Posts by tag: gardenghi

Cronaca 15 Aprile 2020

Il dottor Gardenghi (Ausl Imola) e le dipendenze da alcol, droghe e slot: «La quarantena può essere l’occasione per smettere»

Trovarsi chiusi tra le mura domestiche a causa dell’emergenza Coronavirus può essere una sfida molto difficile da affrontare, specie per chi ha una dipendenza, che sia essa da alcol, sostanze stupefacenti o gioco d’azzardo. Per questo motivo il Governo ha disposto che i Sert (servizi per le dipen- denze patologiche), restino aperti in quanto essenziali e continuino a seguire tutte le persone che hanno in carico. È così anche per il Sert dell’Ausl di Imola, attivo da trent’anni. «Garantiamo le terapie a quegli utenti che non possono rimanere senza farmaci causa crisi d’astinenza o disagio» spiega il direttore dell’Unità operativa Dipendenze patologiche, Stefano Gardenghi.

La quarantena forzata e i divieti hanno generato una riduzione dell’offerta.

«I giocatori d’azzardo sono penalizzati per fortuna dalla chiusura delle sale scommes- se e dalla mancata vendita di gratta e vinci o giochi simili. Alcuni si sono buttati sul gioco on line, ma non tutti ne hanno la possibilità. Gli alcolisti, invece, possono comprare da bere al supermercato, ma le serrande abbassate dei bar sono un ostacolo. Per le droghe, illegali ieri come oggi, chi le vuole trova comunque il modo. Per molti però può essere il momento giusto, se c’è volontà ed in assenza di una dipendenza forte, di smettere». (da.be.)

L’articolo completo su «sabato sera» del 9 aprile.

Nella foto: un giocatore davanti a una slot (foto d’archivio) e il dottor Stefano Gardenghi

Il dottor Gardenghi (Ausl Imola) e le dipendenze da alcol, droghe e slot: «La quarantena può essere l’occasione per smettere»
Cronaca 11 Aprile 2020

Coronavirus, la famiglia Gardenghi-Daghia da Parigi: «I francesi ignari per giorni, ora siamo dentro un film…»

Mi sento molto fortunata. Ho i migliori «compagni di apocalisse» che potessero capitarmi (il mio compagno, i miei due bimbi e una piacevole ragazza alla pari americana), una casa grande con un po’ di giardino e tanti libri, e un lavoro relativamente semplice da telelavorare senza perdere lo stipendio. L’unica cosa che cerco di evitare è di pensare a quanto durerà questa situazione, e a cosa succederà dopo.

Del resto, tra lavorare, fare scuola a mio figlio grande (prima elementare, Cp in Francia) e organizzarsi per essere il più possibile autosufficienti, di tempo per riflettere ne resta poco.I giorni più strani sono stati quelli tra il 9 e il 13 marzo, quando l’Italia era già in lockdown, mentre qui in Francia tutto sembrava andare avanti come prima. Come molti italiani, io mi ero resa conto da alcuni giorni della gravità della situazione, e cercavo disperatamente di farla capire ai colleghi francesi ancora ignari (complici i media francesi, che prendevano ancora molto sotto gamba la situazione). (Federica Daghia)

L’articolo completo su «sabato sera» del 9 aprile. Se come la famiglia Gardenghi-Daghia siete originari di Imola o dei comuni del circondario e vivete all’estero inviateci la vostra storia a redazioneweb@sabatosera.it

Nella foto: pizza fatta in casa per la famiglia Gardenghi-Daghia e la ragazza alla pari americana che ospitano

Coronavirus, la famiglia Gardenghi-Daghia da Parigi: «I francesi ignari per giorni, ora siamo dentro un film…»

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