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Economia 6 Marzo 2019

Enertronica ingloba l'Elettronica Santerno, la fusione per incorporazione sarà effettiva entro giugno

Elettronica Santerno diventa Enertronica Santerno. Una differenza di due sole lettere che però condensano al loro interno l’importante cambiamento in atto per l’azienda di via della Concia, produttrice di inverter applicati al settore fotovoltaico, così come all’automazione civile e industriale. Nata nel 1970 nella vallata del Santerno (da qui il riferimento rimasto nel suo nome, anche se nel tempo la sede si è spostata prima a Imola e poi a Castel Guelfo), Elettronica Santerno era entrata nel gruppo padovano Carraro nel 2006, diventando rapidamente leader di mercato nel settore fotovoltaico e passando nel giro di pochi anni da un fatturato di 11 milioni a oltre 140 milioni di euro. Fino a quando la bolla del settore non è scoppiata, anche per effetto della scomparsa degli incentivi pubblici. Dal 2010 al 2016 si è quindi verificata una forte contrazione dei volumi, del fatturato e del numero di dipendenti (da 250 a 125), quest’ultimo ottenuto attraverso una serie di drastiche ristrutturazioni.

Alla fine del 2016 la proprietà dell’azienda (51%) è passata dal gruppo Carraro ad Enertronica, società quotata in borsa sul mercato Aim Italia, dedicato alle piccole e medie imprese in cerca di capitali per finanziare la propria crescita. La società, nata nel 2005 a Frosinone da uno spin off universitario, progetta, installa e gestisce impianti fotovoltaici di piccola taglia, fornendo un prodotto «chiavi in mano», pronto per la messa in servizio. Dopo il passaggio di proprietà, Elettronica Santerno ha assorbito tutte le attività industriali del gruppo laziale.

A due anni esatti di distanza, lo scorso dicembre, Enertronica ha ottenuto il controllo anche delle restanti quote societarie di Elettronica Santerno, raggiungendo un accordo con il gruppo Carraro che ha ceduto il 49% procedendo a un aumento di capitale per 4,1 milioni di euro. Il contratto prevedeva anche l’impegno, da parte di Enertronica, di procedere alla fusione per incorporazione. La società Elettronica Santerno sarà quindi estinta. «L’impegno alla fusione – ci spiega l’amministratore delegato di Enertronica e di Elettronica Santerno, Vito Nardi – è per sancire la centralità del progetto Santerno all’interno del gruppo Enetronica, che con la fusione prenderà il nome di Enetronica Santerno. Per lo stesso motivo, la sede legale sarà trasferita da Milano a Castel Guelfo. La fusione è un passaggio formale che serve anche a ottimizzare la gestione delle risorse, eliminando duplicazioni e sovrapposizioni societarie e amministrative. Oggi, ad esempio, abbiamo due distinti Consigli di amministrazione. Il marchio verrà conservato. Elettronica Santerno è un brand importante dal punto di vista commerciale, apprezzato e noto nel mondo».

La fusione diventerà effettiva entro giugno. Al 31 ottobre scorso Enertronica aveva un fatturato di 4 milioni e 167 mila euro, con ricavi in diminuzione del 73%, contrazione dovuta, si legge nel progetto di fusione, «ai volumi significativi registrati nell’anno precedente». Sempre alla fine di ottobre il fatturato di Elettronica Santerno era di circa 14 milioni e 400 mila euro, in flessione dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2017, «principalmente per effetto di slittamento/ritardo di alcune commesse nel settore fotovoltaico». A fine anno l’azienda di Poggio Piccolo contava 97 dipendenti. «I dati definitivi del 2018 li avremo a inizio maggio – anticipa l’amministratore delegato -. Nel 2016 abbiamo chiuso a meno 10 milioni di euro, nel 2017 siamo andati vicino al pareggio, la variazione del risultato netto è evoluta in termini di miglioramento».

Nardi è comunque fiducioso. «Il 2019 – prosegue – si prospetta un anno con numeri molto interessanti e ordini acquisiti per un valore tra i 40 e i 50 milioni di euro. Si tratta al 90 per cento di commesse all’estero, come la fornitura per il più grande impianto fotovoltaico dell’America Latina, in Brasile, del valore di 20 milioni di dollari, e altri importanti lavori in Sudafrica, Spagna, Vietnam. Stiamo anche lavorando intensamente per aumentare il livello di produzione interna. Ciò non significa che ridurremo il ricorso a terzisti, ma a fronte dei volumi in aumento l’azienda sta cercando di darsi una struttura più stabile. Già ora stiamo assumendo personale al ritmo di 2 o 3 addetti al mese: ingegneri elettronici ed elettrotecnici, ma anche operai». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 28 febbraio

Nella foto la sede di Elettronica Santerno a Castel Guelfo

Enertronica ingloba l'Elettronica Santerno, la fusione per incorporazione sarà effettiva entro giugno
Economia 5 Marzo 2019

I cento anni di Berardi Bullonerie, l'azienda di Castel Guelfo che oggi ha 12 filiali, 250 addetti e continua a crescere

Berardi Bullonerie compie quest’anno un secolo di vita e di storia. Sono infatti trascorse cento primavere esatte dalla nascita della bottega artigiana affacciata su piazza Maggiore a Bologna, attività che nel tempo si è sviluppata fino ad arrivare al grande gruppo di oggi, specializzato nella distribuzione di viti, bulloni e minuteria metallica per vari settori (automotive, edile, arredamento e oleodinamico), con quartier generale in via San Carlo a Poggio Piccolo, con 109 addetti, numero che però sale a 250 se si considerano anche le 12 filiali in diverse città italiane. Oltre a queste ci sono le società partecipate: Vibolt a Castel Maggiore e Vitman a Lugo, entrate nel gruppo nel 2006, e la bresciana Vibf Fasteners, acquisita al 100% proprio a inizio anno e attiva nella commercializzazione di viti, bulloni, spine, tappi, molle, con un giro d’affari annuo di circa 4 milioni di euro. Un’acquisizione che permette all’azienda guelfese di incrementare il già vasto assortimento di materiali a disposizione del cliente: 150 mila referenze, 45 mila articoli a stock, più di 3 miliardi e mezzo di pezzi consegnati all’anno.

«Non è solo con le acquisizioni che si cresce – spiega il presidente, Giovanni Berardi, pronipote del fondatore Giulio e quarta generazione alla guida dell’azienda di famiglia, con la quinta in arrivo – ma grazie anche alle strategie commerciali che da un secolo determinano la crescita dell’impresa Berardi, l’ampliamento continuo della gamma presente in magazzino, che oggi si arricchisce di nuovi prodotti, funzionali alla trasformazione tecnologica dei processi produttivi (gli elementi standard e i sistemi di fissaggio in plastica), il continuo aggiornamento tecnologico e la qualità dei prodotti, monitorata e certificata, e l’estensione sui mercati esteri, in particolare in Marocco, con la neonata Berardi Maroc, e Croazia».

Nel gennaio del 2003 l’azienda si è trasferita da Bologna a Castel Guelfo, organizzando un magazzino semiautomatizzato in via della Concia. E’ invece del 2017 il nuovo stabilimento realizzato in zona Montecanale, su un’area di 27 mila metri quadri, con un centro direzionale dotato di 1.500 metri quadri di uffici, affiancati da un magazzino di circa 10 mila. Qui prosegue lo sviluppo dei servizi kanban, oggi disponibili anche su app, che consentono ai clienti di essere riforniti solo quando occorre il materiale e di non dover fare magazzino, ottimizzando tempi e costi.Questo e altri sistemi di logistica integrata su misura, diventati fiore all’occhiello di Bullonerie Berardi, sono stati infatti concepiti, spiega l’azienda, «per sostenere le imprese partner con un rifornimento costante di bulloneria, raccorderia, fascette o componenti per l’oleodinamica, con certezza di risparmio di tempo, energie e risorse economiche, perché tutto il necessario è garantito da un solo fornitore».

«A distinguerci e garantire lavoro in questi decenni – conferma Giovanni Berardi – è stata la capacità di fornire supporti di tipo tecnico, commerciale e logistico, aggiornati con soluzioni e tecnologie avanzate». Nel 2018 il fatturato dell’azienda ha superato i 73 milioni di euro (oltre 77 milioni, considerata anche la nuova acquisizione bresciana), confermando il trend di successo del gruppo con una crescita del 10% sul 2017. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 28 febbraio

Nella foto lo staff della Berardi Bullonerie in occasione della visita dell”arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Maria Zuppi, dello scorso 23 gennaio

I cento anni di Berardi Bullonerie, l'azienda di Castel Guelfo che oggi ha 12 filiali, 250 addetti e continua a crescere
Economia 31 Gennaio 2019

Tredici laboratori per l'occupabilità saranno attivati nelle scuole superiori imolesi. Il 31 gennaio la presentazione ufficiale

Si chiamano «laboratori territoriali per l’occupabilità» e sono spazi innovativi all’interno delle scuole superiori, dove didattica e ricerca vengono sviluppate in sinergia con le imprese del territorio. A Imola, entro novembre 2020, ne verranno attivati 13, dedicati alle seguenti aree: Industria 4.0, Big data analytics and data science, Sperimentazione agraria, Officina digitale, Robotica, Automazione industriale, Fablab, Saldatura reale e virtuale, Meteorologia, Informatica e telecomunicazioni, Trasformazione agroalimentare, Storytelling, Modellazione e progettazione Cad Cam. I primi, attinenti al corso di laurea in Meccatronica, partiranno già con l’avvio del prossimo anno scolastico.

Il progetto vede coinvolti in rete tutti gli istituti superiori imolesi, una sessantina di imprese, Confindustria, la Fondazione Crimola, Innovami, le facoltà di Agraria e Ingegneria dell’Università di Bologna, il Cnr. La presentazione ufficiale dell’intero progetto avverrà nel corso di un incontro pubblico, in programma per giovedì 31 gennaio, al circolo Sersanti (ore 17). «Nel 2015 abbiamo partecipato al bando inserito nel Piano nazionale scuola digitale, per progetti innovativi a livello territoriale – riassume Vanna Monducci, dirigente scolastica dell’Alberghetti, istituto capofila del progetto -. Abbiamo ottenuto un finanziamento ministeriale di 750 mila euro, la cui prima metà ci è stata assegnata a novembre. A questa si aggiunge una quota di 250 mila euro da parte di imprese, enti e associazioni del territorio».

In questi giorni sono partiti gli acquisti della dotazione tecnologica all’avanguardia per i laboratori, dalle stampanti 3D ai robot per la saldatura, dalle apparecchiature per le stazioni meteo all’allestimento di una nuova serra allo Scarabelli. I laboratori saranno aperti non soltanto agli studenti delle scuole superiori, ma anche al territorio, attraverso enti di formazione partner che organizzeranno corsi, e alle start-up. «I laboratori – spiega il presidente di Innovami, Davide Baroncini – saranno un punto di riferimento e un supporto per lo sviluppo di nuove idee». L’obiettivo è dare anche prospettive formative e occupazionali concrete sia a neodiplomati che a disoccupati in cerca di una riqualificazione, in modo da permettere un rapido inserimento nel mondo del lavoro. Il progetto prevede anche la collocazione di una officina di fabbricazione digitale (Fablab) all’Istituto comprensivo 7 e al liceo scientifico Valeriani. Verrà inoltre favorita la collaborazione fra studenti di istituti diversi attorno a uno stesso progetto.

L’Lto di Sperimentazione agraria, ad esempio, vedrà impegnati gli studenti dell’Istituto Alberghetti nella parte tecnica relativa alla sensoristica e all’efficientamento energetico di serre e cantine dell’Istituto agrario Scarabelli, mentre la sperimentazione sul campo sarà effettuata dagli studenti dell’Agraria. «Vorremmo tentare di riportare al centro il sapere e il fare – conclude Marco Gasparri, presidente della delegazione imolese di Confindustria Emilia Area centro -. Abbiamo il dovere di lasciare alle nuove generazioni i binari su cui correre».

Nell”immagine un momento della conferenza stampa a palazzo Sersanti

Tredici laboratori per l'occupabilità saranno attivati nelle scuole superiori imolesi. Il 31 gennaio  la presentazione ufficiale
Economia 26 Gennaio 2019

Dal 1° febbraio i servizi della Camera di commercio a Imola saranno erogati attraverso le associazioni di categoria

La Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Bologna cambia le modalità di erogazione dei propri servizi diretti alle imprese del circondario imolese. Fino a due anni fa l’ente di piazza della Mercanzia (presente in città dal 1957) aveva ad Imola una propria sede distaccata, ubicata (dal 1982) nella storica palazzina di viale Rivalta che in origine aveva ospitato il giardino d’infanzia «Principe di Napoli». Poi, un anno fa ha deciso di venderla, in ossequio alla legge di riordino del sistema camerale del ministro Madia, che ha imposto la razionalizzazione delle sedi secondarie, aprendo uno sportello nella sala Miceti (al primo piano dell’immobile che ospita anche il mercato coperto «Il Borghetto»), ove nel frattempo il Comune aveva accentrato i propri servizi al cittadino.

Ebbene, il nuovo modello organizzativo, che diventerà operativo dal prossimo 1 febbraio in sostituzione dello sportello presso la sala Miceti, prevede la possibilità per le imprese di usufruire dei servizi della Camera di commercio direttamente presso le associazioni di categoria. Due i vantaggi per le imprese: la moltiplicazione dei punti di accesso e la possibilità di accedere tutti i giorni della settimana ai servizi camerali, mentre ora lo sportello era aperto solo il martedì e la mattina del venerdì. Anche i privati potranno rivolgersi alle associazioni, fermo restando che i principali servizi al cittadino, come ad esempio le visure camerali, possono essere comunque richiesti online attraverso il sito www.bo.camcom.gov.it.

«Meno spostamenti, più efficienza, una nuova collaborazione fra Camera di commercio e associazioni», sintetizza Valerio Veronesi, presidente dell’ente. Che aggiunge: «Imola fa da apripista ad un modello che siamo sicuri agevolerà la vita delle imprese». Hanno sottoscritto la convenzione l’Alleanza delle cooperative italiane di Imola, Cia Imola, Cna Imola, Coldiretti, Confagricoltura, Confartigia-nato, Confcommercio-Ascom Imola e la delegazione imolese di Confindustria Emilia Area centro.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 24 gennaio

Nella foto la firma della convenzione in Municipio

Dal 1° febbraio i servizi della Camera di commercio a Imola saranno erogati attraverso le associazioni di categoria
Economia 23 Gennaio 2019

Manufacturing Zone, l'Amministrazione comunale proroga le misure della Giunta Manca (con due novità)

Le misure previste dalla Manufacturing zone, il progetto varato dalla precedente Amministrazione per incentivare l’insediamento di attività economiche nel territorio comunale, sono scadute il 31 dicembre scorso. E l’Amministrazione comunale in carica ha deciso di prorogarne la validità fino al 31 dicembre 2019 onde favorire la competitività del territorio e l’occupazione. Non senza apportare alcune integrazioni, che «vanno in una duplice direzione», spiega Patrik Cavina, vicesindaco ed assessore allo Sviluppo economico.

In primo luogo – anticipa un comunicato stampa – escludendo dai benefici ipermercati e supermercati alimentari di superficie superiore ai 250 metri, al fine di tutelare piccoli commercianti e centro storico. In secondo luogo, dando la possibilità di usufruire delle misure della Manufacturing zone solo ad imprese slot free, cioè esercizi commerciali che scelgono di non dotarsi di apparecchi per il gioco d’azzardo, quali slot, videolottery, eccetera. «Per uno sviluppo economico – tiene a sottolineare Cavina – che sia sempre più sostenibile anche da un punto di vista sociale». L’Amministrazione comunale, infatti, ritiene necessario, da un lato proseguire «con l’adozione di tutte le azioni possibili di sostegno al sistema economico sociale per favorire gli investimenti e quindi la competitività del territorio», nella consapevolezza che «gli investimenti prodotti dalle nuove imprese abbiano indubbie ricadute positive sull’intero tessuto sociale».

Dall’altro, la decisione di integrare il piano locale di contrasto al gioco d’azzardo con un’azione specifica contenuta nelle misure a sostegno di competitività e occupazione deriva «dalla presa atto della elevata spesa per gioco d’azzardo sostenuta sul territorio comunale (1.335 euro pro capite nel 2017 a fronte di un reddito pro capite di 21.692,42 euro, dati dell’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato)».

L”articolo completo è su «sabato sera» in edicola dal 24 gennaio

Nella foto il vicesindaco Patrik Cavina con il consigliere Giuseppe Palazzolo

Manufacturing Zone, l'Amministrazione comunale proroga le misure della Giunta Manca (con due novità)
Cronaca 26 Novembre 2018

A Ponte Rizzoli banda larga per otto aziende con la formula del finanziamento pubblico-privato

Lo stato della rete internet ozzanese ha compiuto un passo in avanti. Nella zona industriale di Ponte Rizzoli, cuore industriale del comune, otto aziende hanno deciso di contribuire con propri fondi per colmare il divario tecnologico che finora le ha tagliate fuori dalla rete di ultima generazione, quella in fibra ottica. «Oltre alla velocità di connessione è la sicurezza che preme ad un’azienda come la nostra» ha spiegato Daniele Bucci titolare di Hypertec Solution, studio tecnico di progettazione meccanica con sede in via Progresso capofila dell’iniziativa, in occasione della conferenza stampa di presentazione della conclusione del progetto lunedì 19 novembre. «Noi inviamo disegni nei cinque continenti – ha aggiunto Bucci – e avere la banda ultra larga significa lavorare al riparo da attacchi hacker. Molti dei nostri partner lo richiedono per la sigla degli accordi commerciali».

Il divario tecnologico, il digital divide per dirla all’inglese, è ancora una zavorra per molte aree produttive della nostra penisola. Ozzano non fa eccezione. Da qui l’idea partita da otto aziende che hanno impegnato 4.500 euro a testa per aggiungerli ai fondi regionali e portare fisicamente anche nelle aree della frazione ozzanese i cavi della fibra ottica. Oltre allo studio Hypertec, gli altri coinvolti sono Suzzi, Laco, Colkim, Gna, Dico, Andic-Mac e la Verniciatura Ozzanese, che «ora possono lavorare con la banda ultra larga, laddove prima non c’era connessione Adsl», ha precisato Lia Grandi, anch’essa socia di Hypertec.

Il modello di finanziamento pubblico-privato che ha reso possibile la realizzazione dell’intervento è contenuto nella legge regionale 14 del 2014 ed è stato attuato attraverso un accordo di programma siglato nell’aprile tra tutti i soggetti coinvolti, Comune di Ozzano compreso. «L’Amministrazione – ha spiegato l’assessore Giuseppe Rossi alle Infrastrutture digitali – ha favorito l’incontro tra privati e fornitori del servizio» cercando una strada per anticipare un intervento che le aziende chiedevano con forza da tempo. Come detto, la banda ultra larga è stata installata grazie al finanziamento congiunto pubblico–privato, che ha visto come attuatore la società Lepida Spa, il braccio operativo della Regione Emilia Romagna in fatto di sviluppo e consolidamento della rete.

L’infrastruttura è di proprietà del Comune, ma a tutti i soggetti contribuenti è stato dato un diritto d’uso. «L’estensione del servizio ad altre aziende è possibile, ma occorrerà prima creare un nucleo di potenziali aderenti di almeno cinque o sei soggetti che richiedano l’allaccio alla dorsale messa in opera» ha sottolineato Gianluca Mazzini direttore di Lepida Spa, in sostanza una «massa critica» che giustifichi economicamente l’intervento. Lepida non è nuova ad iniziative come quella di Ponte Rizzoli. «In tutta la regione ne abbiamo complessivamente 159, di dimensioni di solito più piccole rispetto a quelle della frazione ozzanese», ha proseguito Mazzini. (ti. fu.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 22 novembre

Nella foto un”immagine della conferenza stampa

A Ponte Rizzoli banda larga per otto aziende con la formula del finanziamento pubblico-privato
Cronaca 15 Novembre 2018

Il presidente dell'Ima Alberto Vacchi è Cavaliere al Merito del lavoro, la cerimonia si è svolta al Quirinale

Il presidente del gruppo ozzanese Ima, Alberto Vacchi, è uno dei 25 imprenditori (di cui tre emiliano-romagnoli) e dirigenti che lo scorso 8 novembre hanno ricevuto dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso di una cerimonia svoltasi al Quirinale, l’onorificenza di Cavaliere dell’ordine «Al merito del lavoro».

Alberto Vacchi, classe 1964, è presidente di Ima Spa dal 2007 dopo esserne stato consigliere delegato nel 1996, direttore generale nel 2000 e amministratore delegato nel 2003. L’azienda è leader mondiale nella produzione di macchine per il confezionamento del tè e tra i maggiori operatori mondiali nelle macchine per il packaging di prodotti farmaceutici, cosmetici e alimentari.

Durante la sua presidenza il gruppo, che ora conta 30 società e occupa oltre 5.000 dipendenti, di cui oltre 2.300 in Italia, ha sviluppato in modo considerevole fatturato, presenza all’estero e gamma di macchine prodotte. Nel 2014 ha acquisito l’80% di 5 aziende tedesche, operanti nel segmento delle macchine per il packaging alimentare, con stabilimenti in Germania, Francia, Spagna e India.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 15 novembre

Nella foto un momento della cerimonia al Quirinale

Il presidente dell'Ima Alberto Vacchi è Cavaliere al Merito del lavoro, la cerimonia si è svolta al Quirinale
Economia 23 Ottobre 2018

La Cefla punta sempre di più sul business della luce a led con la nuova divisione Lighting

In casa Cefla nasce la nuova divisione Lighting, dedicata al mondo dell’illuminazione a led. Un settore, questo, che si sta sviluppando a ritmo esponenziale, come dimostra la rapida crescita di C-Led, la società nata nel 2016 dallo scorporo del ramo d’azienda Cefla sviluppatosi a partire dalla controllata Elca Technologies.

Un percorso partito nel lontano 1998, quando l’allora Elettronica Candori entrò nel perimetro del gruppo Cefla, in concomitanza con l’incorporazione della Cir. Attorno al 2010, alla progettazione e produzione di schede elettroniche per l’automazione industriale, utilizzate ad esempio su poltrone e macchinari per la radiologia dentale, così come per i banchi cassa dei supermercati, si è aggiunto il business della luce, ovvero lo sviluppo di schede di controllo per l’illuminazione a led di potenza, prima per le sole attività del gruppo (lampade del settore dentale, scaffali della grande distribuzione, impianti di illuminazione esterna dei centri commerciali, forni di essiccazione delle vernici Uv) e, dal 2015, anche per clienti esterni.

Dal 2016 a oggi, il fatturato di C-Led è passato da 2 milioni di euro a quasi 8 milioni attesi nel 2018, mentre gli addetti, da poco meno di dieci, sono arrivati a 25. «In agosto – spiega il presidente di Cefla, Gianmaria Balducci – abbiamo completato l’acquisizione del 60 per cento della società bolognese Lucifero’s (37 dipendenti e un fatturato di 5,4 milioni di euro, Ndr), specializzata nello sviluppo di soluzioni illuminotecniche architetturali di design, in particolare per negozi e alberghi. Questo ci permette di integrare e ampliare la nostra proposta e di crescere in modo significativo. Da qui la decisione di creare una nuova business unit, più per la prospettiva di sviluppo che per le dimensioni attuali, ancora inferiori a quelle delle nostre altre quattro business unit. Il settore in cui opera C-Led è caratterizzato da una continua rincorsa delle tecnologie migliori, più performanti e meno costose. In questi anni, infatti, il prezzo medio del prodotto venduto si è abbassato, ma sono cresciuti i volumi. Bisogna quindi essere reattivi e pronti a seguire questo trend, per restare competitivi nel tempo».

Nella sede C-Led in via Gambellara in un anno si assemblano dagli 80 ai 100 milioni di «chip led», ovvero i «puntini» che compongono un corpo illuminante. Ma il grande valore aggiunto è la tecnologia che ne controlla il funzionamento. «Puntiamo molto sulla ricerca – spiega Alessandro Pasini, direttore della nuova business unit Cefla -. Nel 2017 abbiamo investito circa il 5 per cento del fatturato, una percentuale più alta rispetto alla media delle altre business unit Cefla. Abbiamo un reparto di ricerca e sviluppo con 8 addetti, ingegneri elettrici, meccanici ed elettronici; in più, collaborano con noi 5 centri di ricerca e laboratori esterni».

In questo campo le lampadine a bulbo sono davvero preistoria. I punti luce del futuro sono personalizzati per dimensione e ottica, temperatura di colore (ovvero tonalità calda o fredda) e resa cromatica. «Abbiamo già prodotti – racconta – che possono essere impostati attraverso una app sul proprio telefono. Quando si arriva a casa, un sensore capta la tua presenza e le luci delle stanze si regolano in modo automatico in base a quello che devi fare e agli impegni inseriti sul telefono o in base alle preferenze selezionate. Il tutto senza dover toccare un solo interruttore. Allo stesso modo le luci della vetrina di un negozio si possono cambiare a seconda, ad esempio, della stagione». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 18 ottobre

Nella foto le postazioni di assemblaggio in C-Led

La Cefla punta sempre di più sul business della luce a led con la nuova divisione Lighting
Economia 10 Ottobre 2018

Il viaggio dei vincitori di Vitamina C tra Puglia e Basilicata alla scoperta di passione civile e valori cooperativi

A partire quest’anno alla volta di Lecce e Matera grazie ai progetti di impresa premiati durante il passato anno scolastico (Apollo per la produzione di isolanti termici ed acustici dal riciclo delle piume di scarto degli allevamenti avicoli, Black Option per l’alimentazione del futuro a base di insetti, Giga Barper rispondere in maniera integrata alle esigenze di studio e incontro dei giovani) sono stati Lorenzo Berti, Simone Galbano, Diana Martignani, Aretha Rambaldi, Codrina Vasai, Chiara Guadagnini, Federica Pelliconi, Irene Salaroli e Sofia Tampieri dell’Istituto Scarabelli insieme a Riccardo Avarello, Alessia Benedetti, Sara Mastrorocco, Elisabeta Maria Sirbu, Raoul Tondini e Anna Visani dell’Alessandro da Imola.

I ragazzi, accompagnati dalle insegnanti Roberta Giacometti, Antonella Martelli e Simona Costa e dal funzionario di Legacoop Imola Rita Linzarini, hanno affrontato insieme un viaggio che voleva essere anche un’occasione per conoscere nuove città ma anche nuove realtà cooperative e toccare con mano i valori della cooperazione.

«La visita guidata del centro storico di Lecce, prima tappa del viaggio, è stata l’occasione per scoprire ed apprezzare l’utilizzo della pietra leccese nell’architettura della città – si legge nel diario di bordo del viaggio redatto dai ragazzi quale occasione per trasferire le conoscenze acquisite lavorando in cooperazione per un obiettivo e prodotto comune -. Martedì invece abbiamo incontrato Francesco Gigante, presidente della cooperativa sociale Terre di Puglia e i suoi collaboratori, a Torchiarolo, dove ha sede la cantina, e a Mesagne, dove la cooperativa gestisce una masseria, due luoghi di lavoro che sono anche sedi di contrasto alle mafie. La cooperativa nasce infatti, previo bando pubblico, per l’assegnazione di beni confiscati alla mafia locale, la Sacra Corona Unita: in una realtà dove la paura ha bloccato tante persone, l’orgoglio più grande della nostra azienda sono i dipendenti e i soci che lavorano per dare una nuova vita ai beni confiscati alla mafia pugliese, ci racconta il presidente illustrando i prodotti dedicati alle vitti-e delle associazioni criminali del territorio.

Il socio fondatore Alessandro Leo ha aggiunto che per impegnarsi in questa esperienza non serve il coraggio ma la passione civile, perchè per costruire un mondo basato sulla legalità non sono importanti solo eroi ma anche le tante persone normali che ogni mattina si alzano per lavorare mettendo a disposizione le proprie competenze. Una bella lezione di vita e legalità accompagnata da un forte vento di tramontana che ha scompigliato i capelli oltre che i pensieri, ma non ha impedito la prevista gita al mare, dalla grotta della poesia a Roca Vecchia fino ai faraglioni di torre Sant’Andrea ed Otranto, quindi di nuovo a Lecce per visitare il castello di Carlo quinto e il museo Faggiano con le rovine di un’antichissima struttura risalente all’epoca messapica poi utilizzata in periodo roma-no e medievale come convento e dunque ricco di simboli a testimonianza del passaggio dei templari e di altre epoche archeologiche.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 4 ottobre

Nella foto la visita alla cooperativa sociale Terre di Puglia

Il viaggio dei vincitori di Vitamina C tra Puglia e Basilicata alla scoperta di passione civile e valori cooperativi
Economia 9 Ottobre 2018

Tutte le novità proposte da Coop Ceramica, Florim e La Fabbrica al Cersaie e ai suoi 112.000 visitatori

La 36ª edizione del Cersaie, il Salone della ceramica per l’architettura e dell’arredobagno, si è svolta dal 24 al 28 settembre alla Fiera di Bologna. L’appuntamento quest’anno ha richiamato oltre 112 mila visitatori, 840 espositori di cinque continenti e 40 nazionalità, poco più della metà dei quali appartenenti al settore delle piastrelle. Tra questi c’erano anche le più importanti aziende del settore presenti sul nostro territorio, Cooperativa Ceramica d’Imola, Florim, di Fiorano Modenese ma con stabilimento anche a Mordano, e La Fabbrica di Castel Bolognese, rilevata nel 2017, attraverso la holding Italcer, dal fondo Mandarin Capital Parners II, di cui fa parte anche l’economista di origini imolesi Alberto Forchielli.

Vetrina per eccellenza, quest’anno Coop. Ceramica ha proposto quattro nuove collezioni: «Parade», progetto che «fra storia, ricerca e tecnologia, rispetto per la materia e le sue origini» trae ispirazione dalla graniglia e dai pavimenti in battuto veneziano; «The room», nuova generazione di lastre ceramiche ispirata alla ricchezza dei marmi pregiati; «Lime-Rock», che rievoca le caratteristiche della roccia sedimentaria; «Blue Savoy», collezione dedicata all’omonima pietra naturale, apprezzata da designer e architetti, di cui viene riprodotto anche il particolare effetto traslucido.

Il Cersaie dà anche la possibilità alle aziende di portare i visitatori della fiera all’interno dei propri stabilimenti e showroom. Florim ha sfruttato questa occasione per trasformare la propria «gallery» a Fiorano Modenese, rinnovata per l’occasione, in un teatro, dove immergere i propri ospiti in una esperienza a 360°, fatta di luci, suoni, colori spettacolari. «Discover the future» è stato il tema di quattro diverse serate, durante le quali l’azienda ha messo in scena uno spettacolo digitale avveniristico.

Nello stand firmato dal noto architetto Massimo Iosa Ghini, La Fabbrica, invece, ha presentato i marchi «La Fabbrica» e «Ava Ceramica», quest’ultimo dedicato ai grandi formati. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 4 ottobre

Tutte le novità proposte da Coop Ceramica, Florim e La Fabbrica al Cersaie e ai suoi 112.000 visitatori

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