Posts by tag: irrigazione

Cronaca 10 Giugno 2020

Siccità, nella Romagna occidentale già distribuiti oltre 21 milioni di metri cubi di acqua irrigua

La primavera 2020 è da considerarsi la più secca degli ultimi 70 anni, con un calo del 60% delle piogge che si va ad aggiungere al calo delle precipitazioni invernali che aveva già fatto registrare un -30%.
Parola del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale, intervenuto nell’attività di fornitura di acqua per l’irrigazione già dal mese di febbraio (di norma la stagione irrigua “regolare” inizia a metà marzo e si conclude a fine ottobre).

«In dettaglio, per quanto riguarda la porzione di pianura della Romagna occidentale, sono già stati distribuiti circa 21 milioni di mc di acqua, il triplo rispetto al volume prelevato nel medesimo periodo dello scorso anno – spiega il Consorzio –. Di questi 21 milioni, oltre 4 milioni di mc sono stati immessi nelle reti interrate in pressione dalle centrali irrigue, un quantitativo quattro volte superiore rispetto al volume immesso in rete nel medesimo periodo dello scorso anno. I rimanenti 17 milioni sono stati distribuiti attraverso i canali».
Inoltre, «per quanto riguarda la collina, si segnala che gli invasi sono tutti attualmente pieni e in esercizio già dai primi giorni del mese di marzo – aggiunge l’ente –. Se l’andamento stagionale proseguirà con queste scarse precipitazioni, da gennaio a maggio solamente 70 mm di pioggia, nei mesi di luglio e agosto potrebbero subentrare dei problemi, quando le portate dei corsi d”acqua torrentizi si ridurrà al minino, per poi probabilmente azzerarsi a causa della carenza di piogge del periodo primaverile».

«Nonostante le piogge di questi ultimi giorni i problemi legati alla siccità in agricoltura permangono – commenta Alberto Asioli, presidente del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale – . In questo contesto, il ruolo del Consorzio è sicuramente strategico per tutto il comparto agroalimentare del nostro territorio, perché stiamo sostenendo nel migliore dei modi le esigenze idriche delle aziende agricole, che diversamente rischierebbero di perdere le proprie produzioni rimaste, in alcuni casi anche già falcidiate da altre calamità naturali». (r.cr.)

Nella fotografia, la centrale irrigua San Silvestro

Siccità, nella Romagna occidentale già distribuiti oltre 21 milioni di metri cubi di acqua irrigua
Cronaca 25 Marzo 2019

Siccità e caldo record dell'inverno 2019, come il Consorzio di bonifica fa fronte all'emergenza agricola

La siccità non è un problema legato soltanto ai mesi estivi. La quasi totale mancanza di precipitazioni e le temperature superiori alla media che hanno caratterizzato l”inverno 2019 e che si protraggono da diversi mesi stanno infatti creando parecchi problemi al settore agricolo. Ecco qualche dato sulla piovosità per capire: la media della pioggia tra il 1993 e il 2019 è stata di 47 millimetri, mentre quella del febbraio 2019 misurata dal pluviografo della sede del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale a Lugo è di appena 7,8 millimetri, inferiore dunque dell’83%. Più contenuto, ma sempre preoccupante, il calo della piovosità se il confronto è fatto sul periodo dicembre-febbraio: -58%. A questo si aggiunge il generale aumento delle temperature: dai dati dell’osservatorio dell’Arpae risulta infatti che la temperatura media rilevata nella regione Emilia Romagna tra il 1991 e il 2018 è cresciuta di 1,1 gradi rispetto al trentennio precedente.

La situazione ha già reso necessario l”intervento del Consorzio di bonifica per far fronte alle richieste d”acqua del settore agricolo. «Anche nel nostro comprensorio, come in tutta la regione e in gran parte d’Italia, ci sono molte preoccupazioni per il protrarsi del periodo di siccità – afferma il presidente del Consorzio di bonifica, Alberto Asioli – Senza acqua per irrigazione non si avrebbero raccolti, quindi, oltre alla mancanza dei prodotti verrebbe meno anche l”occupazione in campagna e in tutto il settore dell”indotto. Anche per questo motivo il Consorzio si è da subito impegnato e siamo riusciti a soddisfare tutte le richieste irrigue che ci sono pervenute, svolgendo un lavoro attento e oculato su tutta la nostra rete idrica di pianura».

Nei mesi di febbraio e marzo l”area della “bassa Romagna” è stata quella che ha reso necessario l”intervento irriguo più impegnativo, destinato a 1.500 ettari coltivati a bietolotto, altre piante orticole da seme e cipolle, vale a dire colture che in questa fase di semina e di trapianto necessitano di acqua Il lavoro del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale è stato complicato perché è stato svolto in condizioni critiche al di fuori dell’ordinaria stagione irrigua, di norma compresa tra metà marzo e fine ottobre e determinata dalla funzionalità del Canale Emiliano Romagnolo (Cer), la quasi esclusiva fonte d”acqua per l”irrigazione di questo territorio. L”acqua del Cer è infatti praticamente inutilizzabile dai primi di novembre a inizio marzo, innanzitutto per la presenza di cantieri di manutenzione ordinaria e straordinaria che rendono necessario interrompere l’alimentazione idrica del canale, poi per l’esigenza di riservare, nel periodo di interruzione dell’esercizio, un minimo di portata per l’uso prioritario civile. A inizio febbraio, infine, si è registrata l”esondazione del fiume Reno, che ha “costretto” il Cer a invasare parte delle acque fuoriuscite, raccolte in prima battuta dai canali di bonifica (quindi acque “sporche” e non utilizzabili comunque ai fini dell’irrigazione), al fine di evitare che venissero inondati diversi paesi della pianura bolognese.

Per tutte queste circostanze il Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale ha gestito la crisi idrica senza poter attingere acqua dal Cer, ma affidandosi a fonti alternative: minimi prelievi dal Senio-Canale dei Mulini e uso dell’acqua di scolo presente nei canali di bonifica, il tutto attraverso un intervento coordinato e in tempo reale di azionamento delle varie paratoie e sostegni irrigui presenti nella rete di bonifica per far arrivare senza sprechi l’acqua là dove serviva. Per questo intervento di soccorso, secondo le stime, è stato impiegato un volume di circa mezzo milione di metri cubi di acqua, con un lavoro dedicato di quasi 5.000 ore, che ha salvaguardato coltivazioni della massima importanza per il sostegno al reddito delle imprese agricole, ma al contempo anche le opere di scolo e con esse il territorio nel suo insieme.

E dai primi di marzo, con il Cer che ha ripreso la sua normale funzione, l’acqua è tornata ad arrivare anche al territorio romagnolo, riportando a regime tutte le attività d’irrigazione che attualmente si stanno svolgendo secondo i canoni ordinari, anche se in anticipo di 15 giorni rispetto al normale inizio della stagione irrigua. Restano comunque preoccupazioni per i prossimi mesi, considerando che per tutto il mese di marzo non sono previste precipitazioni significative in grado di portare benefici all’agricoltura e all’approvvigionamento idrico che per il nostro territorio dipende dal fiume Po, dal quale il Cer attinge. Il livello delle acque  del fiume potrebbe infatti presto andare in sofferenza, considerando che nel territorio regionale l’aumento della temperatura massima è ancora più accentuato rispetto alla temperatura media: tale aumento infatti è risultato, nel confronto tra i periodi ’91-2018 e ’61-’90, pari addirittura a 1,4 gradi. E proprio nel territorio della Romagna Occidentale si è registrata, nell’estate del 2017, la temperatura record di 42,5 gradi a Brisighella. (c.cr.)

La foto è tratta dal sito della Regione Emilia-Romagna

Siccità e caldo record dell'inverno 2019, come il Consorzio di bonifica fa fronte all'emergenza agricola
Cronaca 16 Marzo 2018

Progettato un nuovo bacino artificiale per irrigare i campi a Poggio Grande

Che l’acqua sia fondamentale, si sa. Ed è proprio per via dell’importanza che riveste per l’agricoltura che l’Amministrazione castellana ha deciso di investire in differenti piani per l’aumento della capacità irrigua del proprio territorio. Il progetto più consistente, presentato nelle scorse settimane anche nel corso della Consulta di Poggio e Gaiana, riguarda la realizzazione di un nuovo bacino artificiale nel territorio della frazione di Poggio Grande, a valle del depuratore comunale. «L’idea – spiega l’assessore all’Agricoltura, Anna Rita Muzzarelli – è nata per sopperire alla dispersione delle risorse idriche nel periodo invernale, quando il settore agricolo non necessita di acqua. La soluzione individuata è stata quella di costruire un grande bacino artificiale che raccoglie l’acqua del depuratore civile, che ad oggi si perde. Tale acqua verrebbe dunque raccolta per essere utilizzata nella stagione estiva in accumulo a quella normalmente presente nello scolo Laghetto».

Lo scolo Laghetto prende l’acqua in fuoriuscita dal depuratore e scorre fino a confluire nel torrente Gaiana che da Castello va a Medicina. Entrambi alimentano, dunque, le terre castellane ad est e, in seconda battuta, quelle medicinesi. Accumulando l’acqua nel nuovo invaso artificiale, la cui capacità è stimata in centomila metri cubi, l’irrigabilità verrebbe aumentata di almeno il 50 per cento. A goderne saranno una ventina di aziende. Il progetto del nuovo bacino vale ben due milioni di euro e sarà realizzato attraverso una sinergia a tre. L’Amministrazione castellana destina gratuitamente il terreno di quattro ettari dove dovrà nascere l’invaso (oggi affittato a scopo agricolo), il Consorzio della Bonifica Renana si è occupato della progettazione con una spesa di 500 mila euro e, infine, la Regione Emilia Romagna deve finanziare il progetto per i rimanenti un milione e mezzo di euro inserendolo nel Piano di sviluppo regionale (Psr). «Essendo il terreno già disponibile perché di nostra proprietà e il progetto già effettuato – continua Muzzarelli –, potremmo veder nascere il nuovo bacino fra il 2018 e il 2019. Si tratta di un progetto di valenza strategica che permetterà di dare risposte immediate alle necessità idriche del territorio, andando incontro alle esigenze degli agricoltori e permettendo una diversificazione delle colture garantendo alti livelli qualitativi».

In agricoltura, va ricordato, alcune colture necessitano di una maggior quantità di acqua rispetto ad altre. «Se oggi alcune colture non sono praticabili nella zona di Poggio, ad esempio il mais, domani grazie al nuovo invaso lo saranno. Per le aziende che ne godranno il piano irriguo futuro sarà più permissivo», ovvero grazie a più acqua saranno permessi più turni per l’irrigazione. Il nuovo invaso servirà direttamente un distretto irriguo da 170 ettari. Oltre alla realizzazione del bacino di accumulo, l’Amministrazione ha nelle corde, grazie alla partecipazione al progetto europeo «Life» per la biodiversità, la realizzazione di un impianto di fitodepurazione a servizio del bacino stesso. Si tratta di un altro laghetto da ottomila metri cubi, che precederebbe il bacino vero e proprio, dove migliorare la qualità dell’acqua grazie al mantenimento della biodiversità delle specie vegetali ed animali, in pratica alghe, pesci e microrganismi che vivendo nell’area ne migliorano l’acqua. Il progetto e il contributo, però, sono legati come detto al bando europeo Life e alla relativa graduatoria futura. Ma, precisa Muzzarelli, «il bacino e l’area di fitodepurazione sono indipendenti, potrà nascere prima l’uno o l’altro».

mi.mo.

Nella foto: lo schema che mostra il progetto dell”impianto di fitodepurazione (a sinistra) e del bacino di accumulo (a destra) collegati allo scolo laghetto

Progettato un nuovo bacino artificiale per irrigare i campi a Poggio Grande

Cerca

Seguici su Facebook

ABBONATI AL SABATO SERA

Font Resize
Contrast