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Cultura e Spettacoli 26 Gennaio 2019

Misteri, paure e amore nel romanzo di Gabriella Pirazzini ambientato all'isola d'Elba

«L’isola non ha sapore. Odore, questo sì. Odore del vento che trapassa eucalipti e agavi, facendo ondeggiare fin nelle chiome le palme. E poi le bandiere. Degli hotel, dei residence, delle case. Bianco blu e verde i colori, e il mare su cui si riflette il grigio delle nubi, a strisce variegate, un po’ bianche dove il sole vorrebbe buttarsi fuori. E poi il rumore. Rumore delle onde, banale, ma c’è. Forte. Onde piccole sulla sabbia, onde larghe al largo, increspature ricorrenti e continue sospinte dal vento che si acuisce, e fa venire la pelle d’oca sulle gambe nude. Rumore del mare che fracassa la riva. E poi rumore del caterpillar intento al ripascimento del litorale, per ricolmare la mareggiata di due giorni fa. Due giorni fa io non ero qui». Ti fa tuffare immediatamente dentro alla storia, con uno sguardo che disegna velocemente e profondamente il panorama per poi convergere sul protagonista, l’inizio del nuovo romanzo di Gabriella Pirazzini, La misura (Giraldi editore). Nuovo e primo, in quanto la nota giornalista imolese – che per anni ha guidato Con i piedi per terra su Telesanterno e ora segue Con i frutti della terra che è una produzione Tam Tam Videopro in onda su Trc – finora si era dedicata con successo ai racconti ma non aveva mai dato alle stampe un romanzo.

Lo fa con questa storia profonda e delicata, dove le parole coinvolgono portando con loro sentimenti, introspezioni, dubbi e aneliti di speranza, e poi si fermano, concentrando l’attenzione su un momento, uno sprazzo di luce o un abisso più fondo, disegnando la vita. È la storia di una vacanza che, improvvisamente, evidenzia disagi e malesseri, apre prospettive, crea possibilità. È il racconto di una relazione, che si modifica e cresce, si arrotola su se stessa, sembra ripartire, ma chissà… È uno sguardo sull’interiorità degli uomini e delle donne, sulle loro paure, sulle loro speranze, sul destino a cui non si può sfuggire. Forse. Ed è anche un mistero da scoprire, un intrigo da svelare, un segreto che spunta e colpisce. Un libro che si legge chiedendosi con curiosità come andrà a finire, e che al contempo invita a riflettere, a interrogarsi su dubbi e insoddisfazioni su cui nella vita, prima o poi, si inciampa. E, a proposito di come finirà, bisogna prestare attenzione agli ultimi capitoli perché le possibilità, nella carta stampata come nella realtà, sono sempre numerose, e Gabriella Pirazzini trova un modo intelligente e curioso per mostrarlo.

«È nato come un finto romanzo – racconta quando la incontriamo, davanti ad un caffè -: le prime dieci righe sono nate all’isola d’Elba, dove ero andata a trovare un’amica. Le ho scritte d’impulso, di getto, con emozione. Poi, con il tempo, ci sono tornata sopra e ho immaginato una storia, quella di un francese attratto dall’isola d’Elba, che poi diventa il protagonista del romanzo. Avevo anche pensato di scrivere la storia di Etienne alternata a quella di un altro francese, che all’Elba c’è stato in esilio, Napoleone, immaginando i suoi giorni sull’isola».

Di Napoleone però non c’è traccia.

«No, perché scrivendo ho preso un’altra strada. Ho sviluppato molto Etienne, che è diventato il protagonista, ma ho dato vita anche ad altri personaggi, come la moglie di Etienne, e un’altra donna (di cui non sveliamo troppo, Ndr) che all’inizio era marginale ma è diventata via via centrale. Sono stati importanti anche i consigli che mi hanno dato Marilù Oliva, che avevo conosciuto anni fa e che ha scritto la prefazione al romanzo, e la mia editor Silvia Fraccaro che ha vissuto la storia insieme a me. È stato un lavoro lungo e attento».

Il romanzo mette lo sguardo dentro ad una coppia, tra difficoltà, ferite, rancori, gioie, amore, speranze, inglobando poi chi sta attorno a loro.

«È un romanzo di relazione, poiché racconta la difficoltà di una coppia alle prese con un nodo irrisolto».

E c’è un momento importante: il viaggio, che porta ad una svolta di vita.

«Il viaggio determina sempre un cambiamento. Qui, poi, porta e trovare il proprio passato e il proprio senso».

Un tema importante, di cui scrivi in tante sfaccettature e contrari, è la paura: paura di essere solo, di amare, di andare, di restare, di crescere, di rimanere bloccati, di trovare risposte, di non trovarle…

«È un tema fondamentale. Cristina Valenti, che mi ha presentato a Bologna, ha detto che “paura” è la parola più presente nel romanzo… le ha contate!», ride.

Proprio perché le sfaccettature della vita sono infinite… un finale non bastava?

«Il finale della prima versione del romanzo era uno, il primo dell’ultimo capitolo, quello che spinge alle ricerche per annientare i segreti. Ma poi ho continuato a pensare e sono nati altri due epiloghi, per cui ho voluto pubblicarli, per lasciare un finale aperto, e sottolineare come segreti e bugie lascino sempre tracce indelebili. Nel romanzo, è il personaggio maschile quello che si interroga di più, anche se in realtà ognuno cerca la salvezza, benché a volte lo facciano con bugie o stratagemmi».

L”articolo completo è sul «sabato sera» in edicola da giovedì 24 gennaio

Nella foto (di Isolapress) Gabriella Pirazzini con il suo libro «La misura»

Misteri, paure e amore nel romanzo di Gabriella Pirazzini ambientato all'isola d'Elba
Cultura e Spettacoli 27 Ottobre 2018

Lucarelli presenta «Peccato mortale» alla Rocca di Dozza per «Turno di notte»

Dopo un solo anno da Intrigo italiano Carlo Lucarelli ha riportato in libreria e nelle case dei suoi lettori il commissario De Luca: lo ha fatto con Peccato mortale, sempre edito da Einaudi, che, però, fa un salto narrativo all”indietro, piombando nel 1943, dieci anni e mezzo prima di dove lo avevamo lasciato. Si arricchisce così di un”altra storia la vicenda del commissario di polizia nato più di vent”anni con Carta bianca e le cui storie sono poi proseguite con L’estate torbida e Via delle Oche (Sellerio tutti e tre). Questo giallo che parte il 25 luglio 1943 mostra un commissario giovane, per certi versi ancora ingenuo, innamorato: un uomo diverso dal De Luca tormentato che è stato plasmato dalla vita (e dai successivi-precedenti romanzi). E comincia con un corpo ritrovato senza testa… per poi aggiungerci anche una testa senza corpo! Di tutto questo, ma anche di tanto altro, parlerà lo scrittore di Mordano sabato 27 ottobre alla Rocca di Dozza quando, a partire dalle 18, ci sarà anche la premiazione degli scrittori vincitori di «Turno di notte».

«Alla fine di Intrigo italiano, il commissario De Luca si definisce, trova una soluzione alla sua vita e ai guai che l”hanno accompagnato fino a quel momento, fa una scelta – spiega Lucarelli -. Ma, a quel punto, ha cominciato a girare in me la curiosità su come si era infilato nella serie di vicende che ho raccontato in quattro romanzi: non è un uomo d”azione, non è un fascista… come ha fatto a diventare quell”uomo inquieto e pieno di nevrosi che troviamo in Carta bianca? Ho così voluto raccontare com”era De Luca all”inizio, prima che gliene succedano di tutti i colori».

In effetti, in «Peccato mortale» è un uomo innamorato, fidanzato, anche un po” ingenuo tanto che quando gli dicono che Mussolini è caduto risponde «Si è fatto male?».

«Il 1943 è un anno cruciale, è un periodo di cambiamento totale: chi va a letto alle dieci di sera del 25 luglio va a letto durante il fascismo, chi va un”ora dopo lo fa in un”Italia in cui Mussolini è caduto… Inizia un”attesa enorme per il cambiamento: le persone si aspettano che smettano i bombardamenti, che il proprio padre o fratello torni dalla Russia… ma in realtà non succede nulla, addirittura vengono mantenute le leggi razziali, la polizia viene militarizzata e i bombardamenti continuano. È tutto più complesso e difficile di quel che ci si aspettava».

Per ricostruire il periodo hai fatto sicuramente ricerche storiche. Un lavoro di preparazione che ti piace?

«Moltissimo, ci sono dei momenti di ricerca che sono molto belli, poi negli anni ho accumulato materiale e informazioni. Di Bologna in quegli anni ci sono tanti documenti, tante pubblicazioni e soprattutto libri fotografici bellissimi. In più ho letto i giornali dove vedi gli articoli che interessavano alle persone: dove comprare le cipolle, per esempio, oppure le pubblicità».

A questo punto, dobbiamo aspettare altri vent”anni per la sua prossima storia?

«No, no, sono già al lavoro. Ricomincio da dove ho lasciato Peccato mortale, nell”inverno del ”44. Ci sono tante cose da raccontare, penso ad esempio a una foto che ho visto: Bologna è recintata dai soldati tedeschi, i partigiani sono alle porte e, in questa foto, c”è una ragazza che arriva in bicicletta e deve mostrare i documenti a un soldato, in un inverno gelido come non se ne vedevano da tanto. È un periodo da raccontare».

Sabato 27, alle 18, si terrà alla Rocca di Dozza la premiazione della decima edizione del concorso letterario «Turno di Notte»: sarà presente Carlo Lucarelli che, in seguito, presenterà il suo nuovo romanzo Peccato mortale. Un’indagine del commissario De Luca (Einaudi) intervistato dal giornalista di sabato sera Paolo Bernardi. Per l’occasione verrà pubblicata l’antologia con i racconti premiati nei dieci anni di «Turno di notte» che vede la prefazione di Carlo Lucarelli e la postfazione di Gianluca Morozzi (il libro è prenotabile alla redazione di sabato sera a Imola in viale Zappi 56/b-c, tel. 0542/31555). Durante la serata sarà anche proclamato il vincitore della sezione «Racconti inediti» di «GialloGarda», in un momento condotto da Luca Occhi e Sabrina Grementieri, con letture di Stefano Farolfi. Ingresso libero.

L”intervista completa a Carlo Lucarelli è sul «sabato sera» del 25 ottobre 2018

Nella foto Carlo Lucarelli

Lucarelli presenta «Peccato mortale» alla Rocca di Dozza per «Turno di notte»

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