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Cronaca 7 Agosto 2018

300 km a piedi per Montecatone, obiettivo raggiunto dai tre giovani romagnoli

Obiettivo raggiunto per i tre giovani romagnoli Alan Lucarelli, Lucio Tamburini e Marco Bazzotti che hanno percorso a piedi, con zaino in spalla, sacco a pelo e tenda, i 300 km che separano il porto di Rimini da quello di Marina di Pisa, per un totale di 13 giorni di viaggio (partenza il 9 luglio) divisi in 13 tappe.

Il progetto «Trekking Romagna per Montecatone» (leggi la news) consisteva nell”attraversare l”Italia coast to coast per sensibilizzare la popolazione sul tema delle lesioni midollari e nei giorni scorsi i tre ragazzi hanno consegnato all”Istituto di Riabilitazione imolese gli oltre 500 euro raccolti. «Ringraziamo tutte le persone che abbiamo incontrato lungo il tragitto – commentano Alan, Lucio e Marco -. In tanti ci hanno aiutato anche solo per rifocillarci o offrirci un posto per dormire. E’ stata una bella avventura e siamo anche riusciti a raccogliere una buona somma per l’ospedale. Con questa impresa abbiamo voluto raccontare la realtà di questo Istituto di Riabilitazione unico in Italia al maggior numero di persone possibili e con i fondi sosteniamo la Fondazione Montecatone Onlus e tutti i suoi progetti rivolti alle persone ricoverate e alle loro famiglie, che per via dei lunghi tempi di riabilitazione si trovano in condizioni economiche sfavorevoli. Questo viaggio è dedicato a tutte le persone che grazie a Montecatone ricominciano una nuova vita, con il massimo dell”autonomia possibile».

Le offerte per l”Istituto imolese, attraverso il progetto “Trekking Romagna per Montecatone”, proseguono per chi fosse interessato fino al 31 agosto. Basta collegarsi al link e inserire come causale #TrekkingRomagnaPerMontecatone, oppure fare un bonifico al conto corrente bancario intestato alla Fondazione Montecatone Onlus (IBAN IT 81 A 05034 21008 000000186281 Cassa di Risparmio di Imola), con la causale #TrekkingRomagnaPerMontecatone.

r.c.

Nella foto: i tre protagonisti romagnoli insieme ad alcuni amici alla partenza da Rimini

300 km a piedi per Montecatone, obiettivo raggiunto dai tre giovani romagnoli
Cronaca 15 Luglio 2018

Tre giovani romagnoli in un «coast to coast» a piedi dell'Italia per sostenere i progetti di Montecatone

Tre giovani romagnoli: Alan Lucarelli, Lucio Tamburini e Marco Bazzotti, hanno iniziato lunedì 9 luglio la loro avventura. Percorreranno 300 km a piedi per sostenere i progetti dell’ospedale di riabilitazione di Montecatone. «Quando mio fratello è stato ricoverato per mesi in ospedale, dopo un brutto incidente in bici, ed è uscito, ho deciso di fare una promessa: attraversare a piedi l’Italia, coast to coast». Sono le parole di Lucarelli, l’ideatore del progetto, che vive a Riccione.

La partenza è stata dal porto di Rimini e, dopo 12 tappe, il terzetto arriverà a Marina di Pisa (sabato 21 luglio). Ad ogni tappa incontreranno i pazienti che hanno ripreso in mano la loro vita e il loro futuro dopo aver fatto un lungo percorso riabilitativo proprio grazie al periodo trascorso all’Istituto di Montecatone di Imola, specializzato nella riabilitazione delle persone con gravi lesioni spinali e cerebrali. La raccolta fondi, sia in maniera classica sia online, punta a finanziare la Fondazione e tutti i suoi progetti tra i quali c’è anche l’annuale manutenzione di un esoscheletro, uno strumento che aiuta le persone paraplegiche e tetraplegiche a fare riabilitazione.

Si può seguire la camminata sulla pagina Facebook denominata «Trekking Romagna per Montecatone».

r.c.

Nella foto: da sinistra Alan Lucarelli, Marco Bazzotti e Lucio Tamburini

Tre giovani romagnoli in un «coast to coast» a piedi dell'Italia per sostenere i progetti di Montecatone
Cronaca 5 Aprile 2018

Medico condannato in appello per falsa diagnosi al mafioso, in primo grado era stato assolto

Sentenza a sorpresa in Corte d”Appello a Bologna: Mauro Menarini, ex primario dell”Unità spinale del centro di riabilitazione di Montecatone, è stato condannato ad un anno e sei mesi per falsità ideologica in atti pubblici. In primo grado, tre anni fa, il medico era stato assolto. Menarini doveva rispondere dell”accusa di aver certificato una patologia irreversibile della spina dorsale ad un mafioso, Silvio Balsamo, che così risultava invalido anche se non lo era. Grazie a quei certificati Balsamo poté uscire dal carcere e ottenere pure la pensione dell’Inps e un alloggio Acer a Imola, prima di morire suicida nel 2010. 

Quello stesso anno Menarini, all”epoca il primario di Montecatone, venne arrestato al termine di una clamorosa indagine guidata dal pubblico ministero Valter Giovannini. Tre anni fa il medico venne assolto in primo grado in base all”articolo 530 comma 2, la “vecchia” insufficienza di prove, ma Giovannini ricorse in appello contro la sentenza. E la scorsa settimana i giudici della Corte d”Appello hanno dichiarato prescritti alcuni reati riferiti al 2001, ritenendo invece Menarini responsabile delle condotte più recenti, del 2005 e 2006. Il medico si era sempre difeso dicendo che si era trattato di un errore di diagnosi e non di una sua precisa scelta dalla quale aveva avuto un qualche tornaconto.

Da ricordare che, al termine di un periodo di sospensione cautelare, Menarini all”epoca venne licenziato dalla Montecatone Spa per giusta causa, a seguito del quale avviò un contezioso impugnando il licenziamento, che si concluse con un accordo extragiudiziale prima della sentenza del giudice del lavoro.

l.a.

Mauro Menarini all’epoca della sua attività come primario di Montecatone

Medico condannato in appello per falsa diagnosi al mafioso, in primo grado era stato assolto

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