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Ciucci (ri)belli 27 Marzo 2021

Dad sì o no? Il parere dell’insegnante e illustratrice Giorgia Atzeni

Giorgia Atzeni è storica dell’arte, illustratrice, grafica editoriale e soprattutto insegnante di materie letterarie e storia dell’arte nella scuola secondaria di primo e secondo grado. Vive e lavora a Cagliari. Per Bacchilega Junior ha pubblicato Prima e poi, albo di poesie firmate da Teresa Porcella; per lo stesso editore illustra la serie Storie del nido della collana I Libricini (che a oggi conta cinque titoli di piccola narrativa per piccolissimi lettori). Questa sua testimonianza è stata pubblicata sul settimanale Sabato sera del 18 marzo 2021.

Noi prof coraggiosi, molto motivati e amanti delle assurde novità che la vita ci riserva soprattutto in ambito professionale, in quest’ultimo anno ci siamo buttati a capofitto in un’impresa mica facile: far funzionare alla bell’e meglio, in tempi di pandemia, l’insegnamento da remoto. Giovani e meno giovani, adolescenti, bambini e docenti di vecchia e nuova guardia hanno provato gioie e dolori dello smart working. Ma qui non si tratta semplicemente di spedire mail, di mantenere i contatti coi clienti, di partecipare a estenuanti call conference coi colleghi e capi d’azienda. Tutte attività tanto nobili quanto stressanti. No! Qui si tratta di portare avanti l’azione educativa attraverso i «potenti» mezzi del web. Educare a distanza, ormai l’abbiamo capito, è certamente un ossimoro. Un ossimoro, a tratti indispensabile, da somministrare in emergenza con moto alternato.

Il senso dell’«e-ducare» sarebbe quello del «condurre fuori». Attività improbabile da realizzare nei mesi di clausura, quando tutti sono stati «dentro» per il lockdown del primo Dpcm dell’era Covid. Incarico inverosimile per gli insegnanti soprattutto nella primissima fase in cui la dad è approdata sul pianeta scuola e di nuovo oggi che la terza ondata sembra travolgere la penisola contrassegnata da colori più o meno accesi.

Trattandosi di espressione astratta figurata quanto il famoso «Imbuto di Norimberga» (Nürenberg tricther o Nürenberg Funnel), l’ossimoro dell’educazione a distanza dovrebbe funzionare, suonare bene, come tutte le figure retoriche. Tuttavia l’esperimento, viepiù necessario, inizia a produrre suoni dissonanti e poco armonici. Quella dell’imbuto è una descrizione ironica che pretenderebbe di visualizzare l’azione dell’educare o dell’insegnare, ovvero la pratica di travasare contenuti nozionistici, o conoscenze, da un «contenitore A», pieno, a un «contenitore B», vuoto o semivuoto, con caduta verticale, soprattutto se il docente sta più in alto del discente, meglio se su una predella. Questo sembra incontrovertibile nella tradizione figurativa e letteraria barocca sino a oggi, anche se la «caduta dall’alto» delle informazioni poi ha avuto in classe, non dimentichiamolo, una metamorfosi «frontalizzata» secondo la linea «cattedra-banco» con distribuzione ramificata «a pioggia» come nel proverbiale droplet.

Detto così sembra molto semplice e lineare. Io parlo. Tu ascolti (se ascolti). Tu impari (forse).

Per illustrare oggi l’atto di e-ducare e insegnare io preferisco usare la metafora della siringa nell’atto di aspirare, di un cavatappi, di un aspirapolvere «che porta fuori», estrae quel che c’è di buono, con un processo metacognitivo, in cui talvolta si assumono le conoscenze e talvolta le si estraggono, magari dopo una buona rimescolata in un frullatore-estrattore di succhi di frutta e verdura. L’educare, con o senza imbuto, tuttavia non implica sempre e solo il condurre fuori – all’aperto, oggi più che mai – i discenti per permettere loro di conoscere il mondo con l’esperienza diretta delle cose, ma anche (e soprattutto) di condurre loro «fuori dagli schemi», dai «peccati originali», per combattere (come cita il dizionario) dalle inclinazioni non buone, anche se a questo punto ci si immette in un campo che non vorrei invadere mai, ovvero quello della morale. Quindi è chiaro che il condurre fuori è essenziale nell’apprendimento esperienziale, sebbene quasi mai gli studenti escano dalla classe (questo comporta ogni volta stressanti responsabilità burocratiche e penali che fanno desistere anche i maestri e i prof più motivati!). Prassi vuole che per un intero anno scolastico i ragazzi abbandonino una stanza per entrare in un altro luogo chiuso, la classe.

Ma veniamo al dunque: non recandosi più nemmeno a scuola gli scolari devono imparare qualcosa pur stando fermi in cameretta. Devono ascoltare o visualizzare attraverso lo schermo del tablet o del cellulare un’opera d’arte o un testo ma non possono fare esperienza diretta delle cose. Argomento che non porterei necessariamente in favore della lezione in presenza perché anche in classe il tour al museo si faceva virtualmente, attraverso lo schermo della lim.

Tecnologi e tecnofobi si affrontano e dibattono: dad sì o dad no?

Oggi sono in tanti a criticare e demolire l’esperimento didattico che c’è capitato a tiro! Altri lo preferiscono, perché su Meet finalmente c’è il tasto per silenziare la classe che rumoreggia. Lo capisco! Nessuno se lo aspettava. Nessuno era pronto. Chi poteva immaginare un mondo in lockdown, tutti a casa, ma tutti tutti tutti! E cosa facciamo allora, ce ne freghiamo? Non se ne fa niente? Tergiversiamo? Vacanza per tutti? Chiudiamo la baracca? Viva le ferie a casa! Si dorme, si mangia, si guarda la tivù? Niente matematica, niente storia, niente scrivere, niente leggere? Niente grammatica, niente inglese, per tre mesi? E così pure ad libitum per i tre-sei mesi successivi? L’abbiamo desiderato tante volte un mondo così. Tutti in pantofole. Quanto è durato questo entusiasmo iniziale? Si è rivelato un passo lento e spento dal letto allo schermo e ritorno. Gli studenti hanno visto all’orizzonte il colore della noia. Perché insomma, toglietemi tutto ma non il piacere di andare a scuola in autobus, la chiacchiera davanti all’istituto, gli sguardi e le risatine in classe; il contatto oculare con il docente, i bigliettini sotto il banco, la matita che cade, i «Portami il diario», i «Prof posso andare al bagno?», i «Non dondolarti sulla sedia!»; «Zitti e buoni!».

La scuola è «incontro». A tal proposito mi sento una privilegiata, perché a tutt’oggi posso dire con fatica ma tanto orgoglio che le mie lezioni nella scuola media di via Piceno a Cagliari si sono svolte, a parte brevissime parentesi di quarantena, corpore praesenti. Non si dimentica la sensazione di appartenere a una di quelle prof mascherate, igienizzate e ben distanziate di fronte a poveri alunni smarriti e increduli dopo la prolungata e forzata pausa sociale. Il primo giorno di scuola è stato uno spettacolo incrociare gli sguardi sgomenti degli studenti in presenza. Ogni loro occhiata ha nascosto un «Oh no, dov’è lo schermo? Qui ci sono i prof dal vivo. Come la mettiamo?».

Alle norme di base si aggiunge oggi il protocollo Covid. Si tratta di tanti «nonsipuò» messi in fila. Tanti «no» che non ci piacciono. Chiaramente tutti vorrebbero eliminare le limitazioni portate a scuola dal Coronavirus. I ragazzini vogliono fare tutto ciò che prima non era «vietato» ma «normale vita insieme»: abbracciarsi, giocare, condividere i materiali. Anche i più piccolini imparano il mantra della mascherina e dell’igienizzazione e con grande fatica lo applicano.

É necessario essere molto ligi per non cadere dalla padella nella brace. Siamo blindati, io e loro. La mattina ci prepariamo: coi nostri bei dispositivi e ben pettinati usciamo dalla nostra vita domestica per incontrarci e lavorare alacremente per riprenderci le abilità intrapersonali e interpersonali, per conoscere meglio noi stessi e chi ci sta a fianco. Per affrontare «insieme», tra una verifica di grammatica e un capitolo di storia, la paura e il disagio di questi tempi difficili.

Giorgia Atzeni

Dad sì o no? Il parere dell’insegnante e illustratrice Giorgia Atzeni
Cronaca 30 Dicembre 2020

Coronavirus, un «ristoro» del Comune di Medicina alle attività più penalizzate

Un totale di 587 mila euro: ecco a quanto ammonta il contributo governativo che il Comune di Medicina ha ricevuto in quanto ex zona rossa. Una somma fondamentale per affrontare le spese del periodo più difficile legato alla pandemia, quello tra marzo e aprile, ma anche quelle successive relative all’emergenza Covid-19, quindi dalla messa in sicurezza di scuole e asilo nido all’acquisto di mascherine per la cittadinanza e gli studenti, dai presidi per la prevenzione e sanificazione agli impianti di purificazione dell’aria, senza dimenticare il finanziamento per i campi estivi.

Se la parte più difficile, almeno da un punto di vista prettamente sanitario, dovrebbe essere alle spalle, i riflettori si sono spostati ora sui sostegni necessari per commercio, pubblici esercizi, locali e tutte quelle attività penalizzate negli ultimi mesi. «Sentiamo fortemente le difficoltà che stanno mettendo a dura prova i nostri commercianti, sia per la crisi economica che per le restrizioni che stanno subendo a causa della pandemia – spiega l’assessora al Bilancio del Comune di Medicina, Donatella Gherardi -. Quest’anno abbiamo sostenuto le attività con tre bandi e con contributi a fondo perduto: ò’ultimo aiuto che abbiamo voluto dare in dicembre sono contributi a fondo perduto destinati a coloro che hanno subito le restrizioni della zona arancione. In primo luogo bar e ristoranti, artigiani del settore alimentare, palestre e teatri, ma anche quelle realtà che non hanno più potuto svolgere le attività che erano indispensabili per sostenersi, come i circoli culturali, sociali e ricreativi e le associazioni. Lo stanziamento è stato di 70 mila euro e tutte le 70 domande pervenute riceveranno il contributo».

Un ulteriore «ristoro» per le attività medicinesi più penalizzate. «Nel complesso il 2020 ha visto 110 mila euro di contri- buti erogati quindi, ai quali si aggiungono 105 mila euro di sgravi Tari e altri 60 mila per la riduzione della Tosap (la tassa per l’occupazione del suolo pubblico)» conclude Gherardi. Anche quest’anno, poi, Medicina ha pubblicato il bando per il sostegno ai lavoratori dipendenti che si sono trovati in situazione di particolare difficoltà (licenziamenti, cassa integrazione e mancato rinnovo del contratto a tempo determinato). Le domande presentate sono state 86 e dal Comune fanno sapere che tutte quelle che risponderanno ai requisiti saranno soddisfatte. Anche in questo caso lo stanziamento viene dal contributo governativo, per un totale di 40.000 euro. (an.cas.)

Ulteriori approfondimenti e l’intervista ad uno degli esercenti anche hanno ricevuto il contributo del Comune su «sabato sera» del 24 dicembre.

Nella foto: a sinistra Gabriele Gollini, uno dei soci del «Bar Anna», locale piuttosto frequentato sotto i portici, in via Libertà.

Coronavirus, un «ristoro» del Comune di Medicina alle attività più penalizzate
Cronaca 15 Luglio 2020

Alberto Forchielli e Bacchilega editore devolvono i diritti d'autore del libro sul lockdown all'Azienda usl di Imola

Alberto Forchielli devolve i diritti d’autore del libro Che figata la quarantena, ma adesso sono cavoli nostri, scritto con Lorena Mirandola e Christian Fossi, e pubblicato da Bacchilega editore, all’Azienda usl di Imola.

«Un sincero ringraziamento da parte di tutti gli operatori dell’azienda sanitaria – commenta Andrea Rossi, direttore generale dell’Ausl cittadina –. E’ un libro che leggerò con molta attenzione e curiosità. Siamo molto onorati dagli attestati di fiducia che riceviamo e abbiamo ricevuto dai cittadini in questo periodo. Ci hanno aiutato a reagire e a combattere questa emergenza. Le donazioni come queste ci dimostrano come la solidarietà sia parte integrante e caratterizzante di tutto il nostro territorio». (r.cr.)

Nella foto: Alberto Forchielli insieme al direttore generale dell’Ausl di Imola Andrea Rossi e i giornalisti Lorena Mirandola e Christian Fossi

Alberto Forchielli e Bacchilega editore devolvono i diritti d'autore del libro sul lockdown all'Azienda usl di Imola
Cultura e Spettacoli 14 Luglio 2020

Cultura, in regione il lockdown impatta per 45 milioni di euro

Profondo rosso per l’industria culturale dell’Emilia-Romagna. Meno 45 milioni di euro è l’impatto economico del lockdown causato della pandemia del Covid-19, che ha fermato praticamente tutto il settore.

Le stime di un monitoraggio regionale, realizzato in due tranche nel periodo dal 24 febbraio al 30 aprile, parlano chiaro: 44.818.769 euro sono i mancati incassi in soli 3 mesi, di cui 15 milioni per il settore spettacolo, 12,8 milioni per il settore cinema e 4,6 milioni per i musei. Un dato certamente inferiore a quello reale, visto che non riguarda la totalità degli operatori (solo una parte ha risposto).
Particolarmente colpiti appaiono lo spettacolo dal vivo, il cinema e il settore museale. In quel periodo sono stati annullati 3.198 spettacoli di prosa, circo, performance, 26 festival e rassegne di spettacolo dal vivo, 910 appuntamenti musicali, 2.045 eventi in biblioteche e archivi, 128 mostre in corso e 28 in allestimento, 11.333 visite guidate ai musei, 16 festival e rassegne di cinema, oltre 2.330 attività con le scuole, workshop, matinée corsi e laboratori. (r.cr.)

Nella fotografia, la rassegna Cinema in tour

Cultura, in regione il lockdown impatta per 45 milioni di euro
Cronaca 11 Luglio 2020

Fuori tutti o chiusi in casa, le emozioni post-epidemia

Le prescrizioni ancora esistenti (distanziamento e mascherine nei luoghi chiusi) pesano sempre più, tra il caldo e il desiderio di ritornare ad una vita sempre più come prima dell’epidemia da Covid-19. Soprattutto a fronte di indicazioni ancora confuse sui contagi.
D’altra parte vi sono anche persone che continuano a preferire le quattro mura di casa invece di uscire e riprendere la vita sociale. E altre che hanno visto morire famigliari e amici.

(…) Oggi vediamo un’ambivalenza di comportamenti, tra chi non ne poteva più e vuole uscire di casa il più possibile e chi manifesta una certa resistenza a lasciare il rifugio sicuro. «Dopo un lungo periodo di grande distacco sociale, aver paura di esporsi e tornare alla normalità, così come un certo sentimento di sfiducia negli altri, sono reazioni emotive umane normali – commenta Vincenza Giannini, psichiatra responsabile del Centro di salute mentale dell’Ausl di Imola (al centro nella foto) –. Il Coronavirus ha cambiato le nostre abitudini, le relazioni, il modo di lavorare. Ne abbiamo assaporato anche alcuni aspetti positivi, ad esempio ci siamo goduti la famiglia senza lo stress di doverci metterci in macchina ogni mattina e correre di qua e di là. Le persone si erano adattate alla nuova modalità di vita e ora faticano a ritornare agli schemi precedenti, anche perchè la possibilità di contagio persiste. Ma se riconosciamo questa emozione come tale, a piccoli passi siamo capaci di riadattarci. Chi ha una personalità più sospettosa fatica maggiormente ad adattarsi ai cambiamenti e mostra la difficoltà con crisi di ansia, angoscia, dormire poco oppure troppo, cerca di mettere della distanza dalle attività di prima». (l.a.)  

L’intervista completa nel numero del Sabato sera del 2 luglio

Fuori tutti o chiusi in casa, le emozioni post-epidemia
Cultura e Spettacoli 8 Luglio 2020

Alberto Forchielli presenta il libro sul lockdown pubblicato da Bacchilega Editore

Gli scenari mutano velocemente, come il virus che ci ha colpito in questa prima metà di un anno bisesto, funesto come da tempo non si ricordava. E’ difficile fare un’analisi e provare a dare una lettura di prospettiva: l’incertezza e gli scenari cambiano a una velocità a cui neppure il mondo digitale e globalizzato era abituato.

Che figata la quarantena, ma adesso sono cavoli nostri, il libro scritto da Alberto Forchielli (in collaborazione con Lorena Mirandola e Christian Fossi) ed edito da Bacchilega Editore che verrà presentato questa sera al ristorante Gastarea di Castel San Pietro alla presenza del’autore, è stato dunque tutto una sfida, un work in progress, difficile da concludere visto che il rischio era quello di far la fine del quotidiano del giorno prima, buono solo per incartare il pesce.
Un punto, arbitrariamente, è stato messo alla vigilia degli Stati Generali; per fortuna la tecnologia aiuta e molto probabilmente la successiva versione ebook avrà degli aggiornamenti. Una sfida che solo Alberto Forchielli, imolese come la cooperativa Corso Bacchilega, che edita il volume, poteva accettare. (r.cr.)

Fotografia di Marco Isola/Isolapress – La copertina del libro

Alberto Forchielli presenta il libro sul lockdown pubblicato da Bacchilega Editore
Cronaca 6 Luglio 2020

Lamberto Montanari (Anp) analizza lo stato delle scuole superiori

L’anno scolastico 2019- 2020 ha avuto una conclusione che nessuno, a inizio del secondo quadrimestre, avrebbe potuto immaginare. La rapida diffusione del Coronavirus e il conseguente lockdown ha creato situazioni inedite, molto difficili da gestire e da vivere da parte del personale della scuola, degli studenti e delle loro famiglie.
A fine anno scolastico è necessario riflettere sul futuro prossimo, cioè la ripresa delle lezioni a settembre, e su ciò che questa esperienza può avere insegnato e se sia possibile ricavarne comportamenti migliorativi per il mondo scolastico.

A tale proposito sentiamo il parere di Lamberto Montanari, consigliere eletto dai suoi colleghi dirigenti per il Consiglio superiore della Pubblica istruzione, organo collegiale consultivo del ministero dell’Istruzione (composto da rappresentanti eletti dal mondo della scuola e da esponenti significativi della società italiana nominati dal ministero), in scadenza quest’anno.
Montanari è inoltre vice presidente nazionale e rappresentante regionale per l’Emilia Romagna dell’Associazione nazionale presidi (Anp), che tra l’altro collaborò con Luigi Berlinguer alla progettazione della legge sull’autonomia degli istituti scolastici.

(…) Come si deve affrontare il ritorno a scuola dopo il lockdown?
«Il lockdown causato dalla pandemia ha avuto gravi conseguenze sulle scuole, anche pratici, si pensi agli istituti linguistici e agli indispensabili viaggi di istruzione all’estero che sono stati annullati. Le prescrizioni alle scuole per l’esame di maturità sono state molto tassative, con giuste richieste, ma molto più rigide che per il resto della società. Sono consapevole che il ritorno a scuola non sarà facile, anche in presenza di linee guida, contestabili o meno; d’altro canto non è facile conciliare le esigenze di sicurezza sanitaria e le dimensioni delle aule; non mi sembra opportuno che ogni istituto debba fare da sé per reperire eventuali spazi aggiuntivi, si creerebbero problemi di gestione e di concorrenza con altri istituti. E neppure il problema degli insegnanti con salute fragile, che chiedono di non essere presenti sul luogo di lavoro, mentre gli studenti saranno in presenza, è trascurabile. In questo caso credo che sia necessario che il ministero fornisca indicazioni concrete, secondo le quali i dirigenti possano intraprendere azioni precise. Infine va detto che la situazione logistica non è critica, le scuole hanno avuto fondi per i dispositivi di protezione e per l’acquisto di tablet e altri sussidi tecnologici; i dirigenti debbono sforzarsi per impiegare al meglio questo denaro». (f.t.)

Nella foto: Lamberto Montanari 

L’intervista completa sul numero del Sabato sera del 2 luglio

Lamberto Montanari (Anp) analizza lo stato delle scuole superiori
Cronaca 29 Giugno 2020

L'associazione Bof dona quattro tonnellate di beni a No sprechi e 1.200 euro a Cri, Caritas e Banco alimentare

Più di 1 tonnellata di pasta, riso, farina e zucchero, quasi 400 litri di latte ed olio, e circa 3.700 confezioni di passate di pomodoro, tonno, cioccolate, merendine, grissini, biscotti, e prodotti per l’infanzia, per la persona e per l’igiene della casa, per un quantitativo complessivo di circa 4 tonnellate di beni.
Sono i numeri di Spesa solidale, l’iniziativa che l’associazione Bof di Imola ha lanciato durante il lockdown per aiutare l’Emporio “No sprechi” di via Lambertini.

E la raccolta fondi destinata al comitato di Imola della Croce rossa italiana, alla Caritas della Diocesi di Imola e alla fondazione Banco alimentare ha permesso di destinare a ciascuno di loro la somma di 400 euro, per un totale di 1.200 euro.

«Con l’impegno di tutti i nostri giovani volontari abbiamo ottenuto un buon risultato – commenta Alfonso Bottiglieri, presidente dell’associazione Bof – e questo ci da la carica per poter promuove nuove iniziative e collaborazioni sul territorio col l’auspicio di un supporto anche da parte delle autorità locali». (r.cr.)

Nella foto: la consegna della somma donata

L'associazione Bof dona quattro tonnellate di beni a No sprechi e 1.200 euro a Cri, Caritas e Banco alimentare
Cronaca 28 Maggio 2020

Uisp e SportUp convertono in voucher lezioni e corsi non effettuati causa lockdown

Il comitato territoriale di Imola e Faenza della Uisp, la società SportUp e la società Deai che gestisce l’impianto sportivo “Enrico Gualandi” di Imola hanno reso disponibile sui propri siti internet (link) e pagine Facebook la modulistica con cui i propri tesserati potranno fare richiesta di un voucher per il recupero dei corsi e delle lezioni non effettuati nel corso dei mesi di marzo, aprile e maggio 2020 a causa del lockdown.

«La richiesta del voucher dovrà essere inviata agli indirizzi di posta elettronica imola@uisp.it o sportup.imolafaenza@gmail.com entro e non oltre il 31 luglio 2020 – spiegano Uisp, SportUp e Deai –. Nel caso in cui non si disponga della posta elettronica, sarà possibile recarsi, previo appuntamento telefonico, agli uffici dell’impianto sportivo Ortignola nelle giornate di apertura al pubblico», di cui è stata anticipata la ripartenza imminente attraverso un post sui social.
«Dopo una verifica, la richiesta verrà validata attraverso l’emissione di un voucher pari al valore delle lezioni non fruite a partire dal 9 marzo 2020, giornata di sospensione delle attività sportive stabilita dal relativo Dpcm – aggiungono –. I voucher potranno essere utilizzati per una qualsiasi attività SportUp/Uisp entro e non oltre il 31 maggio 2021.

Va precisato che nel decreto “Cura Italia” è stata inserita una previsione specifica di rimborso per gli spettacoli a data fissa (come i concerti e gli spettacoli teatrali) e per i viaggi, mentre non c’è alcun pronunciamento in tal senso sulle attività delle associazioni sportive e culturali. (r.cr.)

Immagine tratta dalla pagina Facebook dell”impianto sportivo Enrico Gualandi

Uisp e SportUp convertono in voucher lezioni e corsi non effettuati causa lockdown
Cronaca 25 Maggio 2020

Il progetto «L'unione fa la spesa» di Coop Alleanza 3.0 in aiuto di 128 famiglie di Ozzano

Centoventotto spese consegnate a domicilio e gratuitamente agli ozzanesi fra il 20 marzo e il 19 maggio.
E il bilancio di “L’unione fa la spesa”, l’iniziativa solidale promossa sa Coop Alleanza 3.0 (con partner locale la Pubblica assistenza Ozzano-San Lazzaro) rivolta alle fasce più deboli della popolazione a cui era stato fortemente consigliato di limitare il più possibile le uscite di casa durante il lockdown.

«Si è trattato di un”iniziativa che ha avuto un buon impatto sociale – commenta Luca Lelli, primo cittadino di Ozzano – e molto apprezzata in un periodo in cui uscire per fare la spesa era diventato problematico per tutti, viste le file chilometriche che quotidianamente si formavano davanti ai supermercati, e quindi impossibile da affrontare per molti anziani e per chi ha altre problematiche di salute». (r.cr.)

Il progetto «L'unione fa la spesa» di Coop Alleanza 3.0 in aiuto di 128 famiglie di Ozzano

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