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Cronaca 12 Maggio 2021

Il nostro Giro tra Adorni, Alaphilippe, Pezzi, le paste di Berti

Queste strade sono fatte per il ciclismo. Il Giro d”Italia passato oggi lungo la via Emilia è stata l”occasione per ripassare tante piccole grandi storie. È bastato ascoltare Riccardo Magrini che commenta su Eurosport il ciclismo accompagnando Luca Gregorio nella narrazione del Giro d”Italia oggi giunto alla quinta tappa. Sul telefonino, aspettando il traguardo voltante di Imola, il player mostrava il gruppo pedalare facile (il nervosismo è arrivato nella seconda parte della tappa, dopo il traguardo volante di Imola) e per Magrini è stato un piacere raccontare di come Imola sia stata la sede del Mondiale ”68 vinto da Adorni e di quello 2020 conquistato da Alaphilippe. Soprattutto sono state memorabili la descrizione della pasticceria Berti di Toscanella che ha goduto della giusta vetrina perché lì venivano preparati i panini da mangiare in corsa per un gruppo che correva tanti anni fa. Erano le storie che, come ben sappiamo per i racconti letti nel libro «La bicicletta sul muro» (Bacchilega Editore) che i nostri Bernardi-Marani-Zanelli hanno dedicato al ciclismo dozzese, Luciano Pezzi ha potuto regalare al grande ciclismo, quello in cui il grande cittadino che scelse Dozza per vivere ha portato a vincere campioni come Coppi, Gimondi e Pantani. E Pezzi è tornato nel racconto televisivo di Magrini quando il gruppo è passato davanti a Le Cupole di Castel Bolognese. Magrini era ciclista nella Mercatone Uno di cui Pezzi era direttore sportivo. La squadra era in ritiro a Castel San Pietro e lui, insieme ad altri compagni, fece una serata non autorizzata nella discoteca di Castel Bolognese. Al ritorno l”albergo era chiuso e la fuga fu «ripresa» e finì sulla… strada. Una di quelle strade che sono fatte per il ciclismo e per le sue infinite storie.

Nella foto di Isolapress il passaggio del Giro da Imola

Il nostro Giro tra Adorni, Alaphilippe, Pezzi, le paste di Berti
Sport 12 Maggio 2021

Giro d’Italia: le immagini a Ozzano, Castel San Pietro, Dozza e Imola con i protagonisti sul “traguardo volante' – IL VIDEO

Qualche minuto in ritardo sulla tabella di marcia, oggi pomeriggio il Giro d’Italia ha attraversato anche il nostro territorio. La tappa Modena-Cattolica, infatti, prevedeva un percorso quasi totalmente pianeggiante in gran parte lungo la via Emilia per complessivi 177 km, con soli 200 metri di dislivello. I ciclisti, graziati dalla pioggia ma non dal vento, hanno attraversato anche Ozzano Emilia, Castel San Pietro, Dozza e Imola prima di proseguire verso il mare. Tanti i curiosi in strada ad applaudire gli atleti.

Al traguardo volante di Imola (in viale Marconi) si è imposto Filippo Tagliani, seguito da Umberto Marengo e Fernando Gaviria. Poco dopo, i due in testa sono stati ripresi dal gruppo. Dopo un susseguirsi di cadute che hanno portato al ritiro di alcuni protagonisti come Landa e Sivakov, la tappa è invece andata a Caleb Ewan in volata davanti a Nizzolo, giunto per l”undicesima volta secondo in una tappa del Giro d”Italia

Nel video immagini di Marco Isola-Isolapress, Comune di Castel San Pietro e Fabio Avoni

CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO

Giro d’Italia: le immagini a Ozzano, Castel San Pietro, Dozza e Imola con i protagonisti sul “traguardo volante' – IL VIDEO
Sport 16 Maggio 2018

Giro d'Italia a Imola, quando un evento sportivo è marketing territoriale. Intervista all'esperto di social media Alex Martucci

Alex Martucci da quattro anni si occupa della promozione del Giro d’Italia. Trentadue anni, capelli che non passano inosservati e un curriculum invidiabile per la sua età, è originario di Casalfiumanese («Puoi scrivere valsellustrese», ci tiene a precisare). Dopo il diploma al Paolini (corso programmatori), un anno di Economia aziendale all’università, poi due anni di lavoro in ambito marketing all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari, durante i quali conosce persone che lo introducono al Mondiale rally in Sardegna. Nel 2010 iniziano le esperienze americane: un anno e mezzo a Houston per Msc Crociere, per il lancio negli Stati Uniti; poi due anni circa a Facebook, società che lo manda a Barcellona per l’apertura dell’ufficio spagnolo.

E a quel punto?

«Ricordo un colloquio di 4 ore con VF Corporation, azienda di abbigliamento statunitense conosciuta per il brand Vans: i recruiter mi ascoltavano, prendevano appunti, ma alla fine mi hanno reputato “overqualified” per quella posizione lavorativa. “Troppo qualificato”. In quel preciso momento ho capito che non avrei più dovuto lavorare da dipendente… E ho fondato la mia società, Curlad».

E da quattro anni segui le gare ciclistiche organizzate da Rcs Sport: Giro d’Italia e Abu Dhabi Tour. Esattamente di cosa ti occupi?

«Seguiamo la promozione pubblicitaria (advertising) digital e supportiamo Rcs nella definizione strategica della linea editoriale dei social media, tra cui Facebook, Twitter e Instagram».

Quanti collaboratori hai nella tua società?

«Possiamo parlare di una rete di una quindicina di professionisti».

E quanti lavorano nel team attivo per il Giro d’Italia?

«Per il Giro d’Italia il team è internazionale e comprende anche sei madrelingua: addirittura c’è la distinzione tra madrelingua spagnolo e colombiano, perché la lingua è leggermente differente. Bisogna infatti pensare che il Giro è uno degli eventi sportivi più seguiti al mondo e noi ci occupiamo dell’advertising in un mercato che raggiunge addirittura 46 Paesi nel mondo».

L’online consente di raggiungere mercati internazionali con meno difficoltà. Questo che obiettivi ti consente di avere?

«Io mi sento un pioniere, voglio fare cose che altri non fanno. Sono tornato in Italia perché sento di avere le competenze per poter contribuire allo sviluppo della tecnologia nel marketing sportivo e territoriale in un Paese come il nostro. Per avere le competenze giuste è fondamentale seguire i trend statunitensi. La tecnologia è come un’onda: o la surfi o ti travolge».

Nel nostro Paese siamo indietro?

«La cultura nazionale in ambito digital è molto scarsa, sia tra i privati che nelle aziende. Ne ho avuto evidenza tenendo vari corsi in Italia. Io dovrò tenere 5 lezioni a un master sul digital in Iowa: quando ti chiamano a insegnare queste materie in America è una grande soddisfazione perché vuol dire che sei sulla strada giusta».

E perché lavori con il Giro d’Italia? E, in generale, con ciclismo e motorsport?

«Ho sempre guardato Giro d’Italia e Formula 1 alla tv, da bambino. Per me sono icone. E poi mi piacciono le due anime: se il motorsport è l’avanguardia, per me il ciclismo è una delle tutele della nostra cultura. In Italia ce l’abbiamo nel dna ed è uno splendido strumento di marketing territoriale».

Cosa rappresenta la partenza del Giro da un Paese straniero?

«E’ promozione della nostra cultura e delle nostre eccellenze. Il Giro d’Italia è un brand molto conosciuto all’estero, promuove le nostre bellezze e spinge anche il turismo. Quando l’elicottero delle riprese televisive sorvola Praia a Mare, tu spettatore non vedi l’ora di andare lì in vacanza».

Giro d’Italia è…

«… Promozione dell’Italia attraverso la cultura. E mentre lo dico, l’esempio che mi viene in mente è quello dell’Abu Dhabi Tour».

Cioè?

«Jebel Hafeet è l’unica montagna dell’Emirato di Abu Dhabi. L’ultima delle cinque tappe dell’edizione 2018 terminava in cima all’unica montagna possibile. Dal punto di vista sportivo c’è poco da spiegare. Ma attraverso i media possiamo raccontare a tutto il mondo che Jebel Hafeet fa parte dei Siti culturali di Al Ain, l’unico sito patrimonio mondiale dell’umanità Unesco nell’Emirato di Abu Dhabi. E possiamo raccontare quanto sia importante Al Ain per la cultura di quel Paese, perché ad Al Ain è nato Zayed bin Sultan Al Nahyan, che era emiro di Abu Dhabi il 2 dicembre 1971, quando l’Emirato ottenne l’indipendenza dal Regno Unito e si unì, con gli altri Stati della Tregua, a formare gli Emirati Arabi Uniti, di cui fu anche primo presidente (fino alla morte nel 2004. Ndr). Con lo sport scopri aspetti storici e culturali con cui, forse, da semplice turista non entreresti in contatto. Vale per tutto il mondo: se vai in Sicilia e passi da Siracusa, ma non visiti Marzamemi, fai un crimine a te stesso. E chissà quante altre località che non avresti mai visitato puoi scoprire con il Giro d’Italia.  Lo sport, quindi, come strumento di promozione territoriale. E quale sport può riuscirci meglio del ciclismo? Seguendo per lavoro anche la Formula E, trovo che sia davvero fantastica l’opportunità di potersi godere la bellezza dei territori attraverso la mobilità sostenibile. Il ciclismo, in particolare, lo consente a tutti».

ma.ma.

Nella foto: Alex Martucci

Giro d'Italia a Imola, quando un evento sportivo è marketing territoriale. Intervista all'esperto di social media Alex Martucci

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