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Economia 19 Luglio 2021

Eccellenze del made in Italy, accordo tra Sacmi e Bnl a sostegno dei fornitori strategici del gruppo cooperativo imolese

Sacmi e Bnl (gruppo Bnp Paribas) hanno siglato un accordo per supportare le aziende fornitrici che producono beni strumentali per il gruppo cooperativo imolese, valutate dallo stesso strategiche ed efficienti. L’accordo, che consentirà alle imprese dell’indotto Sacmi di migliorare la valutazione del merito creditizio in condivisione con la capofiliera, si inserisce nel quadro del Programma Sviluppo eccellenze del Made in Italy, in virtù del quale Bnl sta stringendo accordi con varie aziende a capo di una filiera, per sostenere finanziariamente fornitori e imprese collegati, favorendo l’accesso al credito e offrendo condizioni e pricing competitivi, dando loro la possibilità di migliorare e innovare l’offerta e sfruttare opportunità di export e apertura ai mercati internazionali, grazie anche al network globale di Bnp Paribas.

«ll rapporto di Sacmi con i propri fornitori strategici – sottolinea il presidente, Paolo Mongardi – è costruito, storicamente, su una base di partnership, in una logica di arricchimento reciproco e di trasferimento di know how. Come gruppo Sacmi crediamo nella fiducia e nella responsabilità reciproca cliente-fornitore come vettore fondamentale di sviluppo e crescita sia sul core business sia sui nuovi prodotti e mercati. Ecco perché riteniamo importante mettere la solidità industriale e finanziaria del gruppo al servizio dei nostri partner, specialmente laddove originano competenze e prodotti strategici per i business Sacmi».

«Bnl è da tempo al fianco di Sacmi – ha commentato Regina Corradini D’Arienzo, responsabile divisione Corporate banking – e crede nel know how altamente specializzato di questo gruppo, come di tante altre realtà industriali del Paese». (lo.mi.)

Nella foto: il quartier generale di Sacmi a Imola

Eccellenze del made in Italy, accordo tra Sacmi e Bnl a sostegno dei fornitori strategici del gruppo cooperativo imolese
Economia 15 Maggio 2021

Il bilancio 2020 del gruppo Sacmi, fatturato a oltre 1,1 miliardi di euro e patrimonio netto stabile a 682 milioni

Fatturato sopra 1,1 miliardi di euro, patrimonio netto stabile a 682 milioni di euro, quasi 4.600 dipendenti e leadership tecnologica in tutti i mercati. Questi i numeri del gruppo Sacmi, comunicati ieri, 14 maggio, all’assemblea dei soci della capogruppo e contenuti nel bilancio 2020 approvato dal Consiglio di amministrazione della cooperativa imolese. «Sacmi ha dimostrato, in questo anno molto particolare, di essere attrezzata per affrontare anche questa sfida» ha sottolineato il presidente, Paolo Mongardi. La pronta messa in sicurezza di tutti i lavoratori «ha consentito di garantire la continuità delle attività produttive e di assistenza in Italia e nel mondo».

Nel dettaglio, in ambito Tiles, il business più importante del gruppo, Sacmi ha risposto al calo generalizzato dei volumi con investimenti ancora più decisi sull’innovazione, di prodotto e processo. In ambito Packaging, Sacmi ha confermato i risultati 2019. Nel Beverage spicca, nel 2020, il buon andamento della vendita di etichettatrici, in particolare sul mercato americano.

Nel 2020 cresciuti ancora i brevetti depositati (4.650 nella storia di Sacmi) e il numero e qualità dei progetti realizzati con il sistema delle università; rinnovato inoltre l’impegno e vicinanza al territorio, con la donazione di una risonanza magnetica di ultima generazione all’Ospedale di Imola. Un’iniziativa che porta a oltre 3 milioni di euro i contributi destinati a erogazioni liberali negli ultimi tre anni da parte della cooperativa. (lo.mi.)

Ulteriori dettagli sul bilancio 2020 di Sacmi sul «sabato sera» in edicola dal 20 maggio 

Nella foto: il logo Sacmi sulla rotonda di via Selice a Imola

Il bilancio 2020 del gruppo Sacmi, fatturato a oltre 1,1 miliardi di euro e patrimonio netto stabile a 682 milioni
Sport 10 Settembre 2019

Sulle orme di Stevenson e Papa Urbano V, i 450 km a piedi dei coniugi imolesi Paolo Palladini e Gigliola Mongardi

Robert Louis Stevenson, il famoso scrittore scozzese autore de L’Isola del Tesoro e de Lo Strano Caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hide, per citare solo due delle opere più note, fu un appassionato escursionista. Nel 1878, a 28 anni, compì un lungo viaggio a piedi nelle regioni delle Cèvennes, nel centro-sud della Francia. Da Monastier, nel cuore della regione vulcanica del Velay, si mosse verso sud, attraverso la Lozère, fino a St-Jean-du- Gard, alle porte della Francia meridionale. Viaggiò da solo, portando con sé viveri, vestiario, attrezzature, il cui peso complessivo era di poco inferiore al quintale. Non potendo trasportare tutto sulle spalle acquistò un asino, sul quale caricò il suo bagaglio. Stevenson, che soffriva d’asma, amava la Francia, il cui clima caldo e asciutto giovava alla sua salute. La scelta delle Cèvennes scaturì, però, da motivazioni più profonde. All’inizio del ’700 quelle terre furono teatro di una guerra di religione tra cattolici e protestanti. Stevenson, di famiglia protestante, desiderava vedere quei luoghi. La bellezza selvaggia dei monti e dei boschi delle Cèvennes contribuì ad accrescere il fascino di quel viaggio e a indurlo a partire.

In 12 tappe, percorsi 220 km. Il Viaggio con un asino nelle Cèvennes, avvincente come tutti gli scritti di Stevenson, è il racconto di quell’avventura, con le note relative alle difficoltà iniziali a condurre l’asino, ai problemi di orientamento, agli incontri lungo la strada, alle emozioni della vita a contatto con la natura. Quel racconto ha consentito di ricostruire l’intero itinerario, percorrendo il quale è possibile ancora oggi, borgo dopo borgo, ritrovare tra montagne, boschi e vallate le emozioni che Stevenson provò un secolo e mezzo fa. La lettura del diario dello scrittore scozzese è stata la molla che ci ha spinto a intraprendere il suo viaggio, o meglio, a inserire quell’itinerario in un viaggio più lungo, da Puy, il borgo più affascinante della zona vulcanica del Velay, fino ad Avignone, alle porte della Provenza. Un viaggio senza l’ausilio di animali da soma, perché il nostro assetto è molto più leggero di quello che caratterizzò il viaggio di Stevenson. (Paolo Palladini e Gigliola Mongardi)

L”articolo completo su «sabato sera» del 5 settembre. 

Nella foto: Paolo Palladini e Gigliola Mongardi in cima al Mont Lozere, il punto più alto del cammino a 1.700 metri di altitudine

Sulle orme di Stevenson e Papa Urbano V, i 450 km a piedi dei coniugi imolesi Paolo Palladini e Gigliola Mongardi

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