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Cultura e Spettacoli 27 Luglio 2020

Libera e Officina immaginata ricordano le vittime del 2 agosto 1980

In occasione del 40° anniversario della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, il presidio “Giudice Alberto Giacomelli” di Imola e del circondario dell’associazione Libera e la cooperativa Officina immaginata organizzano il secondo appuntamento del festival A ruota Libera, nel cortile di palazzo Monsignani (via Emilia 69) a Imola.
«A distanza di 40 anni siamo vicini all’Associazione familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna – commenta Elisabetta Marchetti, coordinatrice del presidio –. Fare memoria è il presupposto indispensabile della giustizia, abbiamo un debito con chi non c’è più, i loro sogni spezzati quel 2 agosto oggi devono camminare sulle nostre gambe».

Venerdì 31 luglio, in particolare, in collaborazione con la Cooperativa Bacchilega verranno presentati in anteprima il documentario Davanti a quel muro-La rabbia e la scelta, di Lara Alpi, Francesca Gianstefani e Michela Sartori (con il patrocinio de Comune di Bologna), e il libro per ragazzi Davanti a quel muro, di Maria Beatrice Masella e con illustrazioni di Claudia Conti.
Interverranno Agide Melloni, imolese all”epoca autista dell’autobus 37, e un rappresentante dell’Associazione dei familiari. (r.cr.)

Libera e Officina immaginata ricordano le vittime del 2 agosto 1980
Cultura e Spettacoli 14 Luglio 2020

Libera Imola lancia il festival dei diritti e della cultura antimafia

Il presidio “Alberto Giacomelli” di Imola e del circondario dell’associazione Libera e la cooperativa Officina immaginata lanciano A ruota libera, festival dei diritti e della cultura antimafia diffuso e itinerante in programma fra luglio a dicembre.
Il primo appuntamento, nel chiostro di Palazzo Monsignani da domani a venerdì, sarà Torniamo in campo, una tre giorni di incontri, dibattiti, concerti gratuiti per affrontare temi di urgente attualità: i diritti dei migranti e l’antirazzismo, il caporalato e i beni confiscati.

Si comincia con la tavola rotonda L”approdo-Dialoghi su migrazioni, arte e città inclusive (domani, ore 20) e uno spettacolo di danza africana (ore 21.30).
Musica in pantofole (giovedì, ore 20 e ore 22) e tavola rotonda Tomato Revolution-Perchè parlare di caporalato? gli appuntamenti successivi.
Si chiude con una caccia al tesoro alla ricerca del bene confiscato nel centro di Imola (venerdì, ore 18.30) e con la Silent Disco (ore 21.30). (r.cr.)

Nella foto, dalla pagina Facebook Libera Imola, la Silent Disco 2019

Libera Imola lancia il festival dei diritti e della cultura antimafia
Cronaca 16 Giugno 2020

Allerta di Libera: «Gioco d’azzardo e debiti non scompaiono col virus»

«Durante il lockdown, sicuramente molti giocatori patologici si sono riconvertiti on-line, perché la chiusura delle sale non significa che abbiano smesso di giocare». A lanciare l”allarme è Daniele Fabbri, volontario dell’associazione Libera che coordina l’attività dello Sportello antiusura e antiracket del Circondario di Imola.

Le difficoltà economiche provocate dalla chiusura di negozi e aziende preoccupa sul fronte dei rischi di infiltrazioni di criminalità organizzata o usura? «Nel momento in cui è emersa la crisi economica abbiamo subito cercato di sensibilizzare sui rischi che le lentezze burocratiche nell’erogazione dei sussidi facilitassero il ruolo delle mafie, se non c’è una risposta rapida e importante dello Stato nell’avvicinare le persone in difficoltà. Tra qualche mese capiremo se le nuove richieste di accesso allo Sportello saranno legate alla situazione causata dal Coronavirus».

Dal luglio dello scorso anno, inoltre, lo Sportello non si rivolge più esclusivamente alle persone con sovraindebitamento o vittime di racket, «ma anche ai commercianti che hanno bisogno di una consulenza per rescindere i contratti con i gestori delle slot machine», ricorda Fabbri. (l.a.)

Nella fotografia (tratta dalla pagina Facebook del presidio di Imola di Libera), Daniele Fabbri e i ragazzi con don Ciotti

Allerta di Libera: «Gioco d’azzardo e debiti non scompaiono col virus»
Cronaca 31 Luglio 2018

Al campo di lavoro in corso ad Afragola su terreni confiscati alle mafie anche 12 ragazze e ragazzi del circondario

Sono 12 ragazze e ragazzi del territorio imolese e da qualche giorno si trovano ad Afragola, in provincia di Napoli, per partecipare al progetto “E!state liberi” 2018 – campi di impegno e formazione sui terreni confiscati alle mafie. I nomi dei ragazzi, accompagnati da Simone Errani, sono Federica Bianconi, Andrea Calderara, Arianna Calderara, Angelica Casella, Francesca Pia Cristofano, Eleonora Fino, Joele Edrei Garcia, Chiara Marabini, Andrea Monterisi, Arianna Nannetti, Cecilia Pasquariello e Giada Sechi.

Alla loro partenza, avvenuta giovedì 26 luglio dalla stazione ferroviaria di Imola, c”era anche l’assessore alla Scuola del Comune di Imola, Claudia Resta.

Promosso dal Nuovo Circondario Imolese e dai 10 Comuni che ne fanno parte, il progetto è finanziato dalla Regione Emilia-Romagna ai sensi della legge regionale 14/2008 e si avvale della collaborazione dell”associazione Libera, presidio del Circondario Imolese. 

L”esperienza di impegno e formazione, rivolta a ragazzi e ragazze dai 16 ai 28 anni, residenti nei dieci Comuni del Circondario imolese, quest’anno si svolgerà in due periodi e destinazioni diverse: fino al primo agosto 2018 appunto ad Afragola e dal 27 agosto al 2 settembre 2018 a Maiano di Sessa Aurunca, in provincia di Caserta.

Tre i momenti di attività che i ragazzi (alloggiati in tenda nella corte interna del bene confiscato) vivono al campo: il lavoro, lo studio delle tematiche della lotta alle mafie e l’incontro con il territorio per uno scambio interculturale. L”obiettivo fondamentale dell”esperienza è formare e consolidare la cultura alla legalità, contro la cultura della violenza e del ricatto. I volontari, in particolare, contribuiscono al riutilizzo dei beni confiscati alle mafie, oltre a ricordare le vittime della criminalità organizzata.

Ad Afragola il lavoro si svolge nella Masseria Ferraioli, il bene confiscato più grande della provincia di Napoli. Il luogo si trova in campagna, ma vicinissimo alla città e consente di praticare attività immersi nella natura, intercalate da visite e iniziative di formazione che permetteranno di incontrare la realtà di Napoli. Le attività manuali saranno sia all’interno del bene confiscato (gestione di orti urbani, creazione di un percorso di memoria nel bene confiscato…) sia all”esterno (distribuzione ai cittadini del raccolto, passeggiate di quartiere…).

I temi portanti delle attività formative si concentreranno in particolare su questi temi: lotta al caporalato e ruolo del sindacato, inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, contrasto alla violenza sulle donne, difesa dell’ambiente, promozione e valorizzazione delle eccellenze gastronomiche.

Nella foto i ragazzi partecipanti al campo alla partenza per Afragola con l”assessore Claudia Resta

Al campo di lavoro in corso ad Afragola su terreni confiscati alle mafie anche 12 ragazze e ragazzi del circondario
Cronaca 22 Maggio 2018

Legalità, parla Margherita Asta: «La mafia ci riguarda tutti, al nord come al sud»

«Attenzione a pensare che la mafia sia qualcosa che non ci riguarda, perché chi ha pigiato il pulsante quel giorno ha visto che c”era un”auto con delle persone che non c”entravano nulla, ma ha azionato ugualmente il detonatore. La strage di Pizzolungo ci fa capire che la mafia non guarda in faccia a nessuno». Margherita Asta aveva undici anni il 2 aprile del 1985 quando sua madre, Barbara Rizzo, e i suoi fratellini di sei anni, Giuseppe e Salvatore, morirono nell’esplosione destinata ad uccidere il giudice Carlo Palermo. La donna stava accompagnando i figli a scuola, furono dilaniati. Un eccidio avvenuto nel trapanese per mano della mafia. Oggi Margherita abita a Parma ed è impegnata nel testimoniare e tenere vivo il ricordo di quanto accaduto con l’associazione Libera. Mercoledì 23 maggio sarà a Imola per un evento che culminerà con l’intitolazione del giardino antistante il Teatro Osservanza proprio a sua madre e ai suoi fratelli, vittime innocenti. A promuovere l’evento è Adriana Cogode, commissaria straordinaria del Comune.

Qual è il messaggio che si auspica arrivi agli imolesi dall’intitolazione del giardino alla memoria di sua madre e dei suoi fratellini?
«Che è importante “fare memoria” non come semplice ricordo ma come voglia di riscatto e di dire basta. Ed è importante anche a Imola perché le mafie non sono solo nelle regioni del meridione, lo vediamo col maxi processo alla ‘ndrangheta in corso in Emilia. Tra l’altro non si conosce ancora fino in fondo la verità su quanto accadde a Pizzolungo, sono stati condannati i vertici di Cosa Nostra (all’ergastolo i boss Totò Riina, Vincenzo Virga e Baldassarre Di Maggio) ma il giudice Carlo Palermo arrivò a Trapani in febbraio e l”attentato ci fu in aprile, diede fastidio a qualcuno oppure c’è qualcos’altro, che aveva a che fare con le indagini che seguiva da prima, sul traffico di droga e armi…».

Cosa l’ha aiutata a superare un dolore così grande?
«Il dolore non si supera, ma ci si può convivere meglio e l”impegno con Libera mi ha aiutato a metabolizzare la perdita (nel ’93 è morto anche il padre, Nunzio). A Brescia un detenuto, durante gli incontri organizzati nelle carceri, mi ha chiesto di dedicare ai suoi compagni di cella il mio libro (“Sola con te in un futuro aprile” che Asta ha scritto per Fandango a quattro mani con la giornalista Michela Gargiulo, ndr), affinché facesse riflettere anche loro come aveva fatto con lui. Questi sono i semi che io e gli altri famigliari delle vittime di mafia cerchiamo di mettere in campo e a me danno il senso all”essere rimasta in vita, perché quel giorno avrei dovuto esserci anch”io in macchina, solo per un caso, perché i miei fratelli litigarono, non andai a scuola con loro. Credo di essere rimasta in vita perché dovevo fare la mia parte: dalla morte dei nostri cari far rifiorire voglia di speranza e cambiamento».

Le nostre zone si sono sentite per anni immuni alla mafia. Poi le inchieste Black Monkey ed Aemilia ci hanno mostrato che non era così.
«In Emilia Romagna ci sono tante iniziative con molta partecipazione di studenti e adulti, i cittadini cercano sempre più di fare la propria parte ed essere vigili. Ma occorre essere responsabili nelle scelte del nostro quotidiano, non cercare scorciatoie, penso sempre alla consulente coinvolta nel processo Aemilia che diceva “loro hanno i soldi…”. La mafia garantisce una falsa sicurezza, poi incendi e minacce…».

In tema di lotta alla mafia cosa si sente di dire al futuro Governo e al sindaco di Imola che verrà?
«In generale, che non si deve nascondere tutto sotto il velo della “sicurezza” di cui si parla tanto, bensì rafforzare i servizi sociali perché i mafiosi si radicano dove c”è la povertà, dove con i loro soldi riescono a garantire cose che lo Stato con sempre meno fondi non riesce a fare. Poi, occorrono controlli più sistematici sugli appalti e formazione per funzionari e impiegati pubblici. Il nuovo Governo dovrebbe garantire maggior autonomia alla magistratura e risorse economiche anche alle forze dell”ordine». (l.a.)  

L’articolo completo e ulteriori approfondimenti sul tema sul “sabato sera” in edicola da giovedì 17 maggio. 

Nella foto Margherita Asta (immagine tratta dalla sua pagina Facebook)

Legalità, parla Margherita Asta: «La mafia ci riguarda tutti, al nord come al sud»
Cronaca 6 Aprile 2018

Io non taccio, la battaglia del giornalista Paolo Borrometi contro la mafia

Paolo Borrometi è un giornalista siciliano di 35 anni, per la precisione ragusano, che vive sotto scorta da quattro anni per le sue inchieste di mafia. Laureato in Giurisprudenza, ha collaborato con il Giornale di Sicilia, l”Agi (Agenzia giornalistica Italia) e ha fondato la testata giornalistica di inchieste online La Spia. L”attività del sito gli ha portato da subito diverse minacce da parte della criminalità organizzata ragusana e siracusana. Poi, una sua inchiesta ha contribuito allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Scicli. Nel 2014 è stato aggredito, la porta di casa incendiata ed è costretto a trasferirsi a Roma. Un anno dopo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli ha conferito l”onorificenza di Cavaliere dell”Ordine al merito della Repubblica italiana.

Domani, sabato 7 aprile, sarà a Medicina alle ore 17.30 invitato dal presidio Libera Alberto Giacomelli del circondario imolese e dall’assessorato alla Cultura del Comune di Medicina. “Io non taccio” è il titolo del suo libro in cui ha raccolto le storie di altri giornalisti minacciati o costretti a vivere sotto scorta. 

Come mai ha deciso di fare il giornalista dopo la laurea in Giurisprudenza invece di fare l’avvocato? 
“Negli anni del liceo ho “incontrato” la storia di Giovanni Spampinato, un giornalista, una delle vittime di mafia e terrorismo del nostro Paese e mi stupii perchè quando se ne parlava la stragrande maggioranza dei miei conterranei non lo conosceva e quei pochi dicevano “se l’è andata a cercare”, “in provincia di Ragusa la mafia non c’è”. Questo atteggiamento mi ha fatto inorridire. Una persona non “se la va a cercare” se fa il proprio dovere. E ho deciso che quando sarei stato più grande volevo fare il giornalista per comprendere su cosa stava indagando Spampinato. Così negli anni del liceo ho iniziato delle collaborazioni con delle testate giornalistiche continuate anche all’università”. Ho studiato la provincia di Ragusa la più ricca della Sicilia, dove abbiamo un numero di sportelli bancari superiore a Palermo e perfino alla capitale economia italiana, a Milano, in percentuale sulla popolazione. Mi sono messo a studiare le origini mafiose e i traffici. Per un certo periodo ho fatto il praticantato legale, poi mi sono successe le visissitudini ben note e ho chiuso con l’ambito forense”  

Vicissitudini sono le minacce continue, l’incendio della porta di casa e perfino un’aggresione. Ora vive sotto scorta da quattro anni.
“Sto affrontando 14 processi in cui sono parte offesa nei confronti di una trentina di appartenenti ai clan di due province diverse. E ho dovuto anche drammaticamente rendermi conto che le cose che dicevano a Spampinato sono le stesse cose che dicevano a me. Io credo che il giornalista sia una delle professioni più importante perché le mafie non possono essere sconfitte solo dalle forze dell’ordine o dai magistrati ma dalla conoscenza e per questo occorre la nostra professione. L’articolo 21 della Costituzione non indica solo il diritto e dovere di informare ma anche quello della popolazione di essere informati della popolazione, affinché la gente sia libera di poter decidere da che parte stare”.

Perché ha scelto La Spia come nome del sito web di inchieste giornalistiche di cui è il direttore?
Un appellativo negativo in terra di mafia.“Proprio per quel motivo. E’ una provocazione. Mi chiamavano sbirro e spione invece per me gli sbirri sono i tutori della legalità e lo spione nell’accezione che dicono i mafiosi è la persona che denuncia e fa il proprio dovere di cittadini e non di sudditi”.  

Processi come Black Monkey o Aemilia hanno fatto capire che anche da noi c’è la mafia. Come vede la situazione delle infiltrazioni mafiose dalle nostre parti, in Emilia Romagna?
Non a caso un collega straordinario come Giovanni Tizian ha subito lo stesso tentativo di intimidazione (dagli imputati del processo Black Monkey nato proprio da un’inchiesta sul gioco d’azzardo partita da Imola, il Comune di Imola si è costituto parte civile nel processo, nrd). Purtroppo il negazionismo e il riduzionismo complicano la situazione perché non fanno altro che dare la possibilità alle organizzazioni mafiose di insediarsi. Al sud le magie hanno anche un controllo anche militare del territorio, al nord il controllo è sostanzialmente e questo le ha rese meno visibili ma straordinariamente attive negli investimenti. Questo riduzionismo della gente e della classe politica ha creato l’humus ideale non solo centro e nord ma a livello europeo”.

L”incontro è presso la sala Auditorium del Palazzo della comunità in via Pillio 1.

l.a.

Nella foto Paolo Borrometi (dalla sua pagina Facebook)

Io non taccio, la battaglia del giornalista Paolo Borrometi contro la mafia

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