prescrivere l’isolamento domiciliare fiduciario con sorveglianza attiva (quarantena) spetta agli operatori della Sanità pubblica dell’Ausl di residenza. Le indicazioni su come e quando disporlo sono specificate nel Dpcm firmato il 4 marzo dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, riprese nel successivo dell’8 marzo e non modificato in quello di ieri del 9 marzo.

In particolare, chiunque, nei quattordici giorni precedenti la pubblicazione del decreto, abbia fatto ingresso in Italia o soggiornato in zone «a rischio» epidemiologico oppure è stato a «contatto stretto» con persone positive al virus, ha l”obbligo di comunicarlo al proprio medico o pediatra, ovvero chiamare l’Ausl che attiva il Dipartimento di prevenzione (Sanità pubblica).

I lavoratori non possono essere messi forzatamente a casa dalle aziende, è l’Ausl che ne valuta l’opportunità. Ed è sempre l’Ausl che contatta telefonicamente la persona per chiedere informazioni ai fini di una adeguata valutazione del rischio. Accertata la necessità della quarantena, se occorre la certificazione per l”assenza dal lavoro, l’operatore della Sanità pubblica rilascia una dichiarazione indirizzata all’Inps, al datore di lavoro e al medico in cui si dichiara che per motivi di sanità pubblica la persona è stata posta in quarantena, specificandone data di inizio e di fine; su questo tipo di certificazioni non vengono fatte visite fiscali.

Durante la quarantena c’è l’obbligo di mantenere l’isolamento per quattordici giorni, divieto di contatti sociali, spostamenti e viaggi, nonché di rimanere raggiungibile per le attività di sorveglianza e misurarsi la temperatura corporea mattina e sera. Infatti, la persona viene quotidianamente contattata, in caso di comparsa di sintomatologia dovrà indossare la mascherina chirurgica che viene fornita all”avvio della procedura, per poi chiudersi in isolamento nella propria stanza, in attesa del trasferimento in ospedale, se necessario, che sarà valutato dai medici. E’ la Sanità pubblica che decide poi se applicare la quarantena ai contatti stretti di un caso confermato (cioè una persona con sintomi). Per «contatto stretto» si intende chi vive nella stessa casa o ha avuto un contatto fisico diretto (per esempio la stretta di mano) oppure si è trovata in un ambiente chiuso (un’aula, sala riunioni, sala d”attesa dell”ospedale) per almeno 15 minuti ad una distanza inferiore ai 2 metri. Viene considerato tale anche un operatore sanitario o chi assiste un caso positivo. E chi ha viaggiato in aereo nei due posti adiacenti ad un caso di Covid-19, le persone addette all’assistenza e i membri dell’equipaggio.

Coronavirus: i doveri delle persone in quarantena e i «contatti stretti»

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