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Sport 1 Settembre 2018

Calcio serie C, un Giovinco è arrivato all'Imolese: «Cognome che pesa»

E’ una sorte comune a tutti coloro che hanno un famigliare più celebre quello di sentirsi nominare non per ciò che si è, ma per quello che si rappresenta. «Quello è il figlio di… il fratello di…» ecco le frasi alle quali deve abituarsi, spesso per un’intera esistenza, chi dal destino ha ereditato questo ruolo. E Giuseppe Giovinco, recente acquisto dell’Imolese, non sfugge a questa regola non scritta che si tramanda nel tempo. Sebastian, suo fratello di tre anni più grande, ed ex giocatore della Juventus, ora al Toronto, squadra che milita nella Major League Soccer americana, è un riferimento inevitabile per lui. Ovunque vada si vede presentato come il «fratello di Giovinco». E a 27 anni un po’ gli pesa. «Sono convinto che se fossi stato considerato come Giuseppe e basta, avrei ottenuto di più dalla mia carriera – ha detto Giovinco non appena ha messo piede al Centro Bacchilega -. Perché è normale che chiunque fosse paragonato a Sebastian ci perderebbe, considerando che in questo momento non esiste un giocatore italiano che si possa paragonare a lui per caratteristiche tecniche».

Anche tu, come lui, calcisticamente sei cresciuto nella Juventus.

«Sono rimasto bianconero per 13 anni. Ho fatto tutta la trafila delle giovanili, vincendo due volte il Torneo di Viareggio quando giocavo nella Primavera con Immobile, Iago Falque, Marrone, Rossi e con Maddaloni e Bruni allenatori. Con mio fratello invece ho fatto solo degli allenamenti ai tempi di in cui sulla panchina della Juve sedeva Ciro Ferrara».

Fisicamente vi somigliate parecchio. Tu però sei un attaccante puro.

«Che ama muoversi a tutto campo. Ovviamente nell’ambito di una precisa organizzazione di gioco. Mi piace svariare, cercare la posizione, trovare soluzioni per provare a far gol».

La tua media finora non è stata elevata. Il picco l’hai toccato a Catanzaro due anni fa con 9 reti.

«Il numero dei gol dipende dal tipo di squadra nella quale ti trovi e dal momento che stai affrontando. Un conto è giocare per vincere il campionato, un conto per salvarti. La quantità di occasioni che ti possono capitare cambia. Poi nella media non si considerano mai i gol in Coppa Italia. Cinque anni fa, per esempio, all’Esperia Viareggio feci in totale 13 gol; 7 in campionato e 6 in Coppa, dove arrivammo alla finale, che perdemmo col Latina».

Quale è stato il tecnico dal quale hai appreso di più?

«Mario Somma, uno dei quattro avuti a Catanzaro, e soprattutto Stefano Cuoghi, che mi ha allenato a Viareggio. Diciamo che lui è stato l’unico che ha mostrato coerenza fra ciò che diceva e quello che faceva. Dalla maggioranza degli altri ho riscontrato solo belle parole, che puntualmente svanivano nei momenti di difficoltà».

Come è avvenuto l’approccio con l’Imolese?

«E’ stato molto veloce. Ho ricevuto la chiamata del mio procuratore D’Amico, che mi ha informato sull’interessamento dell’Imolese. Per accordarci non è stato nemmeno necessario che venissi qua prima. Mi è bastato sapere che avrei trovato entusiasmo per la C conquistata col ripescaggio, ambizioni e un bel centro sportivo, quindi la possibilità di allenarsi bene. E poi ci sono due amici come Belcastro e Bensaja che ho avuto come compagni rispettivamente alla Carrarese e a Catanzaro. Quando sono arrivato ho avuto conferma di quanto mi avevano detto. Una società del genere bisogna tenersela ben stretta, considerando quello che c’è in giro».

L’obiettivo dell’Imolese per ora è la salvezza. Cosa serve per non rischiare?

«Diverse cose. Non bisogna mai adagiarsi, nemmeno se per un periodo arrivano risultati superiori alle aspettative. Perché basta poco per ripiombare in basso. Poi non guardare troppo le avversarie, perché c’è poca differenza fra una squadra e l’altra in serie C. Saper mantenere sempre l’atteggiamento giusto durante la settimana. Infine subire meno gol possibili, perché qualcuno lo si fa sempre. E se non capita, lo 0-0 è comunque assicurato». 

a.d.p.

L”articolo completo su «sabato sera» del 30 agosto.

Nella foto: a sinistra i fratelli Giovinco, a destra Giuseppe in allenamento

Calcio serie C, un Giovinco è arrivato all'Imolese: «Cognome che pesa»
Sport 26 Agosto 2018

Basket A2, il coach dell'Andrea Costa Di Paolantonio è soddisfatto: «Il miglior roster possibile, esperto e motivato»

Ai primi di giugno Emanuele Di Paolantonio diventò allenatore dell’Andrea Costa. Dopo essersela costruita e plasmata in una quarantina di giorni di mercato, adesso il tecnico abruzzese comincia ad allenare la sua creatura che poi, tra poco più di un mese, porterà sul campo per giocarsi la salvezza. Non è stato un lavoro facile e l’assemblaggio della nuova Andrea Costa (cambiata per otto decimi) è terminato con esiti che sulla carta sembrano più lusinghieri del previsto.

Meglio di così non si poteva fare?

«Siamo molto contenti del lavoro svolto, anche se questo vale fino ad un certo punto, in attesa delle risposte del campo. Questo è il miglior roster possibile per centrare i nostri obiettivi e, anche se sappiamo che sarà una stagione complicata e lunga, abbiamo le potenzialità per fare bene. Quando ho parlato ad ognuno dei giocatori firmati, in loro ho visto ambizione e grandi motivazioni e questo alla fine può fare la differenza».

L’età media elevata di questo gruppo è una virtù o un difetto?

«L’abbiamo costruito pensando che sia un pregio, perché dovendo affrontare una stagione così impegnativa, può ridurre i tempi di comprensione. La coppia «Usa» uno dei vostri punti di forza? Me lo auguro. Abbiamo scelto due giocatori di grandissimo spessore, che si conoscono e stimano e che hanno subito manifestato entusiasmo nel ritrovarsi, abbracciando il nostro progetto».

Sulla carta sembrano esserci squadre più deboli di voi.

«La salvezza è il nostro unico obiettivo e solo a fine aprile sapremo se l’avremo centrata. Oggi penso solamente al 7 ottobre con l’esordio in campionato. Sarà un torneo dove quattro o cinque squadre (Udine, Treviso, Bologna, Verona e forse anche Forlì o Ravenna) si giocheranno la promozione diretta e le prime piazze play-off. Poi vedo un gruppo molto livellato, dove tutti si sono attrezzati. Partire bene sarebbe importante, ma siamo consapevoli che all’inizio sarà dura, dovendo affrontare tre delle favorite nelle prime quattro giornate».

p.p.

L”articolo completo su «sabato sera» del 23 agosto.

Nella foto (Isolapress): la nuova Andrea Costa il giorno del raduno

Basket A2, il coach dell'Andrea Costa Di Paolantonio è soddisfatto: «Il miglior roster possibile,  esperto e motivato»
Sport 26 Agosto 2018

Calcio, Lorenzo Spagnoli e la serie C tanto agognata: «Gioia immensa, come un bimbo a Mirabilandia»

«Per noi è stata una notizia bellissima, e anche se ce l’aspettavamo il ripescaggio in C, quando in sede è arrivato il fax di conferma, ed Elisa (Tassinari, la segretaria dell’Imolese, nda) mi ha chiamato al telefono per leggermelo, ho avuto una grandissima scarica di adrenalina». Così Lorenzo Spagnoli descrive ancora, a distanza di tempo, il momento magico vissuto venerdì 3 agosto mentre era a Mirabilandia coi figli. Un attimo indimenticabile, che gli resterà stampato per sempre nella memoria. «In un attimo ho rivissuto mentalmente i 6 anni nell’Imolese, nei quali la serie C è stata subito un obiettivo fortissimo – ha proseguito il presidente -. Se penso a come eravamo messi la prima stagione in Eccellenza, mi sembra incredibile essere arrivati fin qui. Ricordo che, quando partimmo, chiesi quale sarebbe stato l’anno del centenario, e appena sentii 2019 mi ripromisi di festeggiarlo in C. Ce l’abbiamo fatta. Essere nella terza categoria del calcio nazionale insieme a piazze importanti è fantastico».

Sarebbe stato più esaltante conquistarla sul campo, ma anche così la soddisfazione è tanta.

«Per me è praticamente la stessa cosa. Perché se non avessimo vinto i play-off per il secondo anno consecutivo, la domanda di ripescaggio probabilmente non l’avremmo fatta. Ricordo pure che siamo arrivati per due volte secondi in campionato».

Dopo tanti sacrifici, economici e umani, finalmente avete coronato il sogno della serie C.

«Sacrificio non è il termine giusto, perché il calcio per me è soprattutto divertimento. Fa parte della mia vita e ci sto bene dentro. Diciamo che il traguardo raggiunto è stato il frutto di tanto lavoro e di tanta passione. E sappiamo che è la passione a muovere tutto. La fortuna principale è stata quella di avere a disposizione un gruppo di persone fuori categoria, come Elisa Tassinari, Laura Graziani, Gianluca Matera, Filippo Ghinassi, Marco Montanari, mia moglie Fiorella. Senza dimenticare i sempre presenti che lavorano per la società. Mi reputo un presidente fortunato, perché ho vicino gente al di sopra della media. E so che lo saranno anche in C».

Raggiunta con non poche difficoltà. Come per esempio il rischio e la conseguente paura di non riuscire ad adeguare in tempo il Romeo Galli alle normative.

«Più che paura, c’era il dispiacere di veder vanificato tutto quello che avevamo fatto in questi anni. C’è stata una crescita incredibile sotto tutti gli aspetti; dalle strutture, all’organizzazione, al marketing, alla comunicazione, all’amministrazione, al settore giovanile. Non riuscire ad andare in C per lo stadio sarebbe stato un duro colpo. Mi avrebbe bruciato parecchio, perché erano anni che si parlava nelle nostre intenzioni e quando ci siamo resi conto di non essere stati ascoltati, c’è stato come un blocco. Poi ha prevalso di nuovo la passione. Mia moglie ha preso la situazione in mano, portando avanti la questione nel migliore dei modi».

L’Imolese nella terza serie del calcio per la quarta volta in 99 anni, e a distanza di 46 dall’ultima.

«Non potete immaginare quanto mi inorgoglisca essere riuscito a riportarla a questo livello. Ma adesso è necessario stabilizzarsi in questa categoria. Solo consolidandoci fra i professionisti potremo permetterci di programmare il futuro più serenamente. Continuando a fare i passi giusti e attraverso un criterio di lavoro molto preciso, come abbiamo fatto negli ultimi anni. Io ho sempre l’ambizione di migliorare anno dopo anno».

Non sarà facile, considerando che siete in ritardo nell’allestire la squadra rispetto alle squadre concorrenti.

«Lo sappiamo che sarà un anno difficilissimo. Ma partiamo da una base forte e con gli ultimi acquisti la squadra mi sembra all’altezza. La strategia per conservare la serie C l’abbiamo messa in atto già da qualche mese. Il fatto di aver dato continuità ad un nutrito gruppo di giocatori, forti in campo ma anche fuori, perché sappiamo quanto valgono come uomini, è stato già un passo importante. Poi dovremo essere bravi ad inserire i nuovi calciatori. E in tal senso io credo molto nella qualità del lavoro quotidiano e nella mentalità, che dovrà essere quella giusta per la C. Chi entra al Centro Bacchilega deve sentire addosso la forza del marchio Imolese e sposarne in toto la filosofia. Società, staff tecnico e squadra devono essere un tutt’uno. Se creiamo un forte senso di appartenenza possiamo fare un buon campionato».

Condannati a lottare per sopravvivere? O sotto sotto c’è la speranza di ottenere qualcosa di meglio?

«Non so se possiamo puntare a un risultato migliore della salvezza. Di sicuro so che l’Imolese dovrà essere una squadra capace di mantenere la categoria conquistata. Se ce la faremo solo all’ultimo minuto dell’ultima partita non importa. Quello che conta è centrare l’obiettivo».

L”articolo su «sabato sera» del 23 agosto.

a.d.p.

Nella foto (Isolapress) Lorenzo Spagnoli con la moglie Fiorella Poggi in tribuna al «Bacchilega»

Calcio, Lorenzo Spagnoli e la serie C tanto agognata: «Gioia immensa, come un bimbo a Mirabilandia»
Sport 30 Luglio 2018

Lotta, Mirco Minguzzi verso gli Europei Juniores: «Stavolta punto davvero in alto, vorrei qualificarmi per i Mondiali»

Mirco Minguzzi ci proverà per l’ultima volta. Dal 31 luglio al 5 agosto il lottatore imolese dell’Usil classe 1998 e fratello minore dell’oro olimpico Andrea parteciperà agli Europei Juniores (ultima occasione per motivi di età), quest’anno in scena a Roma, quale atleta della Nazionale italiana. «Mi sono allenato ogni giorno con grande impegno – racconta Minguzzino -. Prima grazie alla Nazionale e poi grazie alla società imolese di lotta ho potuto partecipare ad alcuni collegiali in Italia e all’estero, confrontandomi con atleti di tutta Europa. Ma sento di dover ringraziare anche tutti i miei compagni di società, sempre a disposizione per farmi allenare cercando nuove maniere per mettermi in difficoltà».

Conosci i tuoi potenziali avversari?

«Diciamo che in linea di massima è importante conoscere tecniche di lotta diverse e come altri lottatori le applicano, anche se poi ogni incontro è un fatto a sé. Non è solo questione di preparazione e di fisico, sulla materassina contano tanto anche le doti caratteriali. Ma credo di avere, per mio conto, dei buoni assi nella manica dovuti al fatto che sono letteralmente cresciuto lottando».

Cosa ti aspetti da questa nuovo impegno?

«Punto in alto: voglio fare bene e aggiudicarmi la possibilità di partecipare ai prossimi Mondiali di settembre in Slovacchia».

mi.mo.

L”articolo completo su «sabato sera» del 26 luglio.

Nella foto: il 20enne Mirco Minguzzi

Lotta, Mirco Minguzzi verso gli Europei Juniores: «Stavolta punto davvero in alto, vorrei qualificarmi per i Mondiali»
Sport 24 Giugno 2018

Autodromo, intervista al nuovo direttore Roberto Marazzi: «Il mio sogno è la MotoGp, super concerto nel 2019»

Cosa ci può essere di più rassicurante per un autodromo dell’avere in cabina di regia un ex pilota di automobilismo? Impugnandolo con decisione come fosse un volante, Roberto Marazzi, che di corse ne ha disputate tante, alcune pure vinte, macinando chilometri di asfalto sulle piste di mezzo mondo, si propone di guidarlo verso nuovi traguardi. Potrebbe essere veramente il direttore generale ideale per questo circuito desideroso di rilanciarsi in grande stile. Obiettivo: i fasti già conosciuti in passato e sempre presenti nella memoria collettiva. Romano doc, 67 anni il prossimo 10 settembre, Marazzi ha alle spalle una gran quantità di esperienze nel mondo del motorsport, che spaziano dalle competizioni vissute direttamente, all’organizzazione di campionati a due e a quattro ruote; fra i quali Superbike, Motomondiale, F.3 e Superstars nell’ambito della Flammini Racing; di eventi come Auto Kit Show e Motolandia; alla consulenza per l’Ufficio Sportivo Aci. Ed ha ricoperto pure ruoli importanti nel mondo dell’editoria, lavorando, fra gli altri, anche per la Conti Editore.

Nella nuova veste di direttore dell’autodromo, quali dei ruoli ricoperti potranno rivelarsi preziosi?

«Sicuramente le esperienze coi fratelli Flammini, dove le organizzazioni spaziavano dalla sicurezza, alla gestione sportiva, ai contatti coi piloti. Nei circuiti era come sostituirsi al direttore. Ho visto come lavorano in Inghilterra, Germania, Olanda, Belgio. E poi mi aiuteranno anche i 4 anni e mezzo nei quali ho lavorato nell’Aci. Un bagaglio di conoscenze che metterò a disposizione di Imola».

L’Enzo e Dino Ferrari è da tempo un impianto polivalente. Anche se la sua anima è la pista, e lo scopo prioritario è ospitare gare.

«Non nutro dubbi sul fatto che l’autodromo sia prima di tutto una struttura con finalità sportive legate al motorismo. E su questo mi concentrerò. Il problema è che a fine luglio i calendari relativi al 2019 sono già definiti e quindi mi resta un mese e mezzo di tempo per programmare manifestazioni importanti. La stessa cosa vale per i concerti. Le date dei tour degli artisti si fissano in questo periodo».

Si sta già muovendo anche per eventi al di fuori delle competizioni?

«Per il 2019 ho in mente un grande concerto con un personaggio che al momento non posso rivelare. Non voglio promettere cose che poi non è detto si realizzino. Comunque sono convinto che puntare su un nome famoso sia meglio che organizzare tanti concerti più piccoli. Un’altra idea che sto portando avanti, e ne ho già parlato con gli organizzatori del Giffoni Film Festival, è quella di creare una tre giorni cinematografica all’interno del paddock. Vogliamo puntare anche su iniziative culturali, che coinvolgano quel pubblico che non è attratto dalle gare».

Se avesse libertà di azione, cosa le piacerebbe fare?

«La MotoGp. Ci terrei prima ancora della F.1. Precisando però che qualsiasi cosa cercherò di portare, fosse anche la F.1, non sarà per toglierla a qualcun altro. Imola deve avere il suo Gran Premio, come hanno Monza, Misano, Mugello. Per quel che riguarda la MotoGp ritengo inammissibile che la Spagna, solo perché ci vive il promotore, debba avere quattro Gran Premi, di cui alcuni intitolati a regioni. Non capisco perché allora non possa averla anche l’Emilia Romagna, considerando la passione che questa terra nutre per il motociclismo».

Fino a ieri il sogno nel cassetto era la F.1.

«E lo è ancora. Quella di una seconda gara in Italia è un’altra strada che percorrerò. Liberty Media non ha le pretese di Bernie Ecclestone. E’ più difficile arrivare alla F.1 che alla MotoGp, però ci proverò. E un impegno che mi assumo personalmente».

Quest’anno la principale novità è il Mondiale di motocross.

«Sarà un evento stupendo, col sette volte campione del mondo Tony Cairoli e con altri campioni che stanno emergendo nel motocross. Essendo quella del 30 settembre l’ultima prova, l’organizzatore del Mondiale ci ha chiesto di poter fare la premiazione finale qua a Imola. Oltre ad una bellissima gara, assisteremo anche a una grande festa. E gli appassionati di questo sport, nel ricordo dei 70 anni dalla prima gara di motocross svolta qui, arriveranno in massa. Ci aspettiamo un grande pubblico».

Come si pone nei confronti dell’eterno problema legato al rumore?

«E’ un problema difficile da risolvere e che ci penalizza. Attualmente i 60 giorni di deroga concessi sono inferiori a molti altri circuiti, che comunque hanno lo stesso problema del rumore. Questa è una azienda che fa vivere tante persone, direttamente e come indotto, e quindi se non lavora diventa complicato andare avanti. Imola è conosciuta in tutto il mondo per le attività che si svolgono nel suo autodromo. Per cui ci vuole uno sforzo da parte di tutti. Da parte nostra dobbiamo cercare di venire incontro ai disagi delle persone alle quali dà fastidio il rumore. E da parte loro avere un po’ più di sopportazione, perché l’autodromo è un bene prezioso per tutta la comunità imolese».

a.d.p.

L”articolo completo su «sabato sera» del 21 giugno.

Nella foto (Isolapress): Roberto Marazzi, nuovo direttore dell”autodromo, assieme a Uberto Selvatico Estense, presidente di Formula Imola

Autodromo, intervista al nuovo direttore Roberto Marazzi: «Il mio sogno è la MotoGp, super concerto nel 2019»
Sport 26 Maggio 2018

Baseball A2, la storia del nuovo ricevitore venezuelano dei Redskins Imola Josè Antonio Aleman Rubio

Agli allenamenti sul diamante della Tozzona la colonia sudamericana è sempre in anticipo, così abbiamo tempo per scambiare due parole con Josè Antonio Aleman Rubio, il nuovo ricevitore dei Redskins che ha preso il posto di Jaun Pablo Angrisano, trattenuto in Argentina… dalla moglie. Compirà 24 anni il 23 agosto ma si è già messo in mostra nei nostri campionati per un buon braccio e un rendimento costante nel box di battuta. «Ho iniziato prestissimo a giocare a baseball nel mio paese, il Venezuela, a Barquisimeto, provincia di Lara. Mio padre aveva una grande passione e mi iscrisse ad una scuola di pelota. Fino a 15 anni ho studiato e giocato, raggiungendo il bacillerato nella scuola secondaria di Scienze, poi sono andato a Caracas all’accademia di baseball dove ci si allenava ogni giorno».

Sei stato addirittura notato dagli scout della Mbl, i professionisti americani.

«Ho firmato un contratto con l’organizzazione dei Cleveland Indians e ho giocato per due anni nella Summer League in Repubblica Dominicana, sempre come catcher. La concorrenza in Sudamerica è feroce e sono stato cortato, tagliato. Cominciavo anche a risentire di una malattia grave, mi avevano diagnosticato un tumore osseo ad una gamba. Ero deluso, ma la voglia di giocare non mi mancava; sono tornato in Venezuela e mi sono fatto operare a mie spese, restando sei mesi senza giocare e per recuperare».

Poi com’è andata?

«Ho recuperato bene, tanto che un’università americana mi voleva, ma non ho ottenuto il visto per ben due volte. Intanto, grazie ai miei nonni spagnoli, ho ottenuto il passaporto iberico e tramite Junior Oberto, pitcher che giocava in Italia a Grosseto, Bologna e San Marino e conosceva Mauro Mazzotti, diventato manager della nazionale spagnola, sono approdato nella Divison de Honor a Bilbao e Pamplona. Sempre grazie ad Oberto sono venuto in Italia a Bollate per due anni, 2016 e 2017. Quest’anno non avevo ancora ricevuto proposte dalla squadra e quando Happy Gnudi mi ha contattato ho accettato volentieri le proposte di Imola. Mi piace la società ed anche la squadra è un bel gruppo».

La tua famiglia?

«Sono fidanzato con Andrea, 22 anni, che vedo quando finisce il campionato. Papà ci ha lasciati che avevo 9 anni, mia madre si chiama Maria Ysabel ed ho un fratello di 17 anni, Jesus Alberto, che però non fa il pelotero, preferisce il calcio».

n.v.

L”articolo completo su «sabato sera» del 24 maggio.

Nella foto:  Josè Antonio Aleman Rubio

Baseball A2, la storia del nuovo ricevitore venezuelano dei Redskins Imola Josè Antonio Aleman Rubio
Sport 21 Maggio 2018

Basket serie B, il coach imolese Marco Regazzi lascia Faenza dopo 7 anni

«Rega» è stanco. Si vede e lo dice pure, alla fine di una stagione lunga e stressante alla guida della Raggisolaris. Ma soprattutto al termine di un ciclo che ha pochi precedenti: 7 anni che hanno portato Faenza dalla Promozione fino ai play-off della serie B, con 4 promozioni in cassaforte. Ma ora l’avventura è finita, si sono lasciati di comune accordo ed è il momento di fare il bilancio, con 53 anni sulla coppa e un futuro da decifrare. «Ci siamo lasciati benissimo, ma dopo tanto tempo il distacco è stato fisiologico, alla fine di una grande favola sportiva. Abbiamo deciso di liberarci a vicenda il prima possibile, così abbiamo il tempo, sia io che la società, di guardarci attorno per il prossimo anno. Lascio Faenza alla fine di una buona stagione, dove abbiamo espresso una bella qualità di gioco, anche se non è arrivato quel tocco in più che ci aspettavamo. Fanno comunque piacere gli attestati di stima che mi stanno arrivando da ogni parte».

Se ti avessero confermato, saresti andato avanti volentieri, o anche per te era arrivato il momento di cambiare aria?

«Credo che certi cicli prima o poi debbano chiudersi, con grande rispetto. Occorre essere onesti con se stessi, perché altrimenti si rischia di compromettere tutto ciò che si è fatto. Fra di noi è stato un ciao più che un addio, nei tempi e nei modi giusti, anche se molto commovente».

Hai parlato dei tanti attestati di stima. Avevi comunque un bel credito alle spalle.

«Quattro promozioni, una salvezza diretta e due play-off. Non mi ricordo altri percorsi simili, passando da un mondo quasi amatoriale a uno semi-professionistico. Siamo passati dalla Promozione con uno spicchio di curiosi in tribuna a circa 1.500 tifosi fissi al palaCattani. Merito della società, della squadra e dell’allenatore».

Che consiglio daresti per scegliere il tuo successore?

«Per struttura societaria, dove non esiste una figura cardine, credo che andranno su un profilo molto diverso dal mio. Suppongo che cercheranno un sergente di ferro».

E Marco Regazzi che idee ha?

«Quella di rilassarmi, alla fine di una stagione che mi ha impegnato su tutti i fronti. Poi mi guarderò attorno».

Ripartire dal basso per rifare una scalata, cercare un’altra panchina di serie B, magari fare il vice in categorie più alte. Avrai una preferenza.

«Anch’io mi sono posto queste domande, ma la risposta non c’è. Di certo voglio fare le cose seriamente, quindi andrò a valutare le persone e le sensazioni che mi sapranno dare, più che le categorie o i budget».

Avendo un lavoro, hai comunque delle distanze definite difficilmente superabili.

«Credo che il basket stia attraversando un momento di crisi e quindi anche certe società di livello più alto non possano più permettersi certi personaggi come negli anni Ottanta. Voglio dire che, se uno riesce a trovare una figura affidabile a certi costi, faccia fatica a lasciarsela sfuggire. Personalmente non sono un professionista in senso letterale, ma credo di essere molto professionale e di avere maturato un’esperienza a tutti i livelli. Nei miei 7 anni a Faenza ho fatto di tutto: allenatore, vice, preparatore atletico, dirigente, uomo di mercato».

Quindi ti apri anche a destinazioni più lontane?

«Non chiudo nessuna porta. Devo capire se il gioco vale la candela, perché sono arrivato ad un punto della vita dove posso anche permettermi di vivere qualche sogno».

p.z.

L”articolo completo su «sabato sera» del 17 maggio.

Nella foto (Isolapress): il 53enne allenatore imolese Marco Regazzi sulla panchina della Raggisolaris Faenza

Basket serie B, il coach imolese Marco Regazzi lascia Faenza dopo 7 anni
Sport 19 Maggio 2018

Futsal, Imola-Castello non chiude ma la categoria è un rebus. Il commento del presidente Matteo Brunori

Dopo circa un mese di silenzio sul futuro dell’Ic Futsal nel quale si sono rincorse voci di fusione o cessione dell’attività, il club bianconeroverde ha deciso di emettere un comunicato stampa. Per andare più a fondo sull’argomento, però, abbiamo deciso di interpellare il presidente Brunori per capire meglio la situazione attuale in vista della prossima stagione sportiva.

Presidente, cosa c’è da aspettarsi per il futuro dell’Ic Futsal?

«E’ bene, innanzitutto, fare chiarezza dopo tutte le voci che sono circolate recentemente. Posso dire con certezza che l’Ic Futsal non cesserà la propria attività e non è mai stata presa in considerazione questa ipotesi. Il lavoro che noi stiamo svolgendo ha l’intento di mantenere nel maggior campionato possibile la rosa che potremo costruire. Chiaramente vorremmo tutti che fosse la serie A, ma se mancheranno i numeri ci adegueremo. Questo non significa abbandonare l’idea di giocare nel massimo campionato nazionale ma il tema delle nostre riflessioni ad oggi è come affrontare la categoria tenendo semplicemente i piedi per terra e non bruciare quanto di buono fatto in questi due anni».

Circolano anche voci di giocatori in arretrato con gli stipendi a testimonianza di come il club navighi in cattive acque. Cosa può dire al riguardo?

«E’ inutile negare che nel corso dell’anno ci sono state alcune situazioni che hanno portato a diverse difficoltà. In parte sono state affrontate e in parte le stiamo affrontando con la consapevolezza di risolvere il tutto a breve».

Intanto Marcio Borges, uno dei giocatori simbolo del club, ha lasciato la squadra dopo 6 anni.

«Ha ricevuto un’offerta irripetibile altrove e ci ha chiesto di poter valutare le condizioni che gli hanno proposto. Il suo contratto, firmato l’anno scorso, aveva scadenza a giugno 2019 e in pratica ci ha chiesto la titolarità del cartellino. La trattativa è durata tre secondi e a lui vanno i nostri migliori auguri per il proseguo della sua carriera».

E’ vero che altri giocatori sono in procinto di andare via e molti giovani sono stati già liberati?

«Non scherziamo. Una società che deve approcciare un campionato, qualsiasi esso sia, non potrà mai rilasciare tutti i giocatori, soprattutto i giovani. Nessun atleta, della prima squadra e del settore giovanile, che rientra nei piani societari infatti sarà svincolato. L’anno scorso il mercato ci ha cannibalizzato la rosa, mentre quest’anno abbiamo anticipato tante cose e messo in atto operazioni per non farci trovare sorpresi».

Passando alla panchina, ci sarà ancora Pedrini alla guida della squadra?

«Il suo futuro è nelle sue mani. Vanni ha rivestito e riveste un ruolo molto importante nelle decisioni che sono state e vengono prese a livello tecnico. Quindi l’idea sulla guida dell’Ic Futsal bisogna chiederla a lui (si parla di un interessamento del Kaos e di altre squadre di serie A da play-off, nda) perché da parte nostra non ci saranno mai richieste tecniche di nessun tipo finché resterà nella sua posizione in questa società».

d.b.

L”articolo completo su «sabato sera» del 17 maggio.

Nella foto (Isolapress): a destra Matteo Brunori, presidente dell”Ic Futsal

Futsal, Imola-Castello non chiude ma la categoria è un rebus. Il commento del presidente Matteo Brunori
Cronaca 14 Maggio 2018

Il Comune di Medicina molto attivo per lo sport. Intervista all'assessore Matteo Montanari

Palestre, campi sportivi, nuove opportunità per fare sport. Negli ultimi anni il Comune di Medicina ha investito e sta investendo molto nel rimodernare gli impianti sportivi che, in questo territorio, rappresentano anche un’occasione di svago per bambini e ragazzi. «Abbiamo una ventina di società sportive all’interno delle quali gravitano oltre mille bambini e ragazzi tesserati – dice il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici, Matteo Montanari -. Come Amministrazione ci siamo dati l’impegno di dare contributi maggiori a quelle attività che sviluppano anche il settore giovanile, anche per tenere basse le rette per le famiglie».

Che ruolo ha lo sport in una comunità come quella di Medicina?

«L’investimento della pubblica amministrazione in questo tema è diretto a due fronti. In primo luogo alla salute, perché lo sport fa bene e i soldi spesi in questo campo sono risparmiati sulla sanità. In secondo luogo c’è un tema sociale, perché si sviluppa l’importanza di stare insieme e fare squadra».

In effetti il Comune sta puntando parecchio su questo settore.

«Abbiamo fatto investimenti indiretti, ad esempio prolungando la convenzione on l’asd Tennis Medicina in modo che la società potesse preventivare importanti investimenti sui campi e sugli spogliatoi che hanno realizzato in questi anni, oppure concedendo la garanzia fideiussoria per le società Nuoto 051 e Nuovo Nuoto Gest Srl che hanno realizzato il nuovo pallone per coprire la piscina e renderla fruibili anche d’inverno. Inoltre, ci sono gli interventi finanziati direttamente dal Comune. Ad esempio, la nuova palestra per la ginnastica (realizzata di recente dall’Ati formata dalla ditta di impianti Chiarini e Ferrari di Anzola e dal Consorzio bolognese Egg, a cui l’ente locale pagherà un canone d’affitto da 24 mila euro all’anno per i prossimi quindici anni) e i lavori per l’ottenimento del certificato prevenzione incendi del palazzetto dello sport anche come luogo idoneo per spettacoli (200 mila euro). Poi ci sono altri lavori in programma, tra cui l’ampliamento della palestra delle medie Simoni (1.665.000 mila euro), la sostituzione del manto in erba con del sintetico nel campo da calcio a 7 (200 mila euro) e altri interventi sul campo da basket all’aperto, sul campo da calcetto e sulla pista di pattinaggio per ulteriori 200 mila euro. Complessivamente, nel mandato di questa Amministrazione, parliamo di investimenti per oltre tre milioni di euro su impianti sportivi più funzionali, belli e sicuri».

Partiamo dagli interventi già realizzati. Come Amministrazione avete appoggiato fortemente la copertura della piscina comunale. Come sta andando la gestione?

«Bene. In media ogni mese ci sono 310 ingressi per il nuoto libero e, di questi, 200 sono abbonamenti da dieci ingressi o mensili. Inoltre, ci sono 812 tesserati per i corsi (neonati, bambini, ragazzi e adulti). Questo pallone è stato anche una scommessa e, a distanza di alcuni anni, possiamo dire che l’utenza c’è e che sta dando lavoro anche a diversi ragazzi di Medicina e dintorni. Inoltre, stiamo cercando di sviluppare ulteriormente la collaborazione per portare ancor più studenti in acqua nella fascia mattutina».

Lì accanto c’è anche la nuova palestra della ginnastica.

«In maggio vorremmo fare l’inaugurazione ufficiale. E’ una struttura in legno e ad alta efficienza energetica, che ha sostituito il vecchio pallone già caduto più volte con la neve e non più adeguato. Il progetto complessivo prevede anche l’ampliamento degli spogliatoi perché il numero delle ginnaste è in crescita».

Altri interventi in programma per l’anno prossimo?

«Stiamo completando la progettazione esecutiva per sostituire il vecchio manto in sintetico del campo di calcetto in via Battisti e per sistemare il fondo, l’illuminazione e i parapetti laterali della pista di pattinaggio di via Romilly Sur Seine, intervento per il quale contiamo anche sull’assegnazione di fondi regionali. Ad ogni modo, entro la fine di quest’anno intendiamo partire con il secondo Concorso d’idee e progettazione (il primo ha riguardato la riqualificazione di Villa Fontana, ndr). In base agli input avuti dalla cittadinanza, vorremmo arrivare ad avere un progetto complessivo per la riqualificazione dell’intera area sportiva, affinché i vari impianti possano essere collegati tra loro e sia possibile allenarsi e correre in sicurezza senza bisogno di utilizzare i campi recintati. In altre parole, quello che nel Piano strategico locale era stata chiamata la Cittadella dello sport».

E per le frazioni?

«E’ in corso l’intervento a Portonovo per la sistemazione del campetto da basket all’aperto, della sala polivalente, della tribuna e degli spogliatoi, i cui costi sono stati divisi tra il Comune, il Gruppo sportivo portonovese e l’associazione Pro Portonovi’s. Contiamo di ultimare i lavori entro l’estate. Per il resto, vorremmo mettere a posto la pista polivalente che si trova attorno al campo da calcio di Villa Fontana, che ha il manto rovinato a causa delle radici degli alberi. È in gestione alla Polisportiva, ma è importante perché viene molto utilizzata sia per gli allenamenti in bici che dai cittadini per camminare».

C’è qualche sport che a Medicina manca e che vi piacerebbe portare?

«Ci sono stati dei contatti con il rugby Castel San Pietro e talvolta hanno fatto iniziative a Medicina per promuovere questo sport. Inoltre, l’assessore allo Sport, Mauro Balestrazzi, sta cercando di ridare attenzione all’atletica, anche per valorizzare la pista che circonda il campo da calcio centrale e ci sono gruppi informali che utilizzano il campo da cricket del Ca’ Nova, ma ancora non si è creata una vera società sportiva. Oltre a questo, speriamo di rientrare tra le sedi di allenamento per le nazionali di calcio Under 21 che nel giugno del 2019 disputeranno i campionati Europei tra l’Italia e San Marino. Sono previste anche partite tra Bologna, Reggio Emilia e Cesena e, vista la nostra posizione, i nostri campi in erba potrebbero servire per gli allenamenti».

gi.gi.

L”articolo completo su «sabato sera» del 10 maggio.

Nella foto: il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici Matteo Montanari

Il Comune di Medicina molto attivo per lo sport. Intervista all'assessore Matteo Montanari
Sport 6 Maggio 2018

Basket Andrea Costa, futuro ancora incerto per il capitano Patricio Prato: «Vorrei giocare ancora, Imola è la mia priorità»

Dopo presidente e coach, tocca… al capitano. Al termine della sua settima stagione in biancorosso, nella quale Patricio Prato è diventato il settimo di sempre per presenze (180) e ottavo per punti (2.064), c’è tanto da dire sul passato e sul futuro dell’italoargentino all’Andrea Costa. Un anno fa Prato finì in anticipo la stagione per un infortunio, mentre oggi il capitano biancorosso chiude l’annata sul campo, ancora da protagonista. «Sono assolutamente soddisfatto della nostra stagione – rivela il gaucho – anche se dispiace non essere andati ai play-off, che sarebbero stati la ciliegina sulla torta di questa bella cavalcata».

T’immaginavi una stagione del genere?

«A chi storce il naso per il mancato ingresso nelle prime 8, vorrei ricordare che partivamo da una squadra completamente ricostruita, con un nuovo tecnico, un sistema di gioco completamente diverso e dopo aver fatto tante scommesse. Ogni scelta si è rivelata azzeccata, abbiamo ribaltato ogni pronostico (non dimentico che tanti media ci davano per retrocessi la passata estate) e, salvandoci con largo anticipo, siamo arrivati a 30 punti che a ovest hanno significato i play-off».

Com’é stata la convivenza tra (molto) giovani e (molto) vecchi?

«Ho vissuto molto bene questa differenza generazionale, anche perché questi sono ragazzi in gamba, che insieme a noi “diversamente giovani” sono stati importanti per costruire un bel gruppo e una vera squadra, che poi sono state le armi principali per vincere e centrare l’obiettivo».

Quanto c’è di Cavina in questa stagione?

«Lui è stato il motore della nostra macchina e i risultati si sono visti. Noi però siamo stati bravi a seguirlo al meglio».

La sua conferma è fondamentale per Imola?

«Sarebbe un bel passo avanti, per il valore del coach, ma anche perché la continuità paga sempre. Sarebbe importante non ripartire da zero come guida tecnica».

A questi livelli ci puoi giocare tranquillamente anche l’anno prossimo?

«Mi sento bene e mi accorgo che riesco ancora a rendere come due o tre anni fa. Amo questo sport, mi piace stare in palestra, sentire il rumore delle scarpe sul parquet e sono molto motivato. Voglio giocare ancora».

C’è chi ha detto che prima di sostituirti bisogna pensarci due volte.

«Fa piacere sentire queste parole. Io sono in scadenza di contratto, ma l’Andrea Costa, con la quale si è creato un rapporto di grande stima, è la mia priorità. In futuro ci saranno da valutare tante cose e semmai trovare un accordo, ma oggi è difficile capire cosa succederà».

Allora ci rivediamo al raduno di agosto, per entrare ancora di più nella storia biancorossa?

«Me lo auguro, anche perché il prossimo sarà un campionato speciale, con tre promozioni e cinque retrocessioni. Bisogna vedere chi ci sarà e che squadra avremo, ma senza fare proclami».

p.p.

L”articolo completo su «sabato sera» del 3 maggio.

Nella foto (Isolapress): Patricio Prato

Basket Andrea Costa, futuro ancora incerto per il capitano Patricio Prato: «Vorrei giocare ancora, Imola è la mia priorità»

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