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Cronaca 11 Gennaio 2019

«I colori delle emozioni», sabato 12 gennaio l'evento per festeggiare il decennale di Casa Alzheimer

L’Asp Circondario imolese e la Fondazione Cassa di Risparmio di Imola organizzano un evento per festeggiare i dieci anni dall’apertura a Imola di Casa Cassiano Tozzoli – Casa Alzheimer. Il percorso che ha portato alla nascita della struttura destinata ad accogliere persone con malattia di Alzheimer ha avuto origine una decina di anni fa, e ha permesso di giungere alla costruzione della struttura attuale, che all’epoca fu interamente donata dalla Fondazione Cassa Risparmio di Imola all’allora Ipab «Casa di Riposo Inabili al Lavoro di Imola», ente che successivamente confluì nell’Asp Circondario imolese.

L’associazione Alzheimer Imola ha attivamente promosso la realizzazione del progetto sul territorio ed insieme all’Ausl imolese sostiene e collabora con l’Asp, che gestisce la struttura, per la qualificazione dell’assistenza. Al momento attuale i servizi erogati all’interno della Casa Cassiano Tozzoli – Casa Alzheimer comprendono un centro diurno anziani e una casa residenza anziani con un nucleo Alzheimer e ricoveri temporanei.

L’evento in programma per il pomeriggio di sabato 12 gennaio ha come tema prescelto «I colori delle emozioni», con un colore diverso per ogni aspetto: per conoscere il cammino percorso, per conoscere le persone, per conoscere la struttura, per conoscere le attività che svolgiamo, per conoscere i momenti della giornata, per conoscerci. I colori legati a questi aspetti saranno la base per allestire un percorso guidato per i visitatori, per far conoscere i diversi spazi colorati della struttura e alcune delle attività che vengono svolte al suo interno. Lungo il percorso verranno predisposti dei pannelli per illustrare le relazioni tra colore ed emozione e l’utilizzo che viene fatto per favorire le diverse attività o momenti della giornata.

Saranno presenti all’evento la presidente dell’Asp, Renata Rossi Solferini, il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio, Fabio Bacchilega, la sindaca di Imola, Manuela Sangiorgi, la presidente dell’associazione Alzheimer, Bona Sandrini, e i rappresentanti dell’Ausl di Imola. (r.cro)

«I colori delle emozioni», sabato 12 gennaio l'evento per festeggiare il decennale di Casa Alzheimer
Cultura e Spettacoli 21 Novembre 2018

Quaranta artisti romagnoli alle prese col paesaggio nella mostra della Fondazione Crimola

Quaranta artisti romagnoli moderni e contemporanei e la loro visione del paesaggio. Dopo le mostre Arte dal vero del 2014 e Volti del 2017, il Doc (Centro di documentazione delle arti moderne e contemporanee in Romagna) che è nato alcuni anni fa all’interno della Fondazione Cassa di risparmio di Imola continua l’indagine della produzione artistica della nostra terra con una esposizione dedicata al tema del paesaggio allestita al Centro «Gianni Isola» in piazza Matteotti 4, la cui inaugurazione si tiene giovedì 22 novembre alle ore 18 nella Sala grande di palazzo Sersanti. Nella mostra Ultimi Paesaggi ci saranno cinquantatré opere di imolesi quali Tonino Gottarelli, Anacleto Margotti, Mirna Montanari, Germano Sartelli, e di tanti altri tra cui i massesi Ezio Camorani e Umberto Folli, l’artista russo residente da anni a Faenza Innokenty Fateev, o ancora la forlivese Monica Spada, e i faentini Cesare Reggiani, Nedo Merendi e Federico Zanzi.

Il paesaggio, quindi, declinato in una doppia accezione, come già il titolo dell’esposizione fa intendere: letterale, nel senso dei paesaggi ritratti negli ultimi cinquant’anni dagli artisti romagnoli, e riflessivo, quasi di monito «per portare l’attenzione sulla natura, purtroppo maltrattata, ma che è fondamentale, anche perché noi ne facciamo parte in modo sostanziale», commenta il curatore della mostra, Franco Bertoni. Il paesaggio ha una storia recente (i suoi primi esempi si possono fare risalire infatti al XVI secolo), in quanto prima era solo uno sfondo, mai il soggetto principale. «È con Durer e il rinascimento nordico che diventa d’interesse per l’artista – dice il curatore -: e il primo paesaggio dipinto da Durer fu un sogno, una visione, un incubo. E in mostra avremo proprio l’espressione di come l’artista si metta davanti al vero con la propria interiorità, di come il paesaggio sia una sorta di specchio dell’io. Quindi la mostra si muoverà tra natura e visioni, toccando oltretutto diverse arti, come la pittura, il disegno, la fotografia».

Con Ultimi Paesaggi, il Doc e la Fondazione Crimola aprono una collaborazione con altre realtà culturali della città.«Abbiamo coinvolto nel progetto di Ultimi Paesaggi quattro gallerie d’arte imolesi e il Circolo Sersanti – afferma Fabio Bacchilega, presidente della Fondazione – perché siamo convinti dell’importanza di fare rete con il territorio, e anche la cultura può muoversi con successo in tal senso». La mostra avrà infatti dei collegamenti, delle ramificazioni. Marcello Galvani, tra gli artisti di Ultimi Paesaggi, sarà infatti in mostra anche in una personale intitolata Vedute alla galleria Il Pomo Da Damo in via XX Settembre 27 a Imola, dal 24 novembre al 20 gennaio. Così come i Paesaggi di Anacleto Margotti saranno visibili anche al Circolo Sersanti dal 22 novembre al 3 febbraio. La galleria Pontevecchio in via Pisacane 31/a allestirà una personale di Marino Trioschi, Frammenti di paesaggio, dal 15 dicembre al 6 gennaio. Tales of Art, in via Emilia 221, ospiterà Napoleone Calamelli. Visioni immaginarie dal 19 gennaio al 24 febbraio. Infine la Bottega Gollini, in via Emilia 43, terrà l’esposizione di Carlo Ravaioli intitolata Presente infinito dall’1 al 31 dicembre. (s.f.)

«Ultimi Paesaggi» inaugura giovedì 22 novembre alle 18 nella Sala grande di palazzo Sersanti e sarà allestita fino al 3 febbraio al centro Isola in piazza Matteotti 4. Orari: da martedì a domenica 16-19, martedì, giovedì, sabato e domenica anche 10-12 (chiuso 25 dicembre e 1 gennaio). Ingresso libero. Visite guidate il 25 novembre, 9 e 26 dicembre, 13 e 26 gennaio e 3 febbraio alle 16 (gratuite e senza bisogno di prenotazione). Informazioni: www.mostrefondazioneimola.it o www.arteromagna.it

L”articolo completo è sul «sabato sera» in edicola giovedì 22 novembre

Nella foto olio su lino di Enrico Minguzzi (cm 40×50, 2018)

Quaranta artisti romagnoli alle prese col paesaggio nella mostra della Fondazione Crimola
Sport 20 Maggio 2018

Appennino Bike, una vera scuola per il ciclismo fuoristrada con il sostegno della Fondazione Crimola

Il ciclismo fuoristrada, tra mountain bike e Bmx, fanno rima con Appennino Bike, nome dell’unica associazione sportiva dilettantistica imolese affiliata a federazione Federciclismo e Coni che si occupa di corsi di avviamento per giovanissimi, allenamenti e gare agonistiche per le varie categorie sportive ed anche escursioni e cicloturismo per tutte le età. Grazie al costante sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, poi, Appennino Bike punta a diventare entro l’anno una vera e propria scuola di ciclismo, al fine di fornire formazione professionale ed assistenza per il ciclismo Bmx e Mtb oltre che da strada, anche se, precisa il maestro istruttore Fabio Gioiellieri: «Intendiamo specializzarci nelle discipline fuoristrada, lasciando spazio all’ambito stradale ad associazioni ben più longeve di noi».

Appennino Bike, infatti, opera sul territorio imolese da 4 anni, nascendo come una Asd di promozione del ciclismo fuoristrada. «Fino ai 12 anni di età proponiamo corsi di avviamento alla mountain bike – spiega Gioiellieri, che è maestro istruttore di secondo livello e direttore sportivo -. Si tratta di allenamenti non agonistici ma divertenti, per introdurre i più giovani alle discipline di ciclismo fuoristrada, come enduro e downhill, in sicurezza e trasmettendo la passione che fa muovere le gambe. Dopo i 12 anni di età aumenta l’impegno fisico, gli Esordienti e gli Allievi possono fare anche le prime vere gare. Da tre anni a questa parte partecipiamo a più competizioni giovanili con risultati regionali, da noi sono passati anche atleti che oggi stanno seguendo la propria carriera sportiva come Matteo Sacconi, protagonista nazionale».

Per i propri corsi di avviamento e per gli allenamenti, Appennino Bike ha a disposizione un campo scuola di circa mezzo ettaro adibito a pista permanente con attrezzi ed ostacoli mobili quali rampette, bancali e conetti. Il campo scuola si trova all’altezza dell’ingresso superiore del Parco Tozzoni, nell’area dell’ex pista di auto telecomandate. «Grazie alla Fondazione stiamo ampliando il nostro spazio con l’obiettivo di trasformarlo in una vera scuola – continua Gioiellieri -. Ogni anni la Fondazione ci garantisce infatti un contributo che utilizziamo sempre per le attrezzature necessarie alle nostre attività, materiali ma anche il defibrillatore a disposizione del nostro impianto sportivo, per la sicurezza degli iscritti».

Appennino Bike si occupa anche di corsi per adulti che vogliono migliorare la propria tecnica e di escursioni in mountain bike sul territorio. Oltre a Gioiellieri, sono istruttori Lucio Sportelli, Isauro Bendini e Stefano Dalfiume, quest’ultimo addetto alle escursioni in Mtb ed anche collaboratore del progetto di «brevetto cicloturistico» di If Imola Faenza tourism company. «Come cicloguide proponiamo escursioni per tutti i gusti e per tutte le gambe – continua Gioiellieri – da qualche ora sui sentieri del territorio a tour di più giorni come la Faenza-Firenze lungo la Via degli Dei attraverso la dorsale appenninica che riscuote sempre successo». Complessivamente Appennino Bike conta un centinaio di iscritti equamente divisi in Junior e Master, ma se i giovani sono quasi tutti agonisti, i Master sono per lo più cicloturisti. Ogni anno l’associazione organizza anche due gare a Castel del Rio, una di enduro e una di downhill valida anche come unica prova del campionato regionale di specialità.

mi.mo.

Nella foto: un atleta di Appennino Bike in azione

Appennino Bike, una vera scuola per il ciclismo fuoristrada con il sostegno della Fondazione Crimola
Cultura e Spettacoli 19 Aprile 2018

Il Pinocchio degli artisti Bertozzi e Casoni in mostra da domani al Centro Gianni Isola

È una delle opere più intense di Bertozzi & Casoni: un Pinocchio stanco e pieno di rughe, seduto su una montagna di libri. Il titolo, Non ricordo, accentua e sottolinea la maestria dei due ceramisti di fama internazionale nel rappresentare le emozioni dell’uomo, la contemporaneità e i suoi dilemmi, la vita. E l’opera verrà messa in mostra dal Centro di documentazione arte moderna e contemporanea in Romagna (Doc) della Fondazione cassa di risparmio di Imola al Centro Gianni Isola in piazza Matteotti 4 a Imola da domani fino al 20 maggio (con inaugurazione alle ore 18.30).

Si tratta di una nuova acquisizione della Fondazione, che si aggiunge alle altre due opere degli artisti imolesi già di proprietà dell’ente di palazzo Sersanti. «A Bertozzi & Casoni abbiamo dedicato nel gennaio del 2017 – dice Fabio Bacchilega, presidente della Fondazione – una bella esposizione presso il museo di Palazzo Poggi dell’Università di Bologna. Una mostra di grande successo nella quale vidi per la prima volta, assieme ai miei consiglieri, il vecchio Pinocchio seduto sui libri».

«Non ricordo» sarà quindi esposta fino al 20 maggio al centro Isola per poi essere collocata presso gli uffici della Fondazione ed essere pronta per alcune tappe espositive cittadine. «Il programma è ancora tutto da definire – conclude il presidente dell’ente – ma l’accordo con gli artisti, senza l’aiuto dei quali non avremmo potuto fare questo regalo alla città, prevede di esporre l’opera, se è possibile e se la sicurezza lo consente, anche al di fuori della Fondazione».

«Non ricordo» è visibile martedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle 16 alle 19, sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19 (il 25 aprile e l’1 maggio dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19). Informazioni: www.arteromagna.it o 0542/26606.

r.c.

Nella foto: l”opera di Bertozzi & Casoni

Il Pinocchio degli artisti Bertozzi e Casoni in mostra da domani al Centro Gianni Isola
Sport 10 Aprile 2018

Il circolo Casale Tennis Club cresce anche grazie ai contributi della Fondazione Crimola

Da Note di Strada alla Notte prima del Raviolo: negli ultimi tempi i giovani di Casale sono molto attivi per rendere il loro paese «vivo», con iniziative che coinvolgono tantissime persone. Non manca nemmeno la «parte sportiva» e se è vero che il paese non può più contare su una squadra di calcio unicamente propria (i ragazzi di Casale giocano per la maggior parte nel settore giovanile della Valsanterno), appena sopra l’impianto di via 25 Aprile sorge il circolo Casale Tennis Club, il cui gestore è un quasi 33enne che sta portando avanti un bellissimo progetto. Stiamo parlando di Yuri Mandia, che dal 2012 ha aperto la scuola tennis a Casalfiumanese e, di anno in anno, sta crescendo il numero di tesserati del circolo. «Al momento i soci sono una cinquantina, mentre tra i tesserati possiamo contare su 52 bambini e circa 20 adulti – commenta lo stesso Mandia -. La nostra scuola tennis va dai 4 anni all’agonistica e gli oltre 50 tesserati sono il numero migliore da quando è stato aperto il circolo».

Stiamo parlando del 2012.

«Esattamente, ho aperto più di 5 anni fa. Prima c’erano due campi, con una signora che gestiva le ore di utilizzo, ma non esisteva nessuna scuola tennis».

Hai parlato di due campi.

«Sì, i campi sono sempre stati due, uno in sintetico e uno in terra rossa. Quest’anno abbiamo deciso di fare un investimento importante: abbiamo rifatto il campo in sintetico e coperto quello in terra rossa, interventi per i quali ringrazio l’aiuto dell’Amministrazione comunale. Credo sia molto importante poter utilizzare entrambi i campi anche in inverno. Inoltre, è davvero raro trovare strutture con la doppia superficie: a Casalfiumanese il circolo è nato così e ho voluto mantenere intatta la situazione, anche per aiutare i bambini e i ragazzi in preparazione ai tornei, che vengono giocati sia sul sintetico che sulla terra».

Chi fa parte del tuo staff?

«Oltre a me c’è un altro maestro, Gianluca Bambi, che si occupa soprattutto dei corsi dei bambini. Poi ci dà una mano una allieva-istruttrice, che si chiama Chiara Grementieri. La presenza di alcuni collaboratori è molto importante, anche perché io, oltre al gestire il tennis club a Casalfiumanese, lavoro come responsabile del mini-tennis al Ct Bologna».

Il Casale Tennis Club non tiene solo corsi per bambini e adulti, ma è attivo pure nel settore agonistico.

«Abbiamo 3 squadre, due maschili e una femminile. In una, quella più competitiva, gioco anch’io e lo scorso anno abbiamo ottenuto la promozione dalla D4 alla D3. Gli altri ragazzi in squadra sono Rosario Robustelli, Davide Melandri e Gianluca Monti. Ci tengo a citarli perché sono con me da quando erano bambini e sono cresciuti tanto. Credo che questa sia una squadra davvero valida e spesso siamo competitivi, tant’è che abbiamo concluso da poco un torneo a squadre, dove siamo arrivati alle fasi finali. Vanno fatti i complimenti anche alla squadra Under 12, che lo scorso anno ha vinto la fase provinciale e perso solo in finale quella regionale, ma si è guadagnata il diritto di giocare la fase nazionale al Foro Italico di Roma. Non capita a tutti di vivere un’emozione del genere».

Siete molto attivi anche in estate, a partire dai camp.

«Esatto, è un’attività che funziona molto bene. Si tratta di camp giornalieri: i bambini stanno con noi tutto il giorno e ogni tanto sono previste uscite, come capitato a Mirabilandia o Acquajoss. Inoltre il Circo Tennis cerca di essere un punto di aggregazione per i bambini del paese, anche quelli non tesserati dal circolo, tant’è che spesso organizziamo feste ad Halloween e a Carnevale. A Casalfiumanese ci sono tante iniziative per ragazzi e adulti, mentre mancano un pochino quelle per bambini: cerchiamo di essere noi a colmare questa lacuna. Per ultimo, non va dimenticato lo storico torneo di calcio a 5, il Memorial Ronchini, che organizziamo ogni estate a giugno e per il quale devo ringraziare il mio amico Mirco Camaggi, che mi dà una grande mano».

Domanda conclusiva: come utilizzate i contributi della Fondazione Cassa di Risparmio?

«Sono contributi importanti, che ci servono per affrontare le spese quotidiane di gestione, come ad esempio i 14 mila euro annui che spendiamo in riscaldamento e luci. Una cifra davvero enorme». 

an.cas.

Nella foto: Yuri Mandia al centro tra Gianluca Bambi e Chiara Grementieri al Casale Tennis Club

Il circolo Casale Tennis Club cresce anche grazie ai contributi della Fondazione Crimola
Sport 28 Febbraio 2018

Kung Fu…Panda, a Imola Scuola e Disciplina organizza corsi per i più piccoli

Da Bruce Lee a Kung Fu Panda il passo è più breve di quello che sembra. Già, perché quando si parla di arti marziali, per tutto il mondo occidentale il migliore riferimento rimane quello cinematografico. E’ così per gli appassionati, ma non solo: anche le scuole di kung fu e addirittura la Federazione italiana hanno preso spunto dagli ultimi film d’animazione dedicati al simpatico e improbabile panda Po per incentivare soprattutto i più piccoli a cimentarsi in questa disciplina.

Ce lo conferma il maestro Davide Giovannini, fondatore dell’Associazione Scuola e Disciplina del Kung Fu Imola. «La nostra disciplina è molto legata alla cinematografia. Il kung fu in occidente è conosciuto soprattutto grazie ai film di Bruce Lee. Poi, piano piano, c’è stata una crescita interna del movimento, fino all’uscita nelle sale di Kung Fu Panda, che ha portato un grande incremento di tesserati. Va anche detto che la Federazione ha stretto un accordo con la casa di distribuzione del film in Italia per l’utilizzo dei termini e di alcuni loghi. Noi stessi abbiamo il corso Panda Kung Fu e I 5 Cicloni».

A parte i film, come ci si avvicina al kung-fu?

«Per quanto riguarda la nostra società, il passaparola è importante. Non siamo interessati a grandi numeri, per questo facciamo poca pubblicità e volantinaggio. La passione e l’opera di convincimento che fanno i nostri tesserati con amici e conoscenti ci aiuta molto. Per quanto riguarda i bambini, l’interesse deriva soprattutto dai genitori, che vogliono portare i figli a conoscere un’arte marziale».

Lei, invece, come si è avvicinato a questa disciplina?

«Molto casualmente – ammette Giovannini -. Eravamo 4 amici di 17 anni alla ricerca di uno sport comune: feci scegliere gli altri e ci iscrivemmo a kung-fu. Peccato che dopo alcuni mesi i miei amici smisero, mentre io sono ancora qua, nonostante un grave incidente in moto nel 2016, che mi ha costretto a stare in ospedale per tre mesi e a riposo forzato per quasi un anno. Ho già subìto cinque interventi e ora utilizzo un bastone di supporto e dovrò ancora fare ulteriori interventi. Ciononostante, anche grazie al kung fu, non mi sono perso d’animo e con tenacia e spirito combattivo ho cominciato la ripresa progressiva e ottenuto risultati. Per questo motivo posso dire che le arti marziali, e il kung fu in particolare, insegnano non solo delle tecniche e dei movimenti, ma un modo di stare di fronte alla vita e alle difficoltà, a non arrendersi mai e a conoscere i propri limiti per cercare di allargarli il più possibile».

Al momento quanti tesserati avete?

«Una sessantina, di cui circa il 70% minorenni. Ci sono 15 bimbi fino agli 8 anni, poi 11 che vanno dagli 8 ai 12 anni e un’altra quindicina dai 12 ai 18. Purtroppo negli ultimi due anni c’è stato un piccolo calo, un trend che però è lo stesso in tutta Italia. Questo dipende dal fatto che le arti marziali, in particolare il kung fu, non siano una disciplina prettamente sportiva, ma che riguarda anche la filosofia di vita. Credo che la Federazione avrebbe dovuto cavalcare l’aspetto del tai-chi, un aspetto del kung fu più naturalistico. Noi alleniamo non solo i muscoli, ma anche il cuore e la mente».

Quanti abbandonano nella vostra realtà?

«Nei piccolini c’è un turnover fisiologico, quelli che mollano l’attività saranno più o meno il 15-20%. Io però insisto molto con i genitori per fargli fare comunque uno sport, anche se non è il kung-fu. Nei più grandi, invece, il discorso è diverso: cambiano gli interessi, le passioni; o si hanno prospettive e risultati, oppure alle volte si smette pure di fare sport».

Oltre alla partecipazione e ai corsi, arrivano anche i risultati…

«Il nostro è uno sport di nicchia e non esistono tante competizioni. A quelle vicine partecipiamo, mentre ci spostiamo in altre zone d’Italia solo se ci sono gare nazionali, riconosciute dalla Federazione. Con i più grandi siamo campioni interregionali in carica dal 2010. Anche con i bimbi partecipiamo a qualche competizione, ma si tratta proprio di gioco-sport, con percorsi e attività divertenti».

Per cosa utilizzate il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio?

«Per i corsi rivolti ai più piccoli, ovvero il Panda Kung Fu e I 5 Cicloni ». 

an.cas.

Nella foto: il maestro Davide Giovannini insieme agli allievi dell”Associazione Scuola e Disciplina Kung Fu Imola

Kung Fu…Panda, a Imola Scuola e Disciplina organizza corsi per i più piccoli
Sport 26 Febbraio 2018

Boogie woogie al Club The Stars, il passatempo «social» con l'aiuto della Fondazione Crimola

«I want you to Boogie Woogie», canta uno dei primi brani di successo del genere nato dal blues e diffusosi a partire dagli anni Quaranta, Pinetop’s Boogie Woogie. Apparso per la prima volta negli Stati Uniti, oggi il boogie woogie è un ballo di coppia diffuso ovunque nel mondo che coinvolge tantissimi appassionati.

Ad Imola l’associazione sportiva dilettantistica Club The Stars raccoglie circa 200 soci appassionati di boogie woogie fra iscritti ai corsi di avviamento al ballo e coppie di ballerini agonisti. «Ballare è un passatempo social: fa conoscere fra loro persone diverse che hanno in comune la medesima passione e le fa frequentare dal vivo in diverse occasioni e sale da ballo». Per Elisabetta Mancurti, presidente dell’associazione, nonché socio fondatore del Club The Stars, è questa la più importante caratteristica del ballo.

«Sono appassionata di boogie e lo ballo da sempre, per me e gli altri ballerini con cui condividevo questa passione è stato naturale fondare il Club The Stars nel 1993 allo scopo di raccogliere altri appassionati del genere – continua -. Fin da subito abbiamo aperto corsi di boogie per tutte le età, a partire dai 5-6 anni e senza alcun limite, infatti contiamo anche soci ballerini ultra ottantenni; accanto, portiamo avanti da sempre l’attività agonistica anche grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio che ogni anno sostiene l’acquisto di divise ed altro materiale per le gare e ci aiuta a coprire le spese di iscrizione e trasferta. In questi 25 anni di attività abbiamo vinto così tante medaglie e coppe, che non saprei contarle. Nei primi anni Duemila siamo anche stati la squadra vice campione del mondo per ben due volte».

Ogni anno il Club The Stars partecipa a sei competizioni nazionali ed altre 4 o 5 internazionali, fra campionati di ballo e singole coppe; si tratta sempre di competizioni Coni ufficiali, cui l’Asd può prendere parte grazie all’iscrizione alla Fids, Federazione italiana di danza sportiva. Ad esempio il prossimo 3 marzo 7 coppie di ballerini imolesi saranno impegnate nella Coppa del Mondo che andrà in scena in Francia. Alle competizioni partecipano per lo più ballerini di 15-20 anni di età, ma si può iniziare già dagli 8 anni «se si ha la stoffa e la voglia». Il Club The Stars ha agonisti attivi anche nella categoria Senior Over 35, fra cui una coppia che vanta nel proprio curriculum tre titoli italiani e tre mondiali.

Oltre al contributo della Fondazione ed altri piccoli sponsor, l’Asd si sostiene con i corsi di avviamento al ballo, presso il centro sociale Campanella, tenuti dai due maestri tecnici di boogie Mirko Benericetti e la stessa Mancurti, che sono anche i coach della squadra sportiva. Accanto al boogie il Club The Stars tiene anche corsi di hip hop per bambini e ragazzi. «Recentemente poi abbiamo aggiunto anche il lindy hop, ballo di coppia simile al boogie ma dal diverso atteggiamento – continua la presidente –. Rispetto a qualche anno fa, infatti, il boogie e gli altri balli anni Quaranta e Cinquanta sono tornati di moda anche per i giovani, che sempre più numerosi si avvicinano al ballo ma anche alla moda e allo stile di vita vintage. All’estero, poi, questa moda è ancora più coinvolgente e sono organizzati con frequenza dei veri e propri festival swing che contano migliaia di partecipanti».

Ad esempio c’è il recente «Rock that swing festival» tenutosi a Monaco, fra i cui organizzatori figura anche una ventenne ex allieva del Club The Stars trasferitasi in Svezia per fare del boogie una vera professione. Nel suo piccolo, il Club The Stars propone un evento swing alle Cantine Zuffa sabato sera (24 febbraio): un’opportunità per conoscere il boogie e lasciarsi trasportare dalle sue note vivaci. 

mi.mo.

Nella foto: alcuni ballerini del Club The Stars

Boogie woogie al Club The Stars, il passatempo «social» con l'aiuto della Fondazione Crimola

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