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Cronaca 27 Aprile 2020

Coronavirus, terapia intensiva e farmaci in un futuro ancora incerto

Igor Bacchilega è il direttore del Dipartimento di emergenza e accettazione dell’Ausl di Imola che comprende anche l’area critica e i letti di terapia intensiva che sono stati fondamentali nei momenti cruciali dell’epidemia, è stato creato anche un reparto sub intensivo denominato Ecu.

Ora che i ricoveri sono diminuiti, state tirando il fiato?
«Dopo il grandissimo impegno di marzo si stanno svuotando le terapie intensive anche a Imola. Abbiamo ampliato i posti letto quando c’è stato bisogno di dare risposta ai pazienti Covid e ora siamo già pronti per dare spazio ai pazienti nonCovid anche per le attività non urgenti che dovranno ricominciare. Il problema è che possiamo guardare cosa hanno fatto i Paesi dove la malattia è arrivata prima ma è difficile valutare gli scenari futuri».

Il reparto sub intensivo Ecu rimarrà?
«Dovremo valutare».

Possiamo però contare sui farmaci. Come sta andando con la sperimentazione off label (utilizzati non per il loro uso autorizzato) del tocilizumab? Ogni giorno sentiamo novità che sembrano mettere in discussione quanto detto il giorno prima.
«Ci siamo trovati davanti una malattia gravissima che comparta una polmonite instertiziale per la quale nessun farmaco sembrava davvero efficace. Noi abbiamo trattato con il tociluzumab 13-14 pazienti a Imola, quelli valutati come idonei; 8 sono migliorati mentre per altri 5 non abbiano notato giovamento. Sarà interessante capire meglio quando avremo un’analisi scientifica rigorosa su un campione rappresentativo, per ora abbiamo preso tutti decisioni su studi di pochi casi».

Adesso si parla dell’eparina.
«In realtà l’abbiamo sempre utilizzata, è un tipico farmaco di area critica, poi dopo gli ulteriori studi si è notato che in alcuni pazienti Covid si creano trombi diffusi ed è stato aumentato un po’ il dosaggio, ovviamente nei pazienti idonei».

L’intervista completa nel numero del Sabato sera del 23 aprile

Fotografia di Marco Isola/Isolapress

Coronavirus, terapia intensiva e farmaci in un futuro ancora incerto
Cronaca 26 Febbraio 2019

In calo costante il consumo di antibiotici in Emilia Romagna, funzionano le buone pratiche contro l'antibioticoresistenza

Fare rete con i medici per una prescrizione sempre più mirata, sensibilizzare i cittadini ad un consumo corretto, agire in modo incisivo per contrastare le infezioni ospedaliere. Parliamo di antibiotici, di misure di controllo delle infezioni e di tutte le azioni che la Regione Emilia Romagna ha messo in campo per prevenire e combattere il problema dell’antibioticoresistenza. I dati degli ultimi anni parlano chiaro: i consumi calano, soprattutto in età pediatrica. In nessun’altra regione italiana si osserva, infatti, un trend in costante diminuzione come quello dell’Emilia Romagna, dove dal 2010 al 2017 si è registrata una riduzione delle prescrizioni antibiotiche per i bambini del 35%. E il calo è ancor più consistente (- 37%) nei più piccoli, fino ai 6 anni.

Complessivamente nel 2017 sono state 16,8 le dosi medie giornaliere di antibiotico ogni 1.000 abitanti: – 5% rispetto al 2016, – 16% se confrontato al 2010. Numeri accompagnati dalla riduzione di questi farmaci anche in ambito ospedaliero (-2,8% dal 2010 al 2017). Non solo, perché un’altra buona pratica diffusa in tutte le strutture ospedaliere del territorio ha portato risultati confortanti: il consumo di prodotti idroalcolici per l’igiene delle mani in ospedale (quelli che si trovano solitamente all’ingresso di un reparto o fuori dalle camere), sempre dal 2010 al 2017, è aumentato del 275%. Un importante risultato scientifico è poi il calo rilevante (-26%) della frequenza delle cosiddette «batteriemie» sostenute da enterobatteri resistenti ai carbapenemi, cioè la proporzione di infezioni nel sangue dovute ad alcuni batteri resistenti agli antibiotici, che nel 2017 in Emilia Romagna è stata inferiore del 26% rispetto alla media nazionale. E la regione ha anche un’altra specificità, che riguarda la rete delle microbiologie: grazie ai criteri di accreditamento, può contare su emocolture (esami di analisi del sangue di fondamentale importanza per le diagnosi microbiologiche) realizzate 24 ore su 24, con laboratori attivi 7 giorni su 7. Risultati ottenuti anche grazie all’aumentata consapevolezza dei rischi associati a un uso eccessivo di antibiotici e a tutti gli strumenti messi in campo dal Programma regionale di contrasto alle infezioni correlate all’assistenza e all’antibioticoresistenza.

«In questi anni – spiega l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi – in Emilia Romagna abbiamo costruito un sistema di monitoraggio estremamente dettagliato, che ci permette di avere indicatori specifici sulla prescrizione e il consumo di antibiotici. E un sistema di sorveglianza sull’antibioticoresistenza e sulle infezioni ospedaliere. Abbiamo agito, con specifiche campagne di comunicazione, anche sul fronte della sensibilizzazione ai cittadini e della formazione ai professionisti. Possiamo dire che, grazie a un’esperienza consolidata nel tempo, iniziamo a toccare con mano i risultati».

Il servizio completo è su «sabato sera» del 21 febbraio   

Nella foto l”assessore regionale Sergio Venturi

In calo costante il consumo di antibiotici in Emilia Romagna, funzionano le buone pratiche contro l'antibioticoresistenza

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