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Economia 3 Aprile 2019

Dall'agricoltura si ricava non solo il cibo, ma anche prodotti di bellezza: alcune storie di aziende del territorio

L’utilizzo dei prodotti dell’agricoltura nella cosmesi si chiama agricosmesi. Perché la terra regala buoni frutti e se li possiamo ingerire possiamo anche applicarli sulla pelle. Un grande filone sempre più amato e ricercato che sta riscuotendo successo anche tra gli italiani. Un mercato sempre più attento alla qualità delle materie prime e alla loro certificazione, che viene incontro ad una crescente attenzione verso una bellezza naturale che tenga anche conto dei consumatori vegetariani e vegani, ma non è solo una loro richiesta, che vogliono prodotti che escludano in ogni fase della propria realizzazione l’impiego di qualsiasi sostanza di derivazione animale, anche se ottenuti senza sacrificio e/o maltrattamenti.

Una realtà sempre più in evoluzione, sia per la ricerca che sta alla base, sia per la qualità delle sostanze utilizzate. Si tratta di cosmetici che richiamano rimedi antichi e che ripropongono una cultura rurale, quasi contadina, ma rivisti in chiave moderna. Prodotti cosmetici naturali e biologici, dunque, e soprattutto rispettosi della pelle. Un rapporto tra mondo agricolo e cosmesi che diventa ancor più interessante se pensate che il settore della bellezza e benessere, parole di Renato Ancorotti, presidente dell’associazione nazionale delle imprese cosmetiche Cosmetica Italia, vede una crescita continua del fatturato globale, che è oggi superiore agli 11 miliardi di euro e le esportazioni che incidono significativamente sui valori di produzione con un incremento del 3,6%. Dati presentati nei giorni scorsi in occasione del Cosmoprof di Bologna, l’evento internazionale più importante nel settore della bellezza professionale che ha visto come temi principali, per l’edizione 2019, proprio la sostenibilità ambientale e l’economia circolare. Perché anche di questo si occupa l’agricosmesi. Il comparto profumeria e cura per i capelli mostra, infatti, una particolare attenzione per materie prime naturali finora poco utilizzate in ambito cosmetico, spesso espressione di un’industria fortemente legata al territorio e a prodotti a «chilometro zero».

In un concetto di riciclo e riutilizzo degli scarti di altre lavorazioni, aumentano le proposte di prodotti di bellezza con ingredienti tipici dell’industria alimentare, come il vino, il tè o l’aceto, molto utilizzato ad esempio per la cura dei capelli. Il prodotto cosmetico diventa quindi parte della ricerca di equilibrio tra l’individuo e la natura. Da una parte creme, emulsioni, lozioni, gel, oli, maschere di bellezza, saponi, profumi, trucco, strucco, solari. Dall’altra, scarti agricoli, scarti della vendemmia, fiori, miele, piante officinali, semi, piccoli frutti, bava di lumaca, olio di oliva, latte d’asina. E questo è solo l’inizio. Poi, basta leggere le etichette. E magari sentire l’esperienza di qualche produttore.

Proprio a Cosmoprof abbiamo incontrato Patrizia Morale, responsabile marketing e Pr di Harbor, un’azienda che ha sede a Ozzano Emilia e che sviluppa, formula, produce e commercializza cosmetici da oltre trent’anni. «Il nostro marchio – spiega – è distribuito in oltre 2.500 punti vendita a livello nazionale ed è presente in oltre 35 Paesi nel mondo. Per tutti l’attenzione per prodotti che contengono anche elementi della terra». Avena, bacche di goji, camomilla, canapa, carbone vege-tale, fiori di Back, di pesco, oliva, rosa centifoglia, succo fresco di Ace, e quindi di arancia, carota, limone. «Creme viso, corpo, mani, capelli, shampoo e tanto altro soprattutto per donne tra i 25 e i 45 anni» aggiunge.

Lasciamo i padiglioni affollati di Cosmoprof e andiamo nelle colline di Casalfiumanese. Adriano Pilani ha una laurea in tecniche erboristiche, una grande passione per il suo lavoro e, nei suoi due ettari di terra che coltiva da sei anni, circa 20 mila piante officinali. Timo, rosmarino, lavanda, elicriso, salvia, rosa damascena che diventano oli essenziali per la cosmesi e l’alimentazione. «E’ sicuramente un interesse in crescita – precisa Pilani – perché è in aumento la sensibilizzazione verso prodotti che sono “naturali” e per questo più apprezzati». Ottimi come integratori, utili per la cosmesi.

E poi le esperienze più particolari. Quella, ad esempio, della signora Giuliana Cesari che, già nel nome, ricorda l’azienda fondata nel 1967 a Castel San Pietro che vanta una posizione di rilievo nella produzione enologica internazionale. Sei poderi, 170 ettari di vigneti, 18 mila metri quadri di cantina. E un vino, in particolare, il Tauleto, perché proprio dal piccolo vigneto che dà vita a questo sangiovese Rubicone Igt nasce il benessere a tutto campo. La viteterapia. «Tauleto vitis philosophia – aggiunge la Cesari – è un’idea di benessere molto più ampia che abbraccia la vigna nel suo complesso. All’interno di un vigneto non sono solo i preziosissimi polifenoli dell’uva ad avere proprietà benefiche per la pelle. Ci sono i bioflavonoidi e gli antociani, ricavati dalle foglie e dalla linfa della vite, e i preziosi oligoelementi e sali minerali come magnesio, silicio e fosforo contenuti nel terreno del vigneto, per non dimenticare l’inebriante fragranza sprigionata dal bouquet di profumi di un calice di rosso Tauleto. Si dice che la natura abbia tutte le risposte, ma a me sembra che abbiamo smesso di ascoltarla. L’intuizione è chie-dere ad una pianta tanto potente come la vite i principi attivi per trasmettere nuova energia alla nostra pelle». (al.gi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 28 marzo

Nella foto Giuliana Cesari con la figlia Ilaria nel loro vigneto di Castel San Pietro Terme

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