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Cronaca 12 Settembre 2018

Il mondo in miniatura dell'ozzanese Dino Naldi: una passione che va avanti da 50 anni

Cinquant’anni di modellini rigorosamente in scala 1:10. Dal 1968, infatti, Dino Naldi riproduce trattori, trebbie, mietitrebbie, buoi, cavalli, carri e tutto ciò che rappresenta la società contadina fin nei più minuziosi dettagli.

Nel suo garage a Ozzano sembra che il tempo sia cristallizzato. Si viene catapultati in un’altra epoca, dove il divertimento è un calesse in miniatura con un cavallo di legno. Il garage è diviso in due. Da una parte l’officina dove si trovano attrezzi per lavorare il ferro, dall’altra le vetrate con i modellini finiti, e un numero enorme di animali scolpiti, soprattutto buoi attaccati ai carri. C’è odore di legno lavorato, ma soprattutto odore di antico. Lo stupore continua quando Dino aziona un interruttore e i modellini iniziano a muoversi.

I modelli sono riportati fedelmente: c’è un Landini, un Laverda, trattori Fiat 55 e 70, con cingoli o senza, diffusissimi negli anni Cinquanta. Nulla è lasciato al caso, nemmeno le pieghe di un radiatore. Le pulegge trasmettono i movimenti agli ingranaggi della trebbia e poi alla pressa. Naldi inserisce un pugno di grano vero nel battitore, poi scende nei setacci separato dalla paglia attraverso l’aria di un ventilatore e, spogliato della pula, confluisce infine in minuscoli sacchi.

Dino Naldi, l’artefice di tutto questo, impiega dai sei mesi a un anno per costruire uno dei suoi modellini. «Da bambino costruivo con la terra-creta, poi verso il 1968 il primo trattore in scala, funzionante», racconta Dino, 81 anni, nato a Castel San Pietro e ozzanese dal 1963. Ora è in pensione, ma prima si occupava di movimento terra per la Coop Edilter. In gioventù è stato anche dipendente di un’azienda che lo assunse come trattorista. Da qui, forse, la capacità di riconoscere al volo i trattori. Una minuziosa ricerca della perfezione ha spinto Naldi a fotografare nelle fiere più importanti carrozze introvabili, oppure a conservare cartoline di calessi con accessori dimenticati per poterli riprodurre in tre dimensioni.Una storia, la sua, fortemente legata al territorio e agli anni più duri del secolo scorso. E forse sembra di vederlo, in quei modellini, un mondo contadino che non conosceva altra ricchezza che la terra.

«Mio padre restò 36 mesi in Libia – racconta -. Tornò poco prima dell’8 settembre del 1943. Venimmo sfollati nel 1944 dai tedeschi e fino alla fine della guerra rimanemmo in una caserma di Bologna, poi in una cantina di via Montebello. Dopo la Liberazione tornammo a casa e, avendo perso tutto, eravamo senza il cavallo e ricordo che i miei genitori conducevano da soli il carretto con tutti i nostri averi. Quando arrivammo a Varignana trovammo la casa bombardata e andammo ad abitare provvisoriamente presso il proprietario del podere».

Viene subito da chiedere che valore hanno tali oggetti. «Mai venduto neanche un pezzo» risponde Naldi. Molte sono state le offerte, da collezionisti e anche da qualche museo. Tutte respinte.  (ti.fu)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 6 settembre

Nella foto Dino Naldi con alcuni dei suoi modellini

Il mondo in miniatura dell'ozzanese Dino Naldi: una passione che va avanti da 50 anni
Cronaca 13 Marzo 2018

I modellini in legno di Gianni Roncarati, da un violino alla Papamobile

La destrezza con la quale il signor Roncarati riesce a dare forma al legno è qualcosa di magico. Entrando nel suo appartamento, a catturare immediatamente lo sguardo sono i dettagliatissimi modellini, dotati di ingranaggi perfettamente funzionanti, che fanno bella mostra di sé sugli scaffali del salotto, testimoni della grande passione per i motori che da sempre accompagna il loro creatore. Dopo una vita passata in officina, infatti, Gianni Roncarati non è riuscito a rassegnarsi alla quiete della pensione e, oltre il restauro di moto d’epoca, ha scoperto una nuova vocazione: la lavorazione del legno, appunto. «Dal 1953 ho sempre lavorato con il ferro, e il legno neppure lo consideravo – racconta -. Poi mi sono trovato con tanto tempo libero da riempire…». Però non ha iniziato subito con i veicoli in scala: «La mia prima creazione – ricorda – fu un violino. Andai a Cremona e comprai diversi libri che spiegavano come costruirli».

E’ così che ha incominciato ad apprezzare le sensazioni che dare una forma al legno di acero e abete gli donava. «Dei primi lavori non ero molto soddisfatto, ma imparavo in fretta – ricorda ancora – e gli strumenti necessari me li costruivo con le mie mani». Con il solo aiuto di un tornio e di questi attrezzi artigianali, il signor Gianni ha iniziato a migliorare e ad affinare la propria tecnica, fino ad ottenere risultati considerabili soddisfacenti dalla sua indole perfezionista. Il passaggio dai violini ai modellini lignei è stato quasi naturale, un cerchio che si chiude per un uomo che vive di motori: «Il primo tentativo lo feci cercando di riprodurre la mia vecchia 500 bianca – racconta, mostrando la macchinina in questione -. Poi ci presi gusto e iniziai ad entrare nei particolari di ogni componente meccanico».

Ogni pezzo, ogni singolo ingranaggio che compone le macchine, è creato dal signor Roncarati sul suo banco di lavoro, con pazienza certosina e straordinaria competenza. Tutti gli sforzi e la pazienza infusi nel suo lavoro, che può assorbirlo anche per otto mesi per un singolo modellino, rendono ogni pezzo assolutamente unico: «Le persone a cui li mostro sembrano apprezzarli, anche se spesso è difficile convincerli del fatto che ogni pezzetto, ogni catena, ogni più piccolo particolare lo costruisco io – spiega, girando la manopola che attiva gli ingranaggi del motore inserito nella sua riproduzione di un trattore Landini -. Per questo tendo a non venderli, anche quando mi viene richiesto». Del resto è comprensibile, visto l’impegno e il tempo occorrenti. «Quando andammo con nostro figlio in visita in Vaticano per l’occasione decisi di costruire quella», racconta, puntando il dito sulla papamobile di legno, anch’essa contenente un motore con tanto di bielle e pistoni. «Ma mi resi presto conto – continua – di come gli addetti vaticani trattavano gli oggetti che la gente affidava loro per il Santo Padre, così scelsi di riportarla a casa». Le rifiniture sono curate nel minimo dettaglio, utilizzando materiali di recupero quali gomma, ritagli di pelle e altro, per dettagliare i sedili, le maniglie, fino ad arrivare ai pedali delle auto, senza lasciare spazio a imprecisioni di sorta. Il segreto di tanta pazienza è semplice: «Faccio solo ciò che davvero mi piace e mi interessa – sottolinea Roncarati – e concentrarmi non mi costa fatica. Anzi, mi aiuta molto e mi mantiene impegnato. Quando ho i miei attrezzi in mano mi sento sereno – spiega Gianni – perché sento sempre il bisogno di lavorare e tenermi occupato. E se posso farlo coniugando la mia passione per la meccanica, sono davvero un uomo felice».

r.r.

L”intervista completa su “sabato sera” dell”8 marzo

Nelle foto: Gianni Roncarati mostra orgoglioso alcuni dei suoi modellini in legno da cui creati come il trattore Landini, la Papamobile e una Moto Guzzi

I modellini in legno di Gianni Roncarati, da un violino alla Papamobile

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