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Cronaca 18 Ottobre 2018

Cucchi-Aldrovandi, Tonelli (deputato Lega Nord) risponde ad Anselmo: «Una testimonianza non equivale ad una sentenza»

Botta e risposta a distanza tra l’avvocato Fabio Anselmo, legale delle famiglie di Stefano Cucchi e di Federico Aldrovandi, e Gianni Tonelli, l’imolese già segretario del sindacato di polizia Sap e oggi deputato della Lega Nord.

Tonelli, in merito alle dichiarazioni di Anselmo nell’intervista su «sabato sera» che presenta l’iniziativa di domani sera (la presentazione del libro «Federico» scritto da Anselmo che ricostruisce la vicenda Aldrovandi) alla quale parteciperà anche la sorella di Cucchi, Ilaria, ci ha tenuto a sottolineare che non ha problemi a confrontarsi «pubblicamente sulla scorta di atti giudiziari documentati». Inoltre Tonelli aggiunge che «l’avvocato – in merito alla vicenda Cucchi – sa meglio di me che una testimonianza, una dichiarazione di un carabiniere da loro stessi condannato e messo alla gogna anni fa, non equivale ad una sentenza, nonostante riporti quanto a loro oggi fa piacere sentirsi dire e che potrebbe anche essere vero ma non rappresentare la causa della morte oramai scientificamente esclusa. Quando io mi sono espresso l’ho fatto appunto sulla base di atti giudiziari e di quanto sancito nelle uniche verità processuali di cui ora siamo in possesso, ovvero le sentenze di assoluzione di tutti quanti furono imputati nel primo processo».

«La verità – aggiunge – è un qualcosa che a me sta molto a cuore ed è ciò che da sindacalista del Sap ho sempre preteso con la proposta di dotare i poliziotti di telecamere sulle divise, sulle auto di servizio e nelle celle di sicurezza. Perché le telecamere sono strumento di trasparenza e verità e non perdonano nessuno».

Nella foto d”archivio Gianni Tonelli

Cucchi-Aldrovandi, Tonelli (deputato Lega Nord) risponde ad Anselmo: «Una testimonianza non equivale ad una sentenza»
Cronaca 18 Ottobre 2018

Cucchi-Aldrovandi, l’avvocato Anselmo e il libro su Federico: «I processi spersonalizzano le vittime, è importante raccontare»

Fabio Anselmo è ferrarese, ha 61 anni e fa l’avvocato. Per la casa editrice Fandango ha dato alle stampe «Federico», un libro nel quale ripercorre la vicenda del processo seguito alla morte tredici anni fa di Federico Aldro Aldrovandi, per la quale sono stati condannati per eccesso colposo nell”uso legittimo delle armi quattro poliziotti. Il ragazzo, appena diciottenne, morì di asfissia posturale in seguito alle percosse subite, anche quando era già a terra ammanettato, durante un fermo di polizia. Domani, alle ore 18.30, sarà a Imola alla Sala delle Stagioni (via Emilia 25) per presentare il libro all’incontro organizzato da CooperAttivamMente, cioè consiglio di Zona soci del circondario imolese di Coop Alleanza 3.0 e Cooperativa Bacchilega con Librerie.coop. Un po’ memoir, un po’ diario personale, un po’ romanzo.

La vicenda Aldrovandi sconvolse la tranquilla Ferrara anche per i tentativi di insabbiamento e le offese alla famiglia che lottava per fare emergere la verità. Il libro comincia con quel giorno di fine settembre del 2005, quando Patrizia Moretti, impiegata comunale, e Lino Aldrovandi, vigile urbano, «due persone per bene», entrarono nello studio di Anselmo che all’epoca era specializzato in malasanità. In seguito Anselmo si è dedicato alla difesa delle vittime degli abusi delle forze dell’ordine, un impegno per il quale gli sono stati conferiti il Premio Borsellino 2016 e il premio Cild 2017 per le libertà civili.

Non a caso venerdì parteciperà all’incontro anche Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, il giovane geometra romano arrestato nove anni fa per droga e morto una settimana dopo in ospedale. Una vicenda anch’essa complicata da una cortina di omertà, accuse e offese che nei giorni scorsi ha visto il colpo di scena della testimonianza-confessione di Francesco Tedesco, uno dei cinque carabinieri imputati nell’inchiesta-bis.

Perché a distanza di anni c’è bisogno di raccontare la storia di Federico, dopo i tanti casi analoghi come Stefano Cucchi, Giuseppe Uva…
«Il valore – risponde Anselmo – sta proprio nel raccontare e far capire chi è stato veramente Federico Aldrovandi perché attraverso le cronache giudiziarie lo percepisci per l’appunto “come tutti gli altri”, ma lui non era solo questo, era appena diciottenne, un bravissimo ragazzo con una famiglia bellissima, Patrizia, Lino. I casi spersonalizzano la vittima che non c’è più e le famiglie che cercano di ottenere verità e giustizia, quindi per restituirgli valore è importante raccontare la loro vita, di cui la parte giudiziaria è solo una parte».

Imola è la città di Gianni Tonelli, oggi deputato della Lega, che da segretario del sindacato di polizia Sap quattro anni fa a Rimini partecipò all’applauso agli agenti condannati per l’appunto per il caso Aldrovandi (una scena condannata dall’allora capo della polizia Pansa e dal presidente della Repubblica Napolitano, «una vicenda indegna» disse). Nel marzo scorso sempre Tonelli è stato condannato a pagare una multa di 500 euro (il ricorso è pendente) per diffamazione nei confronti della famiglia Cucchi per un post su Facebook. Se Tonelli fosse presente alla serata cosa gli direbbe?
«Di Tonelli non mi curo. Ma credo non verrà, quando ci si deve misurare sui temi veri è un po’ difficile sostenere, ad esempio, che Federico è morto per droga, un conto è fare politica o partecipare a trasmissioni tv e un conto misurarsi sugli atti giudiziari documentati». 

Nel caso Aldrovandi, così come per Cucchi, abbiamo poliziotti o carabinieri che «coprono» chi ha sbagliato ma anche poliziotti e carabinieri che fanno con coscienza e perizia il loro lavoro. Qual è il suo rapporto con le forze dell’ordine?
«C’è un tipo di mentalità che bisogna sradicare per far capire che se partiamo dal presupposto banale che tutti noi siamo esseri umani e possiamo sbagliare, sia che indossiamo la divisa, la toga, il camice bianco o nulla, allora i colleghi devono prendere le distanze e lasciare che chi sbaglia sia chiamato alle sue responsabilità a tutela del prestigio dell’istituzione a cui appartengono».

L’intervista completa sul “sabato sera” del 18 ottobre. 

La replica di Gianni Tonelli

Nelle foto: Fabio Anselmo e la copertina del libro

Cucchi-Aldrovandi, l’avvocato Anselmo e il libro su Federico: «I processi spersonalizzano le vittime, è importante raccontare»
Cronaca 3 Agosto 2018

Legalità e Sicurezza, parola all'assessore Ezio Roi: «Occorre riportare la Giustizia sul territorio»

Con un paio di settimane di ritardo (per motivi familiari) rispetto ai colleghi di Giunta, l’assessore Ezio Roi ha preso possesso del suo ufficio e, soprattutto delle sue funzioni, materializzandosi al cospetto dei giornalisti «di persona personalmente», come direbbe il buon Catarella del commissario Montalbano. Pretore a Imola per dieci anni (dal 1986 al 1996), candidato per il Movimento5Stelle prima al Parlamento di Roma e poi al Consiglio comunale di Imola, Roi è oggi il settimo assessore (su 7 consentiti dalla legge) dell’amministrazione comunale guidata dalla sindaca Manuela Sangiorgi. Cinque le deleghe ricevute: Legalità, Sicurezza, Immigrazione, Centro storico e Frazioni. «Sicurezza e legalità sono temi molto sentiti dalla popolazione – ha commentato l”assessore – e le deleghe specifiche sono state istituite per dare loro peso e importanza. Purtroppo la soluzione di questi problemi dipende in minima parte dall’amministrazione locale e in grandissima parte dall’amministrazione statale. Per cui la linea politica che noi assumeremo sarà anche quella di sollecitare il Governo centrale e il Parlamento a modificare quelle norme che, di fatto, impediscono la diffusione della legalità nel nostro Paese e conseguentemente la sicurezza per i nostri cittadini».

Per il resto, grandi novità non ce ne saranno rispetto a quanto fatto dalla precedente amministrazione. A iniziare dalla sollecitazione di una migliore collaborazione e di un più efficace coordinamento tra forze dell’ordine, impresa che sino ad ora sembra essere riuscita soltanto al commissario prefettizio durante il periodo di reggenza del Comune durato da gennaio alle elezioni. «E’ un problema ricorrente. Dobbiamo creare un coordinamento delle forze dell’ordine che si traduca, dal punto di vista operativo, in un maggior controllo del territorio e tempestività di intervento laddove ce ne sia bisogno. E” giusto che i cittadini collaborino con le forze dell’ordine».

Come? Organizzando gruppi di vicinato, così come già avvenuto in larga parte del territorio circondariale. Ma l’obiettivo è più ambizioso. «Per anni mi sono impegnato affinché non venissero chiuse le preture, presidi sul territorio preziosissimi per la sicurezza dei cittadini, per il funzionamento delle forze dell’ordine e per formare i magistrati. E’ tempo di riacquisire quei principi di legalità diffusa che sono stati letteralmente distrutti e occorre tornare a organizzare la giustizia sul territorio, coscienti che sarà un lavoro titanico». L’immagine plastica dello stato dell’arte è data da palazzo Calderini, in passato sede della pretura, poi sede distaccata del tribunale e rimasto vuoto dopo l’accorpamento con Bologna. «Andate a vedere com’è ridotto. Viene da piangere. Certo, c’è il progetto di farne la sede del giudice di pace». 

Poi l’elencazione degli impegni già enunciati in campagna elettorale, come l’assunzione di nuovi agenti di polizia municipale. «L’aumento dell’organico è importante perché permetterà di portare in strada un maggior numero di agenti. Sì, perché i cittadini vogliono vedere le forze dell’ordine». E più telecamere. «C’è un progetto. Ne parlerò col comandante della polizia municipale. Ai fini della prevenzione di atti criminali e dello svolgimento delle indagini possono essere molto utili, ma se collocate in punti strategici e se le immagini ricavabili saranno ad alta definizione». Poi, in chiusura di conferenza stampa, doppia frenata. Sulla fattibilità delle proposte: «Queste enunciazioni hanno un costo – ha ammesso Roi -. Bisognerà vedere se si può fare tutto e subito». E sul modello di società che si andrà ad instaurare: «Sia chiaro, io non voglio uno stato di polizia, io voglio uno stato di diritto – ha tenuto a precisare l’assessore -. E uno stato di diritto significa tutela dei cittadini, ad iniziare dai più deboli».

f.a.

L”articolo completo su «sabato sera» del 2 agosto.

Nella foto (Isolapress): Ezio Roi, assessore a Legalità, Sicurezza, Immigrazione, Centro storico e Frazioni

Legalità e Sicurezza, parola all'assessore Ezio Roi: «Occorre riportare la Giustizia sul territorio»

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