Posts by tag: frutticoltura

Cronaca 28 Maggio 2019

Il Consorzio dei castanicoltori di Castel del Rio lancia l'allarme: è tornata la vespa cinese

La vespa cinese sta tornando a infestare i castagneti della vallata del Santerno, dopo alcuni anni di quiete dovuti all’attività del Torymus sinensis, l’insetto suo antagonista naturale, immesso nell’ambiente nel 2012 in occasione dell’infestazione massiccia che azzerò la produzione.

L’allarme ora arriva dal presidente del Consorzio castanicoltori di Castel del Rio, Giuliano Monti. «Sapevamo che la vespa non era scomparsa per sempre, ma la presenza anche dell’antagonista manteneva la situazione sotto controllo. Ora è in atto una recrudescenza – conferma -. Sono evidenti molte galle sulle piante selvatiche, già belle rosse, e anche sulla varietà domestica, meno visibili perché ancora verdi. All’interno delle galle al momento vi si trova solo la larva della vespa. Quest’anno il torymus è in ritardo, forse a causa del freddo di queste ultime settimane».

«Probabilmente nei prossimi giorni, sperando che venga più caldo, arriverà a parassitizzare la vespa. Questo nella migliore delle ipotesi. L’anno scorso, ad esempio, il torymus era presente nel 98 per cento delle galle. In questa fase – conclude Monti – stiamo quindi chiedendo ai castanicoltori di tenere monitorata la situazione e di vedere come evolverà nell’arco dei prossimi venti giorni». (r.cr.)

Nella foto sono visibili le galle, dove sono racchiuse le larve di vespa cinese

Il Consorzio dei castanicoltori di Castel del Rio lancia l'allarme: è tornata la vespa cinese
Economia 28 Maggio 2019

Albicocca Reale, Bella d'Imola, pesca Buco incavato: alla scoperta della frutta di una volta

Albicocca Tonda (Tondina) di Tossignano, albicocca Reale di Imola e la Bella d’Imola, pesca bianca Sant’Anna Balducci di Imola e la pesca Buco incavato di Massa Lombarda. Ad oggi, assieme a loro, sono iscritte al Repertorio regionale dei frutti antichi e dimenticati circa un’ottantina di varietà frutticole ma c’è ancora tanto materiale genetico da catalogare. Sempre più, infatti, negli ultimi anni è maturata la coscienza del valore della biodiversità, una parola che ha messo in discussione uno dei principi fondanti dell’agricoltura moderna: uguale è bello.

Un lavoro di recupero dell’agribiodiversità supportato dalle direttive europee, tradotte in normative nazionali, da cui sono derivati gli interventi legislativi regionali per gli imprenditori agricoli che hanno mantenuto in azienda o rimesso in coltura vecchie varietà. La nascita dei mercati contadini e la conseguente incentivazione del consumo dei prodotti agricoli locali di antica tradizione ha poi accentuato anche nei consumatori il desiderio di conoscere i sapori e i gusti del passato. «L’Emilia Romagna – precisa Claudio Buscaroli del Crpv, il Centro ricerche produzioni vegetali di Cesena – possiede un patrimonio varietale ricchissimo e unico al mondo, a parte la Cina, per quanto riguarda in particolare le piante da frutto. Peccato perderlo, anche perché questo patrimonio di biodiversità potrebbe essere veramente una risorsa».

Ma mantenere e recuperare la biodiversità è solo il primo passo. Occorre poi farne conoscere l’unicità al pubblico di consumatori e apprezzarne la bontà. «Ciò che colpisce più di tutto in questi frutti antichi – conferma Buscaroli – è il profumo e l’aroma, caratteristiche perse nelle produzioni più recenti, selezionate per un’agricoltura più produttiva ed industriale». L’albicocco caratterizza il territorio imolese dalla fine dell’Ottocento, come testimoniano i nomi di alcune varietà che ne hanno fatto la storia: la Tondina di Tossignano, la Reale di Imola, la Bella d’Imola. La Tondina, che pare abbia origine grazie alle sperimentazioni agronomiche di inizio Novecento di don Giuseppe Dal Pozzo, parroco di Fontanelice, è buonissima. Ma proprio perché tondeggiante e piccola, venne sostituita dalla Reale di Imola, già dal nome un successo degli anni Sessanta.

Nella vallata del Santerno ecco allora frutti molto grossi di forma ovale con la buccia gialla e la polpa dolce e profumata. Ma la Reale di Imola è difficile da conservare e questo rappresenta un problema ai fini della sua commercializzazione. Sempre delle colline imolesi è anche la Bella d’Imola, ottima albicocca, soprattutto se consumata fresca, impiegata nella preparazione di sciroppi e marmellate e particolarmente adatta all’agricoltura biologica. (al.gi.)

Per saperne di più l”articolo completo è su «sabato sera» del 23 maggio

Nella foto l”albicocca Reale d”Imola

Albicocca Reale, Bella d'Imola, pesca Buco incavato: alla scoperta della frutta di una volta
Economia 12 Marzo 2019

Fioritura anticipata per gli alberi da frutto a causa del febbraio mite, ma si teme il ritorno del freddo

Peschi e albicocchi sono già prossimi alla fioritura, ma un po’ tutte le coltivazioni sono in grande anticipo a causa di un febbraio insolitamente caldo e siccitoso. Nei prati hanno già fatto capolino margherite, tarassachi e ranuncoli. Una «finta primavera» che ha ingannato le coltivazioni, favorendone un «risveglio» anticipato che le rende particolarmente vulnerabili all’annunciato ritorno del freddo. «I cambiamenti climatici in atto – rileva Coldiretti Emilia Romagna – si manifestano con sfasamenti stagionali ed eventi estremi, con pesanti effetti sull’agricoltura regionale, che negli ultimi dieci anni, a causa delle bizzarrie del tempo, ha subito danni per oltre 2 miliardi di euro. La gestione del rischio è quindi un fattore sempre più strategico per la competitività delle aziende agricole, per questo è necessario che le nostre aziende assicurino i loro prodotti sia vegetali che animali».

Ma Confagricoltura Emilia Romagna indica anche un’altra strada. «L’inverno mite ha anticipato la ripresa vegetativa di alcune specie di albicocco, a fioritura precoce, molto diffuse sul territorio (Wonder Cot, Sweet Cot, Rubista e Aurora) e sarà così, a seguire, anche per tutte le altre varietà di drupacee. Il rischio è che nella fase della fioritura ritorni il freddo, o addirittura il gelo, come avvenne l’anno scorso. Occorrono quindi nuove varietà in grado di ritardare la fioritura».

In Emilia Romagna le colture frutticole coprono una superficie di 110.000 ettari circa (di cui 50.000 coltivati a vite). «Il cambiamento climatico – rimarca Confagricoltura Emilia Romagna – ci spinge ancora di più a investire in ricerca e sperimentazione, a sostegno di un comparto che eccelle per qualità se paragonato a quello degli altri paesi competitor. Abbiamo bisogno di rilanciare la ricerca pubblica italiana in ambito frutticolo, per ottenere varietà adatte alle nostre condizioni pedoclimatiche e al meteo in continuo cambiamento». (r.cr.)

Fioritura anticipata per gli alberi da frutto a causa del febbraio mite, ma si teme il ritorno del freddo
Economia 7 Novembre 2018

Grande successo per le noci dell'azienda Caci, che per il 2019 prepara un nuovo impianto a Sasso Morelli

Alla Caci la vendita delle noci è cominciata il 17 ottobre scorso e da subito al casolare di via Carpe, là dove si trova anche il noceto, la fila dei clienti è arrivata fin fuori dalla porta. «Il primo giorno in cinque ore abbiamo servito oltre 300 persone» dice soddisfatto Daniele Morini, vicepresidente e responsabile amministrativo della società agricola, controllata dalla cooperativa Cti.

I clienti se ne vanno con grandi borse rigonfie, che contengono la scorta di noci per tutto l’inverno, spesso da regalare o condividere con parenti e amici. «Il più delle volte 10 chili sono il quantitativo minimo che ci viene richiesto» aggiunge Morini, mentre l’addetta alle vendite, Antonella, impugnando una grande paletta, riempie le borse con movimenti energici e fragore di gusci.

Per la Caci quello delle noci è decisamente un ottimo business, avviato nell’ormai lontano 2006, quando in zona non c’erano altri impianti simili. Dopo la messa a dimora di circa 3 mila piante su 11 ettari, nel tempo la superficie coltivata nel podere di via Carpe è aumentata fino agli attuali 33 ettari, ma la previsione è di aggiungerne altri. «Il prossimo anno – anticipa il presidente, Sauro Calderara, che partecipa attivamente alla raccolta in tuta da lavoro – pianteremo altri 7 ettari su un’area di nostra proprietà a Sasso Morelli, oggi coltivata a peschi. Ora stiamo preparando il terreno per la messa a dimora delle prime piante, che si farà tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo».

Affinché il nuovo noceto entri in piena produzione, però, occorrerà aspettare sei anni. In via Carpe, invece, la produttività è ormai a regime, la raccolta è meccanizzata e impegna un paio di persone, che diventano una decina considerando l’intero ciclo di raccolta, lavaggio ed essiccazione. Anche queste due ultime fasi avvengono in loco, in un capannone a poca distanza dal casolare. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 1° novembre

Grande successo per le noci dell'azienda Caci, che per il 2019 prepara un nuovo impianto a Sasso Morelli

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