Posts by tag: Musica

Cultura e Spettacoli 16 Febbraio 2019

La storia del Piccolo Coro dell'Antoniano in un docu-concerto che passa da «Zum zum zum» a «Volevo un gatto nero»

Un viaggio nelle più belle canzoni per bambini, ma non solo. Da Zum zum zum a Nella vecchia fattoria passando per Il caffè della Peppina e Volevo un gatto nero. A proporlo, domenica 17 febbraio alle 17 nella Sala Mariele Ventre di palazzo Monsignani 69 a Imola, è Testimonianze musicali che, in collaborazione con l”Accademia pianistica, porta sul palco un evento che si muoverà nella storia de Il Piccolo Coro dell”Antoniano di Bologna arrivando fino ai Vecchioni di Mariele, ossia gli ex bambini del Coro che si sono riuniti per ridar voce a quei brani storici. Zum zum zum zumando dal Piccolo Coro ai Vecchioni di Mariele – questo il titolo dell”evento – è un docu-concerto che approfondisce la storia del Piccolo Coro attraverso quattordici brani, intervallati da notizie storiche, brevi filmati inediti, interviste, foto, presentate da una voce registrata fuori campo. Il nome si collega alla famosa canzone, sigla di Canzonissima cui partecipò anche il Piccolo Coro (di cui alcuni coristi fanno ora parte dei Vecchioni di Mariele) e che sarà la sigla iniziale.

Il Piccolo Coro dell”Antoniano rappresenta più di cinquantacinque anni di storia musicale internazionale dell”infanzia. Nasce all”Antoniano di Bologna, fondato nel 1954 da Padre Ernesto Caroli, e viene costituito alla fine del 1963 da Mariele Ventre e Padre Berardo Rossi, diretto da Mariele fino alla sua scomparsa e affidato dal 1995 a Sabrina Simoni. Lo Zecchino d”Oro, inventato da Cino Tortorella, è il marchio di fabbrica del Piccolo Coro ma il suo repertorio è poliedrico e comprende sigle, folklore, brani di bravura, canti religiosi e altro ancora. Il nome Vecchioni è quello che Mariele dava ai bambini appena uscivano dal coro quindi gli stessi canterini di allora, riunendosi, hanno scelto di chiamarsi Vecchioni di Mariele.

Come detto, l”evento è organizzato anche dall”Accademia pianistica «Incontri col maestro» di Imola: «Il ringraziamento alle sorelle Ventre da parte dell’Accademia è duplice – si legge nel comunicato stampa dell”evento -: il notaio Maria Antonietta Ventre, che è stata negli anni Duemila membro del Consiglio di amministrazione dell’Accademia per diverso tempo, ha portato il suo contributo anche professionale in un momento importante di sviluppo dell’istituzione, e la sorella Maria Rachele “Mariele” Ventre, alla quale è dedicata la sala di palazzo Monsignani, ha fatto tanto per la storia musicale dell’infanzia. L’Accademia è quindi legata affettivamente alla famiglia Ventre, in un’unione supportata dalla grande stima reciproca che intercorre tra il notaio Maria Antonietta e il maestro Franco Scala. Per questo l’Accademia ospita con gioia questo importante evento dedicato a Mariele che, fondando Il Piccolo Coro dell’Antoniano e portandone avanti la direzione per tutta la sua vita, ha intrecciato la storia di quasi mille bambini».

L”ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti.

Nella foto la copertina di un 45 giri degli anni settanta che nel lato B
contiene «Zum zum zum» cantata dal Piccolo Coro dell’Antoniano

La storia del Piccolo Coro dell'Antoniano in un docu-concerto che passa da «Zum zum zum» a «Volevo un gatto nero»
Cultura e Spettacoli 10 Febbraio 2019

L'energia geniale di Uto Ughi in concerto a Imola per l'Erf giovedì 14 febbraio

Erede della tradizione che ha visto nascere e fiorire in Italia le prime grandi scuole violinistiche, Uto Ughi è considerato uno dei maggiori interpreti del violino. Sarà lui il protagonista della serata di giovedì 14 febbraio al teatro Stignani di Imola quando, per Erf#StignaniMusica, il celebre violinista si esibirà in un programma per quartetto d’archi insieme a Maryse Regard (secondo violino), Raffaele Mallozzi (viola) e Luca Pincini (violoncello). I quattro musicisti daranno vita al Quartetto per archi n. 14 in re minore, D. 810 «Der Tod und das Mädchen» (La morte e la fanciulla) di Franz Schubert caratterizzato da una melodia che terrorizza e attira, che sconvolge e innamora, con la Morte che incessante avanza verso la Fanciulla che, resasi conto del pericolo, sotto forma della melodia leggiadra del primo violino, comincia a fuggire. Seguirà il Quartetto per archi n. 12 «Americano» in fa maggiore, op. 96 di Antonin Dvorák, un quartetto d’archi che riprende molte delle melodie del folklore statunitense, che tanto aveva influenzato il Maestro russo, capace di spaziare, all’interno della stessa composizione, da atmosfere malinconiche e gravi ad altre leggere e spensierate.

Uto Ughi, nome leggendario nella musica, ha mostrato uno straordinario talento fin dalla prima infanzia esibendosi a sette anni per la prima volta in pubblico eseguendo la Ciaccona dalla Partita n° 2 di Bach ed alcuni Capricci di Paganini. Ha eseguito gli studi sotto la guida di George Enescu, già maestro di Yehudi Menuhin. Ha iniziato le sue grandi tournées europee esibendosi nelle più importanti capitali europee. Da allora la sua carriera non ha conosciuto soste, suonando nei principali festival e con le più rinomate orchestre sinfoniche,  tra cui quella del Concertgebouw di Amsterdam, la Boston Symphony Orchestra, la Philadelphia Orchestra, la New York Philharmonic, la Washington Symphony Orchestra e molte altre. Intensa è la sua attività discografica con la Bmg Ricordi S.p.A. per la quale ha registrato: i Concerti di Beethoven e Brahms con Sawallisch, il Concerto di Tchaikovsky con Kurt Sanderling, Mendelssohn e Bruch con Prêtre, alcune Sonate di Beethoven con Sawallisch al pianoforte, l’integrale dei Concerti di Mozart, Viotti, Vivaldi, Le Quattro Stagioni, tre Concerti di Paganini nell’edizione inedita di direttore–solista, il Concerto di Dvorak con Leonard Slatkin e la Philharmonic Orchestra di Londra, le Sonate e Partite di Bach per violino solo. Ha fondato il festival «Omaggio a Venezia», al fine di segnalare e raccogliere fondi per il restauro dei monumenti storici della città lagunare, poi, dal 1999 al 2002, ha seguito il festival «Omaggio a Roma», mirando alla diffusione del grande patrimonio musicale internazionale ed alla valorizzazione dei giovani talenti formatisi nei Conservatori italiani. Tali ideali sono stati ripresi nel 2003 e portati avanti dal festival «Uto Ughi per Roma» di cui Ughi è ideatore, fondatore e direttore artistico.

Maestro Ughi, lei ha iniziato a suonare da bambino. C’è un autore che, più di altri, le ricorda l’infanzia? E perché?

«Mozart, Mendelssohn e Vivaldi, per quella freschezza e spontaneità creativa che danno un senso di eterna giovinezza».

Ricorda un momento sul palcoscenico in cui si è sentito inspiegabilmente sorpreso? Dal pubblico o dai musicisti con cui suonava o dal brano…

«La sensazione non è mai uguale perché dipende dal grado di consapevolezza e di ricettività del pubblico che quando entra in sintonia d’onda con l’interprete sprigiona un’energia straordinaria».

Qual è il compositore che preferisce? E perché?

«Non esiste un autore preferito, dipende dallo stato d’animo in cui ci si trova, dal percorso di vita che si sta facendo in quel momento… dipende dalla tua necessità spirituale del periodo che stai attraversando».

Ore 21, teatro Stignani, via Verdi. Biglietto da 20 a 12 euro, ridotto da 17 a 10, biglietto a 1 euro per gli studenti imolesi e per gli allievi della Scuola di musica Vassura Baroncini. Info: 0542/25747.

L”intervista completa a Uto Ughi è nel numero di «sabato sera» in edicola da giovedì 7 febbraio

Nella foto Uto Ughi

L'energia geniale di Uto Ughi in concerto a Imola per l'Erf giovedì 14 febbraio
Cultura e Spettacoli 26 Gennaio 2019

La riscoperta del barocco con il Collegium Pro Musica e Hans-Jorg Schellenberger

«Europa Barocca» è un concerto incentrato sui più grandi compositori barocchi, quali Fasch, Telemann, Rameau, Vivialdi e Janitsch, che si terrà sabato 26 gennaio alle 21 al teatro Stignani di Imola nell’ambito della rassegna Erf#StignaniMusica. Protagonisti saranno l’acclamato oboista tedesco Hans-Jörg Schellenberger e l’ensemble di fama internazionale Collegium Pro Musica, composto da Stefano Bagliano al flauto, Federico Guglielmo al violino, Alberto Pisani al violoncello e Massimiliano Faraci al clavicembalo.Il Barocco, solo di recente riscoperto nelle musiche dei suoi migliori autori, è capace di evocare, nel semplice tocco caratteristico del clavicembalo o nel suono dell’oboe, quelle atmosfere fastose e cariche che hanno caratterizzato l’Europa tra XVII e XVIII secolo.

In queste atmosfere è immerso il Collegium Pro Musica, ensemble tra i più significativi nell’interpretazione del repertorio barocco, che si esibirà insieme con il grande Hans-Jörg Schellenberger all’oboe, già diretto più volte da Karajan e da altri mostri sacri come Claudio Abbado, Carlo Maria Giulini e Riccardo Muti. «Europa Barocca» richiamerà «gli stili più puri del barocco – si legge nel comunicato stampa dell’evento -, con brani dell’eterno Vivaldi ma anche del quasi dimenticato Rameau, il clavicembalista che decise di essere autodidatta, e che solo di recente, nel ritrovato amore per questo genere di musica antica, sta venendo inserito nei repertori. Completano il programma brani dal sapore più germanico di autori come Fasch, Janitsch e Telemann, uno de più grandi musicisti tedeschi». Il programma prevede infatti il Quartetto in si bemolle maggiore per flauto, oboe, violino e basso continuo di Johann Friedrich Fasch, il Terzo Concerto, da «Pieces de clavecin en concerts», di Jean-Philippe Rameau, il Quartetto in sol maggiore per flauto, oboe, violino e basso continuo di Georg Philipp Telemann, il Quartetto in fa maggiore per flauto, oboe, violino e basso continuo di Johann Gottlieb Janitsch, e due brani di Antonio Vivaldi (Concerto in sol min. RV 105 per flauto, oboe, violino, violoncello e basso continuo, e Concerto in sol minore RV 107 per flauto, oboe, violino, violoncello e basso continuo).

Hans-Jörg Schellenberger è entrato nel 1971 nell’Orchestra sinfonica della Radio di Colonia come oboe solista sostituto, divenendone titolare dal 1975. Nel 1977 suonò regolarmente con l’Orchestra Filarmonica di Berlino sotto la direzione di Herbert von Karajan, e tre anni dopo venne nominato oboe solista. Da quel momento è considerato come uno dei migliori interpreti mondiali dello strumento. È stato membro dei Bläser der Berliner Philharmoniker, dell’ensemble Wien-Berlin nonché fondatore e leader dell’insieme Haydn di Berlino. Si è esibito in duo con il pianista Rudolf Koenen, col flautista Wolfgang Schulz e con l’arpista Margit-Anna Süß. Solista molto apprezzato, ha suonato con varie orchestre sotto la guida di direttori di fama internazionale e ha svolto un’intensa attività concertistica con i Berliner Kammermusik-Ensemble, l’Ensemble Wien-Berlin, i Berliner Solisten, i Bläser der Berliner Philharmoniker, i Berliner Kammersolisten, i Berliner Philharmonisches Orchester diretti da Claudio Abbado, e con l’Ensemble Wien, Maurizio Pollini e il Quartetto Accardo. Fondato nel 1990 dal flautista Stefano Bagliano, l’ensemble e orchestra barocca Collegium Pro Musica è una formazione a organico variabile specializzata nel repertorio barocco. Tra i gruppi italiani più significativi, ha all’attivo oltre venti registrazioni discografiche per etichette italiane e straniere e concerti in tutta Europa, Stati Uniti, Canada, Giappone, Cina, Israele e Turchia, in sale e per enti di assoluto prestigio come Carnegie Hall di New York, Ishibashi Memorial Hall di Tokio e Conservatorio Centrale di Pechino.

Biglietto da 20 a 12 euro, ridotto da 17 a 10, biglietto a 1 euro per gli studenti imolesi di ogni ordine e grado e per gli allievi della Scuola di Musica Vassura Baroncini. Info: 0542/25747.

Nella foto alcuni musicisti dell’ensemble Collegium Pro Musica con, nel riquadro, Hans-Jorg Schellenberger

La riscoperta del barocco con il Collegium Pro Musica e Hans-Jorg Schellenberger
Cultura e Spettacoli 25 Gennaio 2019

Sabato 26 gennaio a Castel San Pietro arriva il “Teen day', con musica e tante proposte per i più giovani

Si chiama “Teen day” ed è la novità che l”assessorato alle Politiche giovanini del Comune di Castel San Pietro Terme promuove sabato 26 gennaio per i ragazzi dagli 11 ai 20 anni. A partire dalle 17, alla Bocciofila di Castel San Pietro Terme, si susseguiranno a entrata libera tante attività, organizzate da tanti soggetti diversi: Educativa Castello Open Group, Spazio Life, Radio Immaginaria, Pro Loco, Sol.co Imola, Asp Circondario Imolese, in collaborazione con Sol.co Salute, Unità di strada Vivere, Sol.co Prossimo, Auser e associazioni di calcio A.C. Osteria Grande, Libertas Castel San Pietro, Edu In-Forma(Zione).

I ragazzi potranno giocare al “calcetto camminato integrato” oppure partecipare alle iniziative “Slam Poetry” e “Labs experience”. Inoltre, sono previste le premiazioni dei quattro contest conclusi nei giorni scorsi: quello canoro “Teen day factor”, il video concorso #facceriderecontest, il foto concorso #guardaoltrecontest e il concorso di scrittura #storietraleditacontest. In serata poi spazio alle esibizioni di The Argonauts Project”, “Kid Nota”, “Young Brama”, “Lil Santos”, Dj Martin. L”evento è aperto a tutti i giovani, non solo di Castel San Pietro Terme.

«Il Teen Day e i contest sono nati dalla volontà di promuovere la cultura espressa dai giovani del territorio – spiega l”assessore alle Politiche giovanili Fabrizio Dondi -. La proposta dei contest è partita dagli educatori di strada che da un anno operano a Castel San Pietro e si è integrata con quella degli operatori di Spazio Life e Pro Loco di una giornata di valorizzazione delle attività culturali e aggregative che la città offre ai suoi giovani. L”assessorato ha fatto proprie queste proposte, invitando attorno a un tavolo altre realtà particolarmente attive nella rete per l”adolescenza castellana, in particolare i giovani speaker di Radioimmaginaria che da quattro anni operano con successo anche sul nostro territorio, gli educatori dei centri giovanili di Castel San Pietro e Osteria Grande e i rappresentanti della bocciofila di viale Terme, riconosciuto punto di ritrovo giovanile».

Per info e contatti: 347 2717771 – 333 2741652

Sabato 26 gennaio a Castel San Pietro arriva il “Teen day', con musica e tante proposte per i più giovani
Cultura e Spettacoli 18 Gennaio 2019

Ancora musica al Cassero, dopo 30 anni torna il festival «Rock Around The Clock»

Un concertone per celebrare i trent’anni dal primo festival Rock Around The Clock che i giovani di allora organizzarono al Cassero per dare il «la» alla lunga stagione del movimento rock castellano che, per oltre due decenni, propose aggregazione ed iniziative culturali nel territorio, con la musica sempre al centro di tutto. Un movimento che ruotò attorno ad associazioni quali Km. 89, Cmb e Mixer. L’appuntamento è per domenica 20 gennaio al teatro comunale Cassero, con ingresso libero a partire dalle ore 16.15, fino a esaurimento dei posti: sul palco ci saranno i West Side Pump Station, i Primadonna e il Pio Istituto De Sade, formazioni composte da molti dei protagonisti di quella fortunata stagione per una testimonianza di come «il lupo perde il pelo, ma non il vizio» per citare un altro fortunato festival di quegli anni.L’evento, che sarà presentato da Giorgia Bottazzi, si svolge con il patrocinio del Comune ed è promosso dal main sponsor Rizomedia, società specializzata in comunicazione ed eventi. Contribuiscono all’iniziativa i partner tecnici: il settimanale «sabato sera», Sos Graphics, MM Photo 360 e Coach In Bo.

Per Fabrizio Dondi, assessore alla Cultura (e batterista) questo evento celebra «Un’esperienza che per tanti di noi ha significato molto: da Km. 89 e poi dalla sala prove di Gallo Bolognese del Cmb sono nate tante fertili occasioni di aggregazione prima ancora che di musica di gruppo; moltissime amicizie che sono durate nel tempo ed esperienze di condivisione culturale e di stili di vita prima ancora che di ascolto e di pratica strumentale. La cifra di quella stagione è stata l’autogestione, la messa in comune del proprio tempo e delle proprie capacità per far crescere a Castel San Pietro un movimento di appassionati che nella musica hanno trovato la loro migliore maniera di esprimersi. Il concerto del 20 gennaio sarà l’occasione per rivivere quegli anni nonché per riattizzare un fuoco mai sopito, con l’auspicio che quella passione e quella capacità di ‘fare insieme’ si manifestino ancora e con la stessa intensità nei giovani musicisti presenti sul nostro territorio».

Alle ore 16.30, dopo i saluti iniziali dell’amministrazione comunale, che saranno portati proprio da Dondi, è prevista un’introduzione molto particolare: lo scrittore Corrado Peli, autore de I bambini delle case lunghe, romanzo recentemente pubblicato che sta riscuotendo numerosi consensi, leggerà un brano a tema accompagnato dalla chitarra di Maurizio Zanuso.

Poi le band. I primi a salire sul palco saranno i West Side Pump Station, una sorta di superband guidata dalla voce di Santi Libra. Con lui sul palco musicisti che militarono in diverse formazioni dell’epoca come i Krudo, i Black Teachers, i Ground Zero e i Senzatempo: Andrea «Kappa» Martelli (definito «chitarrista di inumana potenza»), Fabrizio «Pino» Rimondi (batteria), Davide «Bonimba» Boninsegna (tastierista «cesellatore») e Massimo «Max» Calvi (basso elettrico). I Wsps si sono formati nel 2016 attorno a una selezione di canzoni hard rock ideali per un viaggio autostradale, riproposte in modo personalizzato: per questo motivo definiscono il loro repertorio «Highway Rock Classics Review».

A seguire ci sarà il grande ritorno dei Primadonna, una delle band di punta negli anni Novanta, che si sono riuniti per l’occasione. Al festival di trent’anni fa si esibirono con il nome originario di Delay’s Live Project. Fondati nel 1988 i Primadonna vinsero il concorso Imola Rock nel 1996, poi continuarono l’attività fino ai primi anni del Duemila, prima di separarsi e dare vita a nuovi progetti, fra cui gli odierni Peryzona. Il 20 gennaio la band si ripresenta con il suo repertorio di rock italiano, da cui spiccano le numerose composizioni originali, cantate da Marco Negroni e suonate da Luigi Sasdelli (chitarra), Mario Domenicali (tastiere), Roberto Bortolini (basso) e Fabrizio Rimondi (batteria).

Chiuderà la maratona il Pio Istituto de Sade, che festeggerà il proprio trentennale: la band, infatti, venne formata proprio per partecipare alla prima edizione di Rock Around The Clock, al quale si presentò con il primo nome di Play Dave Band. Con il suo repertorio intrigante, fatto di classici immortali del rock anni ‘70 e ‘80, il Pio chiuderà questo festival irripetibile con la formazione originale: Davide Cerè (chitarra), Marco Chillo (batteria), Giancarlo Pratella (basso), Claudio Giovannini (tastiere), Gianluca Rosa (voce).

Ulteriori approfondimenti su «sabato sera» in edicola da giovedì 17 gennaio

Nelle foto: in alto i West Side Pump Station con, da sinistra, Andrea Martelli, Max Calvi, Santi Libra, Davide Boninsegna e Fabrizio Rimondi (foto mmph); qui sotto i Primadonna con, da sinistra, Marco Negroni, Roberto Bortolini, Luigi Sasdelli, Mauro Domenicali, Fabrizio Rimondi (MMPhoto), e il Pio Istituto De sade con, da sinistra, Davide Cerè, Claudio Giovannini, Giancarlo Pratella, Gianluca Rosa e Marco Chillo

Ancora musica al Cassero, dopo 30 anni torna il festival «Rock Around The Clock»
Cultura e Spettacoli 17 Gennaio 2019

Continua il jazz al Sersanti, i prossimi a salire sul palco sono i sei musicisti dell'Mbjq

Continuano gli appuntamenti con la musica jazz di qualità al Circolo Sersanti di Imola con una rassegna, realizzata in collaborazione con il Combo Jazz Club e Jeko Music, che ha lo scopo d’aprire i prestigiosi spazi del Circolo Sersanti di piazza Matteotti 8 al jazz appunto, ma anche al blues, al rock blues e alla musica brasiliana, proposti in una cornice informale da club aperta in particolare ad un pubblico giovanile d’appassionati. Il prossimo appuntamento vedrà esibirsi domani sera, venerdì 18 gennaio alle 21, l’Mbjq, ovvero il Massimo Bozi Jazz Quartet (che poi è un sestetto) con Bosi al pianoforte, Gigi Foschini alla chitarra, Davide Di Iorio al sax, Alberto Giovannini al basso, Roberto Bianconi alla batteria e con la cantante Daniela Peroni. Il gruppo  presenterà un repertorio dove, insieme ai brani  del trio E.S.P del celebrato pianista  svedese Esbjorn  Svensson e a quelli del chitarrista Wes Montgomery,  ci saranno composizioni di Joshua Redman e Roy Hargrove, standard soul, funky e brasiliani rivisitati  sempre in chiave jazzistica. Il 25 gennaio sempre alle 21 il palco sarà del Gajé Gipsy Swing: la violinista Elena Mirandola, il chitarrista Alessandro De Lorenzi e il contrabbassista Francesco Cervellati proporranno swing-jazz manouche, genere intramontabile che vede tra i suoi padri  il grande chitarrista  d’origine Django Reinhardt. Il 5 febbraio si terrà una jam session a cura del Collettivo Ipa con Fabio Landi al pianoforte, Alessandro Petrillo alla chitarra, Jader Berti al contrabbasso, Franco De Fazio alla batteria e ospiti (le jam session sono aperte a tutti i musicisti).

L’ingresso è di 10 euro per la prima consumazione (bevande). Per informazioni e prenotazioni: 0542/22207 o 347/2556571.

Nella foto i componenti del gruppo Mbjq

Continua il jazz al Sersanti, i prossimi a salire sul palco sono i sei musicisti dell'Mbjq
Cultura e Spettacoli 16 Gennaio 2019

Piano e marimba per il concerto di sabato a palazzo Sersanti

Un duo originalissimo, formato da un pianista e da un suonatore di marimba. Sono Raffaello Bellavista (pianoforte e voce) e Michele Soglia (marimba), che si esibiranno sabato 19 gennaio alle 21 a palazzo Sersanti a Imola, inaugurando la prima edizione di «Note a Palazzo», iniziativa promossa dal Circolo Sersanti. La serata si aprirà con il pianoforte solo sulle note mozartiane di «Ah! Vous, dirai-je, Maman», brano composto da dodici variazioni sul tema di una celebre canzone popolare francese. Seguirà una composizione per solo marimba di Emanuel Séjourné, brillante percussionista e compositore francese contemporaneo che ha vinto svariati premi di composizione per l’originalità del suo linguaggio. Dopo essersi presentati singolarmente, i due concertisti uniranno gli strumenti «per proporre il primo brano della serata scritto per marimba e pianoforte, il terzo movimento del Concerto per pianoforte e marimba dello stesso Séjourné, caratterizzato da un’atmosfera molto suggestiva e da una ritmica incalzante che innerva l’intera composizione – si legge nelle note al concerto -. Quindi un interessante arrangiamento per marimba e voce baritonale di una celebre aria tratta dalle Nozze di Figaro di Mozart, “Se vuoi ballare, signor Contino”. In questa situazione l’intera sala si trasformerà in una sorta di palcoscenico in divenire, con il maestro Soglia che svolgerà la parte orchestrale mentre il baritono Raffaello Bellavista animerà la platea interpretando quest’aria così coinvolgente. La serata si chiuderà con l’esecuzione del Concerto per pianoforte e marimba di Eric Ewazen».

Posto unico: 20 euro. Info: Circolo Sersanti 0542/22207 (ore 14 -20).

AVVISO: E” ARRIVATA COMUNICAZIONE DAGLI ORGANIZZATORI CHE LO SPETTACOLO E” STATO RINVIATO A DATA DA DESTINARSI.

Nella foto i due protagonisti del concerto del 19 gennaio al Sersanti

Piano e marimba per il concerto di sabato a palazzo Sersanti
Cultura e Spettacoli 13 Gennaio 2019

«CC» è il nuovo disco di Cristian Bagnoli, in cui suona anche Claudio «Gallo» Golinelli

Si chiama CC il quarto album di Cristian «Cicci» Bagnoli, chitarrista originario di Castel Bolognese ma imolese di adozione e formazione musicale. La sua storia, infatti, è strettamente legata a quella di un altro e ben noto musicista imolese, il bassista di Vasco Claudio «Gallo» Golinelli. «Se sono un musicista professionista lo devo al Gallo – ammette raccontando quella che sembra la trama di un film -. L’ho conosciuto nel 1999 a Cesenatico, allora ero un ventenne all’inizio di quella che pensavo sarebbe stata la mia carriera da chef, strada che avevo intrapreso seguendo la passione per la cucina che ancora oggi mi accompagna. Una sera, durante un concerto in un locale con una band di amici, i Dilagando, mi avvicina lui, il Gallo: mi ha fatto i complimenti e mi ha dato il suo numero di telefono. Aveva visto qualcosa di interessante in me e, nonostante quasi non ci credessi, ho iniziato a frequentarlo a casa sua e studiare musica insieme». Così all’inizio del nuovo millennio Bagnoli lascia il lavoro «manuale ed artistico» dello chef, come lo definisce lui stesso, e intraprende l’altrettanto manuale ed artistica carriera da chitarrista che lo avrebbe poi portato ad entrare nella Steve Rogers Band, a pubblicare quattro dischi e a collezionare diverse collaborazioni con grandi musicisti della scena nazionale ed internazionale.

L’album CC, come le iniziali e contemporaneamente come il soprannome dell’autore, segue le pubblicazioni precedenti Trenta (2008), Imprevedibile (2011) e Rockambolo (2016) ed è uscito lo scorso 30 novembre con l’etichetta Videoradio. Si tratta di un cd non solo rock, genere con cui inevitabilmente è nato e cresciuto il chitarrista sia per merito del percorso con il Gallo sia per le influenze del padre che quando Bagnoli era piccolo ascoltava Queen, Dire Straits, Pink Floyd. «Questo album è quello della mia maturità da musicista, perché sono ormai diciotto anni che mi posso definire un professionista, anche se ho imbracciato la prima chitarra a undici anni – spiega -. E’ il mio primo disco con sonorità blues, genere per il quale nutro grande rispetto e che solo oggi ho sentito che potevo affrontare nelle mie composizioni. In questo disco la vera voce è la chitarra, è lei che racconta ed emoziona attraverso le note». Solo tre delle undici tracce sono infatti cantate dal chitarrista stesso, in italiano. Complessivamente si tratta di un viaggio fra rock e blues, prog e fusion, al quale hanno partecipato ospiti del calibro di Adriano Molinari (musicista di Zucchero), Fabrizio Foschini (Stadio), Max Gelsi (Elisa), Nicola Peruch (Zucchero, Pausini) e ovviamente Claudio «Gallo» Golinelli. (mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 10 gennaio 2019

Nelle foto, da sinistra, Cristian «Cicci» Bagnoli con Claudio Golinelli, e la copertina del suo disco

«CC» è il nuovo disco di Cristian Bagnoli, in cui suona anche Claudio «Gallo» Golinelli
Cultura e Spettacoli 11 Gennaio 2019

Il liceo classico apre le sue porte per una notte di cultura e spettacoli

Una notte per illuminare la cultura umanistica e avvicinare i cittadini al mondo classico. Venerdì 11 gennaio in tutta Italia si terrà la quinta edizione della Notte nazionale del liceo classico, durante la quale i licei classici aprono le loro porte alla cittadinanza e gli studenti si esibiscono in svariate performance: una Notte a cui partecipa anche il liceo classico «Benvenuto Rambaldi» di Imola. Dalle 18 a mezzanotte, i locali dell’istituto di via Garibaldi 57 ospiteranno i visitatori con gli studenti che si occuperanno dell’accoglienza e intratterranno gli ospiti con letture, canti, spettacoli. Si comincia alle 18.05 sulla scalinata con un momento di danza realizzato da Danza & Danza asd di Castel Bolognese seguito dal saluto del dirigente Gian Maria Ghetti nell’aula ovale, e poi via con i tanti eventi fino a mezzanotte: si possono segnalare, ad esempio, l’esibizione del coro del liceo Latini Cantores alle 18.30 nell’aula ovale, la lettura di poesia contemporanea curata da Anna Franceschelli e dalla III A nell’aula 5CSU al primo piano alle 20.50, o ancora la lettura in greco e italiano del Lamento dell’esclusa  nell’aula 2EL a piano terra alle 23.45. In mezzo tante altre iniziative musicali, spettacoli di danza, visite guidate, letture e laboratori. Dalle 19.30 alle 22.30, inoltre, funzionerà un punto di ristoro nell’aula 5AC al primo piano.

Nella foto il liceo classico Rambaldi di Imola

Il liceo classico apre le sue porte per una notte di cultura e spettacoli
Cultura e Spettacoli 30 Dicembre 2018

Capodanno sulle note dei musical più belli di tutti tempi al teatro Stignani, spettacolo il 31 con replica il 1° gennaio

I musical più belli di tutti i tempi sono protagonisti nel Capodanno del teatro Stignani di Imola: il 31 dicembre alle 21.30 e l1 gennaio alle 17 va infatti in scena «All that musical», uno spettacolo della compagnia Bit che propone a ritmo incalzante una brillante rassegna di medley che faranno rivivere al pubblico le emozioni di storici e famosissimi musical: Grease, La febbre del sabato sera, Moulin Rouge, A Chorus Line, Cabaret, Chicago, Notre Dame de Paris, Cats, The Phantom of the Opera, passando così in un batter d’occhio tra Paesi ed epoche diverse, trascinati dalla musica, dalla danza, da storie molto note ed amate e da fantastici costumi.

Melina Pellicano, regista dello spettacolo, firma anche le coreografie. Le scene sono di Anna Maria Carbone, le luci di Michelangelo Balbo. I costumi sono di Agostino Porchietto e Lucrezia Bianco. In scena ci sono Marianna Bonansone, Martina Maiorino, Maurizio Misceo, Jacopo Siccardi e il corpo di ballo Compagnia Bit.

Lo spettacolo è prodotto da Compagnia Bit che, fondata nel 2007 a Torino, vanta oggi più di mille rappresentazioni nei teatri ed eventi di tutto il mondo, ed è distribuito da Fanzia Verlicchi per Equipe Eventi.

Il 31 dicembre, al termine dello spettacolo, il teatro offrirà un brindisi al pubblico per festeggiare l’arrivo del nuovo anno.

Prevendite on line su Vivaticket.it e alla biglietteria del teatro (0542 /602600).

Capodanno sulle note dei musical più belli di tutti tempi al teatro Stignani, spettacolo il 31 con replica il 1° gennaio

Cerca

Seguici su Facebook

ABBONATI AL SABATO SERA

Font Resize
Contrast