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Cronaca 23 Settembre 2019

Niente frutta dove passa la cimice venuta dall’Asia

Aiuti economici; sollecitazione di un piano straordinario nazionale e di misure europee per la prevenzione e la gestione delle crisi; studi e ricerche. Questi i pilastri su cui poggia la risposta della Regione Emilia Romagna all’emergenza costituita dalla cimice asiatica o cimice marmorata (la Halyomorpha halys), il parassita arrivato dalla Cina che sta devastando i frutteti.

«Voglio tranquillizzare alcuni esponenti dell’opposizione che, evidentemente non documentati, hanno lanciato grida di allarme ingiustificate su una presunta inerzia della nostra amministrazione – replica l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli –. Stiamo mettendo in campo tutte le azioni possibili per contrastare questa calamità senza perdere un solo minuto».

A meno di due settimane dal tavolo tecnico con le associazioni agricole e le organizzazioni dei produttori ortofrutticoli, convocato per fare il punto sui danni provocati dal proliferare di cimici marmorate, la Regione ha già licenziato un primo provvedimento per sostenere l’accesso al credito delle imprese agricole emiliano-romagnole in difficoltà.
Il bando, approvato dalla Giunta regionale, stanzia 250 mila euro per la concessione, tramite gli organismi di garanzia, di un contributo in regime di de minimis a favore delle imprese agricole del settore ortofrutticolo, dando priorità alle imprese che hanno una superficie minima di impianti frutticoli di due ettari e poste nelle province di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena e Ravenna, che – secondo i rilievi effettuati dal servizio Fitosanitarioregionale – sono i territori ove la cimice asiatica ha colpito più duro.
Le domande dovranno essere presentate all’organismo di garanzia entro il prossimo 21 ottobre.

«Come avevamo promesso nell’incontro tecnico di fine agosto, ci siamo impegnati per dare rapidamente un sostegno concreto alle aziende agricole del settore ortofrutta colpite dal flagello della cimice asiatica – rivendica Caselli –. Questo primo provvedimento consentirà alle imprese di accedere a mutui e a prestiti agevolati ed evitare così crisi di liquidità».
Non solo. «Sul 2020 chiederemo un rafforzamento di ulteriori 250 mila euro – aggiunge l’assessore regionale –, che si aggiungeranno al milione di euro già previsto». (r.cr.)

Altri particolari nell”articolo pubblicato sul “Sabato sera” del 19 settembre

Niente frutta dove passa la cimice venuta dall’Asia
Economia 28 Aprile 2018

Marco Martelli, l’agricoltore che sostituisce l’albicocco con l’aronia

Per Marco Martelli, dell’Azienda agricola Martelli e Renzi, il futuro si chiama aronia. Nel maggio di un anno fa ha messo a dimora nel suo campo, lungo la strada che da Fontanelice conduce a Gesso, 2.400 piantine che da fine agosto in poi cominceranno a produrre piccoli frutti a grappolo, simili a mirtilli. «L’aronia è stata una meravigliosa sorpresa – racconta, mostrandoci le piante in procinto di fiorire -. Cresce in qualsiasi terreno e clima, non necessita di irrigazione, e, soprattutto, non è intaccata da patogeni, caratteristica molto interessante per la coltivazione biologica».

La scorsa domenica, in occasione della fioritura, Martelli ha aperto al pubblico la sua azienda. Per chi si fosse perso l’appuntamento, è prevista una replica domani, domenica 29 aprile, dalle ore 9 alle 13, previa prenotazione al numero 335/6577002. 

L’incontro con la pianta originaria del Canada e delle lande siberiane è avvenuto quasi per caso. «Da qualche anno – prosegue – stava diventando evidente che l’albicocca, nostra maggiore coltura, stava entrando in crisi strutturale, perché il miglioramento genetico ha reso vocate zone che prima non lo erano. Per sostituire l’albicocco abbiamo preso in considerazione diverse possibilità: dal castagno, al mandorlo a guscio morbido, dalla cotogna al bambù. Abbiamo anche deciso di realizzare un laboratorio aziendale per trasformare frutta fresca in confetture, sciroppati e succhi». Da qui la scelta di cominciare a coltivare anche piccoli frutti, oltre a ciò che produciamo già ovvero kiwi, susine, cotogne, zucche cedrine. E l’aronia.  

Su internet Martelli ha poi individuato il primo e oggi principale produttore italiano, la “4 Principia rerum” in provincia di Gorizia, che nel 2015 ha avviato la coltivazione su 11 ettari. Ha visitato il sito produttivo e ha raccolto informazioni anche sulle proprietà di questo frutto. «Ha tutte le caratteristiche del vino rosso, con il vantaggio di non contenere alcol – sintetizza, entrando poi nel dettaglio -. E’ ricco di antiossidanti, polifenoli, flavonoidi e antociani, che lo rendono uno tra i più potenti anti-età esistenti in natura; ha effetti gastroprotettivi, epatoprotettivi e antinfiammatori; contiene vitamina C e K, che rafforzano il sistema immunitario, abbassano il colesterolo e migliorano la pressione sanguigna. Purifica il tratto urinario ed è più efficace dei mirtilli nel trattamento delle infezioni. Ha inoltre grandi quantità di fibre in grado di combattere stitichezza, emorroidi e di ripulire il colon». Non a caso l’aronia rientra nella categoria dei cosiddetti «superfood», prodotti ricchi di nutrienti, che di solito si trovano in commercio abbinati ad altri frutti. Una nota catena della grande distribuzione, ad esempio, propone il mix aronia, more di gelso e rabarbaro essiccati.  

«Sono stato il primo a coltivare l’aronia in Emilia Romagna» sottolinea. E ci fa assaggiare il risultato, sia sotto forma di frutta secca sia di succo, come quello che intende iniziare a produrre dal prossimo autunno. E’ una bevanda dall’intenso colore rosso rubino; il sapore è leggermente amarognolo e al tempo stesso zuccherino, ma gradevole e dissetante, con un vago sentore di tabacco. «E’ il tannino» spiega Martelli.  

La scorsa estate il coltivatore ha anche avuto modo di testare la resistenza della pianta alla siccità. «Ho fatto solo qualche irrigazione di soccorso, ma ho notato che non ha avuto grossi problemi. Inoltre, in un primo tempo mi era stato detto che cresce meglio all’ombra; in realtà l’ombra non serve. Da fine agosto per tre mesi circa produce il frutto. Ho fatto anche le prove di conservazione e fuori frigo si mantiene anche per cinque mesi, un po’ come l’uva passa». L’arbusto varia da un’altezza di mezzo metro a un metro circa.

Il prossimo passo sarà cominciare a produrre anche confettura con il raccolto dell’annata 2018, nel laboratorio di trasformazione, avviato a fine dicembre utilizzando un contributo pubblico. «Grazie alla tecnologia della cottura in depressione, a 60 gradi anziché a 100 – dice mostrandoci l’ipianto – non usiamo pectina e le proprietà della frutta si mantengono meglio. Inoltre, siamo autosufficienti dal punto di vista energetico. La caldaia a legna esterna produce il vapore e i pannelli fotovoltaici l’energia elettrica necessari».  (lo.mi.) 

L’articolo completo su “sabato sera” del 26 aprile.

Nella foto Marco Martelli nel suo campo di aronia

Marco Martelli, l’agricoltore che sostituisce l’albicocco con l’aronia
Economia 5 Aprile 2018

Il gelo ha bruciato la produzione di albicocche, l'allarme degli agricoltori – VIDEO

Il gelo di fine febbraio ha messo in ginocchio per l’ennesima volta i produttori di albicocche, in particolare quelli della vallata del Santerno, dove le temperature sono scese oltre i dieci gradi sottozero. «Posso affermare, senza timore di essere smentito, di aver perso oltre il 90 per cento della produzione – esordisce Domenico Errani, che nella vallata del Santerno ha 12 mila piante su 17 ettari, 16 dei quali certificati biologici -. E da adesso in avanti posso solo rischiare di perdere la totalità del raccolto».

Le varietà precoci mature già in maggio sono evidentemente più esposte ai rigori invernali, anche le varietà tardive hanno però risentito delle basse temperature. Lo stesso Errani mostra nel video che ci ha mandato (pubblicato sul sito del sabato sera) gli effetti sulle gemme, in cui pistillo e ovario sono necrotizzati per il gelo. “Gelo e campagna a rischio”, l’allarme di Coldiretti e Cia Imola«La campagna 2018 dell’albicocca è a forte rischio». A lanciare l’allarme sono state nei giorni scorsi le organizzazioni agricole che ieri, 4 aprile, hanno incontrato l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli, assieme ai tecnici dell’assessorato.

Imola è leader in Italia nella produzione di albicocche con 1.100 ettari coltivati, pari al 20% della superficie che in Emilia Romagna è destinata a questa coltura e all’8 per cento a livello nazionale. «Purtroppo – constata Coldiretti Bologna – dopo i prezzi al di sotto dei costi di produzione del 2016, la grandinate e la siccità del 2017, con prezzi sempre non remunerativi, anche il 2018 è partito sotto i peggiori auspici. Già lo scorso anno gli inceppi e i bizantinismi nei complicati procedimenti parlamentari non avevano consentito il riconoscimento dello stato di calamità per la grandinata».

Lo stato di calamità consente infatti di attivare i finanziamenti del Fondo di solidarietà nazionale previsti dal decreto 102/2004 a sostegno delle imprese agricole, le cui produzioni sono danneggiate da calamità naturali ed eventi climatici avversi. «Ci auguriamo – afferma il presidente di Coldiretti Bologna, l’imolese Antonio Ferro – che quest’anno sia riconosciuta l’eccezionalità dell’evento, anche perché, purtroppo, a fine febbraio non era stato ancora raggiunto l’accordo tra le compagnie di assicurazione e i Consorzi di difesa per la campagna assicurativa, che avrebbe consentito ai produttori di assicurarsi. Se da una parte sul fronte delle assicurazioni ci sono novità positive come l’abbassamento della soglia di indennizzo e l’aumento del contributo sulle polizze, dall’altro occorre che le polizze siano calate nella realtà produttiva con strumenti chiari e comprensibili e che siano soprattutto snelle, visto che ancora oggi ci sono agricoltori che stanno facendo i conti con le polizze agevolate del 2015».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche la Cia di Imola. «Ci vorranno giorni per fare una ricognizione che delinei la reale situazione delle campagne – commenta il presidente, Giordano Zambrini -. Ci troviamo di nuovo con il reddito delle aziende agricole messo a dura prova, ma anche le ripercussioni sull’indotto saranno significative, in quanto in alcune zone il raccolto è stato compromesso totalmente. L’Unione europea prevede lo strumento assicurativo come unica arma a difesa delle colture colpite dalle calamità atmosferiche, purtroppo, però, le procedure sono alquanto farraginose e complicate, senza tener conto dei programmi informatici che ancora oggi non funzionano a pieno regime. Solleviamo quindi nuovamente la necessità di un provvedimento normativo – esorta Zambrini – in grado di superare questa situazione paradossale che non favorisce, da parte delle imprese, il ricorso all’assicurazione». A farsi portavoce in Regione delle preoccupazioni delle associazioni di categoria e degli agricoltori è stato il consigliere regionale Roberto Poli. «Occorre ricercare tutte le azioni possibili a tutela della produzione di albicocche e delle imprese agricole – dichiara -. Per questo ho contattato l’assessore Caselli, promuovendo l’incontro del 4 aprile».

Altri particolari e testimonianze di agricoltori sul “sabato sera” in edicola dal 5 aprile.


lo.mi.

Nella foto uno degli agricoltori colpiti, Maria Montefiori nel suo campo a Posseggio

Il gelo ha bruciato la produzione di albicocche, l'allarme degli agricoltori – VIDEO

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