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Economia 2 Agosto 2019

I fondatori di Bio-on: «La nostra è un'azienda di valore e lo stabilimento di Gaiana è pienamente operativo»

Giorni di passione per Bio-on Spa e di grande incertezza per i suoi dipendenti. La società bolognese attiva nel settore delle bioplastiche è quotata nel segmento Aim di Borsa italiana (quello dedicato alle piccole e medie imprese). Ebbene, l’attacco portatole la settimana scorsa dal fondo di investimento statunitense Quintessential ha mandato in fumo buona parte della capitalizzazione, coi due fondatori Marco Astorri e Guido Cicognani, entrambi azionisti rilevanti, costretti ad acquistare azioni nel tentativo di evitare il tracollo del titolo. «Anche di fronte agli effetti del feroce attacco di cui siamo stati oggetto, Bio-on resta un’azienda di grande valore, in cui crediamo e continuiamo a investire», hanno motivato Astorri e Cicognani.

Bio-on è una intellectual propertycompany, ossia una società che fa ricerca applicata, nello specifico riguardo la produzione di polimeri poliidrossialcanoati, detti Phas (sono polimeri poliesteri termoplastici sintetizzati da vari generi di batteri attraverso la fermentazione di zuccheri o lipidi), commercializzando i relativi brevetti tramite accordi e joint venture ed incassando le relative royalties. Costituita nel 2007, la società bolognese è guidata dai due soci fondatori (Astorri presidente nonché amministratore delegato e Cicognani vicepresidente), che la controllano tramite la holding Capsa. In concreto, le bioplastiche sviluppate da Bio-on vengono ottenute tramite la fermentazione di scarti agricoli o sottoprodotti agroindustriali, il che rende il processo «più simile a un birrificio che a una raffineria tradizionale».

Materia prima economica e rinnovabile, che non entra in competizione con le filiere alimentari e da cui si ottiene un prodotto finale che si degrada in modo naturale e a temperatura ambiente. Quindi, sostenibile per l’ecosistema. Ebbene, tirando le somme di tutte queste qualità positive, si tratterebbe della plastica in grado di far quadrare il cerchio per un mondo alle prese con l’emergenza plastica, quella derivata dagli idrocarburi, indistruttibile e massimamente inquinante, e nella necessità di doverla sostituire. Come si può ben intuire, un giro d’affari potenzialmente immenso. Ad aprile 2017 la Camera di commercio di Bologna ha classificato Bio-on come Pmi innovativa ai sensi della legge di Stabilità, evidenziandone l’appetibilità per gli investitori.

La società conta ad oggi 100 dipendenti, di cui circa la metà dedicati alla conduzione dell’impianto di Castel San Pietro (che si trova a Gaiana). Sul sito internet della società è disponibile dal 17 luglio 2019 un video che ripercorre le fasi di costruzione dell’impianto e mostra la produzione attuale. La produzione sinora raggiunta è stata al momento utilizzata per la realizzazione di prodotti solari nell’ambito della jointventure Aldia Spa in partnership con Unilever e di arredamento nell’ambito della partnership con Kartell Spa, già in vendita sul mercato. L’impianto produttivo è stato visitato nel corso degli ultimi mesi da molteplici soggetti di ambito pubblico, finanziario e industriale, ai quali è stata mostrata la piena operatività del medesimo. (r.cr.)

L”articolo completo con tutti i particolari della vicenda è su «sabato sera» dell”1 agosto

I fondatori di Bio-on: «La nostra è un'azienda di valore e lo stabilimento di Gaiana è pienamente operativo»
Cronaca 30 Ottobre 2018

L'innovazione di una casa in terra e paglia costruita con la stampante 3d

Shamballa, il mitico e segreto regno buddhista senza peccato, senza povertà e senza sofferenze, non si trova nella regione himalayana dell’India bensì nella campagna di Massa Lombarda, al confine nord-occidentale della provincia di Ravenna. Le case, a Shamballa, sono «piacevoli a vedersi» – come descritto dal longdol lama in un testo tibetano del diciottesimo secolo – e fatte di terra cruda, paglia e lolla di riso. Proprio le materie prime usate da Wasp, azienda che vende stampanti 3d, la quale il 6 ottobre ha presentato il suo Viaggio a Shamballa, ovvero una vera e propria casa green realizzata con tecnologie in grado di stampare tridimensionalmente.

Per chi non lo sapesse, stampare in 3d significa depositare materiale strato su strato fino ad ottenere la forma desiderata e preimpostata nel programma informatico che gestisce la stampante. Già tre anni fa Wasp aveva presentato Big delta, una stampante gigante in grado di stampare tridimensionalmente una casa utilizzando solo argilla e paglia, materiali facilmente reperibili praticamente ovunque nel mondo. Ma si trattava ancora di una sperimentazione e allora ci si limitò alla realizzazione di una parte di muratura perimetrale. Stavolta, invece, la casa c’è davvero ed è completa. Si chiama Gaia e per stamparla si è ricorsi al crane Wasp, un sistema modulare che ha reinterpretato le classiche gru utilizzate in edilizia e che ha impiegato appena dieci giorni nel realizzare la costruzione, utilizzando una base di terra cruda cui sono state aggiunte paglia e lolla di riso, cioè materiali di scarto di «uno dei cereali più diffusi nel mondo».

Una scelta non casuale – spiega il patron dell’azienda, Massimo Moretti – ma perché «è uno scarto carico di silicio, che migliora la qualità del materiale non facendolo marcire. Inoltre è un rifiuto difficile da smaltire perché non brucia facilmente, quindi ottimale per l’edilizia». Utilizzando terra cruda e paglia si è ottenuta una miscela semi-liquida con cui stampare le mura, materiale facilmente modellabile e che solidifica asciugandosi. La struttura è dotata di un ampio tetto in legno, che serve a proteggere l’abitazione dalla pioggia. «L’umanità realizza case in paglia e fango da millenni. E sarebbe possibile depositare strati su strati fino a chiudere la struttura in cima, ma poi – precisa Moretti – bisognerebbe trattare il tetto con un materiale impermeabilizzante come il sapone nero o la cera». La casa realizzata a Massa Lombarda è stata dotata anche di infissi in legno e relativi vetri, ma in zone più calde del mondo potrebbero non essere necessari. Gaia è composta di un solo modulo di 20 metri quadri e un solo piano, ma la stampante Crane Wasp è modulare e può stampare più strutture contemporaneamente, differenti per geometrie, dimensioni e numero di piani.

Come già la Big Delta, anche Crane Wasp consta di un kit con tutto il necessario per l’autoproduzione. Ma – tiene a sottolineare Moretti – «a differenza della stampante precedente la Crane Wasp è quattro volte più piccola e stampa quattro volte più velocemente». In altre parole, «ci stiamo avvicinando al momento storico in cui si potrà davvero costruire case in serie con materiale a chilometro zero utilizzando la tecnologia 3d. Un progetto simile richiede una macchina facilmente trasportabile e a basso consumo di energia. Per questo nel nostro percorso c’è stata e ci sarà ancora tanta ricerca. Tuttavia ritengo realmente possibile avere fra pochi anni una stampante per case green. E a quel punto dovremo domandarci cosa farne: se stampare a basso costo abitazioni per le zone più povere del mondo o se, per contro, servirà a realizzare il primo eco-hotel stampato in 3d». (Milena Monti)

Nella foto: «Gaia», la casa realizzata utilizzando una miscela di terra e paglia

L'innovazione di una casa in terra e paglia costruita con la stampante 3d

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