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Cronaca 9 Novembre 2018

Il 16 novembre serata CooperAttivaMente sul processo Aemilia con Elisabetta Marchetti, neo referente di Libera

Passaggio di consegne per il presidio di Libera del circondario imolese intitolato ad Alberto Giacomelli, giudice trapanese ucciso dalla mafia il 14 settembre 1988. Dal 30 ottobre la nuova referente è Elisabetta Marchetti, che subentra a Edoardo Lambertucci, tra i fondatori del presidio locale, che comprende i dieci comuni del territorio imolese.

La prima uscita pubblica della neo referente sarà venerdì 16 novembre, alle 18, alla sala delle Stagioni (via Emilia 25, Imola) in occasione dell’iniziativa «Libera contro le mafie – Processo Aemilia – Mille anni di condanne, e ora?», promossa da Coop Alleanza 3.0 e dalla Cooperativa Bacchilega nell’ambito della rassegna Coope-rAttivaMente.

Proprio dalla sentenza del processo Aemilia, pronunciata nei giorni del-la sua elezione, esordisce Elisabetta Marchetti.«E’ una sentenza storica che con-ferma che la ‘ndrangheta emiliana è una realtà criminale, radicata profondamente nella nostra regio-ne. Libera ha presenziato a tutte le udienze portando oltre tremila giovani perché è importante conoscere, esserci fisicamente e non lasciare sola la magistratura».

Nel suo precedente incarico come assessora alla Legalità del Comune di Imola aveva lavorato attivamente sulle tematiche care a Libera. Quanto conta il ruolo degli enti locali nel combattere le infiltrazioni mafiose e come possono fare per rendere ancora più efficace la loro azione in favore della legalità?
«Le mafie si nutrono di indifferenza, silenzio ed omertà – sottolinea Marchetti -. Ogni ente locale deve dare voce ai valori della legalità e del bene comune, promuovere una cittadinanza attiva su questi temi, non lasciare sola la magistratura e le forze dell’ordine. Per questo il Comune di Imola nel 2014 si costituì parte civile nel processo Black Monkey che, nel 2017, ha anche riconosciuto all’Amministrazione comunale un risarcimento di 300 mila euro. L’ente locale ha il dovere di tenere alta la guardia e deve avere il coraggio di schierarsi dalla parte della giustizia e della legalità. Riteniamo importante la collaborazione di Libera con le nostre amministrazioni comunali, in particolare sul contrasto al gioco d’azzardo e la promozione dei campi estivi di impegno e formazione sui beni e terreni confiscati alle mafie. In tal senso auspichiamo che i progetti portati avanti con il Comune di Imola possano proseguire».

Che differenza c’è tra la mafia del nord e quella del sud?
«Le mafie sono organizzazioni che adattano i propri metodi alle caratteristiche del territorio dove operano, vanno dove c’è il denaro e quindi nel nord i modi di agire violenti sono sostituiti da corruzione e infiltrazioni nel mondo economico – è l’opinione della referente di Libera -. Lo stesso presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, all’indomani della sentenza Aemilia, riconosceva che, in passato, il problema che ha impedito a lungo di identificare la presenza della mafia al nord è stato ricercarla con gli stessi criteri applicati al sud, quindi omicidi ed estorsioni. Mentre al nord le mafie hanno sempre cercato di non essere visibili e dunque con meno delitti violenti si sono nascoste dietro la circolazione del denaro».

Quali sono le attività del presidio imolese di Libera per i prossimi mesi?
«In queste settimane – conclude Marchetti – siamo impegnati nel programmare le attività di formazione che realizziamo nelle scuole del circondario imolese e che ci fanno incontrare circa mille giovani e giovanissimi ogni anno e nel programmare le iniziative che realizzeremo in diversi Comuni del circondario e le aperture della biblioteca della legalità “Alberto Giacomelli” in via Emilia 69, a palazzo Monsignani. Questo sarà uno spazio aperto e a disposizione della cittadinanza dedicato ai temi dell’antimafia e alla promozione di una cultura della legalità». (mi.ta.)

L”intervista completa è su «sabato sera» dell”8 novembre

Nella foto Elisabetta Marchetti

Il 16 novembre serata CooperAttivaMente sul processo Aemilia con Elisabetta Marchetti, neo referente di Libera
Cronaca 28 Agosto 2018

“E!State liberi' 2018, partito il secondo gruppo di ragazzi per i campi sui terreni confiscati alle mafie'

E” partito in questi giorni dalla stazione di Imola anche il secondo gruppo di 15 ragazze e ragazzi che parteciperanno ai campi di impegno e formazione sui terreni confiscati alle mafie. “E!State liberi” è il nome del progetto, promosso dal Nuovo Circondario Imolese e dai 10 Comuni membri, finanziato dalla Regione Emilia Romagna (ai sensi della legge regionale 14/2008) e che si avvale della collaborazione dell”associazione Libera del Circondario.

A salutare i ragazzi, che hanno tra i 16 e i 28 anni e sono residenti nei 10 comuni, c”era l”assessore alla Scuola del Comune di Imola, Claudia Resta. Destinazione di questo secondo campo (il primo si è svolto dal 26 luglio all”1 agosto ad Afragola) è Maiano di Sessa Aurunca, in provincia di Caserta.

L”esperienza proseguirà fino al 2 settembre.Tre i momenti di attività previsti dai campi: lavoro, studio delle tematiche relative alla lotta alle mafie, incontro con il territorio per uno scambio interculturale. I volontari hanno la possibilità di formarsi e di consolidare la propria cultura della legalità, contribuendo con il loro lavoro al riutilizzo dei beni confiscati. Inoltre, i campi servono a rinnovare la memoria di chi è morto per combattere le mafie. 

A Maiano di Sessa Aurunca i giovani imolesi lavoreranno sul bene confiscato “Alberto Varoni”, gestito dalla Cooperativa sociale “Al di là dei sogni”. Un bene suddiviso in tre lotti: quello dove vengono ospitati i campisti è di 7 ettari ed è composto da una struttura abitativa, una palestra, un agriturismo e un ristorante sociale, un laboratorio di trasformazione dei prodotti agricoli a marchio Nco (Nuova Cooperazione Organizzata) per la realizzazione dell’iniziativa “Facciamo un pacco alla camorra” e una fattoria didattica sociale.

I partecipanti all”esperienza si dedicheranno a varie attività, come la coltivazione biologica e la raccolta di ortaggi, la collaborazione all’interno della cucina, l”affiancamento all’interno dell’impianto di trasformazione dei prodotti agricoli, la cura e manutenzione del Giardino dei Sensi e del Cammino dei 100 passi, attività di riqualificazione del bene, l”attività di rivalutazione del fiume Garigliano e del parco Ulisse. Nel pomeriggio invece si svolgeranno gli incontri formativi, che aiuteranno i ragazzi a comprendere la storia del territorio e le forme di resistenza alla criminalità organizzata attualmente attive nella realtà casertana. I volontari dormiranno in una camerata all”interno della palestra.

I ragazzi partecipanti a questo secondo campo, accompagnati da Daniele Fabbri, si chiamano Daniele Fabbri, sono Sofia Alberici, Elena Baroncini, Matilde Bianconcini, Maria Bianca Broccoli, Anna Cristofori, Ottavia Draghetti, Virginia Farina, Anna Georges, Andrea Lullo, Sara Petrini, Lucia Medri, Beatrice Musa, Leah Rota, Fabio Veroli e Kilian Ziegler.

Nella foto i ragazzi davanti alla stazione di Imola con l”assessore Claudia Resta

“E!State liberi' 2018, partito il secondo gruppo di ragazzi per i campi sui terreni confiscati alle mafie'
Cronaca 31 Luglio 2018

Al campo di lavoro in corso ad Afragola su terreni confiscati alle mafie anche 12 ragazze e ragazzi del circondario

Sono 12 ragazze e ragazzi del territorio imolese e da qualche giorno si trovano ad Afragola, in provincia di Napoli, per partecipare al progetto “E!state liberi” 2018 – campi di impegno e formazione sui terreni confiscati alle mafie. I nomi dei ragazzi, accompagnati da Simone Errani, sono Federica Bianconi, Andrea Calderara, Arianna Calderara, Angelica Casella, Francesca Pia Cristofano, Eleonora Fino, Joele Edrei Garcia, Chiara Marabini, Andrea Monterisi, Arianna Nannetti, Cecilia Pasquariello e Giada Sechi.

Alla loro partenza, avvenuta giovedì 26 luglio dalla stazione ferroviaria di Imola, c”era anche l’assessore alla Scuola del Comune di Imola, Claudia Resta.

Promosso dal Nuovo Circondario Imolese e dai 10 Comuni che ne fanno parte, il progetto è finanziato dalla Regione Emilia-Romagna ai sensi della legge regionale 14/2008 e si avvale della collaborazione dell”associazione Libera, presidio del Circondario Imolese. 

L”esperienza di impegno e formazione, rivolta a ragazzi e ragazze dai 16 ai 28 anni, residenti nei dieci Comuni del Circondario imolese, quest’anno si svolgerà in due periodi e destinazioni diverse: fino al primo agosto 2018 appunto ad Afragola e dal 27 agosto al 2 settembre 2018 a Maiano di Sessa Aurunca, in provincia di Caserta.

Tre i momenti di attività che i ragazzi (alloggiati in tenda nella corte interna del bene confiscato) vivono al campo: il lavoro, lo studio delle tematiche della lotta alle mafie e l’incontro con il territorio per uno scambio interculturale. L”obiettivo fondamentale dell”esperienza è formare e consolidare la cultura alla legalità, contro la cultura della violenza e del ricatto. I volontari, in particolare, contribuiscono al riutilizzo dei beni confiscati alle mafie, oltre a ricordare le vittime della criminalità organizzata.

Ad Afragola il lavoro si svolge nella Masseria Ferraioli, il bene confiscato più grande della provincia di Napoli. Il luogo si trova in campagna, ma vicinissimo alla città e consente di praticare attività immersi nella natura, intercalate da visite e iniziative di formazione che permetteranno di incontrare la realtà di Napoli. Le attività manuali saranno sia all’interno del bene confiscato (gestione di orti urbani, creazione di un percorso di memoria nel bene confiscato…) sia all”esterno (distribuzione ai cittadini del raccolto, passeggiate di quartiere…).

I temi portanti delle attività formative si concentreranno in particolare su questi temi: lotta al caporalato e ruolo del sindacato, inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, contrasto alla violenza sulle donne, difesa dell’ambiente, promozione e valorizzazione delle eccellenze gastronomiche.

Nella foto i ragazzi partecipanti al campo alla partenza per Afragola con l”assessore Claudia Resta

Al campo di lavoro in corso ad Afragola su terreni confiscati alle mafie anche 12 ragazze e ragazzi del circondario
Cronaca 22 Maggio 2018

Legalità, a Borgo si combattono le mafie anche con la casa per il Dopo di noi

In tema di lotta alla mafia un’idea intelligente è quella del riutilizzo per scopi sociali dei beni confiscati a persone condannate per criminalità organizzata.  E’ quanto sta per accadere, ad esempio, a Borgo Tossignano, dove un appartamento di via Roma, appartenuto alla ‘ndrina calabrese dei Maesano, sarà riutilizzato per scopi sociali. E’ l’obiettivo al quale sta lavorando il Comune da quando in dicembre l’Agenzia nazionale per i beni confiscati ha segnalato la disponibilità dell’immobile. «Abbiamo formalizzato la nostra manifestazione di interesse  – conferma il sindaco Clorinda Mortero -, ma non è stato ancora emesso il decreto si assegnazione».

Nell’attesa il Comune ha già candidato il progetto ai fondi erogati dalla Città metropolitana per il Dopo di noi. «A Borgo – spiega il sindaco – è radicata l’esperienza dell’associazione La Giostra che organizza in paese dei momenti di vita autonoma al di fuori dell’abitazione familiare per i ragazzi disabili. Ad oggi vengono ospitati da un privato, noi vorremmo utilizzare proprio l’alloggio di via Roma per questa attività e per altre sempre di matrice sociale». L’appartamento a suo tempo è stato ristrutturato, ma è vuoto ormai da una decina d’anni (da quando il proprietario, Fiorello Maesano, è stato arrestato). «Serviranno dei lavori anche per l’eventuale abbattimento delle barriere architettoniche. Abbiamo stimato 55 mila euro di interventi, il bando prevede un cofinanziamento del 90 per cento, sarebbe la ciliegina sulla torta. Comunque vogliamo destinare l’alloggio a quella attività – conclude decisa il sindaco -. La palazzina ha l’ascensore, si trova nel centro del paese, i ragazzi possono uscire a piedi in sicurezza: è l’ideale».

Ad oggi ci sono ben 119 immobili confiscati alla criminalità organizzata in Emilia Romagna e come tali potenzialmente assegnabili dall’Agenzia nazionale ad enti locali, forze dell’ordine o altri soggetti per essere riutilizzati come luoghi di pubblica utilità, restituiti alla comunità e alla legalità. Sono visibili con tutti i dettagli nella banca dati www.mappalaconfisca.com, che viene costantemente aggiornata.

Per quanto riguarda il circondario imolese, oltre all’alloggio di via Roma a Borgo ancora da assegnare, c’è un appartamento di circa 60 metri quadri con box auto in un condominio di via Manfredi a Imola,  che apparteneva a Giuseppe Gagliandro, originario di Taranto. E’ stato già assegnato alla Compagnia dei carabinieri di Imola, che lo utilizza oramai da cinque anni come alloggio di servizio.

Un altro caso particolare riguarda Medicina: nel 2017 ai vigili del fuoco volontari è stato assegnato un fuoristrada appartenuto alla criminalità calabrese; l’hanno rimesso a nuovo ed ora è rinato come mezzo attrezzato in caso di allagamenti. (l.a.) 

Altri particolari nel “sabato sera” in edicola dal 17 maggio. 

Nella foto la palazzina dove si trova l’appartamento assegnato ai carabinieri a Imola

Legalità, a Borgo si combattono le mafie anche con la casa per il Dopo di noi
Cronaca 22 Maggio 2018

Legalità, parla Margherita Asta: «La mafia ci riguarda tutti, al nord come al sud»

«Attenzione a pensare che la mafia sia qualcosa che non ci riguarda, perché chi ha pigiato il pulsante quel giorno ha visto che c”era un”auto con delle persone che non c”entravano nulla, ma ha azionato ugualmente il detonatore. La strage di Pizzolungo ci fa capire che la mafia non guarda in faccia a nessuno». Margherita Asta aveva undici anni il 2 aprile del 1985 quando sua madre, Barbara Rizzo, e i suoi fratellini di sei anni, Giuseppe e Salvatore, morirono nell’esplosione destinata ad uccidere il giudice Carlo Palermo. La donna stava accompagnando i figli a scuola, furono dilaniati. Un eccidio avvenuto nel trapanese per mano della mafia. Oggi Margherita abita a Parma ed è impegnata nel testimoniare e tenere vivo il ricordo di quanto accaduto con l’associazione Libera. Mercoledì 23 maggio sarà a Imola per un evento che culminerà con l’intitolazione del giardino antistante il Teatro Osservanza proprio a sua madre e ai suoi fratelli, vittime innocenti. A promuovere l’evento è Adriana Cogode, commissaria straordinaria del Comune.

Qual è il messaggio che si auspica arrivi agli imolesi dall’intitolazione del giardino alla memoria di sua madre e dei suoi fratellini?
«Che è importante “fare memoria” non come semplice ricordo ma come voglia di riscatto e di dire basta. Ed è importante anche a Imola perché le mafie non sono solo nelle regioni del meridione, lo vediamo col maxi processo alla ‘ndrangheta in corso in Emilia. Tra l’altro non si conosce ancora fino in fondo la verità su quanto accadde a Pizzolungo, sono stati condannati i vertici di Cosa Nostra (all’ergastolo i boss Totò Riina, Vincenzo Virga e Baldassarre Di Maggio) ma il giudice Carlo Palermo arrivò a Trapani in febbraio e l”attentato ci fu in aprile, diede fastidio a qualcuno oppure c’è qualcos’altro, che aveva a che fare con le indagini che seguiva da prima, sul traffico di droga e armi…».

Cosa l’ha aiutata a superare un dolore così grande?
«Il dolore non si supera, ma ci si può convivere meglio e l”impegno con Libera mi ha aiutato a metabolizzare la perdita (nel ’93 è morto anche il padre, Nunzio). A Brescia un detenuto, durante gli incontri organizzati nelle carceri, mi ha chiesto di dedicare ai suoi compagni di cella il mio libro (“Sola con te in un futuro aprile” che Asta ha scritto per Fandango a quattro mani con la giornalista Michela Gargiulo, ndr), affinché facesse riflettere anche loro come aveva fatto con lui. Questi sono i semi che io e gli altri famigliari delle vittime di mafia cerchiamo di mettere in campo e a me danno il senso all”essere rimasta in vita, perché quel giorno avrei dovuto esserci anch”io in macchina, solo per un caso, perché i miei fratelli litigarono, non andai a scuola con loro. Credo di essere rimasta in vita perché dovevo fare la mia parte: dalla morte dei nostri cari far rifiorire voglia di speranza e cambiamento».

Le nostre zone si sono sentite per anni immuni alla mafia. Poi le inchieste Black Monkey ed Aemilia ci hanno mostrato che non era così.
«In Emilia Romagna ci sono tante iniziative con molta partecipazione di studenti e adulti, i cittadini cercano sempre più di fare la propria parte ed essere vigili. Ma occorre essere responsabili nelle scelte del nostro quotidiano, non cercare scorciatoie, penso sempre alla consulente coinvolta nel processo Aemilia che diceva “loro hanno i soldi…”. La mafia garantisce una falsa sicurezza, poi incendi e minacce…».

In tema di lotta alla mafia cosa si sente di dire al futuro Governo e al sindaco di Imola che verrà?
«In generale, che non si deve nascondere tutto sotto il velo della “sicurezza” di cui si parla tanto, bensì rafforzare i servizi sociali perché i mafiosi si radicano dove c”è la povertà, dove con i loro soldi riescono a garantire cose che lo Stato con sempre meno fondi non riesce a fare. Poi, occorrono controlli più sistematici sugli appalti e formazione per funzionari e impiegati pubblici. Il nuovo Governo dovrebbe garantire maggior autonomia alla magistratura e risorse economiche anche alle forze dell”ordine». (l.a.)  

L’articolo completo e ulteriori approfondimenti sul tema sul “sabato sera” in edicola da giovedì 17 maggio. 

Nella foto Margherita Asta (immagine tratta dalla sua pagina Facebook)

Legalità, parla Margherita Asta: «La mafia ci riguarda tutti, al nord come al sud»
Cronaca 21 Maggio 2018

A Castello asfalto per le strade e una rotonda con i soldi della lotta all’evasione

Castel San Pietro si conferma tra i comuni italiani più attenti alla lotta all’evasione tanto che, nel 2017, l’ufficio tributi associato del circondario, per quanto riguarda il Comune sul Sillaro, ha accertato oltre un milione di euro tra tasse non versate e relative sanzioni. Il dato è stato reso noto nel corso del Consiglio comunale di giovedì 10 maggio, quando è stato approvato il consuntivo 2017 con i voti della maggioranza (astenuti M5s, contrari la lista Il tuo comune). L’avanzo disponibile è di ben 1 milione e 200 mila euro ed è stato generato essenzialmente dal maggior recupero dell’evasione, «già accertata dagli uffici comunali, quindi inseribile nel bilancio e spendibile dopo la verifica degli equilibri di bilancio in luglio – precisa l’assessore al Bilancio, Anna Rita Muzzarelli -. Si tratta in particolare di controlli relativi all’Imu del 2012, alla Tares del 2013 e alla Tari del 2014 e 2015».

«Ottenere maggiori recuperi dal contrasto all’evasione per oltre 1 milione di euro è il risultato concreto dell’ impegno nella lotta all’evasione fiscale, in continuità con gli anni precedenti – prosegue Muzzarelli – che fa di Castel San Pietro uno dei comuni italiani più virtuosi. Solidità del bilancio che si conferma nella capacità di spendere senza incrementare tasse e tariffe, investendo senza aumentare l’indebitamento (il debito si conferma a 232 euro per abitante, ndr) e nella capacità di  pagare i fornitori con un tempo medio di soli 38 giorni».Per i cittadini questo si traduce nella possibilità di veder investiti più soldi per il proprio territorio. «L’avanzo 2017 sarà maggiormente indirizzato verso le asfaltature stradali e la realizzazione di interventi di miglioramento della viabilità urbana, ma anche manutenzione di parchi, giardini e giochi, rigenerazione impianti sportivi e casa protetta, nonché l’acquisto di telecamere per dare più sicurezza alle persone e di un nuovo automezzo per il trasporto di disabili e anziani» snocciola il sindaco, Fausto Tinti.

Qualche esempio? «Realizzeremo la rotatoria all’intersezione tra via Scania e via Marconi, vicino alla biblioteca, dove oggi c’è il semaforo – dettaglia il sindaco -. Circa 450 mila euro verranno utilizzati per riasfaltare. Tanto per fare un paio di esempi, via Di Vittorio nel capoluogo e via Grassi a Osteria Grande». Da notare che queste risorse recuperate dalla lotta all’evasione si sommano ai 496 mila euro che il ministero dell’Economia e delle Finanze, per il tramite del ministero dell’Interno, ha riconosciuto a Castello nell’ottobre dello scorso anno e che derivano dalle cosiddette segnalazioni qualificate effettuate dagli enti locali; sempre tasse o imposte che i cittadini avrebbero dovuto pagare, ma che non hanno fatto per errore o per scelta. In quel caso, le risorse sono già state dirottate all’acquisto di nuovi computer, software e telecamere, nonché migliorie agli impianti sportivi, la potatura di alcuni alberi e alcune asfaltature, più l’affidamento ad Area Blu della realizzazione del restauro conservativo dell’Arena, per il quale l’ente locale ha ricevuto anche un finanziamento europeo. (gi.gi.)  

Nelle foto l’asfaltatura di via Carducci realizzata poche settimane fa 

A Castello asfalto per le strade e una rotonda con i soldi della lotta all’evasione

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